quei giri loro tanto attrattivi, consumati in quei giuochi sfarzevoli,
rilegrati in quelle feste giulive, addormentati in quelle vegghie
pellegrine, immersi in quei conviti di Venere, di Bacco, morti nel
mezzo di quei soavi diporti, restino prigioni e servi del lor fallace
ed insidioso amore? [5] "E dacche siamo col Garzoni, che lascio della
cortigianeria la migliore delle testimonianze, non possiamo esimerci
dal citare un altro particolare degno di nota che egli ci offre e
riguarda il _mezzano_, che, dovendo esser in tutto degno della
cortigiana che l'aveva prescelto, serve a gettare luce in
quell'ambiente triste e tuttora oscuro. "Imita il grammatico nel
scrivere le lettere amorose tanto ben messe, e tanto ben apuntate che
rendono stupore, nel dettar politamente, nel spiegar galantemente,
nell'esprimer secretamente il suo pensiero... appare un poeta nel
descrivere i casi acerbi con pieta di parole, i fatti allegri con
giubilo di cuore... porta seco i sonetti del Petrarca, le rime del
Cieco d'Ascoli, l'_Arcadia_ del Sannazaro, i madrigali del Parabosco,
il _Furioso_, l'_Amadigi_, l'Anguillara, il Dolce, il Tasso, e sopra
tutto i strambotti d'Olimpo da Sassoferrato, come piu facili, sono i
suoi divoti per ogni occasione... Si reca dietro qualche sonetto in
seno, un madrigale in mano, una sestina galante, una canzone polita,
con un verso sonoro, con uno stil grave, con parlar fecondo, con tropi
eleganti, con figure eloquenti, con parole terse, con un dir limato,
che par che il Bembo, o il Caro, o il Veniero, o il Gorellini
l'abbiano fatto allora allora; e si mostra alla diva con lettere
d'oro, con caratteri preziosi; si legge con dolcezza, si pronunzia con
soavita, si dichiara con modo, si scopre l'intenzione, si manifesta il
senso, e si palesa il fine del poeta... Con la musica diletta sovente
le orecchie delle giovani, mollifica l'animo d'ogni lascivia, ruina i
costumi, disperde l'onesta, infiamma l'alma di cocente amore, incende
i spiriti di concupiscenza carnale; mentre si cantan lamenti,
disperazioni, frottole, stanze e terzetti, canzoni, villanelle,
barzellette, e si tocca la cetra, o il lauto, a una battaglia amorosa,
a una bergamasca gentile, a una fiorentina garbata, a una gagliarda
polita, a una moresca graziosa, e pian piano s'invita ai balli e alle
danze, dove i tatti vanno in volta, i baci si fanno avanti le parole
scerete... [6] ". Questo procuratore di amore non e egli un tipo
abbastanza curioso e interessante?
La _cortigiana_ apparisce in Roma alcuni anni prima del 1500 [7] e
come tale e ufficialmente, se cosi e lecito dire, riconosciuta in
documenti autentici della curia papale. In un censimento [8] compilato
d'ordine della suprema autorita di Roma, redatto certamente nel
settennio corso dal 1511 al 1518, ove trovansi numerate case,
botteghe, proprietari ed inquilini, e di tutti o quasi tutti si nota
la patria, condizione ed arte, le _cortigiane_ sono notate in numero
esorbitante, spagnuole e veneziane in massima parte, e distinte in
_cortesane honeste, cortesane putane, cortesane da candella, da lume,
e de la minor sorte_. Una sola volta, e forse senza alcuna malizia, il
compilatore della statistica dimentica l'aridita del suo lavoro e
nota: "La casa di Leonardo Bertini habita Madonna Smeralda cura 3
figlie _piacevoli_ cortegiane".
Il tipo dell'elegante cortigiana, dell'Aspasia del cinquecento, e
l'Imperia, morta in Roma nel 1511 a soli ventisei anni, [9] ricordata
egualmente con ardore da storici e romanzieri, amata da Angelo del
Bufalo e da Agostino Chigi il famoso banchiere [10] celebrata da poeti
e letterati, e presso la quale adunavasi il fiore della romana
aristocrazia e convenivano uomini quali il Sadoleto, il Campani, il
Colocci. Ebbe per maestro Domenico Campana detto Strascino. Di altre