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Anonimo del X secolo
La navigazione di San Brandano
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QUESTO E-BOOK:
TITOLO: La navigazione di San Brandano
AUTORE: Anonimo del X secolo
TRADUTTORE:
CURATORE: Grignani, Maria Antonietta e
Sanfilippo, Carla
NOTE: trascrizione in lingua toscana e veneta del '400 di un originale latino
del decimo secolo. In allegato anche la versione latina dell'opera, copiata da
un manoscritto del X-XI secolo della biblioteca municipale di Alençon, e
proveniente dall'Abbazia di Saint Evroult. La pubblicazione è possibile grazie
alla cortesia di Mr. Guy Vincent, delle Edizioni Carâcara, che ha pubblicato il
testo (con traduzione francese) al proprio indirizzo www.utqueant.org , insieme a
un ricco apparato critico in lingua francese
DIRITTI D'AUTORE: no
LICENZA: questo testo è distribuito con la licenza
specificata al seguente indirizzo Internet:
http://www.liberliber.it/biblioteca/licenze/
TRATTO DA: "La navigazione di San Brandano"
a cura di Maria Antonietta Grignani;
collezione: Nuova Corona;
Editore: Bompiani;
Milano, 1975
CODICE ISBN: informazione non disponibile
1a EDIZIONE ELETTRONICA DEL: 6 giugno 2002
INDICE DI AFFIDABILITA': 1
0: affidabilità bassa
1: affidabilità media
2: affidabilità buona
3: affidabilità ottima
ALLA EDIZIONE ELETTRONICA HANNO CONTRIBUITO:
Claudio Paganelli, [email protected]
REVISIONE:
Catia Righi, catia.r[email protected]
PUBBLICATO DA:
Davide de Caro
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Il "progetto Manuzio" è una iniziativa dell'associazione culturale Liber Liber.
Aperto a chiunque voglia collaborare, si pone come scopo la pubblicazione e la
diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico. Ulteriori
informazioni sono disponibili sul sito Internet: http://www.liberliber.it/
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NAVIGATIO SANCTI BRENDANI
LA NAVIGAZIONE DI SAN BRANDANO
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, amen.
Questo libro si è di San Brandano che fu di Scozia oltra lle parti di Spagna, e com'egli stette
sett'anni fuori del munistero cercando le terre di promissione, cioè molte isole stranie per lo mare
Ozian e su nel Paradiso terresto dove Iddio allogò Adamo ed Eva.
[1]
Messere San Brandano fu figliuolo di Silocchia, nipote di Alchi della schiatta di Cogni, d'una
contrada ch'à nome Stagno, e si nacque in Temenesso. Egli fu uomo di gran penitenzia e astinenzia, e
pieno di molte virtù, e fu abate ben di tremila monaci o circa, e stava inn-u lluogo el quale era
chiamato el munistero di San Brandano, e stando egli nella sua penitenzia, una fiata, all'ora di vespro,
e' venne a llui un santo padre, el quale era monaco, ed aveva nome [Barinto] ed era suo nipote. El
detto San Brandano lo domanda di molte cose, volende sapere dov'egli era stato e s'egli aveva
veduto o sentito alcuna novella strania, e stando in queste parole el detto [Barinto] cominciò a
llagrimare, e gittòssi in terra, e stette assai così divotamente in orazione. Essendo quasi
strangosciato, e San Brandano el prese e levòllo suso, e diègli la pace dicendogli così: "O santo
padre perché se' tu così tristo e così pensoso? Credete voi che noi siamo dolenti della vostra venuta?
Voi potete ben pensare che noi abbiamo grande allegrezza della vostra venuta, e perciò dovresti dare
a piacere a tutti noi, e mostrare consolazione, e ffare carezze a tutti i frati di questo luogo. Piacciavi
di dire alcuna buona parola di Dio e pascere le nostre anime di quegli miracoli che voi avete veduti e
uditi in quelle parti del mare ove voi siete stato".
E in quella ora quando ave rivo di dire le parole, el detto Barinto comincia a dire d'una isola
[...] apresso d'un'altra ch'à nome Lapisilia, la quale isola è molto morbida e diliziosa, e ivi istette un
gran tempo, e a me fu detto ch'egli avevano dimolti monaci alla sua ubidienzia, e dimostrava Iddio
per lui di molti miracoli e di belle cose. Io andai a llui per vederlo, essendo appresso del suo luogo, e
egli venne da me per ispazio di tre dì co' suoi frati e per questo io so bene che Iddio gli rivela la mia
venuta. E 'l nostro andare era in nave, e andando noi in quella predetta isola, di diverse parti ci venne
incontro molti frati, volli dire monaci, vestiti di diverse guise, ed era più spesse le sue compagne che
non le ave del mele, e avegna che fossono di diverse parti del mondo e di diversi vestimenti, tutti
erano buoni e savi in una fede in una speranza e in una carità e avevano una chiesa nella quale tutti si
ragunavano a ffare loro uficio di Dio, e non mangiavano altro che pane e noci e radici d'alquante
erbe. E questi frati avendo cantata divotamente la compieta, ciascuno se n'andava alla sua cella e
stava in orazione insino al primo sonno, e quando i galli aveano cantato, allora andavano a posare. E
noi cercammo tutta l'isola, e questo mio figliuolo mi menò allo lido del mare ch'è contra a occidente,
e ivi era la sua nave, e disse a me: "E' mi pare meglio d'entrare in nave e navicamo verso levante
acciò che noi possiamo andare a [quella terra] di promissione, la quale Iddio diede a' nostri
successori dietro a noi".
Montando noi in nave e navicando, e' ci venne sopra una nugola sì grande che ci copriva sì
forte che non poteva vedere l'uno l'altro da proda a poppa, e quella nuvola bastò una ora. E passà
che fu questa nuvola, sopravenne una grande luce, e parevaci vedere una terra molto spaziosa e piena
d'erbe preziose e di fiori e [di] frutti sì come meli e altri assai. E la nave se n'andava allo lido, e ivi
stette ferma, e noi uscimo di nave e entrammo in terra e cercammo tutta quella isola e stemmovi
quaranta dì, e non vi trovammo niuno piè di noce e erba sanza fiore, albero sanza frutto, e per terra si
era molte belle pietre preziose e assai di molte maniere e di belli colori; e in capo di quaranta dì noi
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trovammo un gran fiume, el quale non pareva ch'avesse niuna ripa e pareva volgere e girare dal
levante al ponente. E noi standoci così e veggendo questo fiume e aspettamo l'aiuto di Dio, e abiendo
ordinato intra noi questo, sì cci apparve un uomo molto bello el quale luceva molto tutto, e questo
uomo sì ci saluta tutti, e a ciascuno di noi disse li nostri nomi e poi disse: "O frati e servi di Dio, voi
siete e' molto benvenuti; allegratevi e confortatevi sicuramente, io vi dico in verità che messere
domene Dio v'à condotti qua e àvi mostrato per grazia questa terra, e si è quella terra la quale voi
andate cercando, egli è da laudare Iddio e i suoi santi. Sappiate che la mezza si è questa dove voi
siete e l'altra mezza si è di là da questo fiume, lo quale voi volete passare, e a Dio non piace che voi
andiate più inanzi, onde abbiate pazienzia e tornate adrieto donde voi siete venuti".
E quando egli ebbe così detto, e uno di que' frati sì llo domandò ond'egli era e come egli
aveva nome, ed egli rispuose: "O tu, perché mi domandi onde io sono e come i' ò nome? Lascia stare
quello che tu di' e domandami di questa isola e farai il meglio, e se tu lo vuoli sapere, guarda bene per
tutto, e così come tu la vedi così è stata infino dal cominciamento del mondo, e non c'è bisogno né
mangiare né bere né vestimento; sappiate ch'egli è così la verità come io vi dico: qua nonn-à né fame
né sete né sonno né vestimenti. Egli è oggi un anno che tu sse' in questo viaggio co' tuoi frati, cioè
compagni; in questa isola tu non ài veduto notte, ma sempre dì chiaro e si è quaranta dì che voi non
avete mangiato né bevuto né avuto sonno; sappiate che in questo luogo non è mai notte ma sempre
dì chiaro, e mai non c'è nugolo né piova né alcuno turbamento d'aria né di tempo, e mai non c'è
infermità, né mai non rincresce questa istanza, né non c'è tristezza né male né dolore, né morire si
può. Ed [è] sì grande luce e nonn-è né sole né luna né stelle, ma è del solo Iddio e prezioso nostro
signore, dal quale nasce tutti e' beni e tutte le grazie; e sì v'à fatto bene grazia che pochi sono quegli
che sieno venuti a questo che voi avete veduto e sentito". E avendo costui così detto, sì disse:
"Partitevi di qui e io verrò con voi infino al lido". [Noi] entrammo in nave, e questa nave come noi vi
fumo entro, e questo uomo che ci aveva detto queste cose che verrebbe con noi infino al lido dov'era
la nostra nave disparì via.
Noi cominciamo a navicare e in piccola ora venne una nuvola iscura come notte, e bastò uno
ora; e passando oltre noi trovamo l'isola doviziosa e ubertevole di cotanti alberi e fiori, e tanto
navicammo alla ventura che noi trovammo li nostri frati i quali ci avevano aspettato con grande
desiderio e ànno grande allegreza della nostra venuta, e della nostra lunga stanza sì ànno pianto assai
di cuore, e avevano fatto di noi molti pensieri e dette asai parole perché a lloro era istato una gran
pena l'aspettare, imperò che egli aveva fatto così lungo viaggio ch'era istato uno anno e diciotto dì. E
poi cominciarono a dire: "O signor nostro e padri nostri, voi andasti e siate stati cotanto, perché ci
lasciasti voi sanza voi in questa selva strania ad modo d'uomini smarriti? Noi sapemo bene che 'l
nostro abate spesse volte si suole partire e andare [in] alcuna parte solo, e non sappiamo dov'egli si
vada né quanto a lungi; e ben suole talvolta istare un mese o due per volta e talvolta due settimane e
tal fiata una, e poi torna sano e salvo. E voi siete tanto stati di soperchio che nonn-è da maravigliare
se noi siamo stati con grande maninconia". E abiendo udito le parole delli frati sì gli comincioro a
confortare dicendo: "Carissimi gli miei frati, non pensate niuna cosa men che buona, voi siate istati in
buona ora, e lla [vostra conversazione] si è poco di lungi dalla porta del Paradiso che ci piantò in
questo mondo; e sappiate che l'è qui presso questa isola preziosa la quale è chiamata terra di
promissione de' santi, e in questa sì v'è fiori d'ogni maniera e d'ogni natura, e gli alberi sono sempre
caricati di fiori e di frutti, e sì v'è uccegli che sempre cantano distesamente. E in questa isola non
viene mai notte, ma sempre v'è dì chiaro e luce chiarissima e l'aria serena. Là nonn-è mai fame né sete
né sonno né doglia né male, né pensiero d'alcuna cosa, né mai non ci incresce lo stallo tanta v'è
allegrezza e consolazione. In questa isola va spesso l'abate Menoc lo quale si è mio figliuolo e
compagno in Cristo, el quale à trovata la via di questo prezioso luogo; e sappiate che l'agnolo di Dio
miracolosamente sì guarda questa isola e non vi va veruno sanza sua licenzia". E poi disse: "Non
conoscete voi che pe ll'odore delle nostre vestimenta noi siamo stati in Paradiso?". Allora i frati
rispuosono dicendo così: "O abate, noi abbiamo ben sentito grande odore, e perciò crediamo che voi
siete stati in buono luogo; volentieri vorremmo sapere ov'è questo Paradiso el quale noi non
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sappiamo, e diciamovi così che bene quaran' dì è bastato l'odore delle vostre vestimenta, dapoi che
voi venisti di la". E io dissi: "Io sono stato in quel luogo così prezioso per ispazio di due settimane co
'l mio figliuolo Menonc sanza mangiare e sanza bere e sanza dormire; e savàno sì allegri e sì contenti
di quello che noi vedavamo, e savamo sì sazi e pieni come se noi avessimo ben mangiato a tutta
nostra voglia. E essendo passati quaranta dì e noi avendo ricevuta la benedizione da' frati e dall'abate
Menoc e io ritornai co' miei compagni adietro per dovere tornare alla mia cella, alla quale io dovea
'ndare la matina". E avendo udite queste cose San Brandano con tutta la sua congregazione de'
compagni si gitta in terra laudando Iddio e glorificando, dicendo: "Benedetto sia messer Iesù Cristo e
tutte le sue opere, imperò ch'egli è maraviglioso in tutte le sue cose, e à rivelato a' suoi servidori
cotante cose e cotal maraviglia; e ancora sia benedetto i suoi doni, li quali ancora gli à pasciuti di cibi
spirituali e dato da bere dell'acqua della salute". E avendo finite queste parole San Brandano disse a'
suoi frati: "Andiamo a mangiare secondo la nostra usanza ch'è corporale". E così fu fatto; essendo
passata quella notte, e avendo tolta la benedizione da' suoi frati, e San Brandano andò alla sua cella e
llascia andare lo suo nipote Barinto.
[2]
COME SI CONSIGLIA SAN BRANDANO
CON SETTE FRATI DEL SUO ORDINE
Et in quella ora San Brandano sì toglie di tutta la sua congregazione setti monaci molto buoni
e serraronsi in una cella tutti a otto, e mettesi ognuno in orazione. E poi comincia a dire così: "O voi
tutti compagni di penitenzia, io v'adomando consiglio e aiuto imperciò ch'io desidero che noi siamo
tutti d'un volere. Purché ci sia la volontà di Dio, la terra la quale dice Barinto di promissione de'
santi, ò proposto nel mio cuore d'andarvi e di non ristar mai ch'io vi sarò; ditemi che ve ne pare e che
consiglio mi volete voi dare". Ed eglino, conoscendo la volontà del detto padre santo, quasi tutti ad
un'ora e ad una boce dissono così: "O abate, cotal volontà come è la vostra, è la nostra. Non sapete
voi bene che noi abbiamo abando[nato] parenti e amici e lla nostra eredità del secolo per servire a
Dio? Noi siamo presti e apparecchiati di venire con voi a morte e a vita, purché ci sia la volontà di
Dio, e quello adomandiamo". E così si puosono andare co llui.
San Brandano sì ordina co lloro insieme di fare un digiuno di quaranta dì continui inprima, e
poi andorono al nome di Dio.
[3]
COME SAN BRANDANO FECE UNA NAVE
E ENTRÒVI DENTRO CO' SUOI COMPAGNI
Et avendo compiuto lo digiuno di quaranta dì, e l'abate cominciò a salutare e' suoi frati e poi
cominciò andare inverso ponente. E andò a una isola d'um santo padre che avè' nome Teaide, e
tolsono la sua benedizione, e poi andò insino al capo della contrada là dove stava il suo parentado, e
non fece loro motto; e sì andò sopra una grandissima montagna per vedere come si distendeva il
mare.
Egli vidde ivi presso al luogo che vv'era la stanza di San Brandano, cioè el luogo ond'egli si
partì e là ov'egli tornò giuso al basso, e fece una stanza, volli dire un'entrata d'una nave. E llà el detto
6
San Brandano con tutti quelli ch'erano co llui sì trovarano ferramenti e feciono una nave molto forte
e leggera d'andare per mare, e ben piena di legname e di forti travi alla usanza di quella contrada, e
posele nome cocca, ben compiuta e ben adorna d'ogni cosa, tutta di fuori di cuoia di buoi; e po la
dipigne di vermiglio e ferma bene le giunture del legname con [pelle] di cuoi, e poi ugne molto bene
la nave, e mette in nave due paramenti di cuoi di buoi e assai unto in vasegli per ugnere la nave
quando facesse bisogno; e poi vi mette spesa per quaranta dì per avere da mangiare e da bere, e
dell'altre cose che a lloro faceva bisogno. E sì mette nel mezzo della nave uno albero e l'antenna e
tutte l'altre cose che faceva bisogno alla nave. E San Brandano comanda a' suoi frati che al nome del
Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo debbano entrare in nave; e così feciono tutti, ed egli
rimase solo in su lo lido.
E avendo benedetto il porto e ' suoi frati, e altri tre frati del suo munistero giunsono ivi. E
quando furono giunti e' si gettarono a' piedi di San Brandano dicendo: "O padre, lasciateci venire con
voi dove voi andate, e se voi non ci lasciate venire [ove] voi andate, noi morremo in questo luogo di
fame e di sete; sapi che noi abbiamo ordinato tra noi d'andare pellegrinando pe llo mondo tutto il
tempo della nostra vita". E veggendo San Brandano la loro grande volontà, sì comandò loro che
dovessono entrare in nave, dicendo: "Iddio sia con voi, figliuoli miei". E poi disse: "Io so per quello
che voi siete venuti: questo frate à fatto buona opera, in verità Iddio gli à pparecchiato molto bene".
E in quell'ora San Brandano entra in nave, e avendo distesa la vela cominciò a navicare
inverso mezodì, ed ebbono subito buono tempo, e non bisognava loro di navicare se non di tenere la
vela ben per ordine, e così andarono quaranta dì, e in capo di quaranta dì lo vento [... ] ave bisogno
di navicare però che 'l vento crebbe e tanto navicorono che furono stanchi e non potevano più di
navicare; incontanente San Brandano gli cominciò tutti a confortare dicendo così: "O frati miei, non
abbiate paura, Iddio nostro ci reggerà e governerà e daràcci di quello che ci farà bisogno, onde
allogate tutti e' remi e l'altre cose a' luoghi suoi e lasciate la vela sua alta distesa, e domene Dio farà
de' suoi servi e della nave quello che a llui piacerà".
Questi frati mangiavano sempre a ora di vespro.
[4]
COME SAN BRANDANO TRUOVA UNA ISOLA
E UNA VIA CHE 'L MENAVA A UNO CASTELLO
LÀ DOVE LO FRATE FE LO FURTO
Essendo passati quaranta dì, e abbiendo logora tutta la spesa che eglino avevano portata per
vivere, e' viddo una isola presso alla tramontana, ed era molto alta e piena di sassi grandi, e
appressandosi alla lido e' viddono una ripa molto alta e diritta a modo d'uno muro, e molti rivoli
d'acqua venivano giù per questa ripa e arivava in mare e non potevano trovare porto dove la nave
entrasse. E essendo e' frati molto turbati di fame e di sete, e' tolsono tutti e' vaselli e empierogli
d'acqua per bere e missogli in nave, e veggendo San Brandano questo fatto sì disse: "Non fate così,
che voi non fate bene: dapoi che Iddio non ci vuole mostrare porto, perché togliete voi le sue cose
per forza? A me non piace che voi togliate di questa acqua".
E dette queste parole e' frati gittorono l'acqua nel mare, e in capo di tre dì Iesù Cristo gli
lascia giugnere al porto, ed eglino dismontarono di nave, e vanno per entro quella isola per trovare
cose da mangiare e da vivere, e stato tre dì intorno per trovare questo, e nell'ora di nona ed eglino
trovarono un porto molto istretto sì che apena vi potevano mettere la nave. E inanzi ch'egli entri, San
Brandano segna e benedice lo porto divotamente; là si era una pietra molto alta ed era tagliata per
mezzo e sta ritta a modo d'u mmuro; essendo e' frati dismontati di nave, San Brandano comanda loro
che non traessono nulla di nave. E andando su per la riva del mare, un cane gli venne incontro, e fegli
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grande carezze a' piedi di San Brandano, a modo che suole fare al suo signore. E allora disse San
Brandano: "Non vi pare che Iddio ci abbia mandato buon messo? Andategli dietro sicuramente, là
ov'egli vi menerà"
E allora San Brandano sì andorono dietro al cane insino al castello ed entròno dentro, e ivi
viddono una grande magione, nella quale si era molti letti da giacere e panche e acqua in vaselli da
lavare le mani. E poi che furono posti a sedere, San Brandano cominciò a dire a' suoi frati, cioè a uno
di quelli tre che ci venne dietro dal nostro munistero e vuol commettere un pessimo furto pe ll'anima
sua, che ella è già data in podestà del dimonio. E in quella dove eglino erano, si era a ogni brega del
parete apiccate dimolte belle cose, ed eravi freni forniti d'oro e d'ariento e di seta, molto bene forniti
riccamente adorni, ed eronvi corone da 'ncoronare belle e adorne e fornite riccamente. E in quella ora
disse San Brandano al suo ministro che soleva dare lo pane a' suoi frati: "Apparecchiate lo desinare
lo quale Iddio ci à mandato". E levòssi suso per apparecchiare, e andando per la camera, la tavola fu
apparecchiata di buon pane bianco e di buon pesci ben cotti e con belli mantili bianchi, ed eravi e' letti
ben fatti e adorni, e bene apparecchiati e forniti di quello che bisognava. E quando e' furono posti a
tavola, e veggendo queste cose così apparecchiate, e San Brandano comincia la benedizione co' suoi
frati, e disse questo salmo: Qui dat escam omni [carni] confitemini deo celi.
E così cominciano a desinare ed ebbono da mangiare e da bere molte buone cose, e quando
ebbono desinato feciono la loro buona usanza, cioè ringraziare Iddio divotamente; e fatto ciò, ancora
disse San Brandano: "Andate e state in orazione infino a sera. E poi ognuno vada a dormire alle sue
celle, egli è buono andarsi a riposare, perciò che voi siete molto affaticati pe llo molto affaticare e
navicare che voi avete fatto".
E quando i frati dormivano, e San Brandano vidde un'opera del dimonio che faceva fare a uno
de' suoi frati. E vidde uno [fanciullo] molto nero el quale aveva un freno in mano e trastullavasi con
esso dinanzi a uno de' suoi frati, e incontanente San Brandano alzò il capo e cominciò ad orare e
pregare Iddio divotamente infino a dì. E quando fu ora, e San Brandano ordina di dire l'uficio, e
quando ebbono detto, e' si vollono partire per andare in nave, e guardòno e viddono la tavola
apparechiata e fornita da mangiare, onde rimasono e mangiarono e bevono quanto vollono, e ivi
stettono tre dì, e Iddio mandò loro ciò che bisognava.
[5]
COME LO FRATE FECE LO FURTO E POI MORÌ
Essendo passati tre dì e volendo egli entrare in nave e fare lo suo viaggio, e 'l santo padre
disse a' suoi frati: "Guardatevi bene che alcuno di voi non abbia fatto furto nello suo viaggio imperciò
che uno di voi à tolto un freno d'oro e àllo nascoso sotto la cappa, lo dimonio gliele diè, egli l'à tolto
sanza mia parola. E sappiate che noi potremo tutti perire per questo peccato".
E subitamente quel frate si trasse il freno di sotto e gittòssi ginocchione innanzi a' piedi di San
Brandano e diceva: "O santo padre, perdonami ch'io so bene ch'i' ò molto offeso e fatto gran
peccato, adora e priega Iddio pe ll'anima mia acciò ch'ella non perisca per questo peccato". E gli altri
furono molto tristi e gittansi in terra, devotamente incominciarono tutti a pregare Iddio per quel frate
che aveva fatto il furto; e 'l frate stava molto tristo e vergognoso inanzi all'abate. E tutti i frati
viddono un fanciullo nero uscire di sotto al frate che aveva fatto il furto, e gridava ad alte boci
dicendo così: "O santo padre, perché mi cacciate voi dal mio luogo co lle tue sante orazioni? Sappi
ch'egli è passati setti anni ch'io sono stato con questo frate per ingannarlo con qualche peccato
mortale, ma più no ll'ò potuto ingannare se non questa notte. Voi fate male, ser l'abate, ché per voi
mi conviene mutar luogo e partirmi di questo ch'io m'aveva apropiato". E avendo detto così e San
Brandano rispuose e disse: "Io ti comando nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo,
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el quale è nostro signore, che tu debbi partirti di qui e non debbi nuocere a persona insino al dì del
giudizio". E così, veggendo tutti e' frati, el dimonio si partì, e poi San Brandano si rivolge a quel
frate e dissegli: "Confessati, immantanente debbi morire, e 'l corpo debba essere soppellito in questo
luogo e in Inferno si è quella del tuo compagno che venne teco dal munistero".
E 'l frate subito tolse penitenzia, e poi riceve lo corpo di Cristo, e ll'abate e gli altri frati
cominciano a cavare la fossa, e così, tosto come ebbe ricevuto el sacrificio, subito morì e l'anima sua
fu portata dagli angioli in vita eterna, veggendo tutti i frati, e' poi sopellirono il corpo in quel luogo e
feciono l'uficio suo ordinatamente.
E poi li frati andarono allo lido co ll'abate ed entraro[no] tutti in nave, e inanzi che si
partissono dal porto e ivi giunse un bel giovane lo quale li recò una corba di pane e un grande vasello
d'acqua, e disse così: "Ricevete questa benedizio[ne] di man d'uno servo di Dio. Sappiate che vi
bisogna fare un lungo viaggio, e faretelo bene, e troverrete là molta consolazione, e basteràvi questo
pane e questa acqua [in]fino al dì di Pasqua". E abiendo ricevute queste cose, e fatta la benedizione,
incominciòno a navicare verso ponente allegramente, digiunando ogni terzo dì e dicendo divotamente
tutte le sue ore, laudando e ringraziando Iesù Cristo tuttavia.
[6]
COME TROVORONO LO PROCURATORE DE' POVERI DI CRISTO
E TROVORONO LE PECORE MOLTE GRANDI E LÀ DOVE FECE
LA CENA [D]EL SIGNORE EL GIOVEDÌ SANTO
E così navicando per mare, e' viddono una isola ivi presso molto grande, e appressandosi a
questa isola, incontanente gli venne incontro uno uomo lo quale era procuratore de' poveri di Cristo,
e prese la nave con una fune e menòlla in porto, e tutti quanti dismonta di nave laudando Iddio
divotamente.
E 'l buono uomo con grande riverenza baci[ò] i piedi all'abate e a' suoi frati, e poi disse
questo verso: Mirabilis Dominus in sanctis suis, Dominus Israel in se dabit [virtutem] et
[fortitudinem] plebis sue; benedictum sit nomen eius in sempiternum. E avendo detto questo salmo,
egli aiuta tutt[i i f]rati uscire di nave, e distende un bello padiglione e apparechia l'acqua da lavare e'
piedi, e vestegli tutti di vestimento bianco. E ivi feciono la Cena Domini, e stettono tre dì, e feciono
la [sua] vita e 'l suo uficio, siccome gli parve che fosse da fa[re] della passione di Cristo, con gran
divozione.
Essendo compiute queste cose lo sabato santo, lo procuratore de' poveri disse a' frati:
"Montate in nave per andare alla vostra via". E San Brandano disse: "Lo nostro signore Iesù Cristo sì
à ordinato, buoni dì, questo luogo per volere fare la festa della santa Pasqua della resurrezione". E
avendo così detto, el buono uomo gli rispuose così: "O padre, voi sta[r]e[te] oggi qui, e farete
questo che si conviene così come voi avete fatto, ma domani per tempo voi anderete a quella isola, e
ivi farete la vostra istanza, e direte la messa e altre vos[tr]e ore, a Dio piace che questo si faccia in
quella isola e non in questa". E avendo colui così detto, San Brandano fe allogare tutte le sue cose in
nave, per andare a quello luogo la mattina per tempo.
Essendo la nave bene carica di vettovaglia e di quello che bisogna, el procuratore de' poveri
disse a l'abate: "La vostra nave è molto ben fornita e piena di cose, e non vi dubitate che vi manchi;
andate oggimai quando voi volete, io vi manderò, passati otto dì, di tutto quello che vi bisognerà per
mangiare e bere, e manderòvi tanta vetuvaglia che vi basterà insino alla Pentecoste". E San Brandano
gli rispuose e disse: "Come saprete voi dove noi saremo, passati gli otti dì?". E egli disse: "Voi sarete
questa notte ben tempo in quella isola la quale voi vedete da presso e s[tarete]vi domane insino a ora
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di sesta, e poi navicherete in un'altra isola ch'è presso a quella e si è inverso ponente, ed è chiamato el
lito degli uccelli bianchi, e là starete infino alla ottava della Pentecosta". E San Brandano domanda
delle pecore che erano così grasse e così grande e cotante, e egli rispuose: "Sappiate che in questa
isola si à buone erbe, e cadeci la rugiada piena di manna, e l'aria sì c'è molto bene temperata onde c'è
buono stare, e niuno non gli toglie el latte per forza, benché l'agnello le latti, non v'è niuno che lle faci
morire, né uomo né altro animale e così vivono andando istando bevendo mangiando come lor
diletta, pascono per dì e per notte e perciò sono così grande e tante e così grasse, come voi vedete".
[7]
COME TROVARONO EL PESCE IESON CH' E'
FRATI N'EBBONO GRANDE PAURA
E avendo così detto San Brandano toglie commiato ed [...] [na]ve, e tanto navicarono che
giunsono [a quel]la isola, faccen[do]si lo segno della santa croce e dando la benedizione, e quando
eglino furono giunti all'isola, la nave si ritenne inanzi che eglino pot[e]ssino pigliare porto, e San
Brandano comanda a' frati che uscissono di nave ed entrassono in acqua; e' tolsono le soghe e
trassole in porto e fermarolla molto bene.
Questa isola era tutta piena di pietre, e non v'era erba in niuno luogo, e llo lido non aveva
rena ma pur terra ferma. E poi si puosono tutti i frati in orazione in diversi luoghi e l'aba[te ri]mase in
nave, e sapeva bene che isola era quella, ma [eg]li non voleva loro dire perch'eglino non avessino
paura. Essendo venuto el dì, e San Brandano comanda ben per tempo che ciascuno dicesse una
messa, e così feciono, e fatto questo e' tolseno di nave del [pesc]e [cr]udo per cuocere; e' frati
puosono un laveggio al fuoco [e] faccendo grande fuoco sotto e bollendo lo laveggio, tutta l'isola
comincia a tremare a modo d'una onda; e' frati cominciano tutti a fuggire alla nave, e lasciarono
ist[a]re ogni cosa, e pregavano [di]votamente l'abate che avesse cura di loro, e l'abate gli fece tutti
entrare in na[ve], e cominciarono forte a navicare, e questa isola si dis[te]ndeva inverso ponente. Ed
eglino viddono da lungi un grande fuoco, quasi di lungi un miglio, e 'l santo padre gli disse che cosa è
quella: "O frati miei, questa che voi vi ma[ra]vigli[a]te è cosa che esce [fuori] di quella isola". Ed
eglino rispuosono tutti così: "È vero, sapiate messere che noi abiamo avuta una grande paura". Ed
egli disse: "Figliuoli miei, non abbiate paura, lo signore Iddio m'à rivelato questa visione che quella
isola che noi fummo e che arde così ella nonn-è isola, anzi è un pesce, e si mangia tutti quelli [che
vengon]o in tutte queste parti, e à no [me] Ieso[n]".
[8]
COME SAN BRANDANO TRUOVA ISOLA CHE
SI CHIAMA L'ISOLA DEGLI UCCELLI BIANCHI
E veggendo da presso un'altra isola che era quasi alla metà di quella donde venivano, che era
contro occidente, ed era congiunta [c]on quella quasi per uno miglio, ed era grande, e piena d'erbe e
d'alberi e di fiori, e' cominciano a volere pigliare porto, e andavano pure a torno, e [na]vicando
inverso mezzodì dalla detta isola [e' tr]uova un rivo d'acqua dolce che dismontava in [m]are, e giunto
al porto e' affermano la nave e dismontano in terra. E San Brandano comanda ch[e] traessono la nave
più a terra che potessono su per lo fiumicello, el quale era poco più largo che lla nave, e la trassono
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un miglio, e ll'abate rimase solo in nave, e in capo di questo fiume era una fontana onde usciva questa
acqua. San Brandano disse: "Vedete che 'l nostro Signore ci à mandati in questo luogo a stare per
fare la Pasqua e la festa de la surrezione". E poi disse: "Frati miei, se noi non avessimo altra vivanda
che questa acqua di questo fiume sì sarebbe sufficiente per mangiare e per bere, tanta bontà è in lei".
E sopra questa fontana si era uno alber[o] molto grande ed era istorto e non era molto alto da terra
ed era tutto coperto d'uccelli bianchi ed eravene tanti ch'e' rami e le fogli' erano tutte caricate. E
veggendo San Brandano questa cosa, comincia infra se medesimo a dire che cosa era questa e per
che cagione erano cotanti. E così pensando e' si geta in terra in orazione divotamente e lagrimando
disse: "O Signor mio, el quale cognosce tutte le cose segrete e lle non segrete, voi sapete i pensieri
del cuore mio e lla mia volontà, onde io vi priego e adoro la vostra maestà che a me peccatore p[er
la] vostra misericordia voi mi dobbiate perdo[nar]e e rivelare che cosa è questa, la quale vede e' miei
o[cchi]. Io so bene, messere, ch'io non sono degno di ciò pe gli miei meriti, ma pe lla vostra santa
grazia e bontà voi mi facciate di ciò degno".
[9]
COME VENNE UNO UCCELLO IN SULLA NAVE
E FAVELLÒ CON SAN BRANDANO
Or, come egli ebbe dette queste parole, e si pone a sedere e guata questi uccelli, e uno di
questi uccelli si parte dagli altri e volando le sue alie sonava a modo d'una campana, e così volando e
sonando venne inverso dell'abate questo uccello e sì ssi puose in sulla punta della nave e comincia a
distendere l'alie per grande allegrezza, tuttavia guardando l'abate con allegro [vi]so.
E 'l santo padre cognosce ad[e]sso che Iddio si ricordava di lui e della sua orazione. E stando
l'uccello per questo modo, lo santo padre gli favellò, e disse: "Dimmi se se' messo di Dio o chi tu sse'
e onde tu sse' e perché quegli altri uccelli sono cotanto insieme". E l'uccello gli rispuose in questo
modo: "O servo di Dio, noi siamo di quella grande compagnia che caddono di cielo con quello
agnolo Lucifero lo quale è nimico dell'umana generazione, noi non peccammo per noi, ma per
consentimento, e per questo non siamo dove noi fumo creati, anzi siamo cacciati di fuori con quelli
che peccarono gravemente. E perché noi non abbiamo quel grave peccato che ànno gli altri, Iddio
nostro signore, lo quale è giusto e verace pe lla sua misericordia e pe lla sua giustizia e vendetta sì ci
à lasciati in questo luogo per insino alla sua volontà; ben è vero che noi non sostegnàno niuna pena, e
pe lla possanza di Dio noi possiamo vedere l'uomo. E ancora ci à Iddio partiti dalla compagnia di
quegli e' quali non si vollono mai rendere in colpa, anzi stanno fermi nella loro malizia, e noi andiamo
raminghi di qua e di là per diverse parti dell'aria, sotto lo fermamento, [e] della terra, sì come fanno
gli altri spiriti, ma nno' per gli santi dì solenni, noi riceviamo tal corpo come tu vedi, e stiamo qua e là
come piace a Dio nostro signore. Sappiate ch'egli è passato uno anno che voi siete in questo viaggio,
e setti anni starete inanzi che voi torniate a casa vostra, e ogni anno voi dovete fare qua la Pasqua; e
in capo di setti anni voi [ troverete e' ] luogo che voi andate cercando e avetevi posto in cuore di
vedere, le terre di promissione de' santi".
E quando ebbe così detto elli si partì d'in su la nave, e tornò al suo luogo co gli altri, e
quando fu ora di vespro tutti quelli uccelli di quello albero cominciano a cantare ad una boce, e
battevano l'alie, e dicevano el suo canto dolcemente: Te decet ymnus, Deus, in Syon et tibi
[reddetur] votum in Yerusalem: exaudi orationem meam et clamor ad te veniat. E questo fermava
per ispazio d'un'ora, e pareva all'abate e a' frati che 'l suono dell'alie fussono a modo d'un pianto di
compassione. E San Brandano disse a' suoi frati: "Mangiate quanto voi volete infino che voi siete
satolli; sappiate che lle vostre anime sono sazie della divina grazia". E quando ebbono cenato sì
dissono compieta, e poi andarono ad orare un pezzo, e poi andorono a dormire per la terza parte
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della notte.
San Brandano non dormì ma stette in orazione, e quando fu l'ora del mattino egli li chiama.
Essendo levati, cominciano a dire matino dicendo: Domine, labia mea aperies et os meum etc.; e
quando ebbono detto mattutino, tutti quelli uccelli co 'l becco e co ll'alie pareva che dicessono
soavemente: Laudate eum, omnes angeli eius, laudate eum, omnes virtutes [eius]. E così
simigliantemente diceva per ispazio d'una ora al vespro; e quando fu ancora chiaro, e li uccelli
cominciano tutti a cantare per prima dicendo così: Timor Domini sit super nos [et] super timentes te;
Dominus, sapientie initium, timor Domini. E in ciascuno suo canto diceva a uno modo di cantare per
una ora. A terza diceva questo verso: [Psallite] Deo nostro, [psallite] regi nostro, [psallite
sapienter]. [A] sesta dicevano: Illumina, Domine, vultum tuum super nos et [miserere] nostri. Ad
nona dicevano: Ecce quam bonum et quam iocundum habitare fratres in unum. E in questo modo i
detti uccelli rendevano laude al nostro signore Iddio.
[10]
COME LO PROCURATORE DE' POVERI VENNE
CON UNA NAVE DI PANE PIENA E ALTRE COSE
DA MANGIARE
E così San Brandano pasce e' suoi frati infino alla ottà di Pasqua; essendo passata l'ottava di
Pasqua sì disse: "Togliemo di questa fontana le spese, pognamo che infino a ora ella non sia stata
buona se nonne da lavare mani e piedi".
E abbiendo così detto sì giunse el procuratore de' poveri di Cristo, lo quale venne a lloro
l'altra volta inanzi Pasqua, con una nave fornita di roba, e favella all'abate e a' frati e dice così: "O
frati, voi avete molto bene da vivere di qui alla Pasqua delle Pentecoste, onde non bevete di questa
fontana perciò ch'ell'è troppo forte da bere, che l'à questa natura che chi ne bee subito s'adormenta e
dorme un dì e una notte, onde un lato di questa fontana à questa virtù entro la fontana, e di fuori si è
acqua inn-u llato, benché la paia così bianca". E avendo così detto e' tolse commiato e tornò a casa
sua; e San Brandano rimase in quello luogo insino alla ottava della Pentecosta. Lo dì di Pasqua
l'abate con tutti e' suoi frati cantò la messa e poi venne lo procuratore de' poveri di Cristo e recò
anche vettuvaglia quanta ne bisognava, e mangiando i frati, lo procuratore disse così: "A voi servi di
Dio vi bisogna fare un lungo viaggio e perciò io vi consiglio che voi empiate i vostri vaselli d'acqua di
questo fiume e portate con voi del pane biscotto quanto voi ne potete portare".
E avendo così detto e' torna indietro e porta loro del pane biscotto che gli aveva inpromesso.
Essendo passati gli otti dì la nave fu forinita.
