scoperse ch'era un romanzo cui ella conosceva ed amava, il cuore le
battè di gioja infantile, e concluse che lo sconosciuto non era un
ladro, non doveva ucciderla.
Poi, con la medesima astuzia lenta, si studiò a osservare l'uomo,
inosservata.
Egli era giovane ed elegante; nel volto un poco abbronzato luccicavano
gli occhi neri ed acuti; aveva un profilo quasi rettilineo, volitivo;
la testa era bella; la bocca pura, con labbra sensuali, coi mustacchi
piegati in su. Apparteneva alla razza di quelli che mai non hanno
lavorato in nessuna cosa, e mai non lavoreranno. Roberta aveva
incontrato simili uomini ai bagni, ai teatri, ai concerti, ovunque
s'offriva un passatempo di moda o un trattenimento per lo spirito; e
sempre ella aveva avvertito una specie d'attrazione verso i giovani
epicurei, lasciandosi cogliere dalla forma della loro cortesia, dalla
scelta della loro eleganza.
Anche ora, guardando lo sconosciuto, la fanciulla si fermava
all'apparenza; non rilevava una piega amara all'angolo delle labbra di
lui, nè sul volto l'energia fosca di chi si getta ai piaceri
passionatamente, correndo l'alternativa d'uscirne per un mortale
disgusto, o di non uscirne se non insieme con la vita. Pareva uno di
quegli uomini, cui la donna unica può arrestare, salvare, vincere e
domare col dono della propria esistenza, della verginità assoluta, con
la forza d'una sincerità non attesa.
Egli aveva notato nella giovanetta il destreggiar degli sguardi, e pur
fingendo di leggere, si lasciava studiare; ma quando appena s'accorse
che la compagna era tranquilla e sicura (forse, molto aveva giovato
una piccola corona, dominante due cifre intrecciate sopra la targhetta
argentea della valigia),--egli stesso, con maggiore astuzia, non
lasciandosi mai sorprendere, guardò Roberta a lungo.
Fu colpito dalla bellezza malinconica di quel viso giovanissimo, prima
ancòra che dall'aspetto di sofferenza onde il viso e il corpo
sembravano chiedere sollecitudine. La fanciulla sfolgorava negli
occhi, pieni di febbre e tuttavia ignari di sguardi procaci e
ingannevoli; le labbra curve eran deliziose di colorito, un poco
umide; per tutto il volto, la stanchezza, la commozione, la malattia,
avevan diffusa un'ombra grave, in aperto contrasto con la palese
giovanezza di Roberta. Non mai era stata così bella, e il sole morente
che dallo sportello la illuminava senza darle molestia, cresceva forza
al significato romantico della gentile figura.
Lo sconosciuto ritornò al libro aperto, notando un'occhiata della
fanciulla, che sembrava disporsi a continuare il suo studio. In
verità, il giovane attirava l'attenzione di lei potentemente, ed ella
cominciava a farsi delle domande che non trovavano risposta; andava a
Nizza egli pure? come si chiamava? era ammogliato?... Cercò sulle dita
di lui il cerchietto d'oro, ch'ella credeva indivisibile dalle persone
non più libere; ma alla mano destra, nuda, non aveva anelli, e la
sinistra era ancòra guantata. E perchè non parlava? In molti romanzi,
Roberta aveva letto i dialoghi d'un giovane e d'una giovane
incontratisi nel treno; e veniva poi una sfilata, di capitoli
interessanti, che si rannodavano tutti a quel primo capitolo
dell'incontro. Lo sconosciuto non le parlava, non la degnava d'uno
sguardo; credendo fare piacere, aveva tirato la cortina per toglierle
il sole ultimo, e sùbito s'era rimesso a leggere, in modo ch'ella non
aveva potuto ringraziarlo con un cenno del capo, come in quei
romanzi.... Egli pure vestiva un abito grigio, calzava stivaletti di
cuoio giallo,--aveva i piedi piccoli--e il collo della camicia era
molto alto, con una cravatta enorme, di gusto inglese. La fronte di
lui era ampia, con qualche sottilissima ruga, visibile a pena; ma i
capelli erano tutti nerissimi, naturalmente lucidi, un poco