overo me fusti scagnato alli fonti”. Lo figlio, sentenno la subitezza dello patre, partivase denanti,
dava la voita. Allora lo patre li iettao dereto un cortiello luongo, nudo, e ferìolo nelli reni; della
quale feruta Ludovico sio figlio morìo 'nanti mesa notte. Mentre che lo legato abbate se assediava
alla guerra, missore Egidio non lassava que fare. Forte guerria sopra Cesena. Lassao tre battifuolli,
dieci miglia da longa ciascuno. Li legati tornaro ad Arimino. In Cesena staieva madonna Cia, la
moglie dello capitanio de Forlì, con suoi nepoti e con granne forestaria drento dalla rocca. A questa
madonna Cia lo capitanio scrisse una lettera. La lettera diceva così: “Cia, aiate bona e sollicita cura
della citate de Cesena”. Madonna Cia respuse in questa forma: “Signore mio, piacciave de avere
bona cura de Forlì, ca io averaio bona cura de Cesena”. Iterato lo capitanio scrisse un'aitra lettera.
La sentenzia era questa: “Cia, de nuostro commannamento fa' che tagli la testa a quattro populari de
Cesena, cioène Ianni Zaganella, Iacovo delli Vastardi, Palazzino e Vertonuccio, uomini guelfi delli
quali avemo suspizione”. La donna, receputa la lettera, non curze sùbito alla sentenzia, anco
esquisitissima con diligenzia spiao della connizione de questi quattro citatini e trovao che erano
bone e fidele perzone. Specialemente la donna abbe consiglio de doi fidelissimi amici dello marito,
cioène Scaraglino, nobile omo, e Iuorio delli Tumberti. A questi mustra la lettera. La resposta de
questi fu questa: “Madonna, noi non vedemo cascione per la quale questi deano perdere la vita. Non
sentimo che aitra novitate movano. Se questi perdissino la vita, fora pericolo che lo puopolo se
desdegnassi. Passa dunque per mo' de questo iudicio fare. Noi intanto starremo attenterosi e
porremo cura alli atti e muodi loro. Quanno vedessamo alcuno male semmiante, li 'nanti farremo,
comprenneremoli e con manifesto iudicio loro torremo la perzona”. La donna assentìo allo consiglio
delli doi nuobili fideli de sio marito. Soprastettese de novitate fare. Questo trattato fu de secreto e de
secreto fu revelato a questi quattro. Allora questi quattro tiengo nuovo trattato, penzano de revoitare
la citate sottosopra. Ianni Zaganella deo l'ordine intra li amici suoi. Con un sio ronzinetto cavalcava
per la terra, questo e quello sollicitava. Una dimane, como la cosa era recente, Iacovo delli Vastardi
curre colla vicinanza alla porta, la quale se dice porta della Troia, e sì·lla prese. Vertonuccio e
Palazzino fecero puopolo e sbarraro la citate. Puoi mannaro doi iumentari alli Ongari che staievano
a Savignano nello vattifolle. Celeriter illi vadunt. Quanno madonna Cia odìo lo romore, sappe che
se levava puopolo, sùbito fece armare soa forestaria, sollati da cavallo e da pede. Commannao che
curressino la citate. Ma ciò fare non se poteva, che·lla terra staieva sbarrata, lo puopolo armato, la
porta della terra presa, li torri rencastellati. E che peio fu, li cavalieri venivano in succurzo allo
puopolo. Là, nella calata dello sole, ottociento arcieri de Ongaria, li quali staievano in Savignano in
lo vattifolle, venivano volanno, iente veloce, attesi a guerra. Non entraro in Cesena, ma ivano
intorno alla citate, ora innanti, ora in reto, per dare core alli citatini. Ciò vedenno madonna Cia se
retrasse a reto soa forestaria e renchiusese nello cassaro, e là se sostenne. Quello cassaro parte della
citate ène e forte murato intorno. Hao drento la piazza dello Communo, lo palazzo e·lla torre, hao
drento granne avitazio de parziali. È luoco alquanto aito, soprastao alla citate che iace piana. Irata
madonna Cia de questa perdenza convertìo la sia ira in li doi consiglieri amicissimi dello marito,
Iuorio delli Tumberti e Scaraglino, feceli decollare. Quodfactum maritus improbavit. Postera die,
luce orta, ecco li Malatesti venire collo granne succurzo, colla moita potenzia. Datali la porta della
Troia, entrano in Cesena. Ora stao assediata madonna Cia in la rocca. Allora fu rennuto lo castiello
Fiumone. Li Malatesti faco aspero vattagliare alla rocca. Faco badalucchi, iettano drento fuoco,
levano trabocchi, iettano prete e sassi assai. Non faco utilitate alcuna. Era drento l'acqua. Era drento
la mastra torre sopra la porta dello cassaro. Commannao lo legato la cavata, opera faticosa de moita
spesa e longa. Fatta la cavata sotto la cisterna, la cisterna fu rotta, l'acqua fu perduta. Puoi ionze la
cavata sotto la mastra torre della piazza. Messo fuoco alli pontielli, la torre con granne romore e
ruvina cadde. Ora se fao la cavata alla torre sopra la porta donne era la entrata in lo cassaro.
Madonna Cia irata de ciò non sapeva que·sse fare. Prese delli citatini che·lli parze drento dello
cassaro, de quali più dubitava, e miseli in quella torre sopra la porta e disse: “Se la torre cade, cada
sopre de voi”. La torre staieva in pontielli, tremava. Lo legato, don Gilio, passava per la contrada
con granne compagnia, veniva per vedere la connizione de Cesena, l'opera della cavata e·llo
appuosto dello assedio. Allora da cinqueciento donne de Cesena iessiro fòra scapigliate, sfesse dallo
pietto. Piagnenno, lamentanno facevano granne romore. Inninocchiate 'nanti allo legato
demannavano mercede. Inscius legatus della cascione de sì amaro pianto domannao perché questo
facevano. Respusero le donne: “Legato, in la torre sopra la porta soco renchiusi nuostri mariti,