[11]
COME VENNE UNO UCCELLO E FAVELLA A
SAN BRANDANO IN SULLA PUNTA DELLA NAVE
E volendo partire e' frati per andare via, uno uccello venne in sulla punta della nave volando
tosto, quando l'abate el vidde fu molto allegro e disse a' frati: "Aducetevi in porto". E l'uccello
comincia a parlare a guisa d'un uomo e disse all'abate: "Voi dovete fare la Pasqua ogni anno infino a
sei anni e 'l giovedì santo dovete fare ogni anno dove voi avete fatto questo, e la notte di Pasqua
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farete sopra il pesce Ieson e là dove voi andate e dove voi tornate, quivi vi conviene tornare ogni
anno a vicitare questi luoghi. E partendovi di qua voi giugnerete in capo d'otto dì ad una isola che à
nome l'isola della famiglia dell'abate Albeo servo di Dio, e co lui farete la festa di Natale, direte
queste parole intorno al suo luogo".
Incontanente i frati levarono la vela e tolgono i remi in mano e cominciano a navicare verso
ponente e li uccelli cominciano a cantare a una boce molto dolcemente dicendo questo verso: Exaudi
nos, Deus salutaris noster, spes omnium finium terre et in mari longe. E allora San Brandano con
tutta la sua compagnia andavano navicando in qua e in là per mare ben tre mesi, che mai non po [té]
trovare porto né terra né alcuna isola ma pur cielo e acqua, e sempre andavano digiunando.
[12]
COME SAN BRANDANO TRUOVA IL MUNISTERO
DI SANTO ALBEO E IVI FECE LA FESTA
DI NATALE
E in capo di tre mesi un dì e' vidde una isola non troppo lungi. Ed eglino s'appressòno al lido,
ed egli sopravenne un vento molto forte el quale li mena in una parte, ch'eglino andarono navicando
quaranta dì continovi intorno a questa isola, ché ellino non potevano trovare porto e sì andavano
continovamente appresso; e in capo di quaranta dì e' frati erano molto stanchi, e furono tutti in
concordia di stare in orazione e pregare Iddio che gli aiutasse da quella briga. E stando tutti in
orazione per tre dì, faccende astinenza del cibo e del parlare, la nave si mosse da sé; e come piacque
a Dio, e' giunse a un porto stretto da una nave, ed ebbono veduto in quella parte due belle fontane, e
questi frati cominciano a riguardare quelle due fontane d'acqua, l'una torbida, l'altra chiara; allora i
frati si confortano tutti e avevano grande desiderio di torre di quella acqua chiara. E apparechiandosi
per torne e ll'abate gli disse: "Figliuoli miei, non togliete niuna cosa di questa isola sanza parola di
quel vecchio lo quale è abitato lungo tempo qua a servire a Dio, e non vi dubitate ch'egli ve ne darà
assai".
E in quella ora uscì di nave e guatavano in qual parte eglino dovessino andare, e viddono
venire incontro a lloro uno uomo il quale era un bello vecchiardo con volto colorito e capelli bianchi
come neve e la barba lunga infino [...]. Quando questo vecchio fu giunto a lloro, egli s'inginocchiò
tre volte in terra inanzi ch'egli giugnesse all'abate, e San Brandano andò a llui alla terza volta e levalo
suso di terra co gli altri frati, e diègli la pace benignamente; e poi si pigliano per mano e andarono
così per ispazio d'uno ottavo d'u mmiglio, e poi giunsono a uno munistero. E quando San Brandano
co' suoi frati furono giunti presso alle porte, ed eglino stettono fermi, disse San Brandano a l'altro
abate: "Vecchio padre, di cui è questo luogo e chi n'è signore e onde è questi che l'abita?". E queste
parole ed altre assai gli disse e di molte cose lo dimandò; il vecchio no gli rispuose niuna parola, ma
co lla mano li faceva segno di risposta. E veggendo San Brandano ch'egli non favellava e nonn-era
sordo, ed egli chiama i suoi frati e comanda loro che tenessono silenzio insino a tanto che sarà
l[uo]go e tempo da potere favellare acciò ch'egli no dessi cagione di rompere la sua penitenzia e la
benedizione de' frati di quello luogo.
E poi stando drieto a questo comandamento, e' venne loro incontro undici monaci co lla
croce e con cassette che v'erano dentro molte reliquie, e venivano cantando e dicendo così: Surgite
Deo, sanct[i], de mansionibus [vestris et proficiscemini obviam veritati]. Locum [sanctificate et
plebem benedicite] et nos famulos vestros in pace custodire dignemini. E quando ebbono compiuto
di dire questo, l'abate del munistero sì aprì a San Brandano e a tutti e' suoi frati e menagli dentro e
mostra loro tutto el munistero. E avendogli mostrato ogni cosa per ordine dentro e di fuori e datogli
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tutto ad intendere, ed egli fe venire dell'acqua calda e fe tutti lavare i piedi; e ' suoi frati cantano
questo verso: Mandatum novum da nobis, ut quemadmodum ego vobis ita et vos faciatis.
E essendo fatto questo, con silenzio egli gli mena in refettorio faccendo segno co lla ma[no e]
sonando la campanella dove dovevano andare a tavola, e poi suona un'altra volta la campanella e
venne un frate del munistero e recò alquanti pani molto buoni e begli e recò alquante radice d'erbe
fresche e dolce e soave al gusto. E stavano a tavola questi frati uno del munistero e uno forestiero, e
tra due aveva un pane e due radici d'erbe. E poi suona ancora la campanella e uno frate arecò loro da
bere, l'abate del munistero confortava talora con allegro viso questi frati e diceva: "Questa si è
dell'acqua di quella fontana che voi volavate oggi imbolare per bere, ma bevete ora sicuramente
ch'ell'è della fontana dolce e chiara, bevetene in carità e con timore di Dio; della fontana torbida
laveretevene i piedi che l'è buona e calda per natura. E q[ue]sto pane che voi vedete così bello e così
buono non si fa in questo luogo ma sì siamo certi ch'egli è dono e grazia di Dio, la qual ci fa per sua
bontà non volendo abandonare e' suoi servidori. Sappiate che noi siamo ventiquattro frati e ogni dì
abbiamo dodici [pa]ni per nostro mangiare, dando intra due frati un pane. E ogni domenica e ogni
festa principale noi abbiamo per ognuno un pane e questo si è per la cena; e ora, avenga che non sia
festa, Iddio ci à mandato un pane per uno per vostro amore, ché v'à voluto mandare anche a voi le
spese, e in questo modo Iesù Cristo sì ci à mantenuti infino [dal] tempo di Santo Patrizio e di Santo
Albeo nostro padre infino a ora, e si è bene ottanta anni passati, ben è vero che [non] siamo vecchi e
deboli. E sappiate che in questa isola noi non abbiamo mai fame e mai non mangiamo cucinato e non
abbiamo mai caldo né freddo che cci facci male, ècci l'aria molto temperata e quando è ora di cantare
mattino e messa e vespro le lampane sono tutte accese della chiesa, e non sappiamo da chi né come,
e stanno tanto accese quanto dura l'uficio e non manca mai olio nelle lampane".
E quando ebbono bevuto tre volte, l'abate suona la campanella e tutti i frati si levano da
tavola con gran silenzio e andavano dinanzi agli abati suoi per insino in chiesa, e gli abati santi gli
andavano dietro. E intrando in chiesa e' venne altri frati incontro a questi di fuori, e inginocchiaronsi
tutti allegramente dinanzi agli abati, e quando San Brandano vidde questi frati disse così all'abate del
munistero: "Perché non mangiarono questi frati con voi?". Rispuose l'abate e disse: "Perché non
potevano stare a tavola, ma ora andranno a mangiare e averanno della grazia che Dio darà loro e noi
interremo in chiesa e canteremo vespro acciò che questi frati possano anche eglino mangiare".
E quando ebbono cantato vespro e San Brandano comincia a pensare e guardare come era
fatta questa chiesa, e vedendo ch'ell'era quadra da ogni parte e' vidde che tutte le lampane erano di
cristallo e lle colonne della chiesa erano ventiquattro, e 'l luogo dell'abate era in mezzo di due cori di
frati. Le lampane si erano sette, le quali vi furono recate e ordinate dal cominciamento del munistero,
le tre stavano dinanzi all'altare maggiore e l'altro quattro erano partite in due parti: [due] a uno altare
e due dinanzi a l'altro altare, e avegna che queste lampane erano di cristallo; l'abate comincia sempre
l'uficio e l'uno coro diceva un verso e l'altro coro diceva un altro verso. Niuno di questi frati non
usava d'uscire di chiesa sanza parola dell'abate, tutti erano quieti e ordinati e nella vita e in tutti i suoi
fatti ch'ellino avevano a ffare.
E ll'abate del munistero quando vidde ora di cena disse a San Brandano e a' suoi frati:
"Andiamo a cena". E quando ebbono cenato andarono a cantare compieta, e abbiendo l'abate
cominciato Deus in adiutorium tutti i frati s'inginocchiano a ffare onore alla santa Trinità e poi
cominciano questo verso: Iniuste egimus, iniquitatem fecimus, tu autem qui pius es parce nobis,
Domine, et in ipsum dormiam et requiescam quoniam tu, Domine, singulariter [in spe] constituisti
me. E drieto a queste cose cantavano l'uficio tutto per ordine, e quando fu cantato l'uficio e data la
benedizione, gli abati con tutti e' frati uscirono dalla chiesa.
L'abate del munistero con Santo Brandano e gli altri frati del luogo [tras]sono ciascuno seco
uno frate forestiero e menòllo alle sue celle, l'abate del munistero e 'l sagrestano mostra come le
lampane s'acendono. Disse l'abate del munistero a San Brandano: "Ottanta anni sono stato in questa
isola per fare penitenzia e già mai non ci fu una persona se non voi e ' vostri; sapiate che quando noi
cantiamo le laude del mattino noi udiamo, [san]za vedere niuna persona, boce d'uomini cantare con
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esso noi. Noi siamo in questo luogo ventiquattro frati tutti dati al servigio di Dio e tegnamo
continovo silenzio, accetto le feste principali, dal detto desinare insino al vespro; l'altro tempo
facciamo segno co lle mani e intendiamoci tutti. Ciascuno di noi non ebbe mai infermità veruna né
paura di veruno spirito dapoi che noi fumo in questo luogo". E Santo Brandano disse: "A me
piacerebbe di stare con voi uno anno". Rispuose l'abate del munistero: "Questa cosa nonn-è lecita a
voi dapoi che non piace al nostro signore Iddio; non vi ricorda che Dio vi fece rivelare quello che vi
bisognava [fa]re inanzi che voi torniate al vostro luogo co' vostri frati, là ove Iddio à ordinato el
luogo della vostra sepultura? Sappiate ch'egli è con voi due frati e' quali rimarranno nel viaggio: l'uno
rimarrà in una isola e l'altro rimarrà a ria m[orte] e sarà condannato alle pene infernali".
E così [par]lando insieme questi, egli viddono venire una saetta di fuoco, ed entrò per una
fenestra della chiesa e andò accendendo tutte le lampane dinanzi agli altari, e fatto questo partìssi di
botto e le lampane rimasono tutte accese; disse San Brandano: "Come si spengono queste lampane?".
Rispuose l'abate: "O padre, vien con meco e vedrai questo miracolo". E così andarono insieme e
guardò in queste lampane e non v'era dentro altro che fiamma chiarissima, e non v'era olio né
lucignolo onde vidde e cognobbe bene che quello fuoco era spirituale e non corporale. E San
Brandano disse all'abate: "Come ardere può corporalmente quella cosa la quale nonn-à corpo?
Spirituale [cri]atura nonn-è visibile e questo si sa pe ll'anima che 'l corpo no lla può vedere".
Rispuose l'abate del luogo a San Brandano e disse così: "De, nonne avete voi letto nella Bibbia che
quando venne Iddio a Moises in sul monte Sinai per cagione di parlare co llui la selva delle spine
pareva che ardesse tutta, ed era veduta la fiamma molto da lungi la notte, e la mattina non si trova
niuna cosa, dico, né segno di fuoco?".
E poi sendo venuto el dì, la notte non avendo punto dormito, dissono le sue ore, e poi cantò
la messa ordinatamente, e poi San Brandano fece [venire] tutti e' suoi compagni e domandò licenzia
di volersi partire dal munistero; quello abate gli disse così: "A voi nonn-è licita cosa di partirvi di qua
imperò che voi dovete fare con esso noi la festa di Natale e l'altre infino a l'ottava della Befania". E
dette queste parole San Brandano vi rimase tutto quel tempo; essendo passate tutte quelle feste si
fornì la nave di vettuvaglia, e tolsono tutti la benedizione e commiato da quel santo abate e da' suoi
compagni. E fatto questo, San Brandano entrò in nave co' suoi compagni e fece levare la vela in alto
e volgere la nave inverso ponente.
Essendo questa nave fuori del porto andò avolgendosi per mare non sappiendo là ove
andassono né là ove fossono. E andarono così infino alla Quaresima.
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COME TROVORONO UNA FONTANA
PIENA DI PESCI E DI BUONE ERBE
Or sendo venuto il tempo della Quaresima, ed eglino ebbono veduto una isola apresso, di che
furono molto allegri e cominciorono a navicare molto forte inverso questa isola; allora era mancato il
pane e l'acqua ed erono per fame molto indeboliti e dietro al mancare delle vivande, ed erano stati
due dì, e 'l terzo dì e' viddono porto, onde l'abate benedì il porto e comandò a' frati che uscissono
tutti di nave.
E così feciono, e subito trovarono una fontana chiara e bella e molte erbe e radice fresche, e
viddono pesci assai che andavano per l'acqua e che uscivano di quella fontana e andavano in mare. E
in quell'ora disse San Brandano a' suoi frati: "Lo signore Iddio v'à dato ora consolazione dietro alla
gran fatica; andate e togliete del pesce e dell'erbe e delle radici, e toglietene tante che noi n'abbiamo
assai per cena, arrostite del pesce, che Iddio v'à aparecchiato tutte queste cose per sua bontà e per
nostra consolazione". E vogliendo i frati torre di quella acqua, l'abate disse così: "Frati miei, bevete
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poco di questa acqua, guardatevi di non bere di superchio: avenga ch'ella sia così buona e così bella,
a[nc]o ch'ella non vi guastasse el v[entre], ella vi farebbe tosto dormire di superchio, più che non
bisognerebbe a voi". Alquanti furono che tennono bene questo amaestramento e altri che no, sì che
tale ne bevve una coppa e non n'ebbe veruno impaccio, quello che ne bee due di quelle coppe d'acqua
sì dormì due dì e due notti, quello che ne bee tre coppe sì dormì tre dì e tre notti. E veggendo l'abate
questo dormire così lungo e forte, e' comincia a pregare Iddio per loro, e subito si destorono e l'abate
disse loro: "O frati miei, voi avete perduto molto delle vostre ore e 'l tempo da lodare Idio, per
cagione del dormire che voi avete fatto; egli è buono che noi ci partiamo e andià' via di qui e fuggire
questo pericolo; acciò che nonn-aveg[na] peggio Idio ci à dato cibo da potere vivere e noi per
incordigia della gola pare che noi vogliamo morire; a me pare che noi ci partiamo di questa isola".
Onde tolsono della roba da mangiare di questo luogo sofficientemente, cioè del pesce dell'erbe e
delle radici e dell'acqua, e tolsonne tanta che bastò loro infino al giovedì santo, e non bevevano di
quella acqua se none una volta el dì, e così non fe loro niuno obligamento, e ubidirono l'abate che
l'aveva loro imposto.
Ed entrarono in nave con fornimento che bisognava, e levano la [ve]la e cominciano a
navicare; subito ebbono buon tempo, e durò tre dì, e in capo di tre dì e' trovòno l'acqua del mare
tutta apresa a modo di gelatina, e non pare che ella si movesse onde i frati furono molto dolenti, e
l'abate disse a' frati: "Tenete i remi apresso a voi in nave e lasciate suso la vela, che la nave vada dove
piace a Dio, ed elli ci governerà".
E fatto questo la nave andò aviluppandosi per mare bene venti dì, e poi gli venne un buono
vento inn-aiuto verso el levante: e' frati levarono su alta la vela e cominciorono a navicare via dui dì.
[14]
COME FECIONO EL GIOVEDÌ SANTO
E LA CENA DOMINI E 'L PROCURATORE
VENNE A LLORO
E così andando sì viddono una isola molto grande poco di lungi, e ll'abate disse: "O figliuoli,
cono[sce]te voi quella isola?". Eglino dissono di no ed elli disse: "De, non conoscete voi quella isola
dove noi facemo, anno, el giovedì santo e stavi lo procuratore de' poveri di Cristo?". Rispuosono:
"Noi no lla conosciamo, ma bene ce ne ricordiamo". Allora i frati cominciarono più forte a navicare
pe lla grande allegrezza ch'egli ebbono, e veggendo l'abate sì [disse]: "O sempici, non vi affaticate sì
forte, non sà voi che Iddio si è nostro governatore e guida? Lasciate stare i remi in nave [e I]ddio ci
facci di noi ciò che a llui piace, e io sono certo che lui ci conducerà a buon porto".
E quando fu presso al lido di questa isola, incontanente gli venne incontro el povero di Cristo,
e' prese la nave con una funicella e menaronla in porto pianamente. L'abate con tutti i frati
dismontarono di nave laudando Iddio divotamente; lo procuratore baciò i piedi a tutti i frati e l'abate
disse questo verso: [Mirabilis] Deus et in sanctis suis, Deus Israel dabit virtutem et fortitudinem
[plebi] sue; benedictum sit nomen eius in sempiternum. E abbiendo compiuto questo verso elli
distese un padiglione ed entrarono tutti sotto, e poi toglie l'acqua calda e lava i piedi all'abate e a tutti
i frati, e ivi feciono la Cena Domini e stettono tre dì faccendo la sua vita e 'l suo uficio sì com'egli [è]
da fare della passione di Cristo.
Essendo compiute queste cose el sabato santo, questo procuratore disse a' frati: "Amici miei,
montate in nave per andare via acciò che voi siate questa notte di Pasqua dove voi la facesti anno
passato, e là istarete insino all'ora di sesta [e no]n più, faccendo quello che voi avete fatto infino a
quella ora, e poi monterete in nave e andrete a quella altra isola la quale è chiamata Paradiso degli
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uccelli bianchi, là dove voi fo[ste], anno, il dì di Pasqua insino all'ottava di Pasqua della Penticoste. E
portate con voi di quelle cose che vi fanno di bisogno per mangiare e bere; io verrò da voi quest'altra
domenica e rech[erò] roba assa[i], e per ora toglietene tanta che vi basti per [otto] dì". E così fe ed
egli si partì da lloro, incontanente e' toglie una navicella e caricòlla di pane e acqua e altre cose da
vivere e conducell[a] là ov'egli glie l'avea inpromessa. E San Brandano, data la sua benedizione a
tutti [...], entra [in nav]e e cominciò a navicare inverso quella isola [che gli a]vea detto lo
procuratore de' poveri di Cristo, e quando egli vi fu presso, ed eglino viddono [il l]aveggio ch'eglino
v'avevano lasciato l'altr'anno quando egli se ne [fu]ggirono per paura, e in quella o[ra l']abate con
tutti e' suoi frati uscì di nave e comincia a cantare lo canto de' tre [pueri]: [A]nania Azaria Misaele,
cioè quel salmo [che di]sse: [Cuncta ei benedicite]. E avendo finito questo salmo l'abate disse così a'
frati: "Voi potete pensare entro al vostro cuore che Idio à fatto umana questa bestia sotto noi, ch'ella
non ci fa alcuno impaccio". E poi andavano i frati per la selva siccome piace a lloro, oravano con
divozione e stettono cos[ì in]fino all'ora del mattino, e poi si ragunarono tutti insieme e c[anta]vano
mattino e prima e poi ciascuno disse una messa.
La mattina e San Brandano entra in nave e disse la sua messa e benedisse l'agnello e diè la
benedizione a tutti e' frati e disse a lloro: "O fra[ti mi]ei, noi siamo in questo luogo, andiamo via co
lla nave e 'l nostro signore Iddio la governerà". E così [fe e a]pressimandosi all'isola e 'l porto
dond'eglino doveano entrare, egli viddono la fontana e l'albero degli uccelli bianchi e tutti cantavano
a una boce: Salus Deo nostro [sedenti] super tronum, e poi diceva: [Dominus] Deus [illuxit] nobis
in[condensis] ad cornu altaris. E questo sonava a dire co ll'alie e co 'l becco per ispazio di mezza
ora. E l'abate co lli suoi frati comincia a uscire di nave e [tolse f]uora una tavola e aconcia uno
padiglione sotto [el] q[ua]le egli era stato l'anno passato infino alla ottava della Pentecosta. E nella
ottava della Pentecosta sì vennono con una navicella piena di pane fresco e altre cose, sì come aveva
loro promesso a[ll'a]l[tra i]sola, e dièlla loro che la p[or]tassero [...] per vivere.
Essendo aconci a tav[ola] per mangiare, e' venne uno uccello grande e puos[esi] a sedere in
sulla pu[nta d]ella nave e stava co ll'alie distese e solla[v]ando[le], [e tut]ti quegli uccelli battendo
l'alie sonavano a modo [d'or]gani, e questo uccello grande guarda Santo Brandano e disse così: "In
verità Id[dio à] ordinato di darvi quattro luoghi per qua[tt]ro temp[i de]ll'anno pe lli quali voi dovete
stare sett[i] anni nel vostro pellegrinaggio, e così anderete e farete e' due tempi come voi siete stato
questo anno passato [...]. E quando voi arete passati e' setti anni, voi troverrete cose maravigliose [e]
passerete assai pericoli, e così faccendo voi [trov]errete la terra di promessione de' santi la quale voi
andate cercando; e quando v[oi] vi sare[te voi i]vi starete quaranta dì, Iddio vi conducerà poi tosto in
vostra terra donde voi vi partisti per compiere il vostro intendimento".
E quando li uccelli ànno così detto, incontanente San Br[anda]no si levò suso e inginocchiòssi
con tutti i suoi frati e ren[d]e laude e grazie a Dio; e abbiendo compiuta la sua orazione, e questo
uccello torna in suo luogo a stare co gli altri. E fatto questo el procuratore si disse così: "Voi istarete
qui infino [a] ottava di Pasqua e io me n'andrò via e poi tornerò a voi con quella vettuvaglia che vi
bisognerà". L'abate gli diè la sua benedizione ed egli si partì e Santo Brandano co' suoi frati fece [...]
la festa di Pasqua e l'ottava. Appresso fatto ciò, e San Brandano comanda a' suoi frati che si
mettessono in punto di navicare e fece empiere i vaselli d'acqua e poi condusse la nave in mare. Così
stando e' venne el procuratore e menò vettuvaglia assai, e di là passò da tutti e poi torna indrieto.
Fatto questo San Brandano co' suoi frati comincia a navicare inverso ponente, e andò qua[ran]t[a] dì
in qua e llà per mare.
[15]
QUANDO GLI APARVERO UNA BESTIA
MOLTO SOZZA E PARE CHE
17
GLI VOLESSI DIVORARE
E così andando un dì e' gli apparve una bestia molto sozza grande e spaurosa e f[uori] della
bocca li usciva una grande schiuma, e pe llo suo andamento faceva pe ll'acqua un grande andamento
e movimento, e pareva che venisse correndo molto forte inverso e' frati per divorargli tutti. E quando
i frati s'aviddono di questa bestia che venia loro dietro cominciano aver grande [pau]ra e gridando
forte dicevano: "O signore Iddio priegànvi che voi ci d[ili]beriate da questa bestia, ch'ella non ci
possa nuocere". E San Brandano gli comincia tutti a confortare dicendo così: "O uomini di poca
fede, nonn-abbiate paura, lo nostro signore Iddio lo quale è stato insino a ora nostro difenditore e' sì
ci difenderà da questa sozza bestia".
E così questa bestia s'apressava pure a lloro tanto che ll'onde dava loro molto imbrigamento,
e ll'ab[ate] veggendo ciò sì ssi mette in orazione e dice: "O messere Iesù Cristo, el quale non suoli
abandonare i tuoi servidori e a chi torna a voi con ferma fede, io vi priego che voi guardiate li vostri
servi che sono in questa nave sì come voi scampasti Noè dal diluvio e David da Golia gigante e
Giona dal vente del pesce e Daniello del lago de' lioni e Giuseppo da' suoi fratelli e Moises delle mani
di Faraone".
E quando ebbe così detto, incontanente venne un'altra bestia di verso occidente e andò molto
presso alla nave ma non tanto che lla toccasse, e andò incontro alla prima bestia e assalìlla molto
arditamente. E' feciono una grande battaglia insieme, e alla perfine la seconda bestia sì gitta gran
fiamma di fuoco e con questo fuoco sì uccise la prima bestia, e fece tre parti del corpo suo e p[oi] si
partì e tornò indietro onde ella era venuta. E veggendo i frati questa cosa, San Brandano comincia
così a dire: "O frati miei, voi avete avuto gran paura, ma che vi pare che Iddio v'à lasciato [vede]re
questa cosa? E' ben v'à scampato di gran pericolo e àvi vendicati della mala bestia la quale vi voleva
divorare. Egli è gran cosa la misericordia di Dio, egli sia sempre laudato e benedetto".
[16]
COME EGLINO VIDDONO UNA ISOLA
NELLA QUALE EGLINO STETTONO [TRE] MESI
PER UN MALTEMPO
E andando via l'altro dì e' viddono una isola molto a lungi, ed era molto spessa e piena
d'alberi, e appressandosi al lido di quest'isola e dismontando di nave e' viddono una parte di quella
bestia la quale fu morta dall'altra; e allora disse San Brandano: "O compagni miei, vedete una parte di
quella bestia che vi volea divorare e v[oi divorrete] ora lei, ché a Dio piace che così sia e perciò l'à
fatta [...] in terra. Sappiate che noi staremo asai in questa isola [...] che noi ci partiamo di questa
isola, e si è per un maltempo che verrà tosto; e perciò vi dico levate più in alto la nave e conducetela
in terra e andate a cercare ove voi possiate tendere el padiglione per istarvi sotto".
E così fu fatto tutto per ordine. E fatto questo l'abate disse così: "Andate a quel pesce ch'è
allo lido e [toglietene] e recatene qua tanto che ci basti per tre mesi al nostro bisogno e 'nsalatelo e
governatolo bene e mettetelo in nave e sappiat[e] che quello che voi lasciarete sarà divorato dalle
bestie salvatiche". Così come l'abate disse, così fu fatto; e poi dissono: "Come possiamo noi cuocere
sanza acqua, ché non ci à niuna fontana in questo luogo?". E l'abate disse: "Non vi date maninconia
di niuna cosa, credete voi che ssia maggior briga a Dio a darci da bbere che da mangiare? Così
com'elli v'à dato da mangiare, così vi darà da bere. Andate inverso mezzodì e voi troverrete una
fontana d'acqua chiara e buona da bere e troverrete assai radice d'erbe buone e dolci da mangiare,
toglietene tante quante ci fa mestiere e non più".
18
Andando eglino in quella parte ove gli disse l'abate, avvenne che in quella notte s'inturbidò il
tempo, e andando eglino di qua e di là togliendo dell'acqua, ed eglino trovarono degli ossi dell'altra
bestia, la fortuna e 'l mal tempo fu tanto e sì forte ch'eglino stettono in quel luogo ben tre mesi, e
dissono e' monaci all'abate com'eglino avevan trovato l'ossa della bestia. L'abate rispuose: "Io so
bene che voi [ne] avete cercato s'egli è vero quello ch'io vi dissi, ma io vi dico un'altra cosa, che in
questa notte lo mare gitterà fuori una gran parte d'un pesce molto grande, e se vi piacerà voi ne
potrete mangiare". E quando venne l'altra mattina e' frati andarono alla riva del mare e truovan[o]
quella parte del pesce che gli aveva detto San Brandano, onde ne tolsono quanto ne piace loro.
Essendo alla fine di tre mesi, l'abate disse una sera: "Frati miei, domane sarà bel tempo e
l'altro dì e 'l terzo dì sarà sì abonacciato che noi potremo navicare sicuramente là dove noi vorremo".
E come disse, così fu la verità, onde passati tre mesi e tre dì e l'abate fe caricare la nave di cose da
mangiare e da bbere, ed avendo ben fornita la nave levarono la vela e cominciano a navicare e andare
via al nome di Dio.
[17]
COME TROVORONO UNA ISOLA
NELLA QUALE ERA TRE POPOLI
E UNO DE' FRATI VI RIMASE VIVO
E andando via per mare, essendo andati due dì, e' viddono una isola molto bella e a llungi; e
l'abate disse: "Vedete voi quella isola la quale [è] contro a voi?". Ed e' rispuosono: "Sì, veggiamo". E
ll'abate disse: "Che vedete voi dentro?". Ed eglino rispuosono: "Noi veggiamo tre popoli, cioè tre
compagnie di genti, li quali sono in quella isola: l'una si è de' fanciulli piccoli, l'altra si è d'uomini
giovani, la terza si è d'uomini vecchi". L'abate disse: "Io vi fo asapere che uno de' nostri frati rimarrà
in questa isola e con questa gente". E' frati cominciano a dire qual era quello di loro che doveva
rimanere, e stando in questo ragionamento l'abate gli vidde molti tristi, allora l'abate mostrò loro
quello ch'era desso e disse così: "Questo si è quel frate che rimarrà in questo luogo con una
compagnia di questa gente". E 'l frate stette tutto pensoso, ed era uno di quelli tre che venne dietro a
Santo Brandano partendosi dal munistero, il quale i ssanto fe menzione quanto montò la prima volta
in nave.
E apressandosi al lido la nave stette ferma; l'isola era molto bassa e di gran pianura ond'ella
nonn-era più alta che 'l mare e non v'era né albori né erba che potesse essere mossa dal vento. Questa
isola era molto chiara e bella ed era tutta coperta d'uve mature, e 'l colore di questa uva era azurra e
l'altro colore violato e l'altra era molto bianca. E dentro dall'una compagnia a l'altra di que' popoli era
spazio di terra assai più ch'una balestrata, e ciascuna di queste compagnie cantavano dolcemente e
soave non si movendo nessuno dal suo luogo, e quando l'una compagnia cantava e l'altra stava cheta,
e quando l'una aveva cantato, e l'altra rispondeva quel verso medesimo, e non ristava di dire questo
verso: Et [ibunt] sancti de virtute in virtutem et videbunt Dominum [deorum] in Syon. La compagnia
de' fanciulli era vestita di bianco come neve, la compagnia degli uomini giovani [si e]rano vestiti di
colore di grana, la compagnia de' vechi si era vestita di fini topazi, e tutti questi vestimenti erano
fatto a modo di mantegli ed erano tutti fregiati di fregi d'oro larghi e begli.
E quando i frati giunsono al porto egli era passata la quarta parte [del dì]. E quando fu la
quinta ora i detti compagni cominciarono a cantare sì come i' ò detto per tre volte e poi
cominciarono a salmeg[gia]re dicendo [ci]ascuna compagnia el suo verso, e i s[almi e]rano questi:
Deus misereatur nostri; Deus in nomine tuo; Credidi propter [quod] locutus sum. E per terza diceva
questi salmi: Legem pone michi Domine; Deus in adiutorium meum; [Credidi] propter, e l'orazione
19
di sesta diceva: Fundamenta eius; Qui confidunt in Domino; Dilexi quoniam, ed a nnona diceva: De
profundis clamavi; Ecce quam bonum; Lauda Ierusalem, e l'orazione di vespro diceva: Unus Deus
in Syon e le due benedicite: Deus Deus meus; Laudate pueri Dominum e cinque Salmi grandi. E
quando ebbe compiuto di dire l'orazione, e' venne una nugola bianca gra[nde] e coprì tutta l'isola, e
per questa nugola e' frati non poterono più vedere questa compagnia, bene è vero che eglino udivano
cantare. All'ora del mattino pareva che cantassino tutte le compagnie questi salmi: Laudate Dominum
in sanctis eius; Benedictus Dominus Israel; Te Deum laudamus. E quando fu dì chiaro e ll'isola fu
scoperta da quella nuvola e parì tutta, in quell'ora e tutte quelle compagnie cominciano a cantare
questi salmi: Deus Deus meus, ad te de luce vigilo; Domine refugium, a terza: Omnes gentes
plaudite; Deus in adiutorium; Dilexi quoniam, e l'orazione. E poi si comunicarono dolcemente, e
quando ricevevano la comunione sì di[cev]a a questo verso: [Hoc sacrum] corpus Domini et
[Salvatoris sanguinem] sumite [vobis] revertentes ad vitam eternam.
E quando e' furono tutti comunicati con questo agnello benedetto, et uno di que' giovani
aveva uno cofano in mano piena di granella d'uva matura, e uno di questi giovani sì diè quel cofano
con quella uva a' frati e disse: "Togliete quest[e] ch'elle v[i tor]neranno utile". E disse: "Togliete del
frutto delli s[anti] e for[ti] uomini e rendete lo nostro frate, e poi andate con Dio e co lla sua pace".
Allora San Brandano chiama a sé quel frate e poi disse a tutti e' frati: "Togliete comiato da llui". E
poi disse a llui: "Va' a costoro che ti vogliono e dicoti che in buona ora t'ingenerò tuo padre, per le
tue buone opere tu debbi star qui con questa buona gente". E dette queste parole lo frate diede la
pace a tutti i suoi compagni, e fatto questo e' tolsono commiato tutti e' frati da llui e ll'abate gli disse:
"Ricordati figliuolo quante grazie degne t'à fatto Iddio in questo viaggio; va' con Dio, figliuolo,
ricordat[i di] me e delli miei compagni". E così si partì lo frate [e a]ndò con quelli due giovani alla
sua compagnia.
E quando fu l'ora di nona, l'abate comanda a' suoi frati che dovessono apparecchiare da
mangiare e dovessono [...] uno de' granelli del cofano che vol[eva] vedere e cercare questa cosa così
bella, e veggendola così bella e così grande sì sse ne maravigliavano molto e dice così: "Mai non vidi
né mai udì' dire né mai non trovai scritto che fosse al mondo così fatta uva". E San Brandano
comandò che gli fosse recato uno catino netto e uno paio di bilance perciò che voleva pesare questa
cosa, e truova che ogni granello pesava una libbra e rompendo la scorza del granello vidde e cercò
dentro [e t]rovò el suo mosto molto dolce e soave da [ber]e, ed eravi dentro tanto mosto che
ciascuno frate n'aveva una oncia e di quello aveva tanto nutricamento che in quel dì no gli bisognava
altro cibo; e poi fe così insino a dodici dì, e in questi dodici dì non mangiavano e non bevevano altro,
e no gli bisognava.
Essendo compiuti i dodici dì e gli dodici granelli furo [co]nsumati, e allora San Brandano
comanda a' suoi frati che avessono pace e orassono divotamente e digiunassono divotamente. E così
feciono.
[18]
COME VENNE A' FRATI UNO UCCELLO
MAGGIORE D'UNO PAGONE E RECÒ LORO
UNO RAMO DI FRUTTARI CON ASSAI FRUTTARI
E così passò tre dì, e nell'ora di mezza terza sì venne uno uccello molto grande, ed era
maggiore e più bello che uno pagone, e pareva che venisse dall'isola là dove egli erano stati co lla
nave, là dove erano i tre popoli. E questo uccello aveva in becco un ramo d'uno albero molto strano,
ed era grand[e] la bellezza del ramo e delle foglie e del frutto, e in capo di questo ramo si era uno
20
legame d'una uva molto bella e grossa, e ciascuna uva avea el suo colore più chiaro e più bello di
pietre preziose; essendo venuto l'uccello nella nave e' mette questo ramo in grembo a San Brandano
e poi andò via.
E veggendo San Brandano questa cosa, incomincia a laudare Iddio divotamente e poi chiama
e' frati e disse: "Vedete figliuoli che cosa è questa? Allegratevi e confortatevi in Dio ch'egli non
abandona e' suoi amici, egli v'à mandato uno ricco desinare, laudatelo e ringraziatelo el meglio che
voi sapete". E così feciono. La g[ro]ssezza di quella uva era tutta l'una come l'altra e ogni granello
pesava una libbra. E veggendo l'abate questa cosa diede a ciascuno frate la sua uva e per questo
modo diè mangiare dodici dì, e in capo di [dodici] dì comandò a' suoi frati che digiunassino e fessono
in orazione. E così feciono.
[19]
COME APPARVE LORO UNA ISOLA
PIENA D'ALBORI E DI FRUTTARI
In capo di tre dì i frati viddono una isola ivi presso, la quale e[r]a tutta coperta d'alberi molto
spessi ed erano tutti caricati di quella cotale uva come fu quella ch'elli avevano mangiata, ed era di
tanto odore e di tanto buono sapore che non si potrebbe dire chi no ll' asaggiasse; e tutti questi alberi
erano piegati insino in terra pe llo gran carico ch'elli avevano.
San Brandano dismonta solo in terra e disse a li frati: "Aspettatemi". Ed elli andò solo pe
ll'isola per volere veder[e] e sentire che odore era quello che ssì grande senti[va], lo quale sarebbe
stato sofficiente nel Paradiso terreste. Li uccelli che erano dentro erano molti belli, e per questa
cagione [no]n si ricordava di tornare a' suoi frati, ed eglin[o p]ure aspettavano in nave e guardavano
onde e' venisse, e stando così, uno grandissimo odore venne inverso e' frati, lo quale menò uno
piccolo vento che venne inverso loro, e per questo dimenticorono il digiuno e mangio [rono]. E
andando l'abate per questa isola, e' truova sette belle fontane le qual[i] gittav[a]no rivi d'acqua, molto
piene d'erbe e olorose, e lle sue radici erano molte lunghe e grosse e molte preziose da mangiare; e
avendo cercato molto bene questa isola e' torna a' suoi frati e porta con seco uno ramo di quelli
arbori co lle foglie e co' suoi [fr]utti e dièlle a' suoi frati dicendo così: "O frati miei, egli è buono
s[ta]re qui, sicché uscite di nave e ficcate el padiglione e fatevi di buon cuore e confortatevi in Dio e
cogliete di questi buoni frutti di questa isola preziosa alla quale Iddio ci à mandati".
E così stettono ivi quaranta dì e quaranta notti e pascevansi una volta [al d]ì di quest[a u]va e
dell'erbe e delle radici che era in quella isola. Essendo passati quaranta [dì e]ntrarono in nave e
portano seco di qu[ello] bon frutto, e poi si partirono e andarono in buona [...].
