Quando ver me volgendo il guardo pio
(e gliele diè di propria mano Amore)
quattro ne prese il bell'idolo mio.
V'era col quadro e con la picca il fiore,
il cor non v'era già; ma gli died'io
(per farlo apien vittorioso) il core.
35 - Giuoco di pallone. Per una donna
Globbo gravido d'aure al ciel sospinto
ferir con cavo legno, il volto e 'l crine
sparso di vive fiamme e vive brine,
veggio scherzando il mio novel Giacinto,
e, crudel fra gli scherzi, al gioco accinto,
ma più molto ale stragi, ale rapine,
strugger mill'alme, e di chi vince alfine
trionfar vincitore, e vincer vinto.
E mentre, quasi un ciel ch'avampi e scocchi,
battendo il lieve suo volubil pondo
tuona col braccio e folgora con gli occhi,
par, degli strazi suoi lieto e giocondo,
o la man vaga, o 'l piè leggiadro il tocchi,
gioir percosso e ripercosso il mondo.
36 - Giuoco di racchetta. Per la medesima
Quasi in campo di Marte, in chiuso loco
contro mi vien di rete e d'arco armato,
non ignudo, non cieco e non alato
il mio novello Amore, il mio bel foco.
Già mi saetta, e contrastar val poco,
emulo del bel viso, il braccio amato.
Già m'imprigiona, e misero e beato
perdo in un punto stesso il core e 'l gioco.
Fuggitivo il mio cor, quasi farfalla
intorno alo splendor del caro oggetto