di Parte, gli Otto di Pratica, i Dieci di Balìa, gli Otto di Guardia, gli Ufiziali di Monte, i Massai di
Camera, i Sei di Mercanzia, i Conservatori di Legge, gli Ufiziali di Studio, gli Operai del Palazzo,
gli Ufiziali del Monte di Pietà, i Collegi di Parte, i Maestri di Dogana, i Maestri del Sale, i Maestri
del Vino, i Regolatori, i Quindici d'Arezzo, i Cinque di Pistoia, gli Ufiziali di Vendite, gli Ufiziali
dell'Estimo, i Provveditori a' Contratti, gli Ufiziali dei Pupilli, i Cinque del Contado, gli Ufiziali
della Carne, i Capitani d'Orsanmichele, i Capitani del Bigallo, i Capitani di San Miniato del Ceppo,
gli Ufiziali di Condotta, gli Ufiziali de' Difetti, gli Ufiziali dell'Onestà, gli Ufiziali della Notte,
Soprastanti delle Stinche, l'Arte de' Giudici e Notai, del Cambio, della Mercatanzia, della Lana,
della Seta, de' Medici e Speziali, de' Vaiai, de' Beccai, de' Calzolai, de' Rigattieri, dei Maestri, de'
Vinattieri, degli Albergatori, degli Oliandoli, de' Galigai, de' Corazzai, de' Chíavaioli, de'
Correggiai, de' Legnaioli e de' Fornai.
La processione percorreva dai fondamenti del Duomo, Via del Proconsolo, Piazza della Signoria, il
Ponte Vecchio, Borgo Sant' Jacopo, Ponte Santa Trinita, Via Tornabuoni, Via del Sole e Piazza di
Santa Maria Novella. La Signoria e i Magistrati ascoltavano la messa, e quindi se ne tornavano in
Palazzo Vecchio. Quando il baldacchino usciva di Duomo lo sostenevano, fino scesa la gradinata, i
Capitani di Parte. Avanti al baldacchino andavano i pifferi e dietro gli altri suonatori.
Anche dopo caduta la Repubblica, i Granduchi Medici, che intervenivano in pompa magna alla
processione, conservarono ed accrebbero alla festa del Corpus Domini, solennità e grandezza.
Con le provvisioni del 1584 e del 1624 fu perfino proibito “di passeggiare, e attraversare a piedi e a
cavallo e con cocchi, le strade dove passava la processione;” non essendo nemmeno permesso di
stare alle finestre invece che sulle porte delle case in ginocchioni “come si conviene,” sotto pene
pecuniarie e, in certi casi, con qualche amorevole tratto di corda.
Sotto i Medici il baldacchino era portato dai cavalieri di Santo Stefano con la loro uniforme, cioè
elmo, corazza e gambali di ferro, col manto bianco e la croce rossa sulla spalla sinistra.
Nel 1622 fu ordinato che il “Magistrato della Parte deputasse due senatori con due altri, i quali
alcuni giorni innanzi andassero personalmente per tutte le strade della processione, e casa per casa,
esortassero tutti i padroni o abitanti di esse, che ciascuno adornasse ed apparasse lo spazio della sua
casa con metter anco fuori quadri e simili ornamenti.” La festa del Corpus Domini non fu mai per
nessun grave motivo tralasciata; né per cagion d'intemperie, o per contagio, o per guerre, e
nemmeno all'epoca dell'assedio.
Il giorno, dopo vespro, si faceva dai frati di Santa Maria Novella un'altra processione colla reliquia,
nientemeno, del dito di San Tommaso d'Aquino, in memoria dell'avere egli scritto l'ufizio del
Corpus Domini.
Venendo ora all'epoca più moderna di cui ci occupiamo, bisogna dire che la processione del Corpus
Domini in Firenze per importanza e per celebrità si manteneva sempre una specie di avvenimento.
Se ne parlava anche un mese dopo; e i ragazzi non sapevan concepire una cosa più bella di quella.
La città vi si preparava tre giorni prima, cominciando a mettere lungo il percorso della processione,
nelle vie in cui all'ora della festa vi batteva il sole, alcune tende d’alona, da una parte all'altra della
strada, all'altezza d'un primo piano per riparare coloro che vi prendevano parte.
Nelle piazze, come in quella di San Firenze, del Granduca e di Santa Maria Novella, le tende si
mettevano tirate su tante abetelle, a guisa di scenario dalla parte del sole.
La mattina verso le sette e mezzo “i Signori priori nobili e cittadini della Comunità civica di
Firenze” si riunivano con le altre magistrature nelle stanze dell'Orfanotrofio del Bigallo, e quindi si
recavano nella chiesa della Metropolitana, per prender parte alla processione. Il Sovrano col seguito
andava al Duomo in tre carrozze di gala, preceduto dal battistrada e seguito dalle Guardie nobili
vestendo la cappamagna di Gran Maestro dell'ordine di Santo Stefano.
Lungo tutto lo stradale, le facciate delle botteghe venivan parate di stoffa rossa e gialla, e per terra
ognuno di fronte alla casa o alla bottega, spargeva la fiorita di ginestre, di ciocche di bossolo, di
foglie di lauro, d'alloro e di rose sparpagliate, che i contadini venivano apposta a vendere a Firenze
col sacco sulle spalle.
Per quelle strade era un continuo vocio di venditori ambulanti di certe paste chiamate trombini e
ciambelloni, di semenza, di biscottini e di cartocci d'anacini, che i babbi compravano ai ragazzi, se
no non davan pace. Qua e là banchi di acquacedratai offrivan da bere per un “quattrino” l'acqua