[20]
COME VIDDONO UN'ALTRA ISOLA LA QUALE ERA CHIAMATA GRIFFA
INPERÒ CHE V'ERA IN PARTE UCCELLI E IN PARTE BESTIE
E IN PARTE PESCE, PER LA QUAL COSA EBBONO GRANDE PAURA
E andando via e' viddono una isola molto grande e brutta, e aveva nome Griffa, e pareva
ch'ella venisse incontro alla nave molto [ra]bbiosamente sì come si volesse d[ivo]rare, in parte era
[uc] celli e in parte erano bestie e tenevano gli occhi e la bocca aperta e tutta pareva furiosa onde i
21
frati dissono all'ab[ate] con grande timore: "O padre, come dobbiamo fare? E perché [ci] venga
incontro una mala bestia per divorarci?". E ll'abate disse: "Non abbiate pau[ra di] niuna cosa, lo
nostro signore Iddio sarà nos[tro] aiuto; e' àcci difese molte altre volte e ancora ci potrà difendere se
a llui piace". Li uccelli che v'erano sì avevano il becco ritondo e l'unghie e l'alie tagliavano come
rasoi. E favellando e' frati insieme, un altro uccello venne e recava in becco uno ramo d'albero, e
quando [fu] per mezzo la barca sì llo lasciò cadere in grembo a San Brandano, e poi si partì e andava
incontro a l'uccello grifagno, e fe tanta battaglia co llui che ll'uccise. E fatto questo lo buono uccello
si partì e tornò adietro ond'egli era venuto.
E allora San Brandano co lli suoi frati lodòno Iddio divotamente e con umiltà; e poco stante
e' viddono un'altra isola onde si confortorono tutti. San Brandano co lli suoi frati tosto vennono a
l'isola, la quale era dell'abate Albeo, e stettono là sì come erano usati e ferono ivi la festa di Natale
infino alla Befania. Essendo passate tutte le feste e' [t]oglie comm[ia]to e la benedizione dall'abate
Albeo e da' suoi frati ed entra in nave e andò via per mare di qua e di là, e giamai non ànno riposo se
non nei detti dì, cioè dall'una Pasqua all'altra quando erano in queste isole preziose.
[21]
COME APARVE LORO UNO MARE CHIARISSIMO,
CIOÈ NEL FONDO SI ERA DI TUTTI LI UCCELLI
DEL CIELO E DI TUTTI GLI ANIMALI DELLA TERRA
Vogliendo San Brandano una volta cantar messa nella festa di San Pier [o e San Pa]olo en la
nave co lli su[oi] frati truova un [mare c]hiarissimo ed era sì chiaro che si vedeva ogni cosa che era
nel fondo. E un dì guardando e' frati nel fondo di questo mare, e' viddono d'ogni generazione di
bestie le quali giacevano tutte nel fondo del mare di qua [e] di là: altre erano grandi e altre erano
piccole, ancora pareva che vedessono una città co[...]ala[...] con molti torri e case assai, ed erano
queste [be]stie salvatiche e dimestiche e d'ogni natura. E veggendo che San Brandano voleva dir
messa sì lo pregarono divotamente che dica la messa pianamente per ciò che lle bestie che erano nel
mare non sentissono, che elle non venissono a far loro male. E dette queste parole, l'abate cominciò a
ridere e poi disse così: "Io mi do gran maraviglia come voi siete sì semplici criature; e' pare che voi
abbiate maggiore paura di queste bestie che giacciono giù in gran pace che voi non avete del Signore
del cielo e della terra. Voi siete scampati da quella mala bestia che vi voleva divorare e dalla Griffa,
[da]l pesce Ieson e dalla tempesta di tre mesi e dagli altri gran pericoli i quali sono stati contrari, ben
potete voi scampare da queste bestie che ssono a lungi da voi più d'un miglio".
E dette queste parole San Brandano comincia a cantare la messa ad alti boci laudando Iddio e
cantando la messa co gli altri frati; e alcuno de' frati guatava se lle bestie si movevano. E avendo
cominciato a cantare la messa, tutte le bestie si levarono su e andavano qua e là pe llo fondo di
quell'acqua non toccando perciò la nave; e quando la messa fu finita di cantare e quelle bestie
s'andarono tutte via, e' frati si partirono e stettono otto dì inanzi che potessono passare il mar chiaro.
[22]
COME TROVORONO UNA ISOLA PIENA
D'O[DO]RIFERE ERBE MA AMARE E GLI ALBORI
CHE ZONTAVANO E CALAVANO
22
E passato ch'e[gli eb]bono questo mare chiaro in otto dì, l'abate cantò una messa e poi
navicarono tre dì e poi trovarono un'altra isola nella quale si era un bosco d'amare erbe e avevano
grande moltitudine di foglie e di fiori e di frutti, ed avevano questa cotale natura questi arbori:
quando lo sole levava questi usciva di sotterra, come lo sole montava e gli albori montavano e
quando lo sole calava e gli alberi entravano sotto terra non rimanendo per ciò la terra aperta ma
serrata.
Dentro pe ll'isola erano erbe odorifiche e dolci e buone e con buoni olori. Ancora una par[t]e
da quella isola erano setti arbori divariati dagli altri e molti belli, e in cima di ciascuno albero aveva
un pome molto maraviglioso dagli altri di grossezza e di bellezza; erano in sé tutti e setti pomi,
parevano che questi pomi tutti insieme sonassono a modo d'uno relogio di chiesa che abbia sette
c[a]mpanelle, ivi [pr]esso si erano sette montagne e ciascuna si era di met[allo]. Ivi presso si era sette
fontane e ciascuna menava rivo: la prima si era d'acqua, l'altra di vino, l'altra di sangue, l'altra d'olio e
l'altra di latte, l'altra di mêle, l'altra di balsimo.
[23]
COME APPARÌ A' FRATI UNA COLONNA GRANDISSIMA
DI PURO CRISTALLO CIRCUNDATA D'UN GROSSO CÀNAPE
Abbiendo un dì cantata la messa e andando pe llo mare e' viddono una grande colonna di
cristallo ed era diritta, e così si mettono in via per andare là e stettono tre dì ad andare, e in capo di
tre dì e' giunsono alla colonna. L'abate cominciò a guardare pe ll'aria la cima, mai no lla poté vedere,
ed era di sotto alla colonna circundata d'un grosso cànape, gli altri frati si maravigli[av]ano e pensano
pure che cosa è questa e perché era in quel luogo. Allora San Brandano disse: "[Figliu]oli, mettete i
remi [in] [nave] e legate bene la vela e l'alb[ero] e andate un di voi in poppa e tenete bene bene la
pezza".
La colonna e il cànape era lungo bene un miglio su per altezza, lo piè della colonna era fermà
giù nel fondo dell'acqua; disse San Brandano a' suoi frati: "Mettete la nave dentro per qualche modo
in qualche bugio e vedrete questa maraviglia di Dio". Essendo entrati dentro e' guatano e vidono lo
mare molto chiaro sì che per quella chiaritade e' viddono infino al fondo del mare ogni cosa e vidde
lo piè di quella colonna, e pareva ch'ella fosse affermata in su qualche lav[o]rio, e viddono il capo del
cànape che giaceva in terra di lunge al piè della colonna. Questa colonna era quadra e San Brandano
volle vedere e sape[r]e quante braccia era per quad[ra] e navicò così intorno intorno e truova che
l'era per quadra mille cinquanta braccia, e stettono a misuralla quattro dì. E 'l quarto dì truova uno
calice molto grande e maraviglioso, ed era di colore della colonna, e stava questa cosa in una finestra
della colonna; e San Brandano tolse questo calice in mano e guardalo pure assai con divozione, e
tutti insieme laudavano Iddio di tante maravigliose cose ch'egli aveva vedute. E San Brandano
comanda che ssia detta la messa dello Spirito Santo e poi si dovessino tutti comunicare; e così
feciono.
Questi frati ricevetono tanta consolazione di vedere queste cose sì belle e sì maravigliose
ch'eglino stettono quattro dì che non mangiarono e non befuono, e fatte queste cose aconciarono
l'albero e la vela e tutte l'altre cose per ordine a dovere navicare e racomandasi a Dio, e segnandosi
comincia a navicare. Essendo partiti, e' venne un vento che gli menò molto da lungi e tosto da presso
d'una bocca d'Inferno inverso le parti d'Aquilone.
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[24]
COME TROVARONO UNA ISOLA
NELLA QUALE È INFERNO
Essendo andati co 'l vento nelle parti d'Aquilone eglino viddono una isola la quale era tutta
piena di pietre grandi ed era molto una sozza isola e non v'è né albori né foglie né erbe né fiori né
frutti, ma tutta era piena di fucine e di ferrari; e ogni fucina aveva el suo ferraro, aveva tutti e' suoi
ferri che al ferraro s'apartiene, le sue fucine ardevano a modo d'ardentissime fornaci e ciascuno
martellava per sì gran forza e con tanto romore che se non fosse altro Inferno quel sarebbe paruto
troppo. E veggendo San Brandano e ' suoi frati tutte queste cose le quali erano sì crudeli e sì
spaurose a vedere, disse San Brandano a' suoi frati: "Frati miei, questo si è reo [lu]ogo da stare, i' ò
gran compassione di queste cose ch'io veggio e perciò nonn-è d'andarvi presso se noi ce ne possiamo
guardare".
E avendo detto queste parole, e' venne un gran vento e molto forte, e menò la nave presso a
questa isola, e sì come piacque a Dio questa nave passò oltre con salvazione; essendo la nave di lungi
un tratto di balestro, e' frati udivano uno ismisurato vento e romore di martelli, e battevano [i
m]artelli su per l'ancudini. E udendo San Brandano questo romore e' si comincia a segnare e disse
così: "O signore Iddio, debbiaci iscampare da questa isola se a voi piace". E avendo così detto,
inmantenente e' venne uno uom[o] di questa isola inverso loro el quale era vecchio e aveva la barba
molto lunga, e nero e piloso a modo d'uno porco, e apuzzava molto forte. E così, tosto come questi
servi di Dio ebbeno veduti, questo uomo così tornò subitamente indietro, e ll'abate si segna e
racomandasi a Dio e disse così: "O figliuoli miei, levate più alta la vela e navichiamo più forte acciò
che noi possiamo fuggire di questa isola, ché c'è male stare".
E avendo detto queste cose, cioè parole, incontanente e' venne uno mal vecchio barb[ut]o in
su lo lido del mare e recava in mano una tanaglia e una pala di ferro tutta ardente di fuoco, e
veggendo eg[l]i che la nave era partita, elli la gitta lor dietro quella pala del ferro, ma come piacque a
Dio ella no lli giunse, ma dove ella diede tutta l'acqua fe bollire fortemente. E avendo veduto questo
fatto eglino ebbono veduti in sulla riva una gr[an]de multitudine di sozzi uo[mi]ni come fu lo primo;
e aveva ognuno in mano una gran mazza di ferro tutte ardente di fuoco e rendeva una gran puzza. E
di queste mazze e dell'altre traevano loro dietro, mai non gliene giunse veruna, ma un gran puzzo
faceva, e faceva bollire l'acqua ben tre dì; anche vedemmo ardere quella isola molto forte e andando
via i frati egli udivano un grande urlamento e romore il quale faceva quella brutta gente. E San
Brandano confortava tutti e' suoi frati e diceva: "Non temete, figliuoli miei, lo signore Iddio si è e
sarà nostro aiutatore, io voglio che voi sappiate che noi siamo nelle parti del Ninferno e questa isola
è delle sue, e avete veduto de' suoi segni e perciò [d]obbiate orare divotamente acciò che non vi
bisogni temere di queste cose".
E dette queste parole eglino udivano boci che gridavano molto dolorosamente e dicevano: "O
padre santo e servo di Dio, priega per noi miseri tapini, sappi che noi siamo presi a mal nostro grado
e contra a nostra voglia, [vo]lentieri verremo da voi ma noi non possiamo, dolente a noi che m[ai]
nascemo al mondo el quale è pieno d'ogni inganno e tradimenti; noi siamo legati molto forte e non
veggiamo da chi né chi ci tiene, onde la nostra vita è sempre dolorosa e sempre sarà". E quando i
frati udirono queste parole ebbono grande compassione e priegano Iddio che gli guardasse da queste
pene. E guardando eglino inverso l'isol[a e'] viddono questo uomo ch'era ignudo et era menato al
tormento e udiva le boci che gridava e diceva: "Al fuoco, al fuoco!". E altri diceva: "All'acqua!". E
molte altre parole udivano assai piggiori, e in queste parole l'acqua del mare venne tutta torbida e
pareva che gitta[s]se fiamma e puzzo molto orribi[le], e per questo e' frati vennono molto isbigottiti
tal che non sapevano dove si fossono né dove dovessono andare, ma co ll'aiuto di Dio pur si
partirono di così brutto luogo.
E andando un altro dì, sì viddono un grande monte inverso ponente in mare, in quel monte
24
pareva che vi fosse nature d'animali salvatichi sì come dragoni leoni grifoni e orribili serpenti e altre
brutte cose assai; e in sulla cima di questo monte usciva un grande fiume d'acqua. E volendo San
Brandano ischifare questo monte, uno vento gli menò appresso alla riva, ed era molto alta, e in sul
quel monte correva un fiume di sangue vivo; e uno frate di quelli tre che era rimaso co ll'abate in
compagnia si uscì fuori di [n]ave molto tosto e comincia andare giuso al fondo della riva, e quando e
fu là giù incontanente e' fu preso, e egli comincia a gridare subitamente molto forte e diceva: "O
santo padre, per male mi partì' dalla vostra compagnia, io sono preso e non so da cui né perché e
nonn-ò possanza di ritornare a voi". Incontanente e' [fra]ti cominciarono a tor via la na[ve] e
volendosi partire dal porto pregando Iddio e dicendo: "O signore Iddio, abbi misericordia di noi
peccatori". E l'abate guardava pure che faceva quel frate e quello che era fatto a llui da' dimoni: e' llo
menavano dall'uno tormento a l'altro molto forte, e viddelo inghiottire nove volte da uno dragone
uscendogli ogni volta di sotto. E veggendo l'abate ch'egli era sì forte tormentato da diversi tormenti,
allora disse: "O figliuolo, tristo a te che mai nascesti in questo mondo, e' mi pare che tu meriti di
stare in coteste pene per li tuoi gravi peccati".
E avendo così detto, e' venne un vento e menò la nave inverso Austro, e andando e' si rivolse
indietro per vedere l'isola onde si erano partiti e viddono che tutta la compagnia ardeva d'un
grandissimo fuoco e molto alto; e veggendo l'abate e i suoi frati questo, sì navicarono molto forte
inverso mezzodì per ispazio overo [...] di setti dì, e non truovano altro che cielo e acqua.
[25]
COME TROVARONO GIUDA SCARIOTTO
CHE SEDEVA IN SU UNA PIETRA ENTRO EL MARE
Essendo passati i setti dì e andando e navicando e' viddono in mare una forma d'uno uomo
che sedeva in su una pietra in mare e aveva dinanzi un panno appiccato in su due forcelle di ferro e
giamai non istava fermo pe llo vento che vi dava dentro e anche Giuda era molto conbattuto dal
vento e dall'onde del mare. E, andando, questi frati qual diceva ch'egli era uno uomo, altri diceva
ch'egli era uno uccello, altri diceva che e[ra] una navicella; e udendo l'abate queste parole che
dicevano tra loro e' disse: "O frati miei, lasciate stare questa nostra intenzione e dirizziamo la nave in
là e vedremo che cosa sarà quella".
E quando fu presso, e' viddono ch'egli era uno uomo tutto piloso, disvariato dagli altri, lo
quale sedeva in su una pietra in mare e ll'onde lo conbattevano molto forte, e spesse volte lo copria
sotto il panno che gli era apiccato dinanzi essendo un poco di lungi da llui. Quando e' frati lo viddono
sì feciono una gran maraviglia, e allora disse San Brandano: "Io ti comando, dalla parte di Dio vivo e
vero, che tu mmi dichi per che cagione tu se' qui e stai in questo modo e pare che tu facci qui una
grande penitenzia, dimi che merito debbi tu avere, dimi se tu sse' vivo o morto". Rispuose Giuda e
disse:
"Sappiate ch'io sono morto e sono Giuda Scariotto, io sì uccisi mio padre con una pietra ed
ebbi mia madre per moglie non sappiendo che ella fusse mia madre, e stetti co llei lungo tempo ed
ebbine assai figliuoli, e anche fu' grande mercatante e sempre falsava la mia mercatanzia e ritondava
tutta la moneta che mi veniva pe lle mani, e fu' usuraio e tutto vizioso, e fu' ladro, e poi mi partì' da
tutte queste cose e diventai apostolo di Iesù Cristo ed egli mi fe suo spenditore e ricevitore e
cano[var]o d'ogni cosa che c'era dato, e per potere mantenere li miei figliuoli Iesù mi diè libertà ch'io
togliessi la decima parte d'ogni cosa che gli era dato aciò ch'io mantenessi e' miei figliuoli, e così
faceva; e perché Maria Maddalena ispande unguento prezioso per Iesù Cristo, e unguendoli il capo e
' piedi una sera in casa [di] Simone lebbroso, e era tanto unguento che montava trecento danari
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d'argento, e io di ciò mi crucciai malamente per ciò ch'io non potevo avere la decima che mi v[en]iva,
e pensai di non perdere la decima di quello unguendo, e vennemi in cuore di falsare la compagnia e di
tradire lo mio Signore e di darlo per trenta danari. E così feci, e per questo, [volendomi] riavere la
detta decima, questo [si] fu rio pensiero, ma io lo feci non credendo che lle cose andassono così
malamente, ben credetti mal ne 'ncontrasse, ma non che nne dovesse morire, anzi scampasse pe lla
sua grande virtude e possanza, e qui m'ingannò lo mio tristo pensiero onde quando io lo vidi ch'egli
era al tutto condannato a Pilato e che doveva morire io fu' molto dolente e tristo di quello ch'io
avevo fatto di lui, e per questa cagione io rendè' e' danari indietro i quali io aveva ricevuti credendo
ch'eglino lo dovessono lasciare e sì [mi] chiamai molto incolpato, veggendo tutti loro. Io veggendo
che questo non giovava io, sì [com]e disperato per dolo[re e] per tristezza, comperai uno cap[pio] e
appicà'-mi pe lla gola a guisa d'uno ladro; e per questo modo fu la mia fine. E com'io fu' morto, così
fu' messo in questo luogo che [voi] vedete, e per questo ch'io ricevo ora nonn-è per mio merito ma
per ispezial grazia che Dio m'à fatta sì come a llui piace, né nonn-è questo luogo di penitenzia che
troppo mi vaglia ma si è luogo d'alcuna perdonanza e alcuna apparenza di rif[rig]ero la quale m'è
fatta ad onore di Dio ogni domeni[ca], e però m'av[ete vo]i trovato qui. In verità vi dico che quando
io sono qui e' mi pare essere in Paradiso e più ricevo consolazione di questa stanza che di tutte le
consolazione del mondo, e tutto questo i' ò pe lla grande paura delle crudeli pene [e de'] tormenti
ch'io aspetto d'avere in questa notte che viene infino all'altra domenica, ogni fes[ta princip]ale di Dio
e d[ella] virgine Maria sua madre, e pe llo suo amore [e]lla fa molte grazie e molti beni all[e ani]me
de' morti e de' vivi, sappiate ch'io sto qui ogni [d]omenica ed ogni Natale insino alla sera di Pasqua
Befania e dal dì di Pasqua della Penticosta e nelle quattro feste di Santa Maria, la quale è fontana e
madre di grazia e di misericordia, e nel dì d'Ognisanti, e per ch'io sia in questa forma che voi mi
vedete che non pare ch'io abbia altra pena e io ardo e brugio e sono più ardente che nonn-è il ferro
nella furnace, e quando io sono tolto di questo luogo io sono di dì e di notte in sul quel monte
altissimo lo qual voi vedete via, a lungi di qui; e sappiate che in quel monte si è Levitan co lli suoi
cavalieri tutti in crudeli pene; io si era in quello luogo quando vi venne lo vostro frate lo quale venne
con voi e uscì di nave così villanamente, e quando giunse al Ninferno el Ninferno mostrò segno
d'allegrezza cioè gitta[van]o maggiore fuoco e fiamma. Ora v'ò detto cui io sono e perché io son qui
e [sa]ròcci insino al dì del giudizio, io sono malamente cruciato e tormentato nel fuoco del Ninferno
con Erode re e Anna e Pilato e [Caifasso] li quali feciono lo patto meco e feciomi dare lo
p[aga]mento del tradimento ch'io feci del mio signore Iesù Cristo; e per ciò ch'io so bene che voi
siete amici di Dio, lo quale è redemtore del mondo, che per suo amore e dalla sua parte vi priego che
voi degnate di pregare lui per me acciò ch'i' sia lasciato istare qui in[sin]o domane, ch'e' dimoni non
mi possino nuocere in questo mezzo; veggendo voi egli no mi meneranno via a quella mala eredità la
quale io comperai per pregio".
E San Brandano rispuose e disse: "Di questo che tu mmi prieghi sia quello che piace a Dio, in
questa notte che viene tu non averai niuna pena ins[in]o domane per [...] levato il sole". E San
Brandano ancora domanda e dice: "Dimmi perché sta' tu qui in su questa pietra e [che v]ale questo
drappo che tu ài qui dinanzi da te e per[ché] stae apiccato in su quelle due forcelle del ferro".
Rispuose Giuda a llui: "Io sto in su questa pietra e giovami molto, quando io ero al mondo sì missi
una pietra in una via piovosa nella quale era un reo passaggio, e ciò feci per agevolezza e bene di
quelle persone ch[e] passavano quindi, e questo feci inanzi ch'io fossi apostolo di Cristo. E questo
drappo che mi sta apiccato dinanzi un poco da llungi da me si è perciò ch'io diedi un cotal come
questo per amore di Dio quando io ero canovaro delle cose di Iesù Cristo, e perché e' non era mio,
perciò mi sta da lungi e non mi giova, anzi mi nuoce. Le forcelle del ferro che voi vedete di presso si
è ch'io ne diedi due così fatte al servigio de' sacerdoti nel tempio di Salamone".
E quando ebbe dette queste parole, nell'ora della sera parve che venisse una ombra che
scurasse questo uomo e lla pietra nella quale e' sedeva; e subitamente e' venne una grande
moltitudine di dimoni sanza alcuno numero, e tutti circundavano Giuda d'intorno e sì ssi lamentavano
forte dicendo così: "O servidori di Dio benedetto, partitevi tosto di qui che per vostra cagione noi
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non possiamo apressarci a questo nostro compagno el quale è qui, noi non siamo arditi d'andare
dinanzi al nostro princi[pe] Lucifero maggiore se noi no gli appresentiamo questo suo servidore
Giuda lo quale tradì lo suo signore Iesù Cristo. Tu, santo padre, ci ài tolta la possa e la forza, ché noi
non abbiamo al presente forza di fagli niuno tormento di quegli che noi siamo usi di fagli, piacciavi di
non l'aiutare in questa notte benché ve n'abbia pregato". E San Brandano gli rispuose e disse così: "Io
no llo difendo, ma lo signore Iddio à già consentito ch'egli abbia grazia in questa notte e sia [di]feso
da ogni pena che voi li volessi fare". E gli dimoni rispuosero: "Come vuo' tu aiutare per lo nome di
Dio, sappiendo ch'egli fu traditore del signore Iesù Cristo?". San Brandano disse: "Io vi comando nel
nome di Iesù Cristo che voi in questa notte no lli dobbiate fare male". Rispuose li dimoni: "Come
chiami tu lo nome di Iesù Cristo in servigio di costui sappiendo che llo tradì e dapoi in qua è stato
con tanti mali e danni?". Rispuose San Brandano: "Io no llo voglio difendere contra alla volontà di
Dio, quello che piace a Dio piace a me, ora e sempre sia la sua volontà". L'abate stette tutta quella
notte in orazione e lli dimoni non ferono in tutta quella notte niuno tormento a Giuda.
Essendo passata la notte, el dì era venuto, lo sole era levato, e San Brandano comanda a' frati
che dovessono navicare al nome di Dio; e così cominciarono lo viaggio. E fatto ciò, incontanente si
ragunarono una grande moltitudine di dimoni i quali somigliavano pure balbuini e copriva tutta
l'acqua del mare, e in quello luogo, si chiamà l'abisso, quelli dimoni cominciarono a gridare molto
forte e a dire così: "O servo di Dio, el vostro grande nimico va in là nella mala ora e maladetto sia il
tuo viaggio e lla tua entrata in po[rto] e llo tuo andare e llo tuo stare per mare e per terra; e per
questo diciamo perciò che in questa notte abbiamo avuto molto tormento dal nostro prencipe perché
noi no lli apresentammo lo suo servidore Giuda". San Brandano rispuose: "A noi non può nuocere la
vostra maladizione, voi siete maladetti, chi è maladetto non può maladire né benedire, e perciò io vi
do la mia maladizione". Allora dissono i dimoni: "Sappi che a questo tristo sarà radoppiato tutte le
pene questa settimana perciò che tu l'ài difeso questa notte". Incontanente li rispuose l'abate e disse:
"Né voi né il vostro principe non n'arà balia, ma sarà la volontà di Dio, e pe lla vostra superbia e pe
lle vostre minacce io vi comando a voi e al vostro principe, per lo nome del nostro signore Iesù
Cristo, che voi no lli dobbiate far peggio che voi siate usi di fare". "Vuol egli lo nostro signore Iddio"
dissono le dimonia "che noi ubbidiamo alle vostre parole e vuole tutto ciò che a voi piace? " E San
Brandano rispuose e disse: "Io sono servidore di Dio el quale è signore di tutte le cose e di tutte le
mie parole, e voi ciò dovete ubidire, ma Iddio è solo signore e per sua voluntà io fo e dico questo,
onde per le sue sa[n]te parole voi mi dovete ubidire in tutte quelle cose ch'io vi dico, e ciò faccio e
per sua voluntà".
E così e ragionando sì ssi partirono e andarono tanto a lungi ch'io no lli potè' più vedere; i
dimoni tolgono Giuda e portallo all'Inferno con gran romore e San Brandano navica inverso mezzodì
con tutti i suoi frati laudando sempre Iddio.
[26]
COME TROVARONO SAN PAGALO
PRIMO ROMITO IN UNA ISOLA
E il terzo dì navicando e' viddono una isola piccola e era inverso mezzodì ed era molto da
lungi; e così tosto come i frati l'ebbono veduta cominciorono a navicare inverso quella parte. E
quando e' furono presso a questi isola, San Brandano disse così: "O frati miei, non vi affaticate e non
vi stanca[t]e così forte ché voi vi siete assai affaticati. Io voi che voi sappiate che a questa festa che
viene sara[n] compiuti e' setti anni che noi ci partimmo dal nostro munistero per andare in terra di
verità di promessione de' santi, sì che tosto verrem[o] al nostro intendimento e poi torneremo con
l'aiuto di Dio al nostro munistero. Ancora voglio che sappiate che noi troverremo Santo Pagolo
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primo remito, servo di Dio e uomo di gran penitenzia, e sì vi dico che nonn-à mangiato niuno cibo
terreno da quaranta anni in qua né avuto indosso niuno vestimento, e gli primi trenta anni sì fue
pasciuto per uno maraviglioso modo da uno pesce marino lo quale Iddio gli mandava ogni terzo dì".
E aprossimandosi a lo lido di questa isola, la ripa era sì alta che per quella cagione non
potevano pigliare porto; questa isola era una montagna molto ritonda e alta bene un miglio: in sulla
[c]ima di questo monte si era una pietra molto grande e molto polita e molto quadra, tanto era lunga
quanto larga e così alta. Tanto andò i frati intorno che trovarono un porto molto istretto, e era sì
stretto che appena vi poteva entrare co lla sua nave, e lla montagna era molto pericolosa d'andare;
veggendo Santo Brandano disse a' suoi frati: "Aspettatevi qui e non vi partite insino ch'io non torno,
e nonn-è a voi lecita cosa a venire e trovare colui che abita qua su [sanza] sua parola e licenzia,
sappiate ch'egli è un grande servidore di Dio pe lla sua santa vita e santa conversazione, e dapoi che
fu in questo luogo mai non fu vicitato da uomo carnale se none ora, e se potrà essere, voi lo vedrete
con esso meco insieme".
E così si partì dagli frati e andò su pper lo monte e i frati rimasono in nave. Essendo San
Brandano andato su pper lo monte dell'isola e guardando di qua e di là e' vidde due spilonche, cioè
due abitacoli, ed era l'una presso all'altra, l'una di quelle spilonche aveva la sua portella inverso
levante e l'altra aveva inverso ponente, e dinanzi alla spilonga di verso levante si era una fontana
ritonda e bella, e uscivane acqua viva fuori per una pietra apresso l'entrata della spilonca, là ove stava
lo servo di Dio, e llo rivo dell'acqua entra nella pietra per lo spazio d'uno braccio, e quella era tutta di
piccoli buchi. La fontana si era cavata un poco e nel fondo si era [d]odici belle pietre p[rezi]ose e
nonn-era di quello colore l'una che l'altra, ed eravi dodici figure molto belle sì come di cristallo
chiarissimo; queste dodici figure erano nelle sponde e nel fondo della fontana e asomigl[ia]vasi
queste figure a' dodici segni del cielo e della terra, e in certa parte era alquante [s]telle d'oro molto
chiare e belle, e l'una era maggiore dell'al[tra]; in mezzo della fontana si era una palla di terra la
qua[le m]ai non si moveva né poteva muovere, e lle dodici figure sempre andavano intorno all'acqua
della fontana e nel suo andamento sempre sonava uno suave suono. E così tosto come San Brandano
fu appresso alla porta della spilonca di verso el levante, e egli uscì fuori uno uomo molto vecchio e
disse questo verso andandogli incontro: Ecce quam bonum et quam iocundum habitare fratres in
unum. E quando ebbe così detto, e San Brandano intende bene lo servidore di Dio onde egli torna
adietro a' suoi frati e disse: "Venite con meco in sul monte e vedrete molte maravigliose cose e
vederete lo servidore di Dio".
Essendo giunti in sul monte lo servidore di Dio li diè pace e poi [a u]no a uno molto
benignamente chiamandoli tutti per nome. E' frati, vedendolo così piloso e co' capelli e co lla barba
molto lunga e molto grande e tutta bianca, e' davansene gran maraviglia inperch'egli era una strana
cosa a vedere; veggendo San Brandano queste cose fe in [se] medesimo uno pensiero e disse così:
"Oimè dolente ch'io porto abito di monaco indosso, lo quale mi cuopre lo dosso e lla carne e tienimi
caldo la persona, e sotto me e a mio nome e a mio comandamento sta molti uomini e sotto lo nome
dell'ordine mio e del mio abito, ma come poss'io piacere a dDio in questo mio stato? Io mi credeva
far gran penitenzia per piacere a Dio e i' ò trovato uno ser[vido]re di Dio lo quale è uomo come gli
altri e nato come gli altri, e per istanzia di lui e per sua vestimenta nonn-à niente, e avegna che sia
così vecchio, per molti anni è stato in [que]sta pietra, egli nonn-à mangiato pane né bevuto v[ino] e
nonn-à mangiato di cucinato, e con questo tutto si è bello e fresco e stato sano della persona e netto
e mondo l'anima sua da' vizii e da' peccati".
E dicendo infra se stesso queste parole el servo di Dio San Pagolo parla e disse: "O santo
padre degno di riveren[za], tu puoi essere molto allegro e consolato da dDio veggendo e
cognoscendo e ricordandoti di tante cose stranie e di tanti miracoli quanti v'à mostrato Iddio in
questo viaggio, e ben v'à tal cose mostrate a voi per grazia, che mai non volle far tal grazia a niuno
altro santo padre e tu di' nel tuo cuore che non se' degno di portare abito di [m]onaco e non ti
conosci essere bene amico di Dio né non ti riputi far cosa che piaccia [a] Dio; queste cose ti fa dire e
credere la tua umilitate e bontade, ma sappi che sse' ve[rac]e monaco per ogni virtù e più che
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monaco tu sse' uomo di contemplazione e d'orazione e di lavorio e mai non diletti di stare ozioso e
sempre prieghi la salute dell'anima tua e degli amici tuoi, e tu non ti ricordi e non ti cognosci [che] tu
sse' andato setti anni per mare di qua e di là avendo e sostenendo di grande paure e tribulazione [e]
s[em]pre Idio d'ogni cosa t'à tratto e aiutato e mantenuto infino al dì d'oggi e tu e ' tuoi compagni, e
àvi sovenuti in tutti i vostri bisogni per sua bontà e grazia e per vostra santa vita. Ora ti [vo]glio dire
del mio fatto: io misero peccatore sì sto in su questo sasso a modo d'una ghiandaia come fa in su uno
albero, e sono ignudo e nonn-ò con ch'io mi possa coprire né vestire la carne se non co 'l mio
medesimo pelo e capelli e la barba, la qual m'è cresciuta adosso e sono una cosa paurosa a vedere
[in] questo istato".
[A]llora San Brandano lo comincia a dimandare umilmente e disse: "Com'è lo vostro nome e
di qual munistero fosti voi monaco e onde fosti nato e quanto tempo siete voi stato qui a ffare questa
penitenzia?". Rispuose San Paulo primo romito [e] disse: "Lo mio nome si è Pagolo e fue nutricato,
essendo piccolo di tre anni, nel munistero dell'abate Patrizio, e' fu uo[mo] santo e di santa vita. E in
quello io stetti [cin]quanta anni, e fumi dato per uficio ch'io dovessi guardare lo munistero e 'l
chiostro dentro e cavare le fosse quando moriva [...] de' frati e dovè'-llo seppellire. Un dì stando nel
munistero e dicendo salmi e orazioni sì mmi venne questo: e' si venne a me un frate e dissemi ch'io
dovessi fare una sepultura per soppeli[re], e mostròmmi lo luogo dove io dovea cavare la mattina.
Qua[ndo v]enne la sera e' mi venne un vecchio lo quale io [no]n cognoscea e dissemi: 'O frate mio,
avegna Idio che ti fosse comandato che ttu facessi domane una fossa per uno morto soppelire no llo
fare in quel luogo imperò ch'egli è d'altrui, avegna ch'egli è d'altrui e tu [no 'l] sai'. Quando io ebbi
udito queste parole io lo guatai e no llo potè' cognoscere, m[a] pure io gli dissi: 'O padre, chi se' tu?'.
Rispuosemi: 'Come è ciò che tu non mi cognosci? Io sono Patrizio, lo tuo abate'. E io rispuosi: 'Be
llo cognosco e be llo cognoscerei s'io lo vedessi'. E egli rispuose e disse: 'Sappi Pagolo [ch'i]o sono
Patrizio lo [tu]o abate, sappi ch'io sto bene e sono in luogo di salvazione nell'[al]tra vita e sono bene
contento; gli altri frati sanno bene questo ch'io ti dico: Albeo dé esser[e] abate e sarà buono uomo e
di santa vita e grande amico di Dio'. E poi mi disse: 'Questo luogo lo quale tu debbi cavare [e] f[a]r
sepultura si è del corpo mio, altrove dei far la fossa, e nota queste parole ch'io t'ò detto [e no] lle dire
ad altrui. Ancora voglio che tu sappi che a Dio piace che [tu] non istia più in questo luogo né in
questo [ofici]o; domattina, quando lo mattino sarà detto, farai così: al nome di Dio an[d]rai allo lito
del mare e ivi troverai una navicella con ciò che bisogna, e éntravi dentro [a]l no[me d]i Dio e
lasciala andare e portare dove piacerà a [Di]o e in pochi dì ella ti conducerà dove piacerà a Dio che
tu stia e fai aspra penitenzia e llà dimorerai quanto piacerà a Dio; quello luogo è molto solitario e
strano a vedere e si è vicino del P[arad]iso terreste, e vedrai molte cose di quello Paradiso onde tu ivi
riceverai molta consolazione in vita tua, e perciò sta' sicu[ra]m[ente] che veramente arai salvazione
ed ètti già apparecchiato un prezioso luogo là d[o]ve tu debbi stare nell'altra vita'.
"E quando egli ebbe c[osì de]tto elli si partì e non viddi come, e no llo potè' più vedere onde
io rimasi tutto pensoso quella notte, poi la mattina ben per tempo, secondo il detto e
ll'amaestramento del santo padre, così feci: andai allo lido e trovai la navicella fornita e
[a]pparecchiata s[econ]do che m'aveva dett[o], al nome di Dio entrai dentro e aconcià'-mi a sedere e
lasciai andare la nave al nome di Dio. Sì come aveva detto el santo padre la nave si partì dal porto, io
tolsi un remo in mano e cominciai a navicare inverso quella parte, e stava la punta inverso levante:
ella mi porta in uno mare molto chiaro e poi lo trovo molto verde e poi lo t[ru]ovo molto rosso e poi
chiaro molto come cristallo, e stetti tre dì in questo viaggio. E nel mezzo di quel mare così chiaro io
trovai una montagna molto alta e ritonda la ottava parte d'uno miglio, e questo è quel luogo desso
dove io sono, e lla nave sì si trasse in una piccola entrata, e parevami essere in una via molto
pericolosa d'andarvi e io veggendo questa cosa e io uscì' fuori della nave e racomanda'-mi a dDio, e
poi diedi del piede nella nave e caccia'-la in mare, ella si partì dalla riva e torna indietro inverso quella
parte ond'ell'era venuta e andònne tosto.
"Io stetti a cercare questa isola setti dì e quando venni al settimo dì io venni in su questa cima
[del mon]te e trovai questa pietra così come ella è, e [v]egg[en]do q[ue]ste due spilonche e [qu]esta
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bella fontana [...] [en]trare in quella di verso el levante, e q[ui so]no stato infino al dì d'oggi. E 'l
primo dì ch'io [...] dentroci insino a nona e avendo fame io [u]scii fuori, guardandomi d'intorno io
viddi [ve]nire una navicella piccola molto correndo la qual mai non si ritenne insino ch'ella giunse alla
riva, e alla riva stette fer[ma], e persona niuna non v'era dentro ma pparev[a] che vi fosse dentro una
bestia onde io, veggendo questo, andai giù alla riva e trovai uno pesce molto grande, e aveva quattro
piedi e aveva in bocca una pietra focaia e uno fucile da battere el fuoco e esca da inpigliare il fuoco e
dinanzi a sé aveva uno fascio di legne secche da impigliare el fuoco. E veggendo questo cominciai a
pensare che può essere questo, e stando in questo pensiero, lo pesce uscì fuori della nave e andava su
per lo monte, e quando e' fu dinanzi alla spilonca e mette le cose in terra e fatto ciò egli cadde in
terra morto; io pensai [be]ne che Iddio m'aveva mandate queste cose e parevami [ch'io] dovessi fare
fuoco e dovessi cuocere di questo pesce e mangiare a mia volontà, onde io trassi del fuoco e accesilo
co lle legne e tolsi un pezzo di quello pesce e arrostì'-lo, e poi ne mangiai e seppemi buono. E dietro
pasto io bevi dell'acqua ma non di quella della fontana, e così digiunai quel dì, e l'altro dì a nona io
mangiai lo secondo pezzo, e l'altro terzo pezzo mangiai lo terzo dì.
