Più di Poro il coraggio,
L'anima intollerante e le gelose
Furie, che in sen sì facilmente aduna,
Che il valor d'Alessandro e la fortuna.
PORO
(Ecco l'infida!) Io vengo,
Regina, a te di fortunati eventi
Felice apportator. (con ironia amara)
CLEOF.
(rasserenandosi) Numi! respiro.
Che rechi mai?
PORO
(come sopra, con ironia) Per Alessandro al fine
Si dichiarò la sorte. Esulta: avrai
Dell'Oriente oppresso (Cleofide si turba)
A momenti al tuo piè tutti i trofei.
CLEOF.
Così m'insulti? Oh dèi! Dunque saranno
Eterne le dubbiezze
Del geloso tuo cor? Fidati, o caro,
Fidati pur di me.
PORO
Di te si fida
Anche Alessandro. E chi può dir qual sia
L'ingannato di noi? So ch'ei ritorna,
E torna vincitor, so che altre volte
Coll'armi de' tuoi vezzi, o finti o veri,
Hai le sue forze indebolite e dome.
E creder deggio? e ho da fidarmi? e come?
CLEOF.
Ingrato, hai poche prove
Della mia fedeltà? Comparve appena
Su l'indico confine
Dell'Asia il domator, che il tuo periglio
Fu il mio primo spavento. Incontro a lui
Lusinghiera m'offersi, onde con l'armi
Non passasse a' tuoi regni. Ad onta mia,
Seco pugnasti. A te, già vinto, asilo
Fu questa reggia; e non è tutto. In campo
La seconda fortuna
Vuoi ritentar: l'armi io ti porgo, e perdo
L'amistà d'Alessandro,
Di mie lusinghe il frutto,
De' miei sudditi il sangue, il regno mio;
E non ti basta? e non mi credi?
PORO
(commosso)
(Oh Dio!)
CLEOF.
Tollerar più non posso
Così barbari oltraggi.
Fuggirò questo cielo; andrò raminga
Per balze e per foreste
Spaventose allo sguardo, ignote al sole,