"E 'l quarto dì a ora di nona io viddi ancora venire correndo per mare quella medesima
navicella ch'era venuta l'altra volta ed eravi dentro cotale fornimento come quello di prima; io,
[ve]ggendo che quello era una mandata la quale Iddio mi mandava, io tolsi queste cose e feci sì come
l'altra volta. E in questo Iddio m'à pasciuto t[rent]a anni e mai non mangiai e non bevi altro in quello
[tan]to tempo se non che la domenica io ve[devo una] coppa di cristallo apresso della fontana, ed era
piena d'acqua la quale entrava e usciva a poco a poco dentro la pietra quadra. Essendo passati trenta
anni, Iddio mi mandò altro cibo onde io non vi dico or altro".
E avendo dette queste parole e' die loro comiato dicendo: "Se vi piace di cercare questa isola
cercatela, se non, vi partite, che voi avete a ffare altro viaggio e tosto compierete lo [v]ostro
desiderio cioè per quello che voi siete fuori del vostro munistero. A Dio siate racomandati sempre,
fratelli miei".
[27]
COME SAN BRANDANO CO' SUOI FRATI
FECE LO GIOVEDÌ SANTO E LLA CENA DOMINI,
E LLO PROCURATORE DE' POVERI DI CRISTO
LI ACOMPAGNÒ E CONDUSSELI NEL PARADISO
DILIZIARIO E STETTE CO LLORO
E essendo passate tutte queste cose San Brandano non volle [più] andare cercando questa
isola, [...] [to]rna alla nave co' suoi frati e entra dentro e comanda di navicare bene e allegramente; e
sì come piace a Dio un vento la condusse in pochi dì a una isola la quale egli erano istati altre volte,
la quale era de' poveri di Cristo, e ivi feciono el giovedì santo e degli altri dì; e 'l dì di Pasqua, cantata
la messa in sul pesce Ieson, e' poi andò all'isola degli uccelli bianchi e stettono ivi tutte le feste ch'egli
erano usati.
Essendo passate tutte le feste dall'entrare la Pasqua, ellino fecion[o e]mpiere tutti li vaselli
d'acqua della fontana per fare lungo viaggio, e lo procuratore de' poveri di Cristo, lo quale [era] con
egli, secondo sua usanza elli disse così a San Brandano: "O santo padre, entra tosto in nave e i vostri
frati empiano i vaselli d'acqua della fontana, e a questa volta io voglio essere vostro compagnone e
meneròvi in quella isola là dove bisogna d'andare, ché sanza me voi non potete ben trovare la [...]
verità, terra di promissione de' santi; in verità ch'io so bene che piace a Dio ch'io venga con voi ora
per dirvi e' fatti e lle condizioni del luogo e per menarvi di qua e di là per quello Paradiso prezioso
30
delle dilizie el quale Dio ordinò in terra nel mezzo del mondo e feciolo per uno giardino de' suoi
amici, e nel cominciamento del mondo e' v'allogò dentro Adamo, el primo uomo, e fello signore di
tutto ciò che v'era dentro accetto d'uno albero che v'era dentro lo quale e' voleva per sé, tanti ve
n'aveva degli altri che ben poteva lasciare stare quello, ma no 'l fe".
E avendo detto lo procuratore queste parole, l'abate entra in nave con questo uomo e con
tutti i suoi frati; e entrando in nave, tutti gli uccelli grandi e piccoli vennono a lo lito, altri andavano
vo[land]o di qua e di là, altri istavano in su gli albori, altri stavano in terra, ed eravene d'ogni
[m]ani[er]a, e tutti cominciano a cantare maravigliosamente onde per quello canto tutti si ralegrarono
e consolati si partirono dalla riva. E bbono uomo gli dice de levare la vela e: "Andiamo tosto via in
buona ventura". E quando cominciano a lle[v]a[re] la vela e' vi giunse una grande multitudine
d'uccelli tutti come neve, tutti questi uccelli insiememente cantavano a una boce e non si discordando
con una bella boce a modo di garzoni giovani buoni cantatori e dicevano s[oav]emente questo verso:
Dominus [prosperum iter] f[aci]et illis in tempore et imple[bit desider]ium eorum; spes [omnium]
finium terre et [...]; [l]etamini in Domino et exulta[te], iusti, et gloriamini omnes recti corde; gloria
Patri et Filio e[t Spiritui sanc]to. E cantando alquanti di questi ve [rsi] [...] [s]tavano cheti ; e
quando fu compiuto questo verso prezioso San Brandano comincia forte a navicare con quelli che
erano co llui inverso levante.
E andando così per mare, tutti gli uccelli tornorono a' lloro luoghi, [e] essendo i frati andati
[navi]cando e' giunsono all'isola del procuratore de' poveri di Cristo; essendo giunti la nave stette alla
riva, per se medesima entra in porto. San Brandano con tutti gli altri vegnendo allegramente e con
divozione cominciano a cantare: Te Deum laudamus, e, finito, e llo procuratore uscì prima di nave e
poi l'abate e poi i frati tutti quanti; e poi legano la nave molto bene e stetton co 'l procuratore
quaranta dì, lo procuratore gli tenne francamente e bene serviti e molto volentieri, e menagli per
molte rivi[er]e le quali e' guardava, e mostravagli ogni cosa.
Essendo San Brandano con tutti i suoi frati in quella bella isola co 'l procuratore, e' trovano
ass[ai] cose e grande multitudine tutte belle e strane [e] divise sì forte dall'altre che tra noi nonn-è
niuna persona che udirlo dire mai lo credesse: e' truovano una strada molto bene lavorata e nella
strada dimolte grande e belle pietre preziose di diverse maniere e di diversi lavorii molto divisati;
questa strada era lunga per ispazio d'un miglio e era fossa da ogni lato della via, e in questi fossati
erano rane molto belle pe lla varietà che aveva le sue pelle, quelle rane cantavano ordinatamente e
bene un canto dolce e soave e dilettevole a udire. Le erbe che erano in quel luogo erano tanto belle e
sì dilettevole a vedere e olorose che pari di quele non si potrebbe trovare; gli alberi di quella
contra[da] erano grandi e freschi e belli più che gli altri alberi, sempre stavano caricati di fiori e di
frutti molto begli e olorosi e saporiti, ed erano di molte maniere e divisati l'uno dall'altro; ed eravi
uccelli di diverse maniere molto belli da vedere, e cantavano maravigliosamente bene. Queste cose e
dell'altre v'erano assai per apresso di quella bella via sicché beato a quello che lla abita.
[28]
COME I FRATI TROVORONO UN FIUME
DI QUATTRO BENDE E DI QUATTRO COLORI
IN CAPO DELLA VIA
E a capo di quella via si è un grande fiume e largo bene cento passo, e lla sua acqua si era
partita in quattro bende e l'una non somigliava l'altra, e correva mo[lt]o forte: la prima parte si era
acqua chiara asai più che 'l cristallo e menava pietre preziose grande e piccole e d'ogni natura; la
seconda si era di vino vermiglio molto saporita e prezioso e chiaro, e menava pietre preziose in
31
quantità e di molte maniere; la terza parte si era latte molto prezioso e dolce e soave e bello, e questa
parte menava pezze d'ariento in grande quantitade e menava pesce assai; la quarta parte si era olio
dolcissimo perfetto chiaro e bello, questa parte menava cera assai e altre buone cose.
[29]
COME E' FRATI TROVORONO UN
PONTE MARAVIGLIOSO SOPRA 'L QUALE FIUME,
E UNO ARCO DI SOPRA 'L PONTE
D[i] sopra questo fiume à un ponte largo quattro travi: l'una era di cristallo, l'altra era di
granata, [...] l'altra era di topazio, e sopra qu[este] era travicelli grossi bene una spanna e di
venticinque manier[e e pi]etre preziose. E a ogni capo del ponte si era due [co]lonne molte lunghe e
grosse di quattro colori: [...] di calcidonio, l'altra era di smeraldo, l'altra di chiarissimo zagozzo
giallo, e sopra le due colonne si era una trave di granata bellissima, e sopra l'altre si era una di
chiarissima corniola. E infra questi travi si era fatto uno arco d'oro molto rilucente sotto lo quale si
era intagliato e' dodici mesi tutte di pietre preziose sì come sarebbe di marmoro, e sopra l'arco si era
intagliati gli dodici segni del cielo e in su ciascuno segno si era lavorato di pietre preziose gli setti
pianeti e si erano partiti per gradi e per ore. Da una delle sponde si era lavorato di pietre preziose
tutto lo Vecchio Testamento e dall'altra sponda si era lavorato tutto lo Nuovo Testamento di pietre
preziose e tutto lo sta[t]o delle prelazioni e degli reggimenti signorili, cioè del papa e de' cardinali. E
uno de' capi dell'arco si era sopra una figura che era fatta a modo d'uno papa parato che sedeva in su
una carriega edificata sopra quattro animali molto maravigliosamente, e l'altro capo dell'arco si era
sopra una figura fatta a modo d'uno imperadore quando è meglio adornato e incoronato e stando
sopra una sedia fatta molto straniamente in su quattro similitudini di quattro vangeli[sti]; e tutte
queste cose molto bene lavorate di pietre preziose e d'oro e d'ariento e de tanto bene lavorate e sì
proprie che tutte parevano vive e vere, e pare che 'l papa e llo 'mperadore si guatino insieme e si
favellino l'uno co ll'altro.
E in mezzo dell'arco del ponte [nel]la più alta parte del ponte si era lavorato di gran
m[iora]mento una sedia e in su quella sedia si è quattro animali ed èvi intagliato lo nostro signore
Iddio secondo che dee venire el dì del giudizio quando e' verrà a giudicare e' vivi e ' morti. E tutte
qu[este c]ose si erano lavorate di pietre preziose ed eravi due figure così fatta l'una come l'altra, una
da l'un lato, l'altra dall'altro lato, per potere parere da entramendue le parte. E in sulla porta del
segnale cilestro si è un grande specchio molto bello, e quello specchio si era di molta virtù e di
m[o]lta chiarità e bellezza, e dalla parte d'inverso mezzodì da llungi un trar di pietra si è in mezzo del
fiume una colonna di cristallo molto grossa e lunga, e in su questa colonna si è lavorata una gran
ruota tutta di diverse pietre preziose, molto ben fatto lo Paradiso, e questa è tal gioia a vedere che in
questo mondo nonn-è più diletto a rispetto di quello. E dallo lato della tramontana, a llungi bene un
trarre di pietra, e in mezzo del fiume, si è una colonna molto grossa e lunga e di marmo, e suso alto è
cerchiato di ferro e di piombo, e questa colonna si è lavorata di pietre sozze e brutte da vedere, ed
èvi lavorato entro tutto l'Inferno e lle sue istorie; e questo si è tal paura a vedere che sse al mondo
non avesse [...] questa basterebbe" e sarebbe troppo, e nonn-è persona sì coraggiosa che non avesse
paura a vederla così brutta.
[30]
32
COME FRATI TRUOVANO UNO CASTELLO
MOLTO BELLO OLTRA LLO PONTE
E oltra questo ponte si era uno castello molto bello e molto bene murato d'intorno di pietre
preziose tutte chiare come oro, ed eravi torri e torricelli tutti molt[o] ben fatti. Le porte [...] mezzo
d'oro e mezze d'ariento ed eravi dentro la[vora]te dimolte pietre preziose nobilmente lavorate; le vie
d'intorno e lle case comunali e palagi grandi molto ben lavorati dentro e di fuori che sarebbe cosa
impossibile a ddirlo, e ciascuna aveva di queste case compiuta masserizia dentro. In quel castello
nonn-era niuna persona ma sì pareva che fosse abitato, e San Brandano domanda lo procuratore
come aveva nome questo castello ed egli rispuose che aveva nome Bel Vedere. E' vasellame che era
dentro erano di finissime pietre preziose, e in quello castello si era uccelli dimestichi e salvatichi e
d'ogni maniera e di buoni cantatori, ed eranvi in gran quantità e dimolte altre belle cose assai.
E così stette Santo Brandano quaranta dì navicando e cercando quelle riviere co 'l
procuratore che non lasciò partire; e in capo di quaranta dì lo fece partire.
[31]
COME I FRATI COMINCIANO
A ENTRARE NEL PARADISO TERRESTRO
Essendo passati e' quaranta dì questo procuratore gli mena per la via infino alla nave e fegli
entrare tutti in nave ed elli andò co lloro allegramente. Essendo eglino andati tutto 'l dì navicando
infino a sera, e' venne una grande nuvola e sì spessa che appena poteva vedere l'uno l'altro; in piccola
ora comincia a venire di gran tuoni e baleni e spaurosi da vedere e da udire, per la qual cosa e' frati
ebbono una gran paura. E 'l procuratore pure li confortava e diceva: "Non abbiate paura di niuna
cosa". E poi diceva San Brandano: "Sapete voi che novelle sia questa?". Ed egli li rispuose di no, e 'l
procuratore gli disse: "Or guardate indietro e ditemi quello che voi vedete alla [...] ". E' guatarono
indietro e inanzi e non viddono altro che lla nuvola, e[d e'] sì disse a llui: "Ma io sento un molto
grande odore e soave che tutto mi conforta". E 'l procuratore gli disse così: "Questa così gran nuvola
la quale voi vedete sì à circundata quella preziosa isola la quale [voi] andate cercando già setti anni, e
perché voi siete stati fermi nella fe' e sietevi ben portati in questo viaggio Iesù Cristo vi vuole
oggimai compiere e' vostri intendimenti, e per questo che voi avete veduto e sentito voi potete ben
sapere ch'egli è molto grande la grazia di Dio e 'l senno e lla possanza di Dio, e à fatto maggiore cose
che lla gente non fa e non vede e non crede e non può comprendere per lo suo peccà, e voi avete
veduto e in poca ora provato per molte guise di tribulazione e d'angosce se nonne el Paradiso che ssi
dice di Dio, e per altra maniera non si può andare se nonne per molte tribulazioni del corpo, e così
convenne andare a tutti e' santi e lle sante di Dio, ed egli anche volse affaticarsi ché ssi fece uomo
come gli altri. Io so bene che voi avete veduto assai cose stranie da vedere e da credere a chi fosse
detto questo, ed è niente a rispetto di quello che voi vederete ancora e toccherete nella nobile terra di
promissione de' santi onde voi siete stati tutti allegri e pieni di buon conforto sperando di vero de'
suoi preziosi corpi i quali risuciteranno da morte a vita e in quella ora averanno compiutamente la
sua parte del Paradiso e lla sua gloria e 'l suo desiderio lo quale Iddio à promesso di dare a' suoi
servidori che moriranno con verace penitenzia e in istato di grazia; [e] perciò disse Santo Giovanni
evangelista: Beati mortui qui in Domino moriuntur perciò che lle sue opere gli vanno dietro per
merito e trovale bene nell'altro mondo lo quale non debba avere mai fine. E tosto [voi av]rete la
pruova delle parole che disse David profeta in un verso che disse: Beati qui in [domo] habitant tua,
33
Domine; e Iddio disse essendo uomo: In domo patris mei multe mansiones sunt".
Essendo [...] in queste parole per ispazio d'una ora e in questa nuvola, e andando tuttavia la
nave inanzi, eglino uscirono fuori di quella nuvola e viddono una grande luce e chiarità come lo sole,
e pareva l'aurora chiara e lucida di colore giallo; e andando inanzi la chiarità cresceva sì pienamente
che molto si maravigliavano e vedevano per lo cielo molto meglio le stelle che non si può vedere in
altra parte, e vedevano li setti pianeti andare per lo cielo manifestamente, andare pe llo cielo là
ov'eglino erano, ed era in questo sì gran luce che 'l sole non vi faceva bisogno. San Brandano
domanda onde veniva tanta luce e s'egli era un altro sole in quelle parti maggiore e più bello e più
lucente del nostro, rispuose e disse: "La luce che par sì grande in queste parti si è bene d'un altro sole
el quale non somiglia quello ch'è pe lli segni del cielo. E questo sole che rende qua cotale luce si è un
sole che mai non si parte per niuno tempo del suo luogo, e si è assai più alto e si è cento milia volte
più lucente che quello che va intorno, e così come la luna riceve luce dal sole e per ciò [app]are, e
non per sé, lo sole ch'è luce del mondo e compagnone della luna si [è] continuamente guardà e
illuminà dall'altro sì bel sol lione: quello di so[pra] allumina quello di sotto e da llui egli diventa così
bello e lucente per ogni tempo; chi fosse così alto come lo sole compagnone della luna sì nne
potrebbe ricevere qualche luce, e così non [...] lo sole ben guar[d]are da alto al basso come non può
l'occhio dell'uomo guardare lo sole, e pe lla luce così preziosa la quale è in questo luogo e piena di
virtù sì ci è tutte le cose così belle in questo luogo e così buone e perfette. Questo si è nobile sole e
nobile si è Iddio grazioso lo quale amministra qua ogni cosa graziosamente della sua possanza [a']
suoi santi".
E com'eglino andavano più inanzi co lla nave e vedevano lo cielo più bello e ll'aria più chiara
e maggiore luce del dì, e udiva uccelli cantare molto e soavemente e di diverse boci e canti, e tanta
era l'allegrezza e 'l conforto e 'l diletto lo quale riceveva San Brandano con tutti i suoi frati di vedere
e d'udire e d'odorare tanta preziose cose che quasi di dolcezza li usciva l'anima di corpo. E andando
la nave inanzi ella giunse al porto e stette ferma alla riva, ed ellino lodano Iddio divotamente dicendo:
Te Deum laudamus.
[32]
COME SAN BRANDANO CO' SUOI FRATI
TRUOVANO LA TERRA DI PROMISSIONE DE' SANTI
E 'L PARADISO DELLE DELIZIE
E avendo compiuto lo lodo di Dio e' dismontano tutti in terra di nave, incontanente e'
viddono quella terra più preziosa che tutte l'altre terre pe lla sua bellezza e pe lle maravigliose e
graziose cose e dilettevole che v'erano dentro sì come di belli e chiari e preziosi fiumi co lle sue
acque molto dolcissime e fresche e soave, ed eravi alberi di molte maniere tutti preziosi di preziosi
frutti, e assai eravi rose e gigli e fiori e viole e erbe e ogni cosa odorifera e [per]fette in sua bontà. Ed
eravi uccelletti cantatori d'ogni dilettevole natura e tutti cantavano ordinatamente dolcissimo e soave
canto: ben pareva veramente tempo dilettevole a modo di dolce primavera. Ed eravi le strade e lle vie
tutte lavorate d'ogni natura, pietre preziose, ed eravi tanto bene che molto rallegrava lo cuore di tutti
quelli che lla vedeva co lli occhi, ed eravi bestie dimestiche e salvatiche d'ogni maniera, andavano e
stavano a lloro piacere e volontà, e tutte stavano insieme dimesticamente sanza volersi fare niuno
male o alcuna noia l'una all'altro; ed eravi uccelli per questo modo e stavano insieme
somigliantemente. Ed eravi vigne e pergole sempre ben fornite di preziose uve che lla sua bontà e
bellezza avanza tutte l'altre.
E veggendo eglino queste cose e dell'altre assai che noi non abbiamo detto, noi non ci
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ricordavamo del mondo né del nostro munistero né di niuna cosa che ci fosse mai incontrato, né fame
né sete né sonno mai nonn-avemo, mai non v'era né notte né nugoli né cosa che mai rincrescesse,
ogni piacere che a nnoi dilettava tutti gli abbiavamo a compimento per quelli quaranta dì che noi
stemmo. E andando San Brandano di qua e di là egli domanda che è cciò che in questo luogo à tante
cose così belle e di così gran virtù e bontà e bellezza. Lo procuratore rispuose così: "E la cagione di
ciò si è questa: lo nostro signore Iddio nel cominciamento del mondo creò questo luogo e fecelo nel
più alto luogo del mondo, e pe lla sua altezza non venn[e su] qua l'acqua del diluvio, e di ciò ne fe
una ricordanza David profeta in un salmo che diss[e]: Qui confidunt in Domino sicut mons Syon:
non [commovebitur] in eternum qui habitat Ierusalem, montes in circuitu [eius et Dominus in
circuitu] populi sui. L'altra ragione si è questa: quella ruota de[l ci]elo e delle stelle sì ssi volgono più
dirittamente sopra questo luogo che ssopra niuno degli altri luoghi perché v'è l'aura più diri[t]ta e le
s[te]lle e i pianeti si volgono dirittamente per ogni tempo di sopra, e maggiore la sua virtù e per ciò e'
ne viene, onde nonn-è per niuno tempo niuna tenebria e ogni raggio di sole è diritto qui e delle stelle
e degli altri pianeti, e giugnesi per [v]irtù lo mondo di sotto con quello di sopra per queste cagioni, sì
v'è cotali cose e cotante. Qua nonn-è niuna persona che commetta niuno peccato mortale né veniale
né faccia cosa che non debbia".
E andando così parlando insieme tutti quanti di queste cose maravigliose le quali noi vediamo
e che talvolta vediamo la terra tutta colorita come azurro fine e talora la vediamo lucente come oro
fine e talvolta pareva bianchissima e talvolta vermiglia e altri colori assai proprii; e ivi uva [in] gran
quantità e di molte ragioni, l'una buona, l'altra migliore e di più colori, altri aveva le granella ritonde e
grosse e ben piene di dolcissimo vino, l'altra uva aveva lo granello lungo e bello, e somigli[ava a]
vino. Queste cose e dell'altre assai vedemmo tutte dilettevole e piacevole a l'occhio dell'uomo tanto
che troppo sarebbe lungo a dire e duro [a] credere. Iddio ne sia testimonio che sa tutte le cose di
questo mondo.
[33]
COME SAN BRANDANO TRUOVA ENOC ELIA
E PARLA CON LORO NELLO PARADISO TERRESTO
Così veggen[do qu]este nobilità ed eglino truovano Enoc e Elia e assai altri santi e' quali
andavano di qua e di là sollazandosi a due e tre insieme ragionando l'uno co ll'altro; questi uomini
belli e piacevoli e tutti parevano essere ben vestiti e tutti ci guatavano non dicendo perciò niuna cosa.
Enoc e Elia quelli non erano ben vestiti, anzi, parevano essere vestiti [di] s[a]cco [...] vecchio q[...]
andavano e stavano insieme, [e qu]esti due venn[er]o a noi molto allegramente e fecionci un [a
m]olta buona accoglienza e domandano che novelle [...]o, e noi gli dicemmo molte cose e come noi
ci savamo partiti dal nost[ro] munistero e che cose ci erano incontrate di bene [e] di male entro lo
viaggio.
San Brandano domanda chi era quelli che erano per lo Paradiso e che gente ch'andavano per
quello luogo. Rispuose così: "[Noi] siamo due profeti, io sono Enoc e questo è Elia". E Enoc:
"Stando in una piazza, inanzi che fusse el diluvio io predicava al popolo e diceva della fine del mondo
e come Iddio aveva comandato a nNoè ch'egli facesse una arca per potere scampare egli e tutta la
sua famiglia, e altre buone cose gli disse assai, e avevagli detto questo fatto molte volte. Dicendo
queste cose e' si rannugolò il tempo e venne alquanti tuoni, e quando io ebbi rivo di predicare, così
vestito di sacco come io sono, lo tuono fedì appresso di me e [da] questo io fu' tolto in braccio non
[s]appiendo da cui e fu' recato in questo luogo e fummi detto: sta in que[sto] luogo infino alla falsa
predicazione d'Anticristo lo qual vorrà guastare la fe' di Iesù Cristo con parole e con miracoli falsi e
con molto oro e con gran doni che donerà altrui e per duri tormenti che ffarà fare, e in quella volta
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Iddio sì tti manderà indietro [in] quelle sue contrade, e dinanzi e di dietro a llui tu dirai e predicherai
le tue parole arditamente e guasterai tutto lo suo detto e renderai testimonianza del signore Iddio
ricordando lo Vecchio Testamento".
E quando ebbe detto queste cose assai istette poi cheto. E poi parlò Elia e disse: "Io sono
Elia, quel gran profeta del quale sì disse la Bibbia e assai cose; dapoi che 'l mondo fu rifatto, essendo
passato lo diluvio per lungo tempo, io predicavo una volta in pieno [po]polo e così predicando,
e[s]s[e]ndo già compiuta la mia predicazione, e' venne da cielo un baleno e un tuono sopra me, e fu'
tolto di quel luogo e fu' portato via tostamente e fu' recato in questo luogo infino a tanto che Iddio
mand[erà] me nel tempo della falsa predicazione d'Anticristo lo quale convertirà lo mondo a ssé per
mostrare d'essere Iddio, e di lui à favellato molti profeti; Santo Giovanni evangelista ne parla
nell'Apocalis, che fu in una visione che l'aparò quando e' cadde in angos[cia] alla cena del Signore in
sullo petto a Cristo pe llo grande dolore ch'egli ebbe quando e' seppe che Giuda lo doveva tradire.
"Onde noi due siamo stati qua insino a ora e staremo vivi e sani infino a quel tempo con
questi nostri drappi; e dapoi in qua che noi fummo qui noi non abbiamo mai né mangiato né bevuto
né dormito, né non avemmo mai vestimenti né non ci è fatto bisogno, né nonn-è mai notte né cosa
niuna che ci dispiaccia. Tutto questo è per la volontà di Dio pe lla [...] di queste preziose cose, e se
noi mangiassimo e bevissimo e' ci farebbe poi bisogno dormire, e queste cose sono brutte: in questo
luogo non può essere niuna cosa brutta né rea ma tutte buone e nette e, come voi vedete, sempre è
qui tempo temperato come [è] a primavera; mai non rincresce lo stare in questo luogo; e cotali
saremo el dì che noi ci partiremo di qua come noi fumo quando noi fumo menati qua dentro, mai non
avemmo niuno dispiacere ma ogni piacere abbiamo avuto. Alcuni uomini sono venuti qua come voi e
sono stati qua da noi dapoi che noi ci fummo e sono dimorati qua da noi in piacere di Dio, e voi ci
dovete stare quaranta dì [e] non più, perciò cercate quanto vi piace".
E andando noi di qua e di là brievemente parlando, quivi era ogni piace[re e] ogni diletto che
'l cuor dell'uomo può pensare e dire; e avendoli lo procuratore menatogli assai per entro lo luogo e
venne loro voglia di vedere l'albero onde Adamo tolse lo pome e 'l legno della scienzia buona e a
vedere l'albero della vita, e così dell'altre cose. Lo procuratore gli rispuose e disse che que[ste] cose
erano oltra un gran fiume corrente e era chiaro assai più che il cristallo, e oltre a quel fiume erano
cose assai più graziose e di maggiore dignità che quante noi n'abbiamo trovate e vedute, ma non
piaceva a Dio che noi andassimo tanto inanzi. San Brandano con tutti i suoi frati erano pieni di
somma allegrezza e d'ogni piacere e d'ogni consolazione, tanta che più non ne sapevamo adimandare.
[34]
COME SAN BRANDANO SI PARTÌ DA' PROFETI
E TROVÒ UN BOSCO DI STRANIE ERBE
E D'ALBERI E D'ALTRE QUATTRO BELLE COSE
E andando di qua e di là e' viddono un bosco molto bello e in mezzo del bosco si era uno
albero grandissimo sopra degli altri el quale era tutto carico di begli pomi d'oro, e in cima di questo
albero si era un molto bello uccello assai maggiore d'um pagone, e lle sue penne erano tante belle e sì
divisate dall'altre che di bellezze mai non si troverebbe pari di quelle; questo uccello comincia a
cantare sì dolcemente e soave che ognuno par niente a rispetto di quello, e pareva che dicesse questo
verso: Quis similiter tui, Domine Deus, quis similiter in virtute est? [Quis] faciat magna opera
[virtutis? Tu] solus qui [regnas] in eternum. Et ultra: Qui te viderunt et [laetabuntur] in salutari
tuo.
E quando ebbe detto questo verso ed egli vola via oltra il grande fiume. E allora noi andamo
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presso al bosco; là dentro erano [...] caricate di pietre preziose, le foglie sue erano d'oro e d'ariento e
parevano ch'elle ardessono da uno de' lati, e venivaci uno odore sì odorifero e sì soave che quasi ci
faceva transgosciare di gran dolcezza; la fiamma che usciva fuori di quelli alberi era grandissima,
niuno fumo noi non vedemo, e andando in quella parte ove pareva quella fiamma e non trovammo
perciò altro che gli albori, e levando noi il capo in alto e guatamo dall'altro lato dove noi [c'eravamo]
partiti e noi vedemmo la fiamma asaimai, e noi tornamo indietro e non trovamo perciò altro fuoco.
[35]
COME SAN BRANDANO CO' SUOI FRATI
TRUOVÒ UNA COLONNA
CHE TOCCAVA IL CIELO E LLA TERRA,
FATTA A MODO D'UNA ISCALA
E guatando ancora dall'altro lato ancora noi vedemo ancora maggiore fiamma di fuoco molto
chiara e alta, in mezzo pareva essere una colonna [la] quale pareva che toccasse lo cielo, ed era
molto diritta e grossa ed eravi lavorata una scala a scaglioni tutta così fatta attorno a torno, ed era
questa scala tutta lavorata di pietre preziose.
E in piccola ora venne uno agnolo molto bello e piacevole di sua persona ed era molto bene
vestito, e quando e' fu per mezzo la cima dell'albero de' pomi d'oro ed egli vola in su uno albero e
comincia a cantare tanto bene e sì graziosamente con dolci canti e soavemente che umana lingua no 'l
potrebbe dire; lo suo cantare si era di ventiquattro versi lunghi di parole, ed era fatto a questo modo
come una donzella che cantasse a un suo amadore, e quando egli gli ebbe cantati e' versi ed e' parla
così: "Questo [si è il] canto dell'anima del giusto che vuol torre per isposo Iesù Cristo figliuolo di
Dio ch'è bello sopra ogni donzello, gentile e savio d'ogni virtù, grazioso sanza fine". Dapoi ch'ebbe
compiuto di cantare disse ancora: "Sappiate ch'egli è oggi passati quaranta dì che voi fusti in questo
luogo, dobbiatevi oggimai partire e andarne, e bastivi la grazia e lla consolazione che Iddio v'à fatta
di vedere e di odorare e di toccare tante preziose cose. Pensate oggimai di tornare a casa vostra, lo
nostro signore Iddio vi manda a dire che voi siete iscritti nel libro de' beati di vita eterna e avete la
grazia sua".
E quando ebbe dette queste parole egli si torna indrietro ond'egli era venuto. Della colonna su
diritta pareva che n'uscisse una grande moltitudine di pecchie da far mele ed erano grandi a modo di
colombe; ancora andava per lo luogo una compagnia d'alquanti garzoni giovani tutti vestiti
dilicatamente e bene, andavano cantando tanto allegramente e bene che ll'anime nostre pareva loro
essere piene d'ogni dolcezza e d'ogni buon piacere.
[36]
COME E' TROVANO SETTE FONTANE
E SETTE CHIESE MOLTO BELLE E BENE LAVORATE
Andando noi più innanzi pe ll'isola sì trovamo sette fontane l'una presso all'altra: l'una fontana
era d'acqua chiara, l'altra era di buono vino, l'altra di latte perfetto, l'altra di sangue, l'altra era mezza
di manna e mezza di balsimo, l'altra d'olio fine, l'altra di mele. E appresso di queste fontane erano
setti cavalli bene apparecchiati da cavalcare, e appresso si era di ques[ti, se]tti padiglioni tutti diritti e
tesi da stare sotto. Appresso a questo si erano sette chiese di sette pietre preziose: la prima era di
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cristallo, la seconda era di granata, la terza di [zaffino], la quarta di topazio, la quinta di rubino, la
sesta di smeraldo, la settima mezza di corallo e mezza di corniola. E ciascuna di queste chiese aveva
setti altari e sette lampane, e ciascuna lampana aveva balsimo fine; dinanzi a queste chiese si è una
piazza grande e bella e ben lavorata, e in capo della piazza si era una colonna molto grande e bella di
chiaro calcidonio nella qual colonna era molto bene lavorato lo Vecchio Testamento e 'l Nuovo, in
sulla cima della colonna si era una gran ruota, si era tutta caricata di campanelle e di sonagli, quando
questa ruota andava a torno le campanelle e ' sonagli facevano un sì dolce suono e canto che al
mondo nonn-è stormento che a quello si potessi asomigliare. E in capo della piazza si era mare
chiarissimo e abondevole di molti buoni pesci e altre buone cose, e di ciò fa ricordanza David profeta
in uno verso che disse: Hoc mare magnum et spatiosum; [reptilia illic, quorum] non est numerus.
E andando noi su per la riva del mare che molto circundava questa isola noi trovammo un
gran fiume corrente e bianco come latte e non troppo [a]mpio, e sopra a que' fiume si era un ponte
molto bello tutto lavorato di pietre preziose a oro e ariento sì che molta maravigliosa cosa era a
vedere. Noi passammo lo ponte e vedemo una molto bella isola e cercarolla tutta, e in capo di questa
isola si era mare molto rosso e lla terra rossa. E tanto andammo su per la riva che noi trovamo un
gran ponte el quale non potavamo vedere la riva dell'altro capo del ponte, e volendo noi passare oltre
noi andammo assai pur su e poi trovamo lo ponte rotto dall'altro lato onde, veggendo che non
potavamo passare oltre né andare più inanzi, laudavamo Iddio divotamente e tornammo indietro.
E andando noi per un'altra via di questa isola noi troviamo fruttari caricati di molti buoni
frutti e somigliantemente troviamo l'erbe e altre buone cose le quali sarebbe lungo a scrivere ogni
cosa.
[37]
COME I FRATI TRUOVANO UN FIUME AMPIO
E GRANDE E PARTIVA QUESTA ISOLA PER MEZZO
E andando noi via per questa isola e per questa riviera noi trovamo un gran fiume el quale
partiva questa [iso]la per mezzo e non vi pareva essere niuno ponte, allora San Brandano si volge ai
frati e disse così: "O frati miei, questo fiume è sì grande per ampiezza che noi no 'l potremo passare,
e p[er]ché parte direttamente questa isola per mezzo noi non potremo più cercare questi luoghi né
non potiamo ben sapere come [que]sta isola è grande, e poi non vuole Iddio che noi sappiamo delle
cose di là in quella parte; ma noi abbiamo ben tante cose [ved]ute e toccate che cci basta".
E dette ch'egli ebbe queste parole e' venne loro incontro un bel giovane adorno e piacevole e
veniva cantando una canzona molto dolcemente e soave, [e'] salutòci molto cortesemente e sì ssi
abraciò e dièci la pace con gran divozione e allegrezza chiamandoci tutti per nome così
dimesticamente com'elli fosse stato con esso noi sempremai; e poi disse questo verso del Saltero:
Beati omnes qui habitant in [domo] tua, qui in secula seculorum laudabunt te; et exulta et lauda
habitatio Syon, [quia] in medio [tui sanctus] Israel.
Ancora disse così a San Brandano: "Amico di Dio e suo servo, questa si è quella preziosa
terra la quale voi siete andato cercando molto tempo di dì e di notte e avete sofferto gran fatica e
passione e gran paure, ma pe lla grazia di Dio voi siete fuori di questi pericoli e siete stati pro' e
valenti e fermi nella fede a venire di qua e compiere lo vostro intendimento, e 'l signore Iddio sì v'à
assai bene fornito e fatto vi à piacere. Ma la cagione perché voi no 'l potesti così tosto trovare si fu
perché vi volle prima mostrare delle cose segrete le quali egli à fatte per sua possanza in terra e in
mare, e quelle che voi avete vedute si è men che niente a rispetto di quelle che voi a[ve]te lasciate.
Ora partitevi e tornate indietro co lla vostra navicella e and[ate] pe lla terra onde voi vi partisti e i[vi]
compierete la vostra penitenzia allo onore di Iesù Cristo ed egli vi [me]riterà di tornare al vostro
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luogo, a Dio piace e a quelli del vostro munistero, e all'altra gente sarà consolazione dell'anima e del
corpo. E delle cose di questa isola toglietene quante voi volete che ssarà testimonio del vostro
viaggio e delle cose che voi direte che avete vedute [...] per grazia di Dio in vostra vita la terra di
promessione de' santi e in quello [Paradiso] prezioso che Iddio piantò in terra nel cominciamento del
mondo quando si misse a creare lo mondo e quell'orto delle dilizie lo quale e' diede a guardare [a]
Adamo primo uomo; e quando egli l'ebbe messo dentro, egli disse che godesse a tutta sua volontà
ogni cosa accetto d'uno albero che Iddio voleva per sé. E in quel dì medesimo che fu messo dentro e
fatto lo comandamento, e' in quel dì ruppe la ubidienza e 'l comandamento di [Di]o, e inanzi volle
ubidire al priego di madonna Eva la quale la 'ngannò, che non volle ubidire al comandamento di Dio
che ll'avea creato e fatto alla sua similitudine e avevalo fatto signore di cotanti beni, ed egli ebbe
maggiore paura d'offendere Eva che Iddio, ben è vero ch'ella lo 'ngannò maliziosamente, ond'egli non
vi stette se non dalla mattina infino a nona. Lo signore Iddio che sapeva lo suo fallo e llo suo peccato
venne a llui e ripiglialo del fallo ch'egli aveva fatto, Adamo si scusa e disse che lla colpa era della
compagna che gli aveva data, onde, veggendo lo signore Iddio ch'elli aveva sì forte fallato e non si
chiamava in colpa ma dava la colpa ad altri, allora sì gli cacciò ignudi am[en]due e diè loro adosso a
ciascuno una pelliccia e poi gli fe comandamento che dovesse lavorare e vivere della sua fatica, e poi
comandò a uno agnolo che guardasse questo luogo ed egli non vi tornasse dentro né altri vi possa
entrare sanza sua [p]arola; e per questo modo fu poi sempre guardato, ond'è per ispezial grazia che
Iddio v'à data che voi ci siete potuti venire e l'agnolo non ve l'à vietato.
"Io vi dico ch'egli è venuto lo dì della vostra peregrinazione, cioè che voi vi dovete partire di
qua e tornare al vostro munistero e stare[te]vi tanto che Iddio vi chiamerà a sé. E queste [cose] sì ssi
diranno dietro alla vostra fine per molta gente e sì sarà manifesta questa terra e queste cose. Questo
gran fiume che voi vedete che parte questa isola per mezzo [...] si è molta preziosa. Questo luogo à
questa natura e grazia che sempre sta abondevole e copiosa di tutti beni, e lla luce ch'è in questa isola
si è [luce] di Cristo e nonn-è di sole né di luna e perciò non ci viene mai notte per niuno tempo". Poi
disse: "Io sono uno de' donzelli di Dio, e' àmi mandato qua da voi a vedervi e che voi possiate
vedermi me e che io parli con voi da sua parte". E quando ebbe dette queste parole e' si partì che
niuno no 'l vidde.
Allora San Brandano comanda a' suoi frati che dovessono sicuramente cogliere de' frutti di
quella isola e togliessono di quelle pietre preziose e altre buone cose che v'erano assai. E' frati così
feciono e poi entrarono in nave e tuttavia era co lloro lo procuratore de' poveri di Iesù Cristo; e al
nome di Iesù Cristo cominciano a navicare inverso ponente, e in piccola ora e' giunsono alla nuvola
così grande ch'eglino avevano trovata prima e passarono per mezza entro la nuvola. E quando e' ne
furono fuori e' vennono a una isola che ssi chiamava l'isola della delizie, e andarono per ispazio di tre
dì, e quando e' furono partiti d'indi egli ebbo[no] poi dì e notte com'è [d]a uso nel mondo; e stettono
co 'l procuratore alquanti dì con molta consolazione, e poi si partirono al nome di Dio e di buona
ventura tolsono commiato dal procuratore. E così si partirono da quel luogo.
La nave loro sempre ebbe buon vento e mai non ristettono d'andare e di fare el suo viaggio
infino a tanto ch'ella [fu] giunta alla sua con[tra]da sempre andando sana e salva, e per questo modo
San Brandano e ' suoi frati tornorono in quattro dì a salvamento al suo munistero. E quando fu
giunto alla riva del suo luogo e' cominciano a cantare divotamente: Te Deum laudamus, e
salmeggiando dissono: Ecce quam bonum et quam iocundum e Lauda Yerusalem Dominum e:
Benedicite omnia opera e Benedictus Deus Dominus. E così cantando tutti quelli del munistero
vennono a udire li cantatori ed e' cognobbono l'abate loro e ' suoi frati, e solemnemente e con grande
riverenza e festa gli ricevettono; e l'abate diede la sua benedizione insieme co lla pace divotamente
laudando e benedicendo lo nome del signore nostro Iesù Cristo in secula seculorum.
Amen, Deo gratias, finitus est, laus Domino nostro Iesu Cristo.
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NAVIGATIO SANCTI BRENDANI
LA NAVIGAZIONE DI SAN BRANDANO
[1]
Misier sen Brandan, fiolo de Sinlochia, nievo de Alchi, de la sciata de Cogni, de la partida de
una contrada che à nome Stagno, si nasiè in Tumeneso, e fo omo de gran penetenzia e de astinenzia
e de molte vertude e fo abado de MMM munegi o cerca ziò. Elo siando in so penetenzia et in uno
luogo de uno monestier, che se dise salto de la vertù de Bre[n]da[n], et una fiada avene che in l'ora
de besporo li sovravene uno santo pare e munego, lo qual aveva nome Barinto e iera so nievo. E lo
dito sen Brandan lo domandà de molte cose, voiando saver da lui novele, ziò (e o') ch'elo iera stado e
s'elo aveva vezudo e sentido alguna cosa strania. E stagando in queste parole devotamente, dito
Barinto comenzò a lagremar e gitarse in tera e asè stete cusì devoto in orazion. Elo siando sì como
trasandado, san Brandan lo prese e levàlo suso e basiàlo digando cusì a lui: "O pare, perché es-tu
stado cusì tristo e cusì perdudo? Credes-tu che nui siemo grami de lo to avinimento? Tu pò ben saver
che nui avemo alegreza granda de lo to avinimento, e perzò deves-tu dar alegreza a tuti nui e
mostrarne consolazion e far careze a li frari de questo luogo. Plaquate de dirne qualque bona parola
de Dio a pasier le nostre aneme de li diversi miracoli che tu à' vezudi in le parte de lo mar Ozian o'
che tu è' stado".
E in quela fiada, quando fo dito queste parole, lo dito abado Barinto sì comenzà a dir parole
de una isola e dise: "Lo fio mio Menoe è percurador de li poveri de Cristo; elo fuzì da mi e, non
voiando star con mi, volse star solitario. E andando trovà una isola a pruovo una (montagna) che à
nome Lopisile, la qual isola si è molto morbeda e deliziosa, e là stete un gran tenpo. E driedo quelo
tenpo a mi fo dito ch'elo aveva molti munesi soto de si e Dio per lui sì mostrà molti miracoli e cose
stranie. E io andiè per vederlo, e siando là da pruovo elo vene là da mi per spazio de tre dì con li suo'
frari e per questo [io so] che Dio li revelà lo mio avenimento. E 'l nostro andar s'iera per nave, e
andando nu' per nave in quella predita isola, da diverse parte ne vene incontra molti munegi vestidi
de diverse vise, e iera plui spesi in le so conpagnie che non è le ave da la miele, et ancora el' iera de
diverse parte e de diverse vestimente, el' iera tuti boni e savii in una fe' e in una speranza e in una
caritade, e aveva una gliesia in la qual eli s'asunava a l'ofizio de Dio, e non manzava altra cosa se no
pan e nosie e radise de arquante erbe. E questi frari abiando cantado la conpleta devotamente in la
gliesia eli si andà en le so zelete, e ziascun sì aveva la soa e steva in orazion infina primo sono, e
quando li gali aveva cantado, eli se conzava a posar. E nui cercasemo tuta la isola et io vini a tanto
che questo mio fiolo me menà a lo lido de lo mar contra ozidente o' iera la nave soa e dise a mi: 'O
pare mio, monté in nave e navegemo inver levante, a ziò che nui posemo andar a quella isola là, che
vien dito tera de promision de li santi, la qual devemo dar a li nostri suzesori driedo nui'.
"E montando nui su la nave e navegando, sovravene nuvole che ne covrì da ogni parte e sì
fortemente che apena che quelli de pope 'nde podea veder da proa, e questa tenebria durà per lo
spazio de una ora. E pasando questo caligo, sovravene una gran luse, e parète a nui de veder una tera
spaziosa e plena de preziose erbe e de flori e de molti fruti, sì como belli pomeri ben cargadi de pome
e de altre maniere de frute asè. E la nave se 'nde andè a lo lido e là stete, e in quella fiada nui
desmontase(mo) de la nave in tera e conmenzasemo andar in qua e in là per quella isola in lo spazio
de xv dì, e non podesemo trovar cavo nì fin, e non iera erba senza flori nì albori senza fruti, e per tera
s'iera molte piere preziose de asè maniere de colori belli; e in cavo de quelli XV dì nu' trovasemo uno
gran flume, oltra lo qual non parea via nesuna, mo parea (volzer da) lo levante a lo ponente. E nu'
stagando cusì e vegando tute queste cose, nui non savevemo che far, e plasète 'nde de pasar questo
flume, e stagando là aspetasemo lo conseio de Dio, e abiando ordenado enfra nu' queste cose, sì 'nde
aparete uno omo dananti molto bello e luseva tuto, lo qual sì ne saludà e menzonàne tuti per nome e
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puo' dise cusì: 'O servi de Dio, che se' omeni frari, vui sié i ben vegnudi; alegréve e confortéve
seguramentre, che in veritade misier Domenedio sì ve à conduti qua e ave mostrado per gran grazia
questa tera, e (si è) quella tera che vui andavi zercando, e diela dar a li suo' santi. E devé saver che
quella mitade si è de qua o' che vui se' e l'altra mitade si è oltra questo gran flume, che vui volé pasar,
e a Dio non plase che andé plui avanti, onde portévelo in pazienzia e voié tornar indriedo onde vui se'
vegnudi'.
"E como ello ave dito cusì, uno de quelli frari lo domandà onde ello iera e como ello aveva
nome. Ello li dise: 'Ti, perché me domandi donde io son e como io nomo? Lasa star quello che tu dis
e puo' me domanda de questa isola e farà' meio, e se tu lo vol saver, varda ben per tuto, e cusì como
tu la vedi mo', e cusì è stada fin lo conmenzamento del mondo. Or me di': besògnate manzar nì ber né
vestir? Sepi ch'elo è cusì la veritade como io te dirò: tu non à' fame nì sede nì te besogna vestimente
nì dormir. Ello è ancuò uno ano che tu è' in questa isola con li tuo' conpagni e non a' manzado nì
beudo nì (è' stado) agrevado de sono nì à' vezudo vegnir note, mo par dì. Mo' sepi che in questo
luogo nonn-è mai note, mo senpre si è claro e mai no 'nde pluove nì no 'nde par nivola che turba
l'aiere, e mai non se 'nde à fame nì sede nì sono nì infermitade, nì non incresie de star, nì nonn-è
grameza de alguna cosa, nì se può algun invegir nì morir. E la gran luse è qua, et ella nonn-è de sol nì
de luna nì de stelle, mo si è de lo preziosio Dio nostro Signor, dal qual nasie tuti li beni e tute le
grazie e tute le luse; et ave fato ben gran grazia, e puochi è quelli che sia degni de aver questo che
vui avé vezudo e sentido'. Et abiando quello cusì dito, incontinente se conmenzà de volerse partir e
dise: ' 'Nde partìve de qua, ch'io sì vignerè con vui a lo lido o' è la vostra navesela'. E siando zonto a
lo lido, nui sì intrasemo in la nave e questo omo non aparse plui.
"E conmenzasemo a navegar e in pizola ora elo ne vene ancora tal caligo e tenebre como
vene l'altra fiada e duràne per spazio de una ora; e pasando, nu' trovasemo l'isola deviziosa de cotanti
flori e albori, e tanto navegasemo a la ventura de Dio che nu' trovasemo li nostri frari, li qual ne
aveva aspetadi con gran desiderio de vederne e ave granda alegreza de lo nostro avinimento, e de zo
che nui ieremo stadi cotanto elli aveva planto asè e fati molti pensieri e aveva dito asè parole, onde
elli iera stadi in grieve pena per lo aspetar che elli aveva fato, lo qual iera stado uno ano e dì XVIII.
Puo' comenzà a dir: 'O signori nostri e pari nostri, vui se' andadi e se' stadi cotanto; mo perché ne
lasé-u senza retor in questa selva scura, sì como omeni eradegadi? Nui savemo ben che misier l'abado
nostro spese fiade se suol partir e va in alguna parte solo, nì no savemo o', nì como lonzi; e ben suol
star uno mese a la fiada e tal fiada do setemane e tal fiada pur una e tal fiada men, e puo' torna salvo
e sano. Mo' si è stado soperchio, e nonn-è da meraveiarse se nui semo stadi grami e pensarosi'. Et io,
abiando cusì oldido e inteso li frari, sì li conmenziè a confortar digando: 'Carisimi mie' frari, non
inpensé de zo alguna cosa se no de ben. Vui se' in bon luogo e la vostra conversazion si è puoco
lonzi da la porta de lo Paradiso che Dio plantà in questo mondo; sapié ch'el è qua da pruovo quela
isola preziosa, che vien apelada tera de promision de li santi, e in questa isola sì nonn-è mai note nì
non se fenisie lo dì e senpre 'd'è luse e l'aiere seren là e i oseleti che non cala dolzementre de cantar la
primavera, l'erbe si è in flori de ogna natura, li albori si è tuti cargadi de li so' flori e fruti. Là non se à
mai fame nì sede nì doia de cavo nì grameza nì inpensieri de alguna cosa, tanto è l'alegreza e la
consolazion, e mai non recresie a star là. E in questa isola va speso l'abado [Mernoc], questo mio
fiolo in Cristo e conpagnon, e trovà lui la via de questo prezioso luogo; e devé saver che uno agnolo
de Dio, meraveioso da veder, sì varda questa isola e no 'nde può andar nesun senza lizenzia'. E puo' li
dise: 'Mo' non cognosé-u per l'odor de le nostre vestimente che nui semo stadi in Paradiso?'. E in
quela fiada li frari sì respose digando: 'O abado, nui avemo ben sapudo che per quello odor e per
altro che vui se' stadi in bon luogo; volentiera vosemo da vui saver o' è questo Paradiso; nui non lo
savemo e disemove cusì che ben à durado XL dì l'odor de le vostre vestimente, quando vui se' tornadi
donde se' vegnudi'. E ello sì li dise ch'elo iera stado in quello luogo cusì prezioso per lo spazio de do
setemane con lo mio fiol Menoe senza manzar e senza ber e senza dormir; e ieremo sì aliegri e sì
consoladi de zo che nui vedevemo, che nui ieremo sazii e pleni, como nui avesemo manzado cose a
nostra voia. E siando pasado li XL dì e abiando rezeudo la benedizion de li frari e de lo abado
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Menoe, io me son retornado con li mie' frari indriedo per dover tornar a la zela mia, a la qual io
doveva andar la doman".
E abiando oldide queste cose, sen Brandan con tuta la so conpagna se gità in tera loldando
misier Domenedio e dise: "Loldà sia misier Domenedio in tute le so vie, perch'ele è santo in tute le so
ovre, che à revelado a li suo' servi tute cose e cotal meraveie; e sia benedeto de le suo done, le qual
ne à ancuò apasudo de cotal pasture spiritual e de cotal bevanda". E, abiando fenide queste parole,
san Brandan sì dise a li so' frari: "Andemo a manzar segondo nostra usanza cose corporal". E cusì fo
fato; e siando quela note pasada e abiando tolta la benedizion de li frari, da doman san Brandan andà
a la zella soa e lasà andar via so nievo Berinto.
[2]
QUA SE CONSEIÀ LI VII FRARI CON SAN BRANDAN
Or in quela fiada san Brandan de tuta la so congregazion si alese VII frari molto boni e seràse
entro lo rifituorio con elli, e là li parlà cusì digando: "O vui mie' conpagnoni de penetenzia, li qual nui
ieremo, io sì ve priego che vui me consié, inperché lo cuor mio e li mie' inpensieri si è tuti asunadi in
una volontade. Pur ch'ela sia la volentade de Dio, la tera, de la qual parlà lo abado Barinto, de
promision de li santi, io sì ò proponudo de andar 'de e non calar mai sin 'de seré. Mo' che ve par de
zo e che conseio me ne volé-u dar?". Et elli, cognosando la so volontade de lo dito pare santo, quasi
tuti a una ora e a una bósie de boca dise cusì: "O abado, cotal volontade como è la toa, cusì è la
nostra. No sas-tu ben che nui avemo abandonado parenti e la nostra 'reditade de lo siegolo per servir
a Dio? Nui semo apariadi de vegnir con vui a morte e a vita, pur ch'el sia la volontà de Dio".
E cusì entro si andè via e fe fin de parlar. E sen Brandan con elli sì à ordenado de far uno
dezunio de XL dì continui e puo' andar via al so viazo.
[3]
QUA INTRÀ SAN BRANDAN IN NAVE
E, siando conplido li dezunii de li XL dì e abiando saludado li frari, eli intrà in nave e comenzà
a far la via inver ponente e andè a una isola de uno santo pare, che aveva nome Zeoade, e (tolse) la
soa benedizion e de tuti li munesi che iera con lui, e andà de fin lo cavo de quela contrada, in la qual
stava lo so parentado e non volse veder algun; mo sì andà su una altisima montagna per veder como
se destendeva lo mar Ozian. E vete da pruovo un luogo, la qual diseva la stanzia de Brandan, zo fo
luogo so donde ello se partì, e là elo tornà zoso a baso e fese una stanzia, inperché elo n'iera una
intrada de una nave. E lo dito san Brandan con tuti queli che iera con lui si acatà feramenti e fese là
una nave molto forte e liziera de andar per mar e fela ben forte e plena de legname, segondo che mo'
le se fasea in quele contrade, e si nomè coca, e siando conplida questa coca e ben savornada, sì la
coverse de fuora tuta de cuoro de bo e inpensela de roso e fermà ben le zenture de lo ligname, e puo'
la onse tuta de bitiro la nave e li cuori, e in nave mese do paramenti de bo e asè batiro per onzer la
nave quando li farà mestier; puo' mese entro la spensaria de XL per aver che manzar e che ber, e sì
mese borito per manzar e altre cose per cusinar de far quelo che li à luogo a le persone. E sì mese
uno alboro in mezo de la nave e mese l'antena e tute cose che li aveva besogno a la nave. E san
Brandan comandà a li so' frari che in lo nome de Dio pare e de lo Fio e de Spirito Santo diebia intrar
in nave; eli cusì fe, elo romase solo su lo lido.
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[4]
QUA INTRÀ SAN BRANDAN IN NAVE
Et abiando benedido lo porto [e] li so' frari, elo sì li aparete tre frari de lo so monestier. E
como elli fo da lui, eli se gità zoso in tera a pruovo de li so' piè, digando cusì: "O pare, o pare, lasane
vegnir con ti o' che tu voi andar; e se tu non ne lasi vegnir, nu' moriremo qua cusì in questo luogo da
fame e da sede. E sepi che nui avemo ordinado infra de nui de pelegrinar tuto lo tenpo de la nostra
vita". E vegando lo santo la soa angustia, sì li comandà ch'eli debia intrar in nave digando: "Sia como
vui volé, belli fioli mie'". E puo' li dise cusì: "Io sè como vui se' vegnudi; questo frar sì à fato bone
ovre, in veritade Dio li à apariado molto buon luogo e a vui do rio luogo e tenebroso".
E in quela fiada san Brandan montà in nave, e abiando destesa la vela, eli comenzà a navegar
contra mezodì, e ave de presente bon vento, e non li besogna se no tegnir la vela in ordene: e cusì
andà XL dì, (e in cavo de li XL dì) lo vento zesà e besognàli navegar e tanto navegà de longo, che eli
fo stanchi e ch'eli non podeva plui lavorar. E de presente san Brandan li comenzà a confortar e
amonirli, digando cusì: "O frari mie', non abié paura, ché Dio s(i) è nostro rezedor e nostro
governador, e perzò ch'elo ne darà ben quelo che ne averà besogno. Onde logé tuti li remi in nave e
le oltre cose de la nave in li suo' luogi e lasé su la vela destesa, e Dio faza zo ch'elo voi de li so' servi
e de questa nave".
Ed eli senpre manzava da vesporo e la nave pur se moveva, perché ogno vento la menava via.
[5]
(COMO ELO VENE UN CAN E MENÀ
SAN BRANDAN CON LI SOI FRARI
INFINA A UN CASTELO)
E siando consumado li XL dì, eli aveva manzado ogna cosa: eli trovà una isola ver
tramontana, e iera molto erta e plena de sasi, e prosimando a lo lido eli vete una riva molto alta e
dreta con' uno muro; e sì ne iera molti rieli, che veniva zoso da la montagna in mar, e non podeva
trovar porto o' che se astalase la nave. E li frari, siando torbadi da fame e da sede, tuti tolse li vasieli
e inplìli d'aqua per ber e logà questa aqua (in nave), e vegando san Brandan questo fato, dise cusì:
"Non fé cusì, ch'elo è mateza a far quelo che vui fé. Quando Dio non vol mostrar 'de porto, perché
volé-vi per forza tuor le so cose? A mi non plase che vui toié questa aqua". Onde elli la gità via e in
cavo de li tre dì Iesù Cristo li lasà zonzer a porto, et elli alogà la so nave e desmontà zoso per
manzar, e per l'isola andà zercando da manzar, e stete tre dì a trovar questo porto intorno questa
isola, e in ora de nona elli zonse a uno porto molto streto, sì che apena 'de intrà la so nave. E ananti
che elli ne intrase, sen Brandan signà lo porto e benedìlo devotamentre, e là s'iera una gran piera
molto alta e taiada per mezo e stava dreta como muro, e tuti sì desmontà de nave e vene in tera.
Alò santo Brandan comandà a tuti ch'eli non trazese alguna cosa fuora de la nave, e andando
su per la riva de lo mar e' li vene incontra un can e feli careze a pruovo li piè de sen Brandan, sì como
suol far ziascun a so misier. E in quela fiada san Brandan dise a li so' frari: "Non ve par che Dio ve à
mandado bon meso? Andéli driedo seguramentre o' ch'elo ve menerà". E in quela fiada san Brandan
con li suo' frari sì andà driedo lo can fina a lo castelo, e intrando dentro elo sì vete una gran masion,
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in la qual iera molti leti da zasier e sezi da seder e aqua in vasieli da lavar i piè. E sentando zoso lo
santo sì comenzà (a parlar) a li so' frari, digando cusì: "O frari, vardé ben che 'l Satanas non ve
ingana o non ve duga a intentazion. Io sì lo vego inganar (uno) de li tre frari, li qual ne vene driedo
da lo nostro monestier, ch'elo vuol comenzar uno furto pesimo e rio per l'anema soa, a casion che
l'anema soa è dada za in le man del diavolo". E quela casa, in la qual eli stava, ela iera quasio
inbrigada intorno li paredi de vasieli apicadi, li qual iera de diverse nature de metali, sì como de freni
e de corni adornadi d'arzento intorno. E in quela fiada san Brandan dise a lo so menistro che soleva
dar lo pan a li frari, ello li dise: "Apresté lo disnar che Dio ne ha mandado". E quelo incontinente se
levà suso per apariar; e andando per l'albergo, trovà la tola tuta aprestada de mantili e de pan blanco
e de pesi ben coti e nenzioli molto blanchi in ziascun leto. E como elli fo a la tola, vegando queste
cose cusì ben aprestade lo santo Brandan comenzà la benedizion con li frari e dise questo verso: Qui
dat escam omni carni confitemini Deo celi. E sentàse a tola e comenzà a manzar loldando Dio
devotamente; e ave da ber quanto eli volse, e abiando conplido de manzar, regrazià Dio e lo santo
dise a li frari: "Andé, adoré defina sera, e puo' ziascun vada a dormir in lo so leto e poséve, perché le
vostre nenbre si è stanche e tropo fatigade de lo vogar, che vui avé fato cotanto".
E quando li frari dormiva san Brandan vete una ovra de lo diavolo, ch'el fe far a uno de li so'
frari. E elo vete uno fante negro lo qual aveva uno fren in man e zugava con eso davanti li piè de uno
de li frari, e incontinente san Brandan levà suso e comenzà a orar, e stete in orazion defin dì. E
quando fo ora de zo, sì ordenà de dir lo so 'fizio, e como li ave conplido de dir lo so ofizio, eli voleva
andar in nave: eli vete la tola plena de cose per dover manzar, ond'eli stete là e manzà e bevè quanto
elli volse, e questo li durà tre dì; e per questa casion eli stete in questo luogo tre dì e Dio li mandà
quelo che li aveva luogo.
[6]
QUA COMESE UNO FRAR FURTO E MORÌ
Siando pasado li tre dì, eli montà in nave e comenzà a navegar e far lo so viazo, e lo santo
pare dise a li frari: "Vardé ben tuti che nesun de vui non ebia tolto alguna cosa de questo luogo". Eli
respose: "Non voia Dio che algun de nui ebia fato furto nì vetuperado lo so viazo". E abiando cusì
dito, lo santo pare dise: "Vedé questo nostro frar, de lo qual io ve disi ieri? Elo à tolto uno fren
d'arzento e àlo scoso in sen de lo diavolo; e elo lilo de' e elo lo tolse senza mia parola. Or sapié quelo
ch'elo 'nde die far: nui posemo tuti perir per questo pecado".
E cusì tosto como lo frar lo ave oldido, elo trase lo fren de soto e gitàse a li piè de lo abado,
digando: "O pare santo, perdoname, ben so ch'io ò pecado; oré Dio per l'anema mia, che ela non
piera per questo furto". E tuti li frari fo tristi e gitàse in tera devotamente e comenzà a pregar Dio per
l'anema soa; e levando li frari suso da la orazion, lo frar che aveva fato lo furto si fo levado suso
dreto in piè e stava molto gramo e vergognoso dananti l'abado. E tuti quanti vete sair uno fantolin
negro de soto li drapi de lo frar che aveva lo fren, lo qual urlava a olta vosie, digando cusì: "O santo
pare, perché me cazes-tu via de lo mio luogo con le tuo orazion? Sepi ch'elo è pasado sete ani ch'io
son stado da ogna ora con questo frar per inganarlo de algun pecado mortal, e mai non lo puti
inganar se no questa note. Mal fè, abado, ché per ti me convien mudar albergo e partìme da la mia
ereditade!". E abiando quelo cusì dito, san Brandan dise in questo muodo a lui: "Io sì te comando in
nome de lo Pare e de lo Fiolo e de lo Spirito Santo, ch'è nostro signor Iesù Cristo, che tu te parti via
e non diebi nuoser ad algun omo defin lo dì de lo zudisio". E cusì quelo se partì, vegando tuti, e puo'
se volse inver lo frar e diseli: "Incontinente confesate ben con uno prèvede, e puo' morirà e partiràse
l'anema toa dal corpo. E in questo luogo die star lo to corpo, e qua si è la toa sepoltura, e in Niferno
si è quela de lo to conpagno ch'è frar e che vene con ti da lo monestier".
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E de presente ello sì comenzà a tuor penetenzia e rezever devotamente lo corpo del nostro
signor Iesù Cristo, e l'abado e li frari comenzà a cavar la fosa per elo, e cusì tosto como lo frar ave
rezeudo lo santo sacrifizio, elo morì e l'anema soa fo tolta da li agnoli e portà in zielo. Vegando cusì
li frari, eli sopelì lo so corpo in questo luogo e feli l'ofizio so ordenadamente.
[7]
QUA VENE LO PROCURADOR CON UNO COFANO
PLEN DE PAN E DE AQUA
E puo' li frari andè a lo lido con lo abado et intrà in nave tuti quanti. Inanti ch'eli se partise da
lo lido e là li sovravene uno zovene lo qual li aduse uno cofano plen de pan e un gran vaso plen de
aqua e diseli cusì: "Rezevé questa benedizion de man de uno servo de Dio. Sapié ch'elo ve besogna
far uno longo viazo; e farélo ben e troveré o' che vui anderé alguna consolazion e dureràve questo
pan e questa aqua infina lo dì de la Pasqua".
E abiando rezeude queste cose e abiando fato la benedizion, eli comenzà a navegar inver
ponente e dezunava ogni terzo dì e cantava tute le ore.
[8]
QUA FE LI FRARI LA ZENA DOMINO
E TROVÀ LE PIEGORE COSÌ GRANDE
Et una fiada andando la nave in qua e in là, eli vete una isola da pruovo e comenzà andar
inver de quela isola. E sì li vene uno bon vento per aiutorio, onde eli non navegà plui e la nave zonse
tosto a lo porto. E siando in lo porto, l'abado comandà che tuti esia fuora e elo romase da driedo da
tuti e cercando per tera questa isola, trovà molti flumi de aqua clara e pleni de diversi pesi e de
fontane. E eli siando retornadi in un luogo, l'abado comandà che lo so 'fizio se diebia far là e cantar la
mesa e far comunegar e consolazion de conpagnia, perch'ela iera la Zuoba Santa. E cusì fo fato e là
zenà e si stete là fin Sabado Santo.
E andando per l'isola de qua e de là, eli trovà gran conpagnia de piegore blanche como
banbasio e grande como buò che le covriva la tera. E san Brandan clamà li suo' frari e comandàli
ch'eli toia seguramente de queste bestie per dover manzar e altre cose; onde eli tolse una piegora e
non plui e abiandoli taiado la testa eli tolse uno agnelo per benedir, e sì fe d'eso quelo che 'nde fo da
far, sì co' li parete lo meio.
E abiando tute cose ben aprestade per lo dì de la santa Pasqua che era la doman, ed elo li
aparse uno omo che avea in man una gran sporta de pan, che iera coto soto la zenere, e altre cose da
manzar; e elo la mese zose in tera davanti san Brandan e puo' se gità in tera devotamente tre fiade da
li suo' piè, digando cusì devotamente: "O malgar(i)ta de Dio, como è quest'avegnudo a mi, non
siando degno de (zo, che) cotal persona diebia eser aparudo in questi santi dì aver de lo mio pan, ch'i'
ò fato con fadiga e con le mie man?". E san Brandan lo prese per la man e levòlo suso de tera e de'-li
pasie, e puo' li dise: "Fiol mio, vui sié lo ben vegnudo. Sapié che lo nostro signor misier Iesù Cristo
n'à ordenado, za boni dì, questo luogo per dover far la festa de la soa Pasqua, ch'è de la soa santa
resurezion". Elo respose questo omo cusì: "O pare, vui staré ancuò qua e faré quelo che vui avé a far
in lo Sabado Santo, che è ancuò; mo doman per tenpo seré in quela isola, che sé colà, la qual vui
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vedé e là faré vostra stanzia e canteré la santa mesa e diré le altre ore. E a Dio plase che questo se
faza in quela isola e non in questa".
E abiando cusì dito, lo abado fese alogar tute le cose in nave per andar a quelo luogo la
doman per tenpo. E siando ben cargada la nave de cose, l'omo dise: "Misier, la nave è sì plena, ch'ela
non può plui tegnir, mo non ve dubité de roba ch'ela ve manca. Andé via quando vui volé e io ve
manderé, pasando li VIII dì, tuto quelo che ve averà luogo per manzar e per ber; e serà tanta roba,
ch'ela ve durerà fina l'oltra Pasqua de le Pentecoste". E como elo ave cusì dito e san Brandan li
respose e diseli cusì: "Como sas-tu là che nui saremo pasando li VIII dì?". E elo dise: "Vui seré in
questa note ben per tenpo in questa isola, la qual vui vedé qua da pruovo e doman infina l'ora de
sesta; e puo' navegeré a una altra isola, ch'è pruovo de quela e si è inver ponente e si è apelada lo
paradiso de le osiele, e là ve staré fina l'otava de le Pentecoste". E abiando quelo cusì dito, lo abado
lo domandà de le piegore, como ele iera cusì grande e cusì blanche e cotante ed elo li dise cusì: "Vui
dové saver che in questa isola si è bone erbe e rosada che cazie plena de mana, e lo êro molto
tenperado e bon, onde elo è sì gran bon star; e nesun non li tuò' la late soa per forza, da che li agneli
suo' non teta plui; in quanto non è inverno che le faza morir da fredo nì infermar e no 'nd' è lovi che
le alzida nì becheri. Ed ele se vive al so seno e va e sta là ch'ele vol de dì e de note, e inperziò è cusì
grande e cusì blanche e cusì cotante".
[9]
HIC INVENERUNT PISCEM IASCONIUM
ET SUPER EUM FECERUNT FESTUM PASCHE
Et abiando quelo cusì dito, elo tolse conbiado e andà tuti in nave e comenzà a navegar inver
quela isola, fazandose crosie e digando la benedizion; e (como) eli fo a l'isola, la nave se astalà ananti
ch'eli podese prender porto, e san Brandan comandà a li frari che eli esia de nave e intrà in mar
segura(mente) per vegnir a la tera. Eli cusì fese e siando inn-aqua eli tolse le corde e tirà la nave a lo
porto e ligàla ben.
E questa isola iera plena de piere e no 'nde iera erba in alguna parte e lo lido non aveva
sablon, mo pur tera ferma. Puo' se conzà tuti li frari in orazion per diversi luogi e lo abado romase in
nave, ed elo saveva ben che isola che la iera, mo non lo voleva dir ad eli, perché eli nonn-avese
paura. E siando vegnudo lo dì, elo comandà per tenpo a tuti li prèvedi che ziascun canta una mesa;
eli cusì fe, e como san Brandan con tuti li altri frari e ave cantado le so mese in nave, li frari comenzà
a portar fuor de na' de la carne cruda per cuoserla e pesi, li qual eli aveva con si aduti da la oltra
isola. E como eli avé cusì fato, eli mese uno lavezo al fuogo e, fazando gran fuogo soto e boiando
forte lo lavezo, tuta la isola comenzà a tremar a muodo de una onda; e li frari per la paura comenzà a
corer a la nave e lasà ogna cosa e pregà devotamente lo santo ch'elo abia cura d'eli, e lo abado li tolse
tuti per la man in nave. E como eli fo tuti entro, eli comenzà forte a navegar [e] questa isola se
destendea in ver ponente. E vete da lonzi uno gran fuogo ardente per la quantità de doa mia, e lo
santo pare li dise che cosa iera questo: "O frari mie', ché vui ve meraveié de lo fuogo, che vui vedé
che esie de quela isola de là?". Ed eli respose: "Ziò è veritade; sapié, misier, quanto nui avemo abudo
gran paura". E elo li dise: "Fioli mie', non abié miga paura; Dio in questa note me revelà in una vision
questo, che la isola o' nu' fosemo e che arde cusì, non è isola, mo si è lo primo pesie e lo mazor de
tuti li altri e lo plui longo, e à nome Iason".
[10]
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HIC INVENERUNT INSULAM QUE EST DICTA
PARADISUM (AVIUM) BLANCARUM
E navegando a pruovo questa isola o' eli iera, dananti e fose mo' vegnudi a la somitade de
quela isola, contra ozidente eli vete una altra isola là da pruovo, quasio zonta con questa per uno mar
[non] grando, plena de erba e de bosci, e ogni erba e ogni albori s'iera inflorido. Et eli comenzà a
voler piar porto e andava pur intorno, e navegando eli inver mezo dì de la dita isola et eli trovà uno
rielo d'aqua dolze che desendeva in mar, e eli iera a porto e là afermà la nave et eli desmontà de la
nave. San Brandan li comandà che elli tirase la nave plui a tera che eli podese con li canevi su per lo
lido de lo flume, e questo flume iera anplo puoco plui de la nave, e lo abado solo romase in nave et
eli cusì fese per spazio de uno miaro, e la iera una fontana donde insiva questa aqua de lo flume. Puo'
dise cusì san Brandan: "Vedé che lo signor nostro Iesù Cristo ne à dado uno luogo per far la festa de
la Pasqua de la soa resurezion!". E puo' dise: "Frari mie', se nui non avesemo abudo le spensarie se
no l'aqua de questo flume, elo ne seria stado sufiziente e per manzar e per ber; tanto è la soa bontade
e late".
E sovra questa fontana s'iera uno alboro molto anplo e iera torto e non iera tropo alto da tera
e iera tuto coverto de osiele tute blanche e iera tante ch'elo non iera foia nì ramo vuodo. E vegando
lo santo questa cosa, eli comenzà a pensar in si che cosa questa iera e per che casion ele fose cotante
e tute ad un. E pensando de ziò, elo se gità in tera e con lagreme devotamente fe una orazion e dise:
"O Dio, lo qual cognosi tute le cose e che reveli tute le cose secrete e le cose che non se sa, vui savé
la angustia de lo mio cuor e la mia volontade; onde io ve priego vui e la vostra maestade e adorove,
mi pecador, vui ve digné per la vostra misericordia revelarme questa cosa, ch'è cusì fata e cusì
sacreta, la qual vé li mie' ochi. E ben so, misier, ch'io non son degno per li mie' meriti, mo per la
vostra bontade vui lo dobié far".
[11]
HIC VOLAVIT AVIS SUPER PRODAM NAVIS
ET ALLOCUTA EST SANCTUM BRANDANUM
E como elo ave cusì dito planamente, elo se asentà zoso in tera e vardava queste osiele, e una
de queste osiele se partì de su l'alboro o' che iera le altre e, volando, le so ale sonava como una
canpana e vene verso l'abado che sedeva zoso, e questa osiela se reposava su la proda de la nave e
comenzà a destender le ale in segno de alegreza e con belo viso sì vardà lo santo pare fermamente.
E de presente lo santo pare cognosè che Dio s'arecordava de lui e de la soa orazion, e
stagando cusì la osiela elo li parlà e dise: "Se tu è' meso de Dio, dime chi tu è' e donde tu è' e che è
quele altre osiele e perché 'nd'è cotante ad un". Ela li respose in questo muodo: "O servo de Dio, nui
semo de quela gran conpagnia che caziè de zielo con quelo agnolo Luzifero, ch'è nemigo de l'umana
generazion; e nui non pecasemo per nui e per cognusimento e per questo nui (non) semo o' che nui
fosemo creadi, mo sì semo cazadi fuora con le conpagnie de queli che pecà grievemente. E per quelo
che in nui non è quelo pecado, Dio lo qual è nostro signor, ch'è zusto e verasio, per la so
misericordia e per la so zustisia e vendeta ne à alogadi in questo luogo defina a la so volontade. Vero
è che nui non sostegnimo alguna pena nì alguna cosa: per la presenzia de Dio nu' podemo veder lume
e non se podemo partir da la conpagnia de li altri, li qual no se demise e stete fermi. E nui andemo
vagizando de qua e de là per diverse parte de lo aiere, soto lo so fermamento, e de la tera sì como fa
li altri spiriti, li qual vien mandadi; mo in li santi dì e in lo dì de la domenega nu' rezevemo corpi tal
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como vui vedé e stemo qua e loldemo lo nostro criator. Sapié ch'el è pasado uno ano che vui se' in
questo viazo e sie ani avé ancora a star ananti che vui torné a casa, e ogno ano dové far qua la
Pasqua. E in cavo de li sete anni troveré lo luogo che vui andé cercando e avé proponudo in cuor
vostro de veder: la tera de promision de li santi".
E come elo ave cusì dito, elo se levà de su la nave e tornà indriedo da le altre in lo so luogo.
E como fo l'ora de vesporo, tute queste osiele che iera su l'alboro comenzà a cantar a una vosie, e
batandose le ale diseva in so canto dolzementre: Te decet hymnus, deus, in Syon et tibi reddetur
votum in Ierusalem; exaudi orationem meam et clamor meus ad te veniat e questo verso fermava
per spazio de una ora; e iera aviso a lo abado e a li frari ch'iera con lui che 'l son de le suo ale fose
uno soave canto de planto. E in quela fiada san Brandan dise a li suo' frari: "Manzié quanto v'à luogo
e che li corpi vostri sia pasudi e saziadi, sapiando che le vostre aneme è pasude de divina grazia". E
abiando zenado, eli dise conpleta e puo' andè a dormir fin la terza parte de la note, mo lo santo abado
non dormì, mo si veglà e stete in orazion, e quando fo l'ora del maitin, elo li clamà. E sia(n)do levadi
suso, eli dise matin e comenzà a dir questo verso: Domine, labia mea aperies; e como li ave
conplido de dir lo maitin, e tute le osiele con lo beco e con le ale sonava dir molto soavementre:
Laudate dominum, omnes angeli eius, laudate eum, omnes virtutes eius. E così somientementre per
lo spazio de una ora diseva al besporo; e como fo l'ôra clara, ele comenzà tute a cantar per prima,
digando: Timor domini sit super nos et super timentes te; dominus, initium sapientie timor domini.
E in ziascun so canto tegniva uno muodo de canto (per) ingual tenpo de una ora, e a terza diseva
questo verso dolzementre: Psallite deo nostro, psallite regi nostro, psallite sapienter, e (a) sesta
diseva: Illuminet dominus vultum (suum) super nos et misereatur nostri, e a nona diseva: Ecce quam
bonum et quam iocundum habitare fratres in unum. E in questo muodo le dite osiele de dì e de note
rendea laldo al nostro signor.
[12]
HIC VENIT PROCURATOR AD FRATRES
CUM NAVE PLENA AD POTUM ET CIBUM
E cusì san Brandan defina la otava de Pasqua pasiè li so' frari, e siando pasado tuti li dì de la
Pasqua, elo dise cusì: "Tolemo de questa fontana le spensarie, avegna ch'ela non sia defina mo' se no
per lavar le man e i piè".
E abiando cusì dito, eli sovravene lo bon omo che fo da eli l'oltra fiada ananti Pasqua, lo qual
li de' la pastura, e vene da eli con una nave plena de cose da viver per manzar e per ber, e abiando
vuda la so nave, elo sì parlà a l'abado e a li altri frari, cusì digando: "O frari mie', vui avé ancuomè
sofizientemente fin Pasqua de Pentecoste da viver; onde non bevé de questa fontana, perch'ela è
tropo forte da bever, e diròve la so natura. Sapié, chi ne beve elo li vien de boto uno sono sì forte,
ch'elo dorme uno dì e una note, ch'è spazio de XXIIII ore, onde la late è questa virtù dentro da la
fontana, e de fuora si è aqua e non late, anche ela si è cusì blanca".
E abiando cusì dito, elo tolse conbiado e la benedizion de li frari e andà via; e san Brandan
romase in quelo luogo defina l'otava de Pentecoste. E in lo dì de Pasqua lo abado cantà mesa con tuti
li altri e puo' vene lo procurador de li puoveri de Cristo e duseli quele cose che li aveva besogno per
la festa e per molti dì dapuò e, manzando eli, questo bon omo li parlà e dise cusì: "A vui, servi de
Dio, sì besogna a far un gran viazo, e perzò io ve conseio che vui inplé tuti li vostri vosieli de l'aqua
de questo flume e porté con vui de lo pan seco quanto vui podé portar e salvélo per uno altro ano; e
io ve ne darò quanto la vostra nave porà portar e tegnir".
E abiando cusì dito, quelo tornà indriedo e sì li aduse lo pan biscoto, lo qual elo li aveva
inpromeso. E siando pasado li oto dì, eli inplì li vosieli d'aqua e andè via.
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[13]
QUA VENE L'OSIELA SU LA PRORA
DE LA NAVE E PARLÀ A LO ABADO
E voiando li frari intrar in nave per andar via, elo vene l'osiela volando viazamentre su la
proda de la nave, e lo abado se acorse de questo fato e fo a lo legno e dise a li frari ch'eli se sofra de
intrar in nave. Eli stete tuti quanti e la osiela comenzà a dir a muodo de uno omo e dise: "Vui dové
saver che vui doveré star co nu' lo santo dì de la Pasqua ogno ano defina sie ani, e la Zuoba Santa
dové far ogno ano là che vui l'avé fata questo ano e lo Sabado Santo dové far là che vui l'avé fato
mo', e la note de la Pasqua faré là o' che l'avé fata, zioè sovra lo pesie che à nome Iason e, o' che vui
vardé e o' che vui ve volzé, el ve covignerà far ogno ano como v'ò dito e questi luogi visitar; e
partandove de qua, in cavo de li oto dì vui azonzeré a una isola, che à nome isola de fameia de Labeo
abado servo de Dio: con lu' faré la festa de Nadal de lo nostro signor Dio". E como elo ave cusì dito,
elo volà via e tornà al so luogo e de presente li frari intrà in nave e levà su la vela e tolse li remi in
man e comenzà a navegar forte inver ponente e tute le osiele ad uno bósie e' comenzà a cantar molto
dolzementre e diseva: Exaudi nos, deus salutaris noster, spes omnium finium terre (et) in mari
longe.
E in quela fiada san Brandan con tuta la so conpagnia andà navegando in qua e in là per mar
per spazio de tre mesi, e mai non pote trovar porto nì alguna isola nì tera nì porto se no zielo e aqua,
e dezunava ogn(i) terzo dì e tal fiada plui.
[14]
QUA TROVÀ LI FRARI LO MONESTIR
DE SAN ABEO CON XXIIII MUNESI E FE LA FESTA
DE NADAL
Et in cavo de li tre mesi sì vene uno dì in lo qual li aparse una isola non tropo lutan, e como li
aprosimà a lo lido, elo li sovravene uno vento forte lo qual i portà in una parte de la qual eli navegà
XL dì continuamente intorno questa isola, nì no (podeva) prender porto, siando senpre da pruovo. E
in cavo de li XL dì li frari iera stanchi e fo in concordia de star in orazion e pregar Dio che li trazia de
questa briga. Eli iera sì avenà da la grameza, ch'eli non podeva lavorar plui. Eli stagando
continuamente in orazion tre dì e in astinenzia de parlar, la nave se movè forte per si e fo zonti a uno
porto streto de una nave e vete là do fontane d'aqua: una iera torbeda e l'altra clara, e li frari fo tuti
confortadi e desirava de tuor de l'aqua clara e apariavase con li vasieli. Lo abado li dise cusì: "Fioli
mie', no fé negota de scovegnivele e non tolé aqua nì altre cose de questa isola senza parola de quelo
vetran che ve abita in lo servizio de Dio; e non ve dubité che lui ve ne darà asè d'esa, onde non la
involé e non voié ber aqua involada". E in quela fiada eli desmontà de nave e vardà in quela parte eli
doveva andar.
Elo li vene viazamentre incontra uno belo vetran, che aveva li caveli blanchi como neve e la
faza bela e colorida e la barba longa infina in tera e molto blanca, e como elo li fo da pruovo, elo se
inzoneclà in tera devotamente, ananti ch'elo dese pasie a lo abado, e san Brandan andà a la terza fiada
da lui e levàlo suso de tera con li altri frari e dese pasie benignamente e prese per la man; e intranbi
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abadi cusì andà ad un per la otava parte de uno mio, e fo zonti ad un monestier. E como san Brandan
con li suo' frari fo apreso la porta de lo monestier, elo stete fermo e dise a questo vetran: "Pare, de
chi è questo monestier? E chi è signor d'eso? E onde è queli che 'nde abita?". E altre parole asè li dise
e de mol(t)e cose li domandà; e lo vetran pur tasieva e non li respondeva ad alguna parola, mo pur
con la man li feva belamente insegne de responsion e pur tasieva. E vegando san Brandan ch'elo
servava astinenzia e non iera sordo, sì clama a si li so' frari e comandali ch'eli tegna silenzio defina
che serà tenpo e luogo de poder parlar, e a ziò che eli non dia casion de ronper la penetenzia e la
obedienzia de li frari de lo luogo. E in piziolo spazio, da ch'elo ave fato questo comandamento, elo li
vene XI munegi incontra da lutan con crosie e con casete de requilie e de santi e cantava digando inni
e altre cose, zoè un capitolo che dise: Surgite deo, sancti, de mansionibus vestris et proficiscemini
obviam veritati. Locum sanctificate et plebem benedicite et nos famulos vestros in pace custodire
dignemini. E abiando conplido de dir questo verso, lo abado de lo monestier sì de' pasie a san
Brandan e a li suo' frari, e abiando cusì fato elo li menà con si dentro da lo monestier per tuti li luogi
e disevali: "Questo è cotal luogo e da là cotal cosa". E abiando mostrado tuto dentro e de fuora, elo
fe vegnir aqua calda e lavà i piè a tuti li so' frari et eli cantava questo verso: Mandatum novum do
vobis, ut quemadmodum ego feci vobis ita et vos faciatis.
E siando questo fato (con) consolazion, eli lo menà in lo rifituorio e fe segno con la man e
sona[n]do la canpanela ch'eli andase dentro da le tole a seder, et eli 'nde andà. Puo' sonà ancora la
canpanela e in piziola ora vene uno frar de lo monestier con pani molti blanchi e con radise fresche de
erbe de molto soave gosto. E aconpagnàse uno de li frari de lo monestier con uno de li frari forestieri
per ordene a la tola, e dentro do frari fo dado uno pan intriego e do radise, e puo' fo sonado la
canpanela ancora e uno frar sì li aduse da ber.
E lo abado de lo monestier se confortà tal fiada questi frari con aliegro viso, digando:
"Questa è la bevanda de quela fontana, che vui vosesi ancuò tuor de l'aqua fortiviamentre per ber; or
ve bevé seguramentre, ch'ela è de la fontana clara, e tolé 'nde in caritade e con alegreza e con timor
de Dio. E de l'altra fontana torbeda, la qual vui vedesi, sì vien lavado li piè ogni dì a li frari e è calda
per natura. Li pani, che vui avé vezudi cusì beli e boni, non se fa in questo monestier nì non savemo
in che luogo nì chi li aduga al monestier, mo sì semo zerti ch'elo è don da Dio e grazia ch'elo ne fase
per la so bontade, non voiando abandonar li so' servi. Sapié che nui semo XXIIII frari e ogno dì
avemo XII pani per nostro manzar, zoè uno pan in do frari, e ogna domenega e ogna altra festa ne
vien dado u(n)o per omo, a casion ch'eli ebia per zena de quelo con le frègole che se recoie. Ma mo',
anch'elo no sia festa, Dio ne manda uno perr-omo perché vui se' qua vegnudi e ave voiudo mandar la
spesa. In questo muodo Cristo nostro signor sì ne à norigadi fina mo' de lo tenpo de san Patr(iz)io e
de san Albeo, nostri pari, e si è ben otozento ani pasadi. Vero è che (de) la vechieza e la debelitade
ele nostre nenbre si è inmun. E devé saver che in questa isola nu' non avemo algun desasio de
manzar, ma cusinato de fuogo nui non avemo mai, e non avemo mai fredo nì caldo che ne faza
recresimento, perché lo aiere è molto tenperado; e quando lo è ora de cantar mesa e maitin e
besporo, li luminarie de la gesia vien inprese e non savemo da chi e arde tanto como dura l'ofizio,
'ceto ch'a lo maitin, che dapuò ch'elo è dito ele arde defin dì, e mè non manca l'oio dentro".
E como eli ave beudo tre fiade, lo abado segondo soa usanza sonà la canpanela per segno, e
tuti li frari insenbre con gran silenzio se levà su da tola e andà innanti li santi abadi infina la gliesia e
driedo eli sì andava li santi abadi, zoè san Brandan e l'oltro. Intrando dentro la gliesia, vene XII altri
frari incontra questi de fuora e inzoneglàse zoso in tera allegramente dananti li abadi; e quando san
Brandan vete questi frari, sì dise cusì: "O abado, perché non manzà con nu' questi frari?". Ed elo
respose in questo muodo: "Eli no 'nde manzà per una casion ch'eli non podeva star a tola con nui, ma
mo' eli anderà a manzar e vigneràli dado quelo che serà plaser de Dio e nu' intreremo in gliesia e
canteremo besporo, a casion che questi frari, che va a manzar, canta anch'eli besporo driedo nui".
E quando fo cantado besporo, san Brandan comenzà pensar e dir e veder o' che iera fata la
gliesia e vegando ch'ela iera quara da ogna parte, e tuti li alt(a)ri, vasieli, orzuoli e li càlesi de la
gliesia, tute queste cose iera de cristalo clarisimo. Li stali da seder intorno la gliesia s'iera XXIIII e lo
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luogo de lo abado s'iera in mezo de li do cuori de li frari e iera 'nde VII luminarie, le qual ne fo adute
fin lo comenzamento: e le tre stava ad alto dananti l'oltar mazor e le altre quatro iera partide in do
parte, zioè do dananti da ziascun de li altari, e vedeva che li alt(a)ri iera de claro cristalo. E l'ofizio
comenzà l'abado tute fiade, e puo' uno cuoro diseva a l'altro cuoro devotamente, e diseva l'altro, e
nesun comenzava algun canto se no l'abado e nesun de li frari non osava insir de la gliesia senza
lizenzia de lo abado e voiando insir de gliesia per alguna soa besogna, elo scriveva suso una tola de
zera quelo che li besognava a far e puo' lo mostrava a l'abado et ello li dava parola. E sì viti che
nesun non aveva ardir de far bósie nì algun clamor per lo luogo e se algun voleva saver alguna cosa o
tuor conseio, si tegniva questo muodo insteso con lo abado.
E così menando lo dì, lo abado de lo luogo dise: "Lo è ora de andar a zena fin ch'elo è claro
dì". E andà in refituorio, e ave a zena pan e radise e bevè aqua. E abiando zenado, eli andà a cantar
conpleta; e como lo abado ave comenzado: Deus in adiutorium meum intende e tuti quanti se
inclinava in zonegloni e feva onor a la Ternitade. Eli comenzà questo verso: Iniuste egimus,
iniquitatem fecimus: tu autem qui pius es pater nobis, domine (parce nobis); in pace in id ipsum
dormiam et requiescam, quoniam tu, domine, singulariter in spe constituisti me. E driedo queste
cose cantava l'ofizio per ordene, e como elo fo conplido tuto l'ofizio de cantar e de dar la benedizion,
lo abado e tuti li frari insì fuora de la gliesia e ziascun andà a la so zela e ziascun de li frari de lo
luogo sì tolse in so conpagnia con si uno de li frari forestieri e lo abado de lo monestier sì tolse in so
conpagnia l'abado Brandan e romase in la gliesia per volerli mostrar como Dio feva inpiar le lume in
gliesia. E stete la note inn-orazion, defina che la gliesia fo aluminada, con silenzio e umilitade e puo'
dise l'abado: "Lo è ben otanta ani ch'io son in questa isola abado per far penetenzia, e mè no 'nde fo
alguna persona se no vui con li vostri conpagni. Verò è che nui aldemo bósie d'omeni con nui cantar,
quando nui cantemo lo loldo de lo maitin; e nui semo XXIIII frari in questo luogo e nesun de nu' parla
la setemana se no con insegne de le dede de le man e de li ochi, 'zeto le feste, driedo disnar fin a
besporo e non plui. E nesun de nui se inferma nì durà alguna pasion nì alguna paura de algun spirito,
che va de qua e de là e tal fiada, da che nui fosemo in questo luogo". E san Brandan dise: "A nui
plaseria ben star qua uno ano". Ed elo respose: "Nonn-è a vui lizita cosa in questo luogo, inperqu'elo
nonn-è plaser de Dio. Non ve recorda ch'io ve fi revelar per quelo che ve besognava far, anzi che vui
vignise qua in questo luogo? Sapié ch'elo ve besogna tornar indriedo a lo vostro luogo con XI frari o'
che Dio v'aprestà lo luogo de la vostra sepoltura, e sapié ch'el è con vui do frari li qual romagnerà in
lo viazo: l'un romagnerà in una isola, che à nome Anacorita, e l'altro morirà a mala morte e serà
condanado a le pene de l'Inferno".
E parlando cusì belamentre enfra si, elo vene una saita de fuogo, vegando eli, per una fenestra
e andà inpiando tute le candele de la gliesia che iera dananti li altari, e puo' tornà fuora incontinente e
queste candele romase inprese da una flama de fuogo molto clara. E puo' san Brandan lo domandà
chi studiava le candele e como ele se studava le candele da doman. Et elo li dise: "Pare, vegni a veder
questo miracolo con mi". Et andà in conpagnia apreso le candele e vete dentro, e non iera entro
niente se no la flama in mezo, zoè nì oio nì aqua nì stopin nì flama, onde elo vete ben che questo
fuogo iera spiritual e non corporal. E 'l santo li dise: "Como può arder corporalmente chela cosa che
no à corpo? Spiritual criatura non è visibele a le corporal, e questo se sa per l'anema, ché lo corpo
non la può veder". E lo santo abado sì li respose così digando: "Mo' non avé-vi leto intro la Bibia che
quando Dio vene a Moise su lo monte Senai, ch'è inn-Armenia, per casion de parlarli, quela selva de
le spine pareva tuta arder e si à vezudo la flama molto da lutan la note, e da doman non se trovava
alguna cosa e de zo men, nì algun segno de fuogo?".
E siando vegnudo lo dì e non abiando miga dormido la note, elo fo cantado la mesa
ordenadamente, e lo abado Brandan fe vegnir li suo' conpagni e domandà lizenzia, voiandose partir
da lo luogo. Ed elo li dise quelo abado vetran cusì: "A vui non è lizita cosa a doverve partir, inperché
vui dové far con nui lo Nadal e tute le feste de lo signor Dio defina la otava de la Befania". E como
lo ave questo dito e san Brandan romase in lo luogo con li prediti frari e per cotanto tenpo in quela
isola de la fameia de lo abado Albeo. E siando pasado tute le feste e abiando rezeudo la vituaria in
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nave e la benedizion e lo conbiado da queli frari santi, san Brandan intrà in nave con li suo' conpagni
e fe levar la vela e volzer la nave a lo ponente.
E questa nave, dapuò ch'ela fo partida dal porto, o sia per lo navegar o sia per la vela, ela
andava mo' in qua, mo' in là; e cusì andà fazando fina la Quaresema e non saveva o' ch'eli fose.
[15]
HIC FRATRES INVENERUNT UNUM FONTEM
PLENUM PISCIUM ET RADICUM BONARUM
ERBARUM
Siando vegnudo lo tenpo de la Quaresema, eli vete una isola a pruovo si e de zo fo molto
aliegri e comenzà fortemente a navegar inver quela isola, e (i) iera za falido lo pan e l'aqua, sì ch'eli
zunava tre dì e può' aveva da manzar, sì che el'iera molto inflevelidi e fati grami. In cavo de li tre dì
eli vete porto, onde lo abado benedì lo porto e comandà a li frari ch'eli insise fuora tuti de la nave.
Eli cusì fese, e adeso eli ave trovado una fontana molto clara e de molte bele erbe e radise asè
intorno la fontana e vete asè pesi de molte nature che andava per l'aqua de lo flume che insiva de la
fontana e descoreva in mar. E in quela fiada san Brandan dise a li so' frari: "Dio ve à dado mo'
consolazion driedo la gran fadiga; or tolé de li pesi e de le erbe e de le radise tante, che nui sì 'nde
abiemo asè per cena e rostì de li pesi seguramente, ché Dio ve à questi tuti aprestadi per la soa
bontade." Eli cusì fe, e como eli s'aprestava de tuor de quela aqua per ber e lo abado li dise cusì: "O
frari mie', bevé de questa aqua puoco e vardé che vui non manzié soperclio, anch'ela sia cusì bela e
cusì bona, a ziò ch'ela non ve intorbase per lo ventre, perch'ela va farà tosto dormir soperclo plu che
non se convignerà a tal zente como vui se' ". E elo no fo de queli che tene lo so conseio de lo abado,
e li altri tene altro muodo, sì che tal ne bevè una copa e tal do e tal tre. Queli che ne bevè per una
copa, ela non li fe algun inbrigamento, mo queli che ne bevè do, dormì do dì e do note e queli che ne
bevè tre, dormì tre dì e tre note. E vegando lo abado questo dormir sé longo e forte, elo comenzà a
pregar Dio per eli; e siando pasado li dì de lo dormir sì forte, eli se desmesedà de lo dormir et elo li
dise così: "O frari mie', vui avé perdudo molte ore le qual vui non avé loldado Dio per casion del
dormir lo qual vui avé fato; (è) ben che nui andemo in altre parte e fuzimo mo' questo pericolo a zo
che pezo non avegna. Dio sì [n'] à dado qua zibo da viver e vu' per ingordisia de la gola par che vui
voié morir e avé fato lo vostro pizoramento. A mi plase che nui debiemo partir de questa isola. Onde
tolé le spese de questo luogo sofizientemente, zoè de li pesi e de le altre cose e de l'aqua, tanto ch'ela
basta defina lo dì de la Zuoba Santa; e de l'aqua non bevé al dì so no una copa e cusì la non farà a vui
algun inbrigamento". Onde eli andè arcoier erbe e radise e pià de li pesi asè, e abiando ben cargado la
nave de ziò che li aveva luogo, eli intrà in nave e levà su la vela e comenzà a navegar inver lo mar
Ozian e puo' contra senterion.
E adeso li vene bon vento che durà tre dì, (e driedo li tre dì) eli trovà l'aqua de lo mar quasio
tuta presa e aglazada, e l'aqua non pareva che se movese, onde li frari (fo) molto tristi. E lo abado li
dise così: "Salvé li remi apreso vui in nave e lasé su la vela e la nave vada o' Dio vol ed elo sia mo'
nostro governador".
E cusì la nave andè torzeda ben XX mia, e puo' Dio li mandò uno bon vento contra levante: eli
levà plui ad alto la vela e comenzà a navegar e dezunava ogni terzo dì.
[16]
52
HIC FRATRES FECERUNT (DIEM) IOVIS
ET CENAM DOMINI ET PROCURATOR VISITAVIT (EOS) ET DONA EIUS
E cusì andando un dì, sì li aparse una nivola molto granda dananti e puoco lonzi da si, e lo
abado li dise: "O fioli mie', cognosé-vui questa nivola? E quela isola è quela la qual nu' fosemo ano e
fesemo la Zuoba Santa, e in quela sta lo bon omo lo qual à nome procurador de li poveri de Cristo".
Ed eli li dise: "Nui non la cognosemo, mo ben se ne recordemo". E in quela fiada li frari comenzà
plui a navegar per granda alegreza ch'eli ave, e vegando lo abado questo ch'eli faseva, elo li dise cusì:
"Sinpli, non ve fadigé cusì forte le persone; no savé-vui che Dio è nostro navegador e governador de
la nave? Lasé star li remi et elo faza quelo ch'elo vuol de la nave e de nui: ben crezio che lui ne durà a
bon porto".
E tanto tosto eli fo aprosimadi a lo lido de questa isola e de presente li vene incontra quelo
medesimo omo che li vene l'altra fiada, che sé procurador de li poveri de Cristo, e prese la nave per
la sartia e menàla belamentre in porto, e tuti quanti desmontà de la nave loldando Dio fortemente. E
lo bon omo con dev(o)zion basià li piè de tuti e comenzà da lo abado e dise questo verso: Mirabilis
deus in sanctis suis, (deus) Israel ipse dabit (virtutem) et fortitudinem plebi sue; benedictum sit
nomen eius in sempiternum. E abiando colu' fenido lo verso e' aidàli tuti a insir de nave ed elo
destese là uno pavion e aparià l'aqua calda da lavarli li piè e vestìli tuti de blammere blanche. E là fe
la zena o' ch'eli stete tre dì, e fe so vita e l'ofizio co' ben li parete a far de la pasion de Cristo con gran
devozion. E siando fenide tute queste cose lo sabado santo, costui dise a li frari: "Amisi mie', monté
in nave per andar via, a ziò che vui sié in questa note de Pasqua là che vui fese (la Pasqua) l'oltro
ano, e là ve staré defina ora de sesta e non plui, fazando quelo che vui averé a far defina quela ora, e
puo' monté in nave e navegé a quela altra isola de le osiele blanche o' che vui fose ano lo dì de
Pasqua e in quela isola vui fese la Pasqua fina la otava de Pentecoste. E porté con vui tute queste
cose che ve fa mestier per manzar e per ber, e io vignerè da vui questa altra domenega e duròve roba
pur asè; tolé 'nde mo' per oto dì". Eli cusì fe ed elo se partì da eli, e puo' fo tornado, como lui i aveva
promeso, ed elo cargà una soa navesela de pan e de aqua e de carne salada e de altre cose bone e sì
lile conduse o' ch'el'iera.
E san Brandan (li) de' la soa benedizion e tuti intrà in nave e comenzò a navegar in ver la
isola, sì como li à dito lo bon omo, e como eli fo a pruovo la isola, eli vete lo so lavezo ch'eli aveva
lasado l'altro ano quando li scanpà via per paura, e in quela fiada lo abado con tuti li frari desmontà
de nave e comenzà a cantar de li tre pùari Anania, Azaria, Misael, zoè quelo salmo che dise: Cuncta
ei benedicite. E abiando quelo salmo fenido de dir, lo abado sì dise a li frari cusì: "Vui podé inpensar
in lo cuor vostro che Dio à fato umana questa bestia soto nui, ch'ela no 'nde fase algun
inbrigamento". Ora andà li frari per la selva in qua e in là e orava devotamente, e cusì stete infina la
ora de lo maitin, e puo' se reco(lse) tuti e cantà lo matin e puo' prima, e puo' dise uno prèvede una
mesa e durà le mese infina terza.
E san Brandan intrà in nave a cantar la so mesa e benedì lo agnelo e de' la benedizion a tuti li
frari e dise: "Frari mie', nu' femo in questo luogo la Pasqua che nui fesemo l'oltro ano ch'è pasà e le
altre cose infina a l'ora de sesta". E puo' dise: "Andemo via con la nave e Dio la governa".
Et eli cusì fe e aprosimà a la isola e a lo porto so ch'eli doveva arivar, eli vete la fontana e
l'alboro de le osiele blanche, e tute cantava ad una bósie, digando: Salus deo nostro sedenti super
thronum. E puo' diseva: Dominus deus illuxit nobis; constituite diem solemnem in condensis usque
ad cornu altaris, e questo sonava a dir, sì como con le ale e con lo beco, per lo spazio de meza ora.
E lo abado con li frari sì se spazià de insir de nave e tolse fuora la roba e fo logado soto lo pavion
soto lo qual eli stete l'oltro ano defina la otava de le Pentecoste. E lo bon omo in l'otava de
Pentecoste sì vene con una so nave plena de pan seco e de altre cose sì como elo l'inpromese a l'altra
isola e de'-li la roba per portar con si.
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E como eli manzava, elo vene la osiela volando e astalàse su la proda de la nave, e steva con
le ale destese e batevale tal fiada e tute queste osiele sonava sì como organo; e vagando lo abado che
questa osiela lo vardava e pareva ch'elo li volese parlar, et ela li dise: "In veritade Dio à provezudo
de darve quatro luogi per li quatro tenpi de l'ano in li qual u' dové conplir VII ani de lo vostro
pelegrinazio; e cusì andaré e là seré in li diti tenpi, como vui se' stadi in questo altro ano che vui avé
zià pasado: zioè che vui dové eser ogno ano la Zuoba Santa con lo procurador de li poveri de Cristo
e in quela so isola, e così (devé star la note de Pasqua su lo pesie) Iason, e in questa isola devé far
questo tenpo da una Pasqua a la otava de l'altra, e lo Nadal dové far ogni ano defina la otava de la
Pifania con la fameia de lo abado Albeo in lo so monestier. E como vui averé pasado li VII ani, vui
troveré de gran cose e stranie e paseré asè pericoli, e cusì fazando vui troveré la tera de promision de
li santi la qual vui andé zercando; e como vui ne serì, vui ne staré XL dì e no plui, e siando pasado li
XL dì, (Dio) ve condurà prestamente in la vostra tera, onde vui ve partisi per conplir lo vostro
intendimento".
E como la osiela ave cusì dito, de presente e san Brandan se levà suso devotamente e gitàse
in tera con tuti li so' frari e rendendo loldo e grazia a Dio so criator; e abiando conplida la so orazion
e questa osiela tornà a lo so luogo e stete con le altre. E siando fato questo, quelo bon omo ch'è
procurador sì li dise cusì: "Vui ve steré qua fina la otava de Pasqua, e io me ne anderè via e puo'
tornerè da vui con le spensarie che ve averà luogo". E cusì tolse conbiado e lo abado li de' la soa
benedizion e tuti li frari.
Elo sì andà via e lo santo pare stete là in queli dì; e siando fenidi tuti li dì de le feste e la otava
de la Pasqua, san Brandan comandà a li suo' frari ch'eli se aprestase de navegar e inpla li vasieli
d'aqua de la fontana. Eli cusì fese, e aconduta la nave fina a lo mar e como eli se stava, elo vene lo
bon omo con la so nave ben cargada de le cose da viver como elo li aveva promeso. E abiando tute
le cose logade in nave, elo li de' pasie a tuti e tolse conbiado e tornà indriedo donde elo iera vegnudo.
E lo santo pare con li suo' conpagni navegà inver ponente e stete in nave così XL dì de qua e
de là.
[17]
HIC APPARUIT (EIS) UNA BESTIA PRAVA
E cusì andando un dì torzedi, sì li aparse dananti in mar una gran bestia molto strania da
veder e de boca li insiva una gran splumada, e perché ela coreva forte, l'aqua feva gran movimento; e
pareva ch'ela vegnise viazamente driedo eli per devorarli. E como eli ave vezudo questa bestia cusì
bruta e cusì granda, la qual li vegniva driedo cusì tosto con la boca averta, mostrando ch'ela li volese
devorar, eli ave molta gran paura e comenzà forte a cridar e dise: "O Dio, nui ve pregemo che vui ne
aidé e liberéne da questa bestia cusì prava, ch'ela no 'nde posa devorar". E san Brandan li confortà e
dise cusì: "Omeni de poca fe', non abié paura. Dio, lo qual è nostro aidador, sì ne canperà ben da
questa bestia e anche da li altri pericoli".
Ela sì li avisinava e le onde se levava molto grande intorno li frari e stava in la nave
malamente e li frari pur cridava e aveva gran paura; e lo abado vegando questo fato se mese
devotamente inn-orazion e dise: "Misier Iesù Cristo, lo qual non solé abandonar li vostri amisi, s'ili
retorni a vui con ferma fe', io ve priego umelemente che vui dobié scanpar li vostri servi de questa
nave, sì como vui scanpase Anoè da lo diluvio de l'aqua e Davit de le man de Golias giganto e Ionas
de lo ventre de lo pesie, Daniel da li lioni e Iosepo da li fradeli e Moise de le man de Faraon".
E como elo ave questo dito, de presente parete vegnir una altra granda bestia da ozidente e
andàli ben da pruovo de la nave, mo no la tocà, e andà incontra la prima bestia e arsaìla molto
ardidamente e fese con esa una gran bataglia e asè dura. E a le fin questa menor bestia gità una gran
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flama de fuogo per la boca e con questo fuogo ela alzise l'altra bestia e sì 'nde fese tre peze, e puo' se
partì e tornà indriedo ond'ela vene. E vegando questo fato tuti li frari e san Brandan parlà e dise cusì:
"Vui avé abudo gran paura, mo che ve par de questo che Dio ve à lasado veder? Ben se' scanpadi de
gran pericolo e sì se' vendegadi de la bestia che ve voleva devorar. Elo è granda la misericordia del
Signor ed elo sì sia senpre loldado e benedido".
[18]
HIC APPARUIT EIS INSULA
IN QUA STETERUNT TRIBUS MENSIBUS
PROPTER MALUM TEMPUS
Et andando l'oltro dì eli vete una isola molto lutan da si e molto plena de albori e iera granda
e molto bela et eli, prosimando a lo lido de quela isola e desmontando zoso de la nave, eli vete la
terza parte de quela bestia che fo morta da l'altra. E in quela fiada li dise san Brandan: "O conpagni,
vedé una parte de quela bestia marina che ve volse devorar? E vui devorerì ela e a Dio plase che cusì
sia e perzò Elo ve l'à fata gitar in tera. Sapié che vui staré qua asè in questa isola innanti che vui ve
posé partir, e questo serà per lo rio tenpo che serà e tosto se torberà. E perziò ve digo viazamente:
levé plu inn-alto questa nave e conduséla su la tera e andé zercando uno luogo o' che vui posé tirar lo
pavion per star soto".
Ed eli cusì fese. E como eli ave fato tuto questo, lo abado li dise: "Andé da questo pesie che
sé su lo lido e taié 'nde tanto e dusé 'nde con vui che ne sia sufizienti a le spese per tre mesi e insalé
ben li pezi in nave, e sapié che in questa note che vien elo serà manzado lo romagnente da le bestie
salvaze". Ed eli andà, segondo como lo abado li dise, driedo terza infina pasado besporo; e abiando
fato tuto quelo che lo abado li aveva dito, eli dise: "Co' poremo nui viver e far cusinato de alguna
cosa senza aqua, ché nui non avemo aqua in nave e in questo luogo non par alguna fontana?". E lo
abado li dise: "Non ve lagné de alguna cosa: non credé-u ch'ela sia mazor briga a Dio a darne da
manzar cha da ber? Sì como elo ve dà (da) manzar, cusì ve darà da ber. Or andé per l'isola inver
mezo dì e vui troveré una clara fontana de bona aqua e erbe asè e bone e radise, e vui sì ne tolé asè
de quelo che ne à luogo e no 'nde tolé de soperclio".
E andando eli inver quela parte che lo abado li dise, eli trovà ogni cosa e ben fe cusì como elo
li dise; e la note se intorbà lo tenpo. E andando de qua e de là e toiando de l'aqua, eli trovà le ose de
lo pesie e non altro, e andàse lo tenpo sì malmente torbando de pluoba e de tenpesta, ch'eli stete in
quelo luogo tre mesi e plui; e rasionando con lo abado, eli li dise como eli non trovava se no le ose
de la bestia et elo li dise: "Io sè che vui ne andase per veder s'elo iera vero quelo ch'io ve aveva dito,
e mo' io ve voio dir un'altra cosa che nonn-è ancora, serà ver doman: e se vui voré, vui 'nde porì
manzar, in per quelo che lo mar ne giterà fuor si una gran parte de uno pesie molto grando". E
siando vegnudo la doman, eli andà a la marina e trovà questa parte de questo pesie grando, lo qual lo
mar aveva gitado fuora la note, onde eli ne tolse per manzar tanto quanto li potè portar via.
E siando a pruovo de li tre mesi, l'abado dise una sera: "Frari mie', doman serà uno belo tenpo
e l'oltro dì e l'altro, e lo tenpo serà sì abonazado che nui poremo navegar seguramente là o' che ben
'de parerà". E cusì como elo dise, cusì fo la veritade, onde siando pasado tre mesi e IIII dì puo', lo
santo fe cargar la nave de cose da manzar e fe inplir li vasieli d'aqua e fe tuor de le radise de le erbe
per si, a casion ch'elo non vuol manzar carne nì pesie nì osiela da ch'elo fo fato prèvede. E abiando
ben cargada la nave de le cose, eli levà la vela e comenzà andar inver la parte de seterion.
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[19]
QUA APARSE A LI FRARI TRE PUOVOLI
E UNO DE LI FRARI NE ROMASE VIVO
Et andando via per lo mar, eli vete in do dì una isola molto lonzi da si, e lo abado li dise:
"Vedé-u quela isola ch'io vego da lonzi?". Ed eli li respose e dise de sì. Ed elo li dise: "Che 'nde
vedé-vu'?". Ed eli li dise: "Nui vedemo tre puovoli, zoè tre conpagnie de zente che sé in quela isola.
E una conpagnia si è de fenti pizoli, e la segonda si è de omeni zoveni, la terza si è de omeni vechi".
E lo abado li dise cusì: "Io ve fazo asaver che uno de li nostri frari romagnerà in questa isola con una
de queste zente". E li frari lo comenzà a domandar: "Di' 'nde, misier, a nu' qual è quelo che 'nde die
romagnir in questa isola". E como eli stete in un altro rasionar et elo li vete star li suo' frari molto
grami, et elo li mostrà qual iera lo frar e dise cusì: "Questo è lo frar che die romagnir in questo luogo
con una de queste conpagnie". E lo frar stete tuto stenido; e iera uno de queli frari che vene driedo
san Brandan e che intrà in nave e partìse da lo monestier e li qual lo santo no fese menzion quando
elo fo in nave la prima fiada.
E avisinando eli a l'isola, la nave s'acostà per si a lo lido e l'isola iera molto basa e de gran
pianura, onde ela non iera plui alta de l'aqua de lo mar, e non iera alguna piera nì alboro nì erba nì
altra cosa che podese eser movesta dal vento. Questa isola iera molto granda e bela e iera tuta
coverta de graneli d'ua madura; e de questi graneli tal iera de color zalo como stopazo e tal iera de
color inviolado como ingranata e tal iera de color blanco como neve. E dentro una conpagnia e l'altra
iera spazio de tera vuoda con' uno trato de piera che se geta con le man, e ziascuna conpagnia
cantava molto dolzementre e soavemente e non se partiva de luogo, e quando una cantava le altre
tasieva, mo quando una aveva dito uno so verso e l'altra li respondeva digando quelo verso insteso e
non calava de dir; e questo si è lo verso ch'eli diseva: Ibunt sancti de virtute (in virtutem) et videbunt
deum deorum in Syon. La conpagnia de li pùeri s'iera vestidi de vestimenta blanca como late, la
conpagnia de li zoveni s'iera vestidi de color tal como ingranata, la conpagnia de li vetrani s'iera
vestidi de lo color de lo stopazo, e tute queste vestimente iera fate a muodo de cote da gagi da
Vanzielio, tuti infrisiadi de frisi anpli e de gramite in asè parte.
E quando eli zonse a lo porto, elo iera la quarta parte del dì; e quando elo fo là, una de le
conpagnie comenzà, segondo como io è dito, per tre fiade, e puo' comenzà a salmiziar, digando
ziascuna conpagnia lo so verso. E li salmi fo questi: Deus misereatur nostri; deus in nomine; credidi
propter quod locutus sum, e una orazion. A terza diseva questi salmi: Legem pone michi domine;
deus in adiutorium meum; credidi propter, e la orazion. A sesta dise: Fundamentum eius; qui
confidunt in domino; dilexi quoniam, e la orazion. A nona dise: De profundis; ecce quam bonum;
lauda Ierusalem, e la orazion. A besporo: Te decet hymnus; benedictus; deus deus meus; laudate
pueri dominum, e li cinque Salmi Graudali: e questi diseva signando. E como li aveva conplido de dir
la orazion, elo vene una gran nivola blanca e coverse tuta la isola e per questa nivola li frari non pote
plui veder queste conpagnie; vero è che eli aldiva li canti ch'eli faseva. Et in l'ora de lo maitin eli
sonava cantar tute le conpagnie asunade questi salmi: Laudate dominum de celis; cantate domino;
laudate dominum in sanctis suis; benedictus dominus deus Israel; te dominum laudamus. E quando
fo li ôrori del dì, elo se clarà l'isola e fo discoverta da la nivola, e l'isola aparse e tute le conpagnie e
comenzà a cantar questi salmi: Miserere mei, deus noster; deus deus meus, ad te de luce vigilo;
domine refugium. A terzia: Omnes gentes plaudite; deus in adiutorium; dilexi quoniam, e la
orazion. E puo' li pareva aver uno grando [agnello] blanco ch'eli faseva sacrifizio de lu'; e fe una
benedizion de lu' e comunegàse devotamente. E como eli toleva la comuneganza ad un ad un, tuti
dise questo verso: Hoc sacrum corpus domini et salvatoris sanguinem sumite vobis revertentes ad
vitam eternam.
E quando eli fo tuti comunegadi da questo benedeto [agnello], e de queli fo do de li zoveni a
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uno cofano plen de graneli tali de uva madura, e de' questo cofano serado a li frari e dise cusì: "Tolé
questa cosa in nave, ch'ela ve tornerà in otulitade". E como eli lo de', li dise cusì: "Tolé de lo fruto de
l'isola e de li forti omeni e rendè 'nde lo nostro frar e non dové tegnir l'altru', e puo' andé con Dio e in
gran pasie". E in quela fiada san Branda(n) clamà a si quelo frar e diseli: "Da' pasie a nu' e puo' va' da
questi che te domanda. Sepi che in bon'ora e' t'ingenerà to pare, da che tu è' degno per merito de tuo
bone ovre de star in questa bona zente sì preziosa". E lo frar devotamente de' pasie a tuti. E como
elo ave cusì fato digando: "A Dio v'acomando", l'abado dise: "Fiol mio, non te recordes-tu quante
grazie Dio ne à dade in questo viazo? Va' con Dio e priega Dio per nui".
E cusì elo se partì e andè via con queli do zoveni a la soa conpagnia, e como fo l'ora de nona
e lo abado comandà a li suo' frari ch'eli dovese apariar da manzar e dovese tuor uno de li graneli de
lo cofano, ch'elo voleva veder e cercar questa cosa così bela de colori. E (vezandola) eser cusì
granda e cusì pesente, sì se fe gran meraveia e dise: "Io no viti mai nì non lo è oldido dir ch'elo fose
in lo mondo cotal cosa de uva". L'un granelo è stado sì grando co' l'altro e cusì pesente, mo s'iera
deferenzia in lo color de lo scorzo de fuora. E puo' comandà ch'elo li fose aduto uno cadin mondo e
balanze, perch'elo vol saver ziò che questa cosa pesa e per veder ziò che sé dentro: elo tropà ch'ela
pesa una livra e, ronpando lo so scorzo, che iera groso como suola de cuoro de bo e insiva 'nde un
sugo como miel e rendeva molto grando odor e soave, e partì quelo granelo e per peso ne venà a
ziascun una onza e ziascun fo sì pasudo per la onza, ch'elo non li ave luogo manzar plui in quelo dì.
E puo' fe cusì ogni dì infina li dodese dì e questi dodese dì eli non manzà altra cosa e non bevè e si fo
sazii, retignando senpre in boca uno savor de miel. E siando conplido li XII dì e fo conplido li XII
graneli che li fo dadi.
E andando via de qua e de là, elo li mancà la vituaria, e in quela fiada san Brandan comandà a
li suo' frari ch'eli stia in pasie e stia in orazion devotamente e ch'eli zuna tre dì; e cusì fe.
[20]
HIC VENIT UNA AVIS MAIOR PAVONIS
AD FRATRES PORTANS RAMUM
ARBORIS ET FRUCTUM
E como fo pasado li tre dì, in ora de meza terza sì vene una osiela forte volando e iera molto
granda e plui bela de paon e mazor, e parete vegnir da la parte de l'isola o' ch'el'iera stadi con la nave
e o' che iera li tre puovoli de la zente e così ben vestida. Questa osiela sì aveva in beco uno ramo de
uno alboro molto stranio da veder e per la beleza de le foie e de li rami e del fruto e avevali in cavo
uno rozo de uva molto grosa e ziascuna uva aveva in si XII grani e l'un iera sì groso como l'altro e
ziascuno aveva color claro plui de piere preziose. E siando ela vegnudo in nave, ela mese questo
ramo su lo sen de lo abado che sedeva; e de presente ela volà via.
Vegando questa cosa, lo abado Brandan devotamente loldà Iesù Cristo e clamà li so' frari a si
e sì li dise devotamente: "Vedé che zoia è questa? Alegréve e confortéve in Domenedio che non
anbandona li so' amisi. Elo ve à mandado uno rico disnar: or loldélo e regraziélo como vui savé". Et
eli cusì fe. E le uva de quelo ramo iera tute gualive e ziascun granelo iera groso como uno pomo in
peso de una livra e iera XII uve; in ziascuna uva iera XII graneli. E vegando lo abado questa cosa, elo
de' a ziascun frar la so uva e fazando quelo ch'eli vol e cusì avé che manzar XII dì, e in cavo de queli
XII dì lo abado comandà a li so' frari ch'eli debia dezunar e orar; ed eli cusì fese.
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[21]
HIC APPARUIT EIS UNA INSULA
PLENA ARBORUM FRUCTIFERARUM
ET MULTORUM BONORUM
Et in cavo del terzo dì eli vete una isola a pruovo de si, la qual iera tuta plena de albori molto
spesi e iera cargadi tuti de uva como li aveva abudo a manzar, e lo so odor e savor è tal ch'elo non se
poria mai dir chi non lo vedese. E tuti questi albori iera pleti inver tera per lo gran peso de la uva, e
non 'nd'iera alguna che non fose ben cargada. Lo abado desmontà in tera solo e dise a li frari che lo
aspetase, e andà l'abado solo per tuta l'isola, voiando veder che 'nde iera per l'odor che elo sentiva e
de le erbe e de li flori; e de questi fruteri s'iera tal e tanti che seria sufiziente per uno paradiso. Li
osieleti, che 'nde iera, cantava sì preziosamente e iera sì beli da veder, che mai non se poria dir, onde
per questo elo non se recordava de tornar da li frari, ed eli senpre lo aspetava in nave e pur vardava
ch'elo vegnise, e tuta fiada li vegniva a lo naso uno soave odor lo qual li duseva uno picolo vento e
per questo eli s'aveva desmentegato lo zunar e 'l manzar e lo abado che eli aspetava. E andando lo
abado entro per questa isola, elo trovà sie belisime fonte le qual gitava sie rieli, e questi rieli s'iera
pleni d'erbe molto verde e oliose e le so radise iera longe e grose e tropo preziose da manzar; e
abiando lo abado ben zercado tuta questa isola, elo fo tornado a li so' frari e portà con si uno ramo
con lo fruto de questa isola, e de'-lo a li frari cusì digando: "Frari mie', bona cosa è a star qua: onde
desmonté fuor de nave e fiché lo pavion e déve bon cuor e confortéve in Dio e arcuì de li boni fruti
de questa isola preziosa la qual Dio ne à conduti".
E così eli stete in esa XL dì e XL note e pasevase ogno dì una fiada de quela uva e de le erbe e
de quele radise. E siando pasado li XL dì, eli montà su la nave e portà con si de li fruti de li albori de
questa isola quanto eli ne potè portar, e elo (li) parete de navegar. In questo so viazo li aparse de
gran tribulazion.
[22]
HIC APPARUIT EIS AVIS GRIFA
IN MARI ET ALTERA BESTIA,
PRO QUIBUS HABUERUNT TIMOREM
Et andando cusì via, eli vete una granda osiela e bruta da veder e à nome Grifa, la qual pareva
da lutan vegnir contra la nave e a muodo de rabiosa, sì ch'elo pareva che ela li volese malamente
devorar; (e aveva nome Grifa) in per quelo che in parte iera osiela e in parte bestia e in parte pesie e
tegniva la boca averta e li ochi averti e (iera) tuta rebufada; onde li frari dise a lo abado con gran
temor: "O pare, como devemo nu' far, ch'elo ne par vegnir sora una ria bestia per devorar 'de?". E lo
abado li dise: "Non abié paura alguna e non ve temé de negota: Dio si è e serà in nostro aiutorio, elo
ne à defendudo molte fiade e anche mo' ne porà-lo defender, s'elo li plaserà". Lo beco (de la Grifa)
s'iera torto e le so ongle torte e le ale so iera taiade como rasori. Et eli stagando in parlamento, una
altra osiela fo zionta e aveva uno ramo in boca, e como ela fo per mezo la nave, ela gità lo ramo in
sen de lo abado e cridava contra l'altra e fe tanto bataia con esa, che ela avense e sì la olzise. E
siando morta, ela caziè zoso in mar a pruovo la nave, e como questo fo fato, questa bona osiela tornà
indriedo donde ela iera vegnuda.
E in quela fiada san Brandan con li suo' frari navegadori sì loldà Dio devotamente e
umelemente, e dapuò puochi dì eli vete una isola, per la qual eli se confortà tuti. Lo abado con eli
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viazamente vene a la isola, la qual iera de la fameia de lo abado Abeo. E là con lu', segondo como eli
iera usadi, eli stete e fe 'nde la festa de lo Nadal fina l'otava de la [Pifania]; e siando pasado tute le
feste, elo prese conbiado e tolse la benedizion de lo abado Abeo e da li so' frari XXIIII. Entrà in la so
nave e partìse e andà via per lo mar de qua e de là, e mè no ave reposo se no in li diti dì de le feste,
zoè da una Pasqua infina l'oltra, e quando elo iera in alguna de quele isole preziose.
[23]
HIC INVENERUNT MARE CLARISSIMUM,
IN CUIUS FUNDO ERAT OMNE GENUS
VOLATILIUM CELI ET ANIMALIUM TERRE
Et una fiada san Brandan aveva cantado mesa in la festa de san Piero apostolo in la so nave:
elo con li suo' frari vete uno mar sì claro ch'elo no li iera 'viso che 'nde fose miga de aqua, vegando
molto claramente ogni cosa su per lo fondi. E uno d'eli vardà entro e vete su lo fondi gran diversitade
de bestie che zaseva zoso de qua e de là e de quele altre iera grande e altre piziole, e iera 'viso ch'eli
le podese tocar con le man, e sì l'iera 'viso ch'eli vedese una gran zitade con case e con tore, e tute
queste bestie se tegniva la boca a lo cul de l'oltra e pareva piegore e cavre, porchi, cani, lovi, buò,
aseni, lioni, grifoni, orsi, muli, bufali, ganbeli, dragoni, lionfanti, zervi. E vegando che lo abado
pareva cantar mesa, eli lo pregà molto devotamente [che elo planamentre disese] questa soa mesa, a
ziò che le bestie che sé in lo mar non lo senta e che non li dese briga. E como eli ave cusì dito, lo
abado fese boca da rider e rise uno puoco e puo' dise: "Io me fazo gran meraveia como vui se' cusì
sinpli; el par che vui abié plui paura de queste bestie che ziase zoso in gran pasie ca de colu' che sé
Signor del zielo e de la tera e de questa aqua e de queste bestie e de li pesi! Non abié paura, infin che
vui se' scanpadi da la bestia pesima in mar, che pareva che 'nde volese devorar, e da la grifa e da lo
pesie che vui li fese fuogo adoso e steteli adoso ed elo ve stete quieto, e da la tenpesta e da li XL dì e
da li altri pericoli grandi, e ben podé-u scanpar da queste bestie che sé lutan da vui plu de cinque
mia"
E como elo ave dito questo, elo comenzà a cantar lo plu ch'elo pote. E loldava Dio
santamentre e cantà la mesa molto forte con arquanti de li frari. Elo [no] iera de queli che molto
atendava a le bestie, e cusì tosto como elo ave comenzado la mesa, tute le bestie levà suso e mente
comenzà andar soto l'aqua, altre stava sovra l'aqua, como sta li musioni su lo vin, mo elo non fo
alguna che tocase la nave; e queste iera tante che li frari non podeva veder altra cosa se no lo zielo e
queste bestie. E tute stete lutan da la nave e andando de qua e de là per questa aqua, e como la mesa
fo cantada, tute andà via, e siando andade via eli stete oto dì ananti ch'eli podese pasar questo mar.
[24]
HIC INVENERUNT BUSCUM ARBORUM
QUI SURGUNT DE TERRA ET IN TERRAM REDEUNT,
SIVE SOL ASCENDIT VEL DESCENDIT
E cusì eli ave pasado lo mar claro e in cavo de li oto dì l'abado cantà una mesa, e adeso eli
navegà tre dì, e in cavo de li tre dì eli trovà una isola in la qual iera uno bosco de molte amare erbe, e
mente iera bele da veder e iera plene de foie e de flori e de fruti, altri aserbi e altri maduri. In si
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pareva aver cotal vertude, che da doman, sì tosto como lo sol levava, ele insiva fuora de la tera e a
puoco a puoco ele cresieva su inn-alto infina l'ora de nona, e in quela fiada elo stava un puoco ferme
non montando nì desmontando, e tute iera valide in si le foie e simele in ziascuna so fegura e in lo
fruto; e puo' sì tosto como lo sol comenzava a desmontar driedo l'ora de nona e li albori comenzava a
tornar soto tera; cusì non calava de far a puoco a puoco, infina che lo sol tornava soto tera, sì che
quando lo sol va soto tera e li albori ne va anche eli nì per ziò par fuora la tera, mo tuta par salda, nì
par la tera onde ele insiva fuora.
E per le oltre parte tuta l'isola si è plena d'erbe bele e olente de soave odor, e in una altra
parte de quela isola si è albori molto beli et è 'nde de diversi colori. E su la zima de ziascun s'iera uno
pomo redondo e meraveioso de color da veder, e iera sete e sonava parlar molto soavemente e cantar
sì como canto de uno reloio de sete canpanele. E là da pruovo s'iera montagne sete e ziascuna s'iera
de uno metalo, e là da pruovo s'iera sete fonte e ziascuna menava uno rielo, e una s'iera d'aqua e
l'altra de vin, la terza de sangue, la quarta d'oio, la quinta de late e l'altra de miel e l'altra de balsemo.
[25]
HIC APPARUIT IN MARE
UNA COLUMNA GRANDIS DE CRISTALLO
ET COOPERTA CANOPEO
Et andando con la nave in qua e in là, una fiada vene ch'eli, abiando uno dì cantado mesa, eli
vete in mar una gran colona su dreta, e voiando eli andar defina ad esa, eli no brigà tre dì navegando
et in cavo de li tre dì eli fo da pruovo. E lo abado comenzà a vardar ad alto per voler saver e veder la
zima, e non pote ben saver, perch'elo non pote ben veder intorno e perch'ela pareva plui alta ca
l'àiera. Puo' li parete zenta de uno rede, ligado con una soga de canevo, fato sì co' rododado e (iera
sì) anpli li forami (ch'elo ne podeva pasar una nave). (Et) elo pensava, voiando saver che cosa e
questa iera e perch'ela 'nde iera. Lo so color iera d'arzento e iera plu duro de malmoro e la colona
pareva de cristalo molto claro e la so figura iera tal como lo pérolo de cristalo lavorado. E in quela
fiada san Brandan dise a li suo' frari: "Meté li remi in nave e logé ben la vela e lo albore e algun de
vui vada a pope e tegna ben lo gropo de la pozia e toia uno cavo e meta a la colona".
Et ela iera molto longa ben per uno mier e lo so forame se destendeva infina su lo fondi, e lo
abado vegando questa cosa dise a li so' frari: "Meté la nave entro per algun muodo e per algun
forame e vederì questa meraveia de Dio". Ed eli siando intradi dentro, eli sì vardà de qua e de là ed
eli vete lo mar plu claro de vero, onde per quela claritade eli vete ogni cosa per tuto lo fondi, sì como
s'elo no 'nde fose aqua, e vardando lo pè de la colona vete ch'ela pareva eser fermada soto, sì como
s'aferma le colone de li marmori a le gliesie, e tuto lo cavo de lo canevo ch'azaseva in tera molto da
lonzi. E lo santo misurà uno de li forami entro de li quatro canevi e trovà in ziascuna parte IIII braza,
a casion che li forami iera quari, e cusì eli navegà tuto lo dì a pruovo lo ladi de la colona et eli trovà
ch'elo iera L braza per ziascun quaro, e brigà a far questo IIII dì e in lo quarto dì eli trovà uno càlese
molto grando de la maniera de lo canevo e la patena è de color de la colona, e iera questa cosa a una
fenestra e cazea zoso, como cazie lo calese de lo prèvede, quando lo à sacrificado; e questo iera a lo
lido de la colona inver ostro. E de presente lo abado tolse questa cosa in man e comenzàla a vardar
per gran meraveia e dise: "Loldà sia Dio, lo qual ne à ancuò mostrado queste gran cose, e per nu'
porà eser dito e crezudo da molta zente".
E abiando questo fato, lo abado comandà ch'elo se canta mesa de Spirito Santo e puo' tuti
debia manzar. E tanto eli iera stadi consoladi a veder queste cose e mesurar questa colona, ch'eli non
aveva abudo cura de manzar nì de ber, e voiando ben veder questo fato eli trovà che questa colona
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iera fata como uno pérolo de cristalo; lo pè, ch'ela iera su fermada, s'iera ben lavorada e quelo
lavorier s'iera lavorado e fermado sovra quatro piere de IIII colori, e iera 'nde ben tuti e no 'nde
mancava alguna cosa nì de pè nì de altro.
E siando pasà la note, eli navegà contra seterion, et eli pasando per uno de li forami de lo
rede e de lo canevazo, eli levà lo albero e conzà la vela; et arquanti se alogà a pope e tegniva lo
canevazo per gropo e li altri conzava tute le cose per la nave. E abiando fato tuto questo, Dio li
mandà uno bon vento che li portà viazamente in oto dì a pruovo la boca de lo Inferno, inver la parte
de Aquilone, ond'è lo vento che nome Buora.
[26]
QUA APARETE UNA ISOLA BRUTA CHE SÉ INFERNO
E siando andadi con lo vento in parte de 'Quilon, eli vete una isola che l'iera da pruovo, la
qual iera tuta plena de sasi grandi e de piere, e quela molto soza da veder, e no 'nde iera erba nì
albori in nesuna parte e iera plena de fusine de favri e de rode e de agudi e de marteli e de ancuzine e
de falze e de siege de fero e de verigole grande e de daladore de marangon. E apreso ziascuna fusina
s'iera uno omo forte bruto da veder e stava a muodo de favro. E tuti questi favri bateva a le so fosine
diverse cose e altri agudava, et a luogo a luogo s'iera fornasie e ardeva forte e iera molte grande; e
vegando l'abado queste cose, le qual iera rie da vedere e spaurose, sì dise così a li so' frari: "O frari
mie' carisimi, questo è rio luogo da star, e sì è conpasion de queste cose ch'io vego e perziò non
voria andar quenze nì aprosimarse, se Dio ne volese dar grazia".
E abiando cusì dito, elo vene uno forte vento e mese la nave molto preso questa isola che iera
una gram montagna a pruovo lo mar. E sì como Dio volse, la nave pasà con salvamento per uno
dreto corso, e siando uno puoco pasado ananti, sì como s'iera uno trato de piera, eli oldì uno son de
foli molto forte bufar a muodo de uno ton de zielo, e batimento de marteli su ancuzeni molto speso
feva li colpi. E oldando questo lo santo abado se signà e armàse de l'arme de la crosie in quatro
parte, digando cusì: "O signor Dio Iesù Cristo, scanpame da questa isola, s'elo te plase".
E abiando cusì dito, adeso vene uno omo de l'isola corando inver de nu', e iera vechio e aveva
la barba molto longa e iera tuto negro e nudo e peloso como uno rizo e de gran fumo e puzava da
solfere e da oio petroleo, e sì tosto che costu' à vezudi questi servi de Dio, elo tornà tosto indriedo e
andà a la so fosina. E lo abado se signà ancora e comandàse a Dio, e puo' dise a li frari: "O fioli mie',
levé su plu alta la vela e navegé plu forte e plu tosto che vui podé e scanpemo via da questa isola,
ch'elo n'è mal star". E como elo ave cusì dito, de presente vene uno mal vechio da una barba su lo
lido corando, e duseva in man do gran tenaie con una gran maza de fero, a muodo de una pela, de
peso de livre L e gitava da torno de si setele de fuogo, como fa lo fero boiente trato fuora de la
fosina. E como elo fo su la riva, elo la gità driedo li frari, mo sì como plasete a Dio ela non li nosè,
mo sì li pasà da pruovo per lo spazio de uno mier de tera. E o' ch'ela caziè in mar, l'aqua comenzà a
boir como uno lavezo plen de carne a fuogo. E abiando vezudo questo fato e li tantasi per lo fato de
uno mier, eli vete tuti queli omeni de quela vila eser tal che mo' quelo barbaro corando a lo lido, e
ziascun aveva in le tenaie una maza de fuogo, e insì 'nde fuora uno gran fumo e puzolenti, lo qual
turbà l'aire malamente. E l'aqua sonava boir a muodo de uno gran lavezo e asè ne fo che se le gitava
adoso l'un de l'altro e puo' tornava tuti indriedo a le so fosine e piava le maze e coreva a lo mar e
gitàvalile driedo; onde che tuta l'aqua de lo mar in quela riviera ardeva. E puo' pareva che questa
isola brusiase tuta e feva gran flama e fumo, e briga tre dì questo so brusiar; e andando via eli oldiva
uno gran cridamento e urlamento de molta zente e al naso li vegniva una gran puza e lo abado
confortava li suo' frari e diseva: "Conpagnoni, sté seguramente e non ve dubité, che le arme de Dio è
plui forte ca quele del mondo, e fazove asaver che nui semo in le parte de lo Inferno e questa isola si
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è una de le so isole e avé vezudo alguna cosa de le so insegne, e perziò voio orar e vegliar e star in
orazion, a ziò che nui non posemo temer queste male cose".
E como elo ave cusì dito, eli oldì una bósie che sonava dir molto dolorosamente: "O santo
pare, lo qual è servo de Dio e amigo, ora per mi topin: sepi ch'io son perso a mal mio grado e a forza
e a vui voria volentiera vegnir, mo io non poso, doloroso. Io son sventurado malamente, a voi a mi,
che mai nasì in lo misero mondo, lo qual è plen de ingani e de tribulazion. O como io son 'treto da
ogna parte e non so che me strenza nì con che cosa! Dolorosa la vita mia da qua innanti!". E li frari
fo tuti in gran spavento, e clamà a si la soa misericordia de Dio e pregàlo ch'elo li faza grazia ch'eli
non debia andar in luogo rio quando eli morirà. E vardando inver quela isola, eli vete questo omo
nudo che vegniva menado a lo tormento e oldiva bósie che sonava dir: "Al fuogo, al fuogo". Altri
diseva: "A l'aqua, a l'aqua". Altri diseva: "Pia, pia". E altri diseva: "Apica, apica". Altri diseva: "Liga,
liga". Altri diseva: "Muora, muora tuti li nostri nemisi che sé servi de Dio!". E in quela fiada tuta
l'aqua de lo mar se comenzà intorbar e a muover, e puo' se aprese e feva gran flama in molte parte e
gran prone de fuogo ad alto e puo' cazeva zoso in mar; e la puza vegniva granda, sì como de solfere
e de oio petralo. E per questo fumo e per la puza eli non saveva o' ch'eli doveva andar, e oldiva bósie
che diseva: "Rosti, rosti, meti in fuogo, bati, bati, taia, taia, siega, siega, strenzi, strenzi!". E uno altro
dì, andando via, lo li aparse uno gran monte inver ponente e iera in mar, e dentro quela parte de
seterion sovravene subite nivole; e in quela pareva diverse cose, sì como grifoni, orsi, porzi, zervi,
cavali, ganbeli e in la zima del monte pareva insir uno gran fumo.
E voiando scivar questo luogo, uno vento li mese pruovo tera e la nave ferì in tera
fortemente; e la riva iera molto alta e de su lo monte descoreva uno flume de sangue vivo, e uno de li
frari de li tre, che iera romaso con l'abado in conpagnia, volse insir de la nave, e insì 'nde prestamente
e comenzà andar zoso infina lo fondi de la riva; e como elo fo zoso, elo fo preso ed elo comenzà
forte a cridar e dise: "O santo pare, mal me partì da la toa conpagnia! Io son preso e non so da cui,
inperch'io no è balia de tornar là da vui". E li frari comenzà a tuor via la nave e volevasi partir de lo
porto e orava Dio digando cusì: "O misier, abi misericordia de nu' pecatori!". E lo abado pur vardava
questo frar e vedeva ben ziò ch'elo faseva e vedeva quelo cativelo vegniva menado malamente da
uno omo so conpagno de domonii a lo luogo de tormenti, e vete como elo fo inglotido da la boca de
uno dragon che à VIIII cavi, e puo' como elo lo cavava de soto, e puo' vegniva menado in uno luogo
e là li vegniva apreso lo fuogo intorno. E in quela fiada dise lo abado: "O fiolo, a voi a ti, dolente!
Perché nasies-tu? Par a mi che tu ebi remitado aver cotal luogo per le to ovre; a tal fin te vezio eser
conduto!".
E como elo ave questo dito, elo vene uno vento forte e menà via la nave inver l'ostro; e como
eli andava, eli vete da lonzi, vardando inver questa isola onde eli iera vegnudi, e lo monte così alto
tuto descoverto e in la zima forte brusiava, e le flame andava molto alto inver l'aire de lo zielo e vene
zioso cusì ardando in piziola ora e parea tuto una flama de fuogo. E vegando questo, lo abado con
tuti li frari e' navegà forte inver mezodì per lo tenpo de dì sete, et eli non vete se no zielo ed aqua.
[27]
QUA APARSE SUSO UNA PIERA IUDA IN MAR
E siando pasado li sete dì, andando eli vete da lonzi eser in mar una forma piziola, sì como de
uno omo che pareva sentar suso una piera in mar e aveva davanti da si uno velo molto lutan a la
mesura de una sartia de nave e iera apicado entro do forche de fero e non stava de scasegar per lo
vento, e cusì questo omo pareva eser conbatudo da le onde de lo mar, sì como suol far le nave da le
onde, quando ela è in pericolo de perir per lo conbatimento de le onde. Et eli andando ananti, e de li
frari che iera in nave (altri) diseva ch'elo non iera omo, anzi iera osiela, altri pensava questa cosa fose
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una navesela. E lo abado, oldando questi frari così dir, sì li respose e dise: "Frari mie', lasé star queste
vostre rasion e non conté ziò che vui avé comenzado, mo drezé la nave vostra e andé a quelo luogo
lo qual vui vedé e saveremo che cosa ela è".
E como eli fo da pruovo, eli vete ch'el iera uno omo nudo e molto peloso e desformado da li
altri, lo qual sedeva suso una gran piera, e le onde de l'aqua de lo mar li bateva d'intorno malamente
da ogna parte, zioè dal cavo a li piè, e così lo covriva tuto spese fiade; e quando le onde tornava
indriedo, elo pareva quasio tuta la piera nuda su la qual sedeva questo cativelo desventurado. E lo
pano che l'iera dananti e ben lonzi da lui molto apicado e spese fiade se menava a muodo de uno
confalon per lo vento che lo scasegava, e ben spese fiade dava a li frari per li ochi e per lo fronte. E
como eli ave ben vezudo questa cosa, eli se fe gran meraveia, e in quela fiada san Brandan comenzà a
parlar e dise così: "Io te domando chi tu è', e per che casion tu è' qua e sta' cusì, e par che tu fazi qua
una gran penetenzia, e che merito dies-tu aver de questo, e se tu è' vivo o se tu è' morto e quanto tu
die' star cusì".
Et elo li respose in questo muodo: "Io son morto e non son vivo; io son Iuda Scarioto, lo
qual alzisi mio pare con una piera et avi mia mare per muier, mo non lo saveva, e zasì conn-esa longo
tenpo e avi de lie molti fioli, e sì fu' grando marcadante e falsava tute le marcadanzie ch'io podeva, da
ch'ele iera in mia balia, e tosorava li deneri grosi e dava a usura dinari, drapo e biave, e fu' gran laron;
e puo' fu' apostolo de Iesù Cristo, et elo me fe spendedor de la conpagnia e corezedor de ogna cosa
che li vegniva donado. E per poder mantegnir li mie' fenti ch'io aveva in altra parta, elo me de' balia
de tuor tuta la desima de ogna cosa e ch'io la mandase a li mie' fenti; e io cusì feva. Perché Maria
Madalena spese tanto in onguento in lo corpo de Cristo, onzandoli lo cavo e li piè una sera in casa de
Simon levroso, ela aduse uno onguento che li aveva costado trisento denari d'arzento, e cusì li aveva
costado a la stazon. E io me coreziè malamente per lo diesimo che me vegniva, io non lo puti aver;
pensiè de regovrar questo diesimo e così me vene in cuor de falsar la conpagnia e de tradir lo mio
signor e darlo per xxx dinari, e così fi e regovriè da lui lo diesemo ch'io aveva perdudo. E non
inpensiè suso ch'io fisi rio inpensier, mo io non criti che le cose dovese andar sì malamente e ben criti
che alguna cosa de mal non fose, mo fime questo inpensier: elo saverà a ben scanpar per la soa gran
sapienzia e per la soa vertude ch'elo à in lui. E questo inpensier me inganà, onde quando io viti per
zerto che Iesù Cristo iera del tuto condenado da Pilato e ch'elo doveva eser pur morto, io fu' tropo
dolentre e tristo de ziò ch'io aveva fato de lu', e per quela casion io rendì tuti i deneri indriedo e
crezando ch'eli l'avese lasado, e clamième forte in colpa, oldando tuti. Io vegando che questo non me
podeva zovar, sì como desperado per grameza e per dolor, conpriè una soga e apichème a uno
alboro, como se apica li laroni e là io morì. E siando morto, io fu' meso adeso a star così como vui
vedé star". E puo' dise: "Questo ch'io è, io non lo è miga per mio merito, mo per spizial grazia che
Dio me à fata sì como li à plasudo; nì non m'è luogo de penetenzia che tropo me vaia, mo si è uno
luogo de perdonanza e de alguna aparenzia de refrizierio, la qual me vien fata a l'onor de Dio ogna
domenega. Et ancuò è domenega e perziò me avé vu' posudo trovar qua. Ed ème 'viso in veritade
che quando io son su questa piera ch'io sia in Paradiso e plu me rende consolazion che poria far tuti li
deleti de lo mondo metandoli tuti ad un, como ben manzar, zugar, balar, cantar e ben ber, con bele
done star a soa voia, trovà' tesoro soto tera et eser levado (da) uno gran signor in alguna degnitade.
E tuto questo si è per la gran paura ch'io è de le crudel pene e de li forti tormenti ch'io è e ch'io porto
e ch'io spiero aver in questa note che vien, e puo' tuta fiada fina una altra domenega et ogne altre
feste prinzipal de Dio e de la so dolze mare. E per lo so amor elo fa molte grazie et asè, zoè a li vivi e
a li morti. Onde sapié ch'io ston qua ogna domenega e ogno Nadal defina la festa de la Pefania, e in
lo dì de la Santa Pasqua fina lo conplimento de lo dì de Pentecoste, e in le quatro feste de santa
Maria, la qual è fontana de misericordia e plena de grazie: zoè lo dì de la so nativitade e de la so
anoziazion e de la soa purificazion e de la soa asension, et in lo dì de Ogni Santi. E anche sia in
questa figura che vui me vedé, no parando ch'io abia alguna altra pena, io ardo tuto e son tal co' lo
fero roente in la fornasia e sì como una masa de plonbo la qual è descolada in una ola, e quando io
son tolto de qua, io ston de dì e de note in mezo de quelo monte altisimo lo qual vui vedé da lonzi. E
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sapié che in quelo monte si è Lavita(n) con li suo' cavalieri, e tuti sta in pene diverse; e io s'iera in
quelo luogo, quando fo inglotido lo vostro frar che vene con vui e insì de nave cusì matamente. E
perch'elo zonse a lo Inferno e lo Inferno mostrà segno d'alegreza, onde lo fuogo fo mazor e insìne
cotal flama e fumo e puza; e così fase ogna fiada, quando elo 'nde azonze le aneme de li pecatori e lo
dragon le devora. Or ve ò dito com'io ston e per che casion e' die 'nde star fin lo dì del Zudisio e
como io son malamente cruziado in lo profondo de l'Inferno con lo re Rodes e Pilato, Ana, Caifas, li
qual patizià con mi e feme far lo pagamento per lo tradimento ch'io fisi de lo corpo de Cristo nostro
signor. E perch'io sè che vui se' amigo de Dio, sì ve sconzuro per la so parte, lo qual è signor de onor
e rendetor de lo mondo, che digné lu' pregar per mi a ziò ch'io sia lasado qua infina doman, che li
demonii non me posa far mal nì menar via a quela ria ereditade, la qual io conpriè per mal priesio".
E san Brandan li respose così: "De questo che tu me priegi sia 'nde quelo che Dio vol, e in
questa note che mo' vien tu non sentirà alguna altra pena defina doman, levando lo sol". Puo' lo
domandà ancora san Brandan (e) dise: "Dime ch'è ziò che tu sta' su questa piera e che te val questo
drapo che tu à' dananti. E perché ela à queste do forzele de fero". Elo respose in questo muodo: "Io
ston su questa piera, ela me zuova mo' e fo una piera ch'io misi in una fosa, ch' (i) iera fango inn-una
via, per poder meter li piè suso queli che pasava de là; e questo fo avanti ch'io fose apostolo de Dio.
Questo drapo ch'è qua e stame tanto lutan si è perché io ne diè uno cotal a uno puovero levroso,
quando io iera camerlengo de lo Signor, e perziò elo no iera mio, mo s'ieralo de lo Signor e de li suo'
apostoli e perziò lo vego lutan; mo' no me zuova, anzi me nuose tal fiada. Le forzele de fero che vui
vedé che sé a pè de questo drapo si è quele che diè a li prèvedi del tenplo de Salamon per tegnir li
suo' segli".
E como elo ave cusì dito e l'ora de la sera si vene, e parete pervegnir una onbra che scorì
questo omo e la piera; e in piziola ora azonse una gran conpagna de demonii li qual iera senza
numero, e tuti quanti fo intorno questo Iuda e sonava forte cridar e dir in soa lementazion: "O servo
de Dio, pàrtite tosto da nui, da questo luogo che tu 'de sta'; e per toa casion nu' non podemo avisinar
a questo nostro conpagnon lo qual si è su questa piera, nì no 'nde poremo andar se tu non ti parti via;
e nu' non seremo ardidi de andar ananti la faza de lo nostro signor Luzifero, se nu' non li
apresentemo lo amigo so Iuda, lo qual tradì lo signor de li signori. In veritade tu ne à' tolto la baldeza
de farli la presia e de darli la morsegada che nu' semo usadi e solemoli far; mo non lo voler aidar
questa note, perch'elo te diebia pregar". Ed elo li respose lo abado in questo muodo: "Io non lo
defendo, mo lo signor Dio abia consentido ch'elo abia grazia questa note e sia defeso da vui senza
altre pene che vui li voié far". Ed eli li respose così li demonii: "Como lo puos-to voler aidar nì per lo
nome de Dio cansarlo, sapiando ch'elo fo traditor de lo Signor?". Elo li dise così: "Io ve comando in
lo nome de lo Signor Iesù Cristo che vui non li debié far algun mal questa note." Eli li respose così li
demonii: "Como clames-tu lo nome del Signor in so servisio, sapiando ch'elo lo tradì e per quela
casion è dapuò contanti mali deventadi?". Ed elo li respose e dise: "Io non lo voio defender contra la
volontade de Dio, e quelo che Dio vol io voio; onde sia mo' la so volentade e de lu' e de nu' ".
Elo stete tuta la note in orazion e li demonii non li fe algun mal nì fo ardidi de tocarlo. Siando
pasado la note, como lo sol se levà, l'abado comandà a li frari in lo nome de Dio ch'eli debia navegar,
e como elo ave cusì dito e lo viazo fo comenzado, e de presente elo zonse una gran moltitudine de
demonii, li qual somiava a babu(in) e coverse tuta l'aqua de lo mar, e in quelo luogo e quela aqua si fì
dito abiso; li qual dimonii comenzà a cridar e diseva molto duramente: "O servo de Dio, nostro gran
nemigo, va' in la mala ventura! Maledeto sia lo to viazo, la to intrada e lo to insir e per tera o per
aqua! E questo nu' ve disemo, perqué lo prinzipo nostro in questa note ch'è pasada sì n'à nosudo
fortemente e sì ne à fato malamente tormentar per casion che nui non li portasemo questo maledeto
cativo, lo qual è defeso per lo vostro priego". E lo santo abado li respose cusì: "A mi non puos-to
nuoser la toa maledizion, mo a vui sì; e chi ve maledì sia benedeto, e chi non può ben benedir non
può maledir; ch'elo non sia perziò niente, e mi non temo le vostre maledizion". E in quela fiada li dise
li demonii: "Sepi ch'elo li s'adoplerà le so pene a questo cativelo Iuda e in questi sete dì, perché tu l'à'
cansado in questa note ch'è pasà". E lo abado de presente li respose cusì: "Vui no 'nde averé balia nì
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vui nì lo vostro prinzipo; anzi serà quelo che Dio vorà, e per la soperbia vostra e per le manaze
vostre sì ve comando et a le vostro prinzipo in lo nome de lo signor Iesù Cristo che vui non li debié
far pezio de ziò che vui li se' usadi de far, e non sié plu ardidi de parlar". Ed eli li respose così: "È'-tu
lo signor Iesù Cristo de tute cose in le to parole che nui te dovemo obedir? E voi Dio ch'elo sia tuto
quelo che tu vos?". E lo abado li dise: "Io son servo de lo Signor in tute cose e tute le mie parole
perché vui me debié obedir, ma Dio si è solo Signor, per la volontade de lo qual se dise e se fase
quelo che ben si vol; e per la vertude de le so parole ch'è sante vui le dové obedir e no mi, e tuto
quelo ch'io comando in lo so nome, elo è per lo so comandamento e per lo so consentimento ch'io
abia de questo balia".
E così parlando e ranpugnando eli (li) andà driedo defin ch'eli fo sì lonzi ch'eli non li pote più
veder Iuda, e puo' li demonii tornà indriedo a tuor Iuda via de su la piera, e abiandolo in balia, eli lo
portava con gran romor a lo Inferno.
E san Brandan navegà con li suo' frari inver mezodì, loldando Dio devotamente.
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HIC INVENERUNT (SPELUNCAM) SANCTI PAULI IN INSULA PARVA
Et in lo terzo dì navegando, elo li aparse una isola piziola inver mezodì e ierali da lutan; e sì
tosto como li frari l'ave vezuda, eli comenzà forte a navegar verso de quela. E como eli aprosimà a la
isola, san Brandan li dise così: "O frari mie', non ve voié così forte fadigar nì le vostre menbre
stancar, perché asè se' fadigadi da che nui fosemo fuora del nostro monestier. Io ve fazo asaver
ch'elo è mo' sete ani conplidi a questa Pasqua, che mo' vien, che nu' se partisemo fuora de lo
monestier per casion de andar in tera de veritade e de promision de li santi; tosto nu' vegniremo a
conplimento de l'intendimento nostro e puo' torneremo a casa sani e salvi. Ancora troverì e vederì
san Polo eremita, servo de Dio et omo de penetenzia spiritual; e si è in questa isola stado ben LXX ani
per far penetenzia e no à manzado alguna cosa de zibo za se fase XL ani, nì abudo alguna vestimenta
indoso. E in li primi XXX ani lo fu pasudo meraveiosamente da uno pesie de mar lo qual li mandava
Dio ogno terzo dì".
E aprosimando eli a lo lido de questa isola, la riva iera sì alta, che per quela casion eli non
podeva prender porto, e questa isola iera de una montagna molto redonda e alta zerca pasa CC (e) in
la zima de sovra non iera erba nì alboro nì alguna altra cosa se no una piera molto granda e ben
polida e tuta quara da ogna parte e s'iera tanto longa como larga e olta; e tanto andà intorno
navegando, ch'eli trovà uno porto molto streto e iera sì serado che apena la nave 'de pote intrar con
la proda. La montagna s'iera molto pericolosa da andar su lo monte, e vagando questo san Brandan,
elo li dise così a li suo' frari: "Spetéme qua e non ve partì defin ch'io non torno e a vui no è lizita cosa
a vegnir 'de nì trovar quelo che 'nde sta senza so parola, sapiando ch'elo ne sta uno servo de Dio per
far una soa penetenzia, e quelo san Polo ch'io ve disi, da ch'elo ne fo, mè no fo vesitado da omo se
no mo'. E s'elo se porà far, vui lo vederé con mi".
E così elo se mese andar su lo monte e li frari romase in nave. E siando questo san Brandan
andado su lo monte de questa isola, elo vardà in qua e in là: elo vete do spelonche, zoè abitacoli soto
tera, e ierali da pruovo e l'un avea la so porta inver levante e l'oltra inver ponente; e davanti la
spelonca de ver levante s'iera una fontana molto bela e redonda e insiva l'aqua fuora de la viva piera e
iera a pruov' a la intrada de la spelonca o' stava lo santo servo de Dio, e lo rielo per spazio de uno
brazo sì entrava in la piera ch'(i)era tuta sfloregada de picoli busi.
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DE MODO ET FORMA FONTIS,
QUI ERAT ANTE OSTIUM SPELUNCE
SANCTI PAULI HEREMITE
In la forma iera un puoco cavada in lo fondi e s'iera molto bele piere preziose XII e l'una piera
no iera de tal color como l'altra e ierane XII figure molto stranie, sì como de cristalo clarisimo, e iera
intorno le sponde e no su lo fondi e semeiava a li XII segni de lo zielo e de la tera, et in zerte parte
d'ese s'iera arquante stele d'oro plu claro de cristalo e l'una iera mazor de l'altra e plu bela; e in mezo
de l'aqua s'iera una pela de tera e no se moveva e non se podeva muover e le XII figure senpre andava
intorno l'aqua de la fontana e sonava uno molto soave son per lo so movimento.
E sì tosto como san Brandan fo suso e a pruovo la porta de la spelonca de ver levante, elo
insì fuora uno vetran e dise questo verso, andandoli incontra: Ecce quam bonum et quam iocundum
habitare fratres in unum. E como elo ave cusì dito, san Brandan intese lo dito de lo servo de Dio e
tornà zoso e comandà a li frari ch'eli vegnise su lo monte et eli porà veder cose stranie (e molto
meraveiose). E siando eli zonti su lo monte là da lo servo de Dio, eli se de' pasie a un a un
devotamente, e lo servo de Dio li de' pasie molto benignamente ad un ad un digando: "Ben vigné". E
menzonàli tuti per nome e per sovranome et eli, oldando queste parole e vegando eser così peloso de
caveli e de barba e de peli blanchi e de peli longi, eli s'à fato gran meraveia, inperché elo iera molto
strania cosa da veder, a casion che questa soa vestimenta de barba e de caveli e de peli sì li andava
per tera. Tuti li suo' caveli e la barba e li suo' peli iera blanchi como neve e andava per tera per la soa
longeza e non li pareva se no li ochi e la boca e lo naso e le ongle de la man, e no avea oltra
vestimenta indoso se no li suo' peli de le carne, como à le piegore e iera molte vechi.
E vegando queste cose, san Brandan comenzà cazé' in pensier et eser molto gramo in cuor so,
e diseva planamente enfra de si: "A voi a mi, dolente, ch'io porto indoso bon abito de munego, lo
qual me cuovre la carne e tieme colda la persona, e soto mi e lo mio comandamento sta molti omeni
soto l'ordene mio e de lo mio abito; e, como à plasudo a Dio, in questo mio stado, io me credeva far
penetenzia per plaser a Dio. E mo' io è trovado qua uno servo de Dio, lo qual è omo como li altri et
è in altro stado de ziò che iera li altri e per stanzia de luogo e de abito de vestimente. Avegna ch'elo
sia così vieglio, per molti ani è stado in questa piera, nì manzà pan nì manzà vin nì cusinato da fuogo;
et elo è ancora belo e fresco e sta san de lo corpo e mondo in anema de li vizii e de li pecadi". Et elo
rasionando in si queste cose e de le altre, lo servo de Dio sì li parla e dise: "O servo santo e degno de
reverenzia, tu pò molto eser aliegro e consolado con Dio, vegando e cognosando e recordandote de
tante cose stranie e tanti miracoli quanti Dio te à mostradi in questo to viazo; e ben te à Dio tal cose
mostrade e lasade veder, ch'elo non lo volse mai far ad algun de li altri santi; e ti (di') in cuor to che
tu no è' degno de portar abito de munego e no te cognosi ben eser amigo de Dio, nì te conpudi de far
ben plasevele vita a Dio; e questo fase la to umilitade e bontade. Sepi che tu è' verasio munego e bon
e plu ca munego, inperché la mazor parte de li munegi no lavora, mo ti lavori molti lavorieri, ché tu
duri fadiga tuto lo dì con le mane navegando e con lo cuor e con la lengua orando e far far ad altri le
someiante cose; e à' pensier de mantegnir li tuo' conpagni in bon stado de salvazion. Mo' no te
cognoses-tu che tu è' andado sete ani conplidi alò per lo mar, mo' in qua mo' in là, sostignando de
gran paure e de gran tribolazion, e à'-te pasado infina a lo dì d'ancuò con tuti li tuo' frari e à'-te
conservado indoso le vestimente? Onde la toa vita si è bona et utele e santa e zusta. E io, misero me,
ston qua sì como una osiela, su questa piera, como fase l'aguia, e sì son nuo e non è cosa che me
cuovra le carne se no li mie' caveli e li mie' peli de la barba e de lo doso: io sè ch'elo è una paura a
vederme".
E in quela fiada san Brandan umelemente el domandà como elo aveva nome e de qual abito
de frari elo iera stado e onde elo iera e quanto tenpo iera ch'elo iera stado luogo a far questa
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penetenzia. Et elo sì li respose in questo muodo: "Lo mio nome si è Paulo et io sì fu' norigado fin da
fantolin de tre ani in lo monestier de lo abado Patrizio, lo qual fo santo omo. In quelo monestier io
stiti ani L e fome dado per ofizio a vardar lo zimituorio e lo inclosto dentro da li frari, como eli
moriva e aidàvali a sopelir. El vene uno dì, como io stava in quelo luogo e diseva mie orazion, elo me
vene sovra lo mio degan e diseme che uno de li frar iera morto e diseme ch'elo se voleva far la
sepoltura per sotorarlo e mostràme lo luogo o' che io doveva cavar la doman. E come vene da sera,
elo me parete uno vetran ch'io non cognoseva e parlàme digandome così: 'O frar mio, anch'elo te sia
comandado dal degan che tu fazi doman una fosa per sotorar uno morto, sì (no) la fa, inperché che
quelo luogo è d'altri, anche ti non lo sapi'. E io lo vardiè e no lo cognoseva chi lo fose, e disili così:
'O pare, chi es-tu?'. Et elo me dise: 'Che è zo che tu non me cognosi? Mo no son io Patrizio lo to
abado?'. 'E' ben lo cognoso, e s'io lo vedese ben lo cognoseria'. Et elo me dise così: 'Sapi, Polo, ch'io
son Patrizio lo to abado, avegna che ti no me cognosi'. E io li disi: 'Como se' vui Patrizio, che voi
non lo somié?'. Et elo dise: 'Sapi ch'io son Patrizio e ti no me cognosi ch'io son morto e non vivo, e
ieri pasiè de questa vita e non son plu in lo siegolo. E bon sta e trova in l'altra vita, sì ch'io me ne
clamo ben contento. Mo elo la sa ben tuti li altri frari et Albeo die eser abado e serà bon omo e de
santa vita e amigo de Dio'. E puo' me dise: 'Quelo (luogo) ch'è signado da lo dagan to per far la
sepoltura si è mio e de lo mio corpo et altri lo die far e non ti; e questo ch'io te digo no lo dir ad altri.
E fazote asaver ch'elo non plase a Dio che tu sti plu in questo luogo nì a quest'ofizio, mo doman da
(matina) farà cusì: como lo maitin serà dito, in lo nome de Dio doman per tenpo va'-tene a lo lido de
lo mar e là tu troverà una navesela con tuti li suo' apariamenti e ti entrerà entro in lo nome de Dio e
laseràte andar o' che Dio vorà. Et ela te condurà in puochi dì per la vertude de Dio in quelo luogo o'
che tu die' far una durà e aspra penetenzia; e là die' morir, quando Dio vorà. E quelo luogo si è molto
solitario e stranio da veder e si è a pruovo lo Paradiso Teresto e molte cose de lo Paradiso Teresto tu
vederà che te serà de gran consolazion in toa vita. Sta' seguramente, che tu die' aver consolazion e
salvazion; et elo te sé za aprestado uno molto belo luogo lo qual tu serà metudo in l'oltra vita'. E
come elo me ave cusì dito, io no lo viti plu nì no me acorsi como elo se partì nì in qual parte elo
andase; onde io stiti così tuto pensoroso quela note. E la doman per tenpo segondo lo dito de questo
santo omo io fisi, e no fu prego e sì andiè a lo lido de lo mar e troviè una navesela molto piziola con
li suo' remi e con le suo forche, e così in nome del Pare e del Fio e del Spirito Santo io intriè dentro e
sentième zoso in mezo e segondo lo santo pare me avea dito io fisi; e la navesela se partì de lo porto.
E tulsi uno remo in man e comenziè a vogar inver quela parte o' che stava volta la proda, zo fo inver
levante. Ed ela me portà per uno mar molto verde, puo' lo troviè molto roso e puo' molto claro plu
de cristalo, e stì 'ndi tre dì in mezo de quelo mar cusì claro. Io sì troviè una alta montagna molta
redonda e alta inver lo zielo ben la otava parte de uno miaro, zoè questo luogo o' che io son, e la
navesela se trase in una picola e streta intrada e pareva eser molto pericolosa d'andar. E io vegando
questo fato, insì fuora e comandiè-me a Dio e puo' diè de lo pè a la navesela et ela se partì da riva e
tornà indriedo inver quela parte donde ela iera vegnuda, e pareva andar molto tosto. Io stiti sete dì a
cercar tuta questa isola, e quando lo setimo dì io vini su questa zima e io troviè questa gran zima e
questa piera quara; e vegando queste do spelonche de ver levante e questa bela fontana, io volsi
intrar in questa spelonca de ver levante: e qua me son stado dapuò dal primo dì infina mo'. E in lo
primo dì ch'io ne intriè, sì me stiti infina nona; e abiando fame io insì fuora e vardième de torno, e viti
da lonzi vegnir una piziola navesela, la qual non calà de corer si(n) fo-la a la riva e là se ferma, e no
'nde iera dentro alguna persona, mo sì 'nde pareva entro una bestia. Onde io andiè zoso e troviè
ch'elo iera uno pesie, onde ch'elo iera molto grando e aveva IIII piè e stava dreto in li do piè de
driedo, e in boca aveva una piera e uno (az)alin da bater fuogo, e in li piè de driedo iera uno fasio de
legne seche e gramegna per esca da fuogo. E io, vegando questo, comenziè a pensar ziò ch'elo
voleva significar, e stando in questo pensier, lo pesie insì fuora belo e vivo e mésese ad andar su per
la riva. E como elo fo davanti da la porta da la mia spelonca, elo gità le cose zoso e, scasegandose a
muodo de pesie con lo cavo e con la coda, et elo morì. E io inpensiè che Dio me avea mandado
questa cosa e parevame ch'io doveva bater fuogo e inpiarlo e cuoser questo pesie e manzar a mia
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voia; onde io batì fuogo in la gramegna e aprìsilo e rostì de lo pesie e fi 'nde tre moreli; e puo' io
manziè l'un e fo lo cavo, lo qual fo molto bon da manzar, e puo' bevì de l'aqua, mo no de la fontana,
e così zuniè quelo dì. E in l'oltro dì a nona sì manziè un oltro morelo e in lo terzo dì la coda. Quando
vene lo quarto dì, a l'ora de nona io viti da lonzi per lo mar vegnir corando quela picola navesela e
iera entro uno cusì fato pesie con cotal cose como iera l'altro; e io vegando che questa mandata Dio
me la mandava, e io sì andiè e tolsi questa cosa e sì me la cosi, e fi questo como io fi de l'altro e tini
quelo insteso muodo. E in questo muodo Dio me pasiè trenta ani e altra cosa non manziè, e in queli
trenta ani e' non avi mai sede se no de domenega, e perziò io no beveva. E la domenega, in l'ora de
terza, io vedeva una copa de cristalo a la fontana plena d'aqua la qual ne intrava planamente; e a
puoco a puoco sì ne insiva dentro la piera quara e no 'nde insiva plu tuta la setemana se no quela. E
in quelo dì, siando pasado li XXX ani, Dio me mandà zibo, onde de quelo no ve digo mo' altro".
Et abiando dite queste parole, elo li de' conbiado, digandoli: "S'elo ve plase cercar questa
isola, sì lo podé far; se no brigé de partir, ché vui avé a far vostri viazi. E tosto conpliré i vostri
desiderii e per quelo vui se' fuora de lo monestier vostro. Or io sì è a dir le mie ore e far le mie
orazion. Dio sia con vui".
[30]
HIC APPARUIT UNA INSULA,
IN QUA OMNI ANNO FACIEBANT CENAM DOMINI
ET VISITABANTUR A PROCURATORE
Siando pasado tute queste cose, l'abado Brandan no volse plu zercar questa isola, mo sì tornà
a la nave con li suo' frari e intrà entro e comenzà forte a navegar, e sì come plasete a Dio in puochi dì
uno vento li concluse a una isola là ch'eli fo altre fiade. E là iera la fontana cusì bona e de la qual eli
iera usadi a tuor de l'aqua e de inplir li suo' vasieli per far longo viazo; e siando pasado lo tenpo de
tute le feste de tute do le Pasque, lo procurador de li poveri, lo qual iera con eli segondo usanza, sì
dise così a san Brandan: "O pare mio, intré in nave viazamente con li vostri frari e si enpla li vasieli
d'aqua de questa fontana".
[31]
HIC PROCURATOR PAUPERUM CHRISTI
SE ASSOCIAVIT CUM FRATRIBUS
ET CONDUXIT EOS IN PARADISUM
ET STETIT CUM EIS
Et in questa fiada de mo', dese lo procurador: "Io voio eser vostro conpagno e serò e voiove
menar e condur in quela parte o' che ve à luogo andar; e senza mi non posé mai trovar la tera de
veritade de la promision de li santi. In veritade io sè che a Dio plase ch'io vegna mo' con vui per dirve
li fati e menarve de qua e de là per quelo Paradiso da le dilizie, lo qual Dio ordenà in tera in mezo de
lo mondo e felo per uno so giardin d'amisi ê lo incomenzamento de lo mondo et elo ne alogà Adamo,
primo omo, e sì lo fe vardian e signor de ziò (che i iera dentro), zeto de uno alboro ch'elo voleva
salvar per si; ben li donav-elo tanto de le altre, che Adamo le podeva ben vardar quelo per lui; mo
non lo fese".
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E abiando lo procurador dite queste parole, lo abado montì in nave con questo omo e con li
suo' frari, e como eli intrava in nave, tute le osiele de quela isola, picole e grande, sì vene a lo lido: et
altre andava volando in qua e in là e altre se astalava su li albori e altre stava zoso in tera e iera 'nde
de ogna maniera, e tute comenzà a cantar molto meraveiosamente, onde per quelo cantar eli iera sì
aliegri e sì consoladi, ch'eli non se saveva ben partir da riva. E lo bon omo li diseva pur: "Levé la vela
e andemose 'nde in bona ventura". E como eli comenzà a levar la vela, elo zonse una gran conpagna
de osiele blanche como neve, de le qual altre iera fate como mosche e altre como ave, altre como
scuarzuole e volava per àiere in qua e in là e quasio a una bósie comenzava a cantar e diseva a
muodo de omeni e de femene e de fenti questo verso per canto molto soavemente: Dominus
prosperum iter faciet illis in tempore, et implebit desiderium eorum; spes omnium finium terre et
(in) mari longe. Letamini in domino; exultate, iusti, et gloriamini omnes corde recti; gloria patri et
filio et spiritui sancto, sicut erat in principio et nunc et semper et in secula seculorum. Amen. E
cantando queste e le altre tasieva tute. E como elo fo conplido questo canto cusì prezioso, san
Brandan con queli che iera con lui comenzà forte a navegar inver levante. E andando cusì per mar,
tute le osiele se partì e tornà a li suo' luogi; e siando andadi cusì navegando, eli fo zonti a l'isola de lo
procurator, e como eli fo a quela isola, la nave forte per si ferì in tera.
E, siando in lo porto, eli comenzà aliegramente a cantar: te deum laudamus, te dominum e
diselo tuto quanto, e lo procurador si insì inprima fuora de la nave e puo' lo abado e puo' li frari tuti
quanti; e ligà ben la nave e puo' stete con lo procurador in quela isola XL dì. Elo li fe le spese
granmentre de tute bone cose e menàli per tute quele rive ch'elo vardava e mostràli ogni cosa.
[32]
HIC FRATRES PERVENERUNT AD INSULAM
PULCRAM PROCURATORIS IN QUA STETERUNT XL DIES
E siando eli con lo procurador in quela soa isola, la qual iera molto bella e granda, lo abado
Brandan con li suo' frari trovà e vete tante cose stranie de le cose de le altre contrade, che apena
poria eser scrito: mo tuta fiada, o crezudo o non crezudo, elo trovà una via tuta de aste lavorada de
diverse piere preziose in beli lavorieri devisadi l'un da l'altro, e queste aste s'iera lavorade con oro e
con arziento molto ben. E questa via iera longa uno mier, e da li ladi sì pareva eser fosadi puoco
cavadi e in quele s'iera rane belisime da veder per la stranieza de li lavorieri qu'ele aveva lavorade le
so pele; onde ele iera plu bele da veder quele so ovre che non è le porpore nì li frisi anpli lavor(ad)i
de molte sede ad oro e con perle e con piere preziose. E queste rane cantava sì dolzemente e sì ben e
aveva (sì) belo muodo, ch'elo non averia avantazio la vosie de lo arpenil nì de lo canon nì de lo
mezocanon nì de lo seltierio. S'iera suso per li rieli zumentele che andava cantando su per l'erba, e
iera 'nde de piziole e de grande lusierte che coreva de qua e de là, tante bele da veder per zerti
lavorieri che iera lavorade le so pele, che ben non se pò dir nì scriver.
L'erba de la riviera tanto iera bela e oliosa, ch'ela soperclava in beleza e in odor tute le nostre
erbe oliose, ond'elo è niente lo odor de la savina, de lo rosmarin e de la menta e de le viole e de le
ruose e de lo comin e de le naranzie. Li albori per li luogi iera tanto beli e grandi, che per la longeza e
per la groseza, ch'è a mioramento, per nu' non se poria dir e tuti iera gargadi de flori e de diversi
colori e de fruti; e su ziascun ramo de tuti s'iera fruti maduri e aserbi e mezi maduri e mezi aserbi, zoè
dataleri, pigneri de asè nature, pereri, castegneri, susineri, persegeri, ziotroni, zinamomo, caroberi.
Vedesemo cane de zucaro e altri albori de diversi fruti, che no è in le parte de Italia, che briga seria a
contarlo. Li grii per li canpi tanto iera beli e tanto sonava bon in so cantar, che non incresieria mai a
oldirli. E de queste cose e de le altre sì ne iera per la riviera de la via. Tuti li albori s'iera cargadi de
osieleti che cantava tanto dolzementre e tanto soavi versi faseva, che chi nonn-avese altro paradiso
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ca questo cantar, seria sofiziente, nì no averia luogo nì ber nì manziar nì altra cosa voler dir nì far se
no a star a oldir li suo' versi cusì preziosi, e no 'nde averia luogo lo canto de li nostri rusignuoli nì
merli nì loldole nì gardelini montani nì faganeli.
E queste cose e de le altre.
[33]
HIC APPARUIT EIS
UNUM FLUMEN QUATUOR BENDARUM
ET IIII COLORUM IN CAPITE VIE
Et in cavo de la via s'iera uno gran flume e iera anplo ben C pasa e plui; la soa aqua s'iera
partida in quatro parte, l'una non someiava l'altra, e coreva forte, e da lutan pareva ch'ele fose IIII tele
destese de cotal colori: l'una pareva che fose aqua plu clara de cristalo e menava plu piere preziose e
grande e piziole d'ogna fata colori e perle, che no fa (da nu') li flumi piere da muri o da colzina; la
(segonda) parte s'iera vino vermeio molto prezioso per odor e per savor e per claritade e menava
piere preziose como sasi grandi de zeso e de marmore e peze d'oro e pesi et animali molto strani da
veder e da oldir e altre figure che no è entro nu'; l'oltra parte s'iera late dolze e soave e oliosa e
menala peze d'arzento longe e grose et altre cose stranie, animali vivi in diverse figure che no è intro
nu'; l'ltra parte s'iera di oio molto zialo e claro e dolze e vertuoso, e menava zera e fusi de seda e tera
d'ogni man color e piere preziose de ogni color e de ogna natura, mo si è tute menude, mo tute fine
per vertude (e) per color.
[34]
HIC INVENERUNT PONTEM ADMIRABILEM SUPRA FLUMEN
E sovra questo flume s'iera uno ponte molto anplo de IIII travi: l'un iera de cristalo e l'altro
iera de ingranata e lo terzo s'iera de perle e l'altro iera de topazio. E sovra questi travi s'iera taseli
grosi ben de una spana de XXIIII maniere piere preziose e da ogno cavo de lo ponte s'iera do colone
molto longe e grose de IIII colori: l'una s'iera de calzedonio, l'oltra de smeraldo, l'oltra de safil ben
zelestro, l'altra de uno gaconzo zalo. E sovra le do colone s'iera uno travo de una ingranata belisima,
e su le altre do s'iera uno travo de una clarisima corniola.
[35]
DE ARCU AUREO SUPRA COLUMNAM CAPITIS PONTIS
E su queste altre trave s'iera fato uno arco d'oro molto reluzente, soto lo qual iera intaiado li
XII mesi de l'ano de piere preziose, como seria sovra uno marmore; e de sovra l'arco s'iera intaiado li
XII segni de lo zielo e su ziascun s'iera lavorado de piere preziose li VII planeti e iera partido per gradi
e per ore. Da una de le sponde s'iera lavorado de piere preziose e tuto lo Vechio Testamento e da
l'oltra sponda s'iera lavorado tuto lo Nuovo Testamento de piere preziose e tuto lo stado de le
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p(r)elazion e de li rezimenti signorili, zoè de papa e de inperadori defina tute le gran cose (è) e che
serà infina la fin de lo mondo. E l'un de li cavi de lo arco si è su li cavi de una figura che sé fata con'
lo Papa, tuto ben apari(a)do su una cadiglia como elo senta, fata su IIII animali molto
meraveiosamentre; e l'altro cavo de lo arco si è su una figura fata come lo Inperador, como lo è meio
adobado e incoronado, sentado su una carieglia fata molto strania su IIII similitudine de li IIII
evangelista; e tute queste cose si è molto ben lavorade de piere preziose con oro e con arzento, e
quelo che pareva carne, sì par propiamente de carne, e così de li drapi e de le altre cose. E si è tante
belle figure e ben intaiade, ch'ele par pur eser vive, e tanto ben fate in soa visa, che mai non
incresieria ad algun omo a vederle: per la vertude de le piere e de la beleza soa poriase 'nde star
senza manzar e senza ber e par che lo Inperador varda lo Papa e par ch'elo li parla de qualche cosa. E
al mezo de lo arco in la plu alta parte che 'nde sia si è lavorado de gran mioramento una cadiegla
molto granda su IIII animali, e sì ne sé intaiado lo dolze signor Dio, segondo como lo die star lo dì de
lo zudisio a zudegar lo mondo, e tuto è de piere preziose e (si è) do figure cusì fate l'una como l'altra
e stase contra doso per poder ben parer da intranbe parte e (a) tute persone. E su la ponta de lo
siegolo zelestro ela si è uno gran spechio molto belo e doplo e de tante vertude, ch'elo se ne può
splegar ogna persona da qual parte eli vol star per vederse; e su per lo spiego de lo zielo de lo Signor
è lavorado li plu beli intai ad oseli ed a albori e razii et a bistiole, che s'elo non fose altro de bele,
quele seria sofiziente per aver gran consolazion a lo spirito e gran deleto a lo corpo.
E da lo ladi de ver mezodì, lonzi lo trato de una piera con le man, si è in mezo de lo flume
una colona de cristalo fita molto grosa e longa e su questa colona si è lavorada una gran roda tuta de
piere preziose e end'è molto ben fato lo Paradiso e tuto quelo che 'nde sé e como elo sta con ogni
cosa; e questa è tal zoia da veder, che s'elo non fose altre cose a lo mondo da veder, elo basteria per
aver consolazion et alegreza.
E da lo ladi de ver tramontana, lonzi ben uno trato de piera con una fonda, si è in mezo de lo
flume una colona molto bela e grosa e longa de uno malmoro roso, tuta zerclada de fero e
aplonbada, e su questa colona si è lavorado una gran ruoda de piere brute, e no è preziose nì
straluzire: e sì ne iera molto ben lavorado lo Inferno, tuto quelo ch'è intro e como elo sta con ogni
cosa; e questa si è tal paura da veder, che s'elo non fose altra cosa bruta e spaurosa, questa seria
sufiziente, e no è nì no fo nì serà algun sì rio, che se elo la vedese benché senpre, elo averia paura e
temor de andar in Inferno.
[36]
(HIC) LOQUITUR DE CASTELLO,
QUOD EST ULTRA PONTEM,
ET DE SUIS HABITATIONIBUS
Et oltra questo ponte s'iera uno castelo, tuto ben murado intorno de uno muro de piere
preziose tute clare, e s'iera incolzinado e masenado e ben merlado, con tore e con toresele molto ben
fate a la gran visa. Le porte s'iera meze d'oro e meze d'arzento, con diverse piere prieziose cente e
gentilmente lavorade. Le vie dentro e le case comunalmentre e li palasi grandi e ben lavoradi dentro e
de fuora, ch'elo non se può ben dir; entro le case s'iera tute cose de masarie che à luogo a ziascuna
fameia, et in quelo castelo non iera zente, mo sì pareva ch'elo fose abitado. E io domandiè como elo
aveva nome e lo procurador me dise: "Lo à nome Bel Veder".
Lo vasielamento iera tuto de piere preziose, sì como de ziaspo e de safil e de smeroldo, de
ingranate, de rubin e de iaconzi e de corniola e de matista e de labandina e de cristalo e de pantera.
Là iera gali belisimi, deluzi(di) de pene plu de paon e iera mazor ca oche, e fasiani e pernise e colonbi
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et altre cose molte in quantitade; e iera 'nde tal cose, che, chi lo disese, elo pareria una sinplitade a
dirlo. E così vegando de qua e de là per tuto, io stili con lo procurador XL dì e non volse ch'io 'nde
stese plu.
E cusì per quela casion io me partì.
[37]
QUA COMENZÀ LI FRARI
INTRAR IN LE PARTE DE LO PARADISO TERESTO
E siando pasado li XL dì, questo procurador me menà per una via a la nave e fene tuti intrar
i(n) nave et elo vene co nu' aliegramentre. E siando nu' andadi navegando fina a pruovo la sera, elo
vene uno gran caligo sì scuro e sì speso, che l'un de nu' apena può veder l'altro, e in piziola ora elo
comenzà grandi flantisi e toni forte e oribeli da oldir, per la qual cosa li frari tuti ave gran paura. E lo
procurador dise: "Non ve temé de alguna cosa". E puo' li dise così [a] san Brandan: "Savé-vu' che
caligo è questo?". Et elo li respose: "No sè". Et elo li dise: "Mo' ve vardé indriedo e diséme che ve
par e ziò che vui vederì". Et elo se volse indriedo e inanti e dise: "Io no vego alguna altra cosa se no
questo gran caligo e sento uno molto grande odor e soave che tuto me consola".
E lo procurador li parlà e dise così: "Questo cusì gran caligo che vui vedé cusì (à) circondada
quela preziosa isola la qual vui andé zercando, za è pasado sete ani; e perché vui se' stadi fermi in la
fe' e se'-ve ben portadi in questo viazo, Dio ve vol ancuomè consolar. E per questo che vui avé
vezudo e sostegnudo, vui podé ancumè saver che granda è la signoria de Dio e la soa vertude e lo so
seno, et à fato asè mazior cose a la zente pecarise che no è queste e non se può conprender per lo
pecado; et avé uno puoco provado como per molte maniere de tribolazion et angustie si vé lo
Paradiso che vien dito regno de Dio; e in per altra via non se può andar se no per molte tribolazion
de l'anema e de lo corpo: e cusì ne andà tuti li santi e le sante de Dio e lu' che fo omo, segondo
natura, como li altri. Io so che vui avé vezudo asè cose stranie da veder e da creder a chi lo disese in
algun luogo, mo tuta fiada l'è ben gran cose da eser crete. E ancora voio che vui sapié che tuto è
niente a respeto de le altre che vui vederé e tocheré in la nobele tera de promision de li santi, o' ch'eli
sta tuti aliegri e pleni de bon conforto, sperando de veder li suo' corpi che die resusitar da morte a
vita, e in quela fiada eli averà conplidamente la so gloria e la soa parte de Paradiso, che Dio à
inpromeso a dar a tuti li so' fedeli che morirà in stado de salvazion. E perziò dise Zuane Evangelista:
Biadi li morti li qual muor in lo Signor, perché le so ovre li va driedo per mierito e tròvale in l'alt[r]o
siegolo, che mè no vien a fin. E zià tosto vederé la pruova de lo dito che dise Davit profeta in uno
verseto: Beati qui habitant in domo tua, domine. E Dio sì dise, siando omo: In domo patris mei
multe mansiones sunt".
E siando a queste parole per lo spazio de una ora in questo gran caligo e andando ananti tuta
fiada la nave, et eli fo fuor adeso e vete una gran claritade sì como lo sol, e pareva sì como ôrori ben
clari e luzidi in color zalo; e andando inanti, la claritade pur cresieva sì plenamente, che molto se fe
gran meraveia. E vedeva per zielo tute le stele molto meio ch'elo non se può veder in altra parte, e sì
vedeva li sete planeti andar per lo zielo tuti neti o' ch'el'iera, e iera in questo luogo una sì gran luse,
che lo sol no 'nd'aveva luogo. Apareali stranio ond'ela vegniva e s'elo iera uno altro sol, che sé in
queste parte mazor de l'oltro et elo respose: "La luse che par sì granda in queste parte si è ben de uno
altro sol, che non someia a quelo che sé per li segni de lo zielo. E questo sol che rende qua cotal luse,
è uno sol che no se parte de luogo per nesun tenpo e asè plu alto, e si è zento mia fiade plu lusente
de quelo che va entro per le stele. E sì co' la luna riceve lume dal sol e perziò par claro e non per si, e
così lo sol che luse a lo mondo è conpagno de l'oltro e la luna vien continuamente vardada da lo sol;
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onde che quelo de sovra sì inlumina quelo de soto, e da lu' elo vien così luzido e così belo e lusente
per ogno tenpo; e chi fose cusì in alto, como è lo sol conpagno de la luna, sì ne poria rezever qualche
luse. E cusì non può vardar ben lo sol baso quelo da alto, como non può l'ochio de l'omo ben vardar
in lo sol, e, per luse cusì preziosamente como è in questo luogo e plena de vertude, si è tute le cose
in queste riviere così bele e cusì stranie e cusì grande e cotanto bone. E questo si è nobele sol, elo si
è Dio glorioso lo qual manifesta qua alguna cosa de la so potenzia a li suo' santi".
E como nu' andevemo plu ananti con la nave, et eli vedeva lo zielo plu belo e lo àiere plu
claro e mazor luse de dì et oldiva osieli molto dolzemente cantar de diverse bósie per muodo musico;
e tanta iera la alegreza e lo conforto che re(ze)veva lo abado e li frari con lui e lo soave odor de bone
erbe et oliose, che quasio ch'elo l'insiva l'anima del corpo, tanto iera consolado de ziò ch'elo aldiva e
ch'elo sentiva. E così andando la nave fo zonta a lo porto e stete ferma a la riva, ed eli loldà con gran
reverenzia Dio, digando questo salmo: Te deum laudamus, te dominum confitemur.
[38]
HIC FRATRES DESCENDERUNT DE NAVE
ET INVENERUNT TERRAM PROMISSIONIS
SANCTORUM PARADISI DELITIARUM
Et abiando eli conplido lo salmo, eli desmontà de nave, et elo vete quela tera nobele e plu
preziosa de tute le altre per la soa beleza e de quele cose che 'nde iera e de erbe oliose e de pradi e de
flori e de fruti. E (li albori) iera luti cargadi de osieleti beli da veder per le so bele pene e piume e per
le so dolze bósie et alte e clare, cantando tanto ben e tanto dolzementre e soavementre e per rasion,
che mai non se poria dir con la boca e con cuor inpensar e con pena scriver; e questi osieli andava
volando de ramo in ramo e de alboro in alboro molto plasevelemente; onde per li canti de li osieli e
per le erbe verde e li so' flori de li albori sì pareva che fose tenpo de primavera, e li fruti maduri de la
via e de le pome e de le pere sì pareva che fose lo tenpo de zugno. E andando li frari per quele rive,
trovà tuta la tera vergada e vara de diversi colori e a ovre bele, como s'ele fose destesi tapedi o
porpore con oro e senza oro molto a diverse ovre e de gropi e de foie e de scachi e de albori e de
osieli e de altre bele cose fase in drapi e in porpore et in penture a li muri de le gliesie e de li palazi e
in le sale e in le camere e per gran divisamento per aver dileto al cuor e gran [. . . . . . . . . . . . . . . .] foia
sì aveva da uno ladi lo sol e tal che aveva la luna; sì ne viti pome ingranade molto grose e lo so
granelo iera groso como nosie; sì ne viti tege de fava longe uno brazo e lo favo groso como nosie; sì
viti zieriesie grose como persegi e como pome comunal; sì viti ruose grande como taieri e nespole
grande como pome; sì viti cane berganege longe LX piè e grose como albori de nave; sì viti
mandragole grande como omeni comunal; sì viti ganbari grandi como omeni; sì viti animali molti
stranii da veder e de diverse figure, et altre da do piè et altre da tre et altre da quatro, in per infina XII
piè, altri aveva uno cavo et altri do et altri tre e cusì in per infìna XII; de questi, altri aveva man, altri
ale, e altri con pene e altri con sede, altri con pelo, altri con scorzo duro; e de questi, altri aveva
corne forzelade, altre cresta, altre barba; altre uno ochio, altre do, altre tre infina XII ochi; e de
queste, altre cantava e altre balava, altre andava, altre saltava e altre coreva.
S'iera canpi lavoradi e volti como eli fose da semenar; e altri s'iera semenadi e zià iera nasudo
in erba le cose; e altri iera pleni de banbasio e altri aveva zafaran e altri garofali e altri melegete e altri
risi e altre cose molto stranie da veder e da oldir.
Sì viti molte fontane de diversi colori le qual gitava flumi, e queli flumi gitava molti rami e viti
ch'eli menava piere preziose e molte clare e de ogna fata colori.
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[39]
HIC FRATRES INVENERUNT
DUOS PROPHETAS ENOC ET ELIAM
QUI LOCUTI SUNT EIS IN PARADISO DELITIARUM
Sì troviè Enoe et Elia et asè altri santi che andava de qua e de là, solazandose e rasionando in
conpagnia et a doi et a tre in diversi luogi, e questi s'iera molto beli da veder e ben vestidi, e pareva
che tuti ne vardava e niente ne diseva se no Enoe ed Elia, li qual s'iera mal vestidi e pareva eser
vestidi de sachi molto vetrani e iera de brigada. E questi vene da mi molto aliegramentre e fene belo
rezeto e domandàne de novele, e nu' li disesemo asè cose e como nu' ieremo partidi da casa e che
cose n'iera parse de ben e de mal in tuto lo viazo.
E lo abado Brandan li domandà ch'ili iera e che zente iera questa che pareva eser in questo
luogo. Et eli me respose cusì: "Nu' semo do profeti, questo si è Alia e mi son Anoe. Stagando in una
plaza, avanti che fose lo diluvio, sì predicava a lo puobolo e diseva de la fin de lo mondo e como Dio
aveva comandado a Noè ch'elo fese l'arca per poder scanpar a l'aqua e lu' e tuti queli de so fameia. Et
altre bone cose li diseva asè et avevali dito queste cose molte fiade. Et elo stivelà lo tenpo e vene
arquanti flantisi e toni. E como io feva fin a le parole, cusì vestido de sachi como vui me vedé, elo
ferì lo ton fortisimamente sovra lo mio cavo. In quela io fu' piado in brazo e no sapi da chi e fu' duto
in questo luogo e fome dito: 'Sta' qua infina che vignerà Anzicristo, lo qual voiando tuta la fe' de
Cristo vastar con parole e con miracoli e per aver ch'elo donerà e per tormenti ch'elo farà far, Dio te
manderà indriedo in quele parte, e con lu' e davanti da lu' e da driedo lu' livrerè de dir le to parole e
conbaterà con lu' arditamentre e seguramentre e vasterà tuto lo so dito e renderà testemonianza de
Dio, recordando lo Veio Testamento'".
E quando elo ave dito cose asè, elo tasiete et Elia dise: "Io son quelo gran profeta de lo qual
se dise ne la Bibia che dise asè cose, e fo' dapuò che lo mondo fo renovado, siando pasado zià longo
tenpo lo diluvio. E como io predicava una fiada in plen puovolo, el vene da zielo uno gran flantiso e
uno ton e ferì sovra de mi, e sì fo' portado via molto viazamentre in quelo nobele luogo e fome
comandado ch'io no me parta de qua infin tanto che Dio manderà per mi in tenpo de la falsa
predicazion lo fiol de la perdizion, che vien dito eser lo dragon de Babilonia, zoè Anticristo, lo qual
die zudegar lo mondo a si per asè muodi. E de lu' à parlado molti profeti e san Zane vangelista ê lo
Apocalixi, che fo una vision che li aparete, siando strangusiado a la zena de lo Signor per lo gran
dolor ch'elo aveva quando elo aldì che Iuda lo doveva atradir. Onde nu' do semo stadi qua dapuò e
staremo vivi e sani infina quelo tenpo con questi nostri drapi. E dapuò non avemo manzado nì beudo
nì dormido nì avemo abudo note nì alguna infermitade nì cosa che ne sia stada de desp(l)aser; e
questo si è per la volontade de Dio e per vertude de queste preziose cose. Mo se nu' manzasemo e
bevesemo, elo no besogneria dormir, le qual cose è brute, et in questo luogo non può eser alguna
bruta cosa nì ria se no tute bone cose e monde. E senpre è dì, como vui vedé, e (lo tenpo) è molto
tenperado, zoè la primavera, e mè no recresie a star qua, tanto n'è plasevele star e bon per lo êro
puro e per le piere preziose e per le bone erbe oliose e per li flori e per li dolzi cantari de li osieli, che
mè no cala, como vui aldì, e cotal seremo lo dì che nu' se partiremo de qua, como in quelo dì che nu'
'nde fosemo zonti, nì non seremo plu vechi nì plu fleveli nì plu mati, nì non perderemo pur un cavelo
de cavo nì uno pelo da doso; nì avemo briga de dispuiar nì de vestir nì inpensier de alguna cosa se no
che nu' se solazemo de qua e de là, vegando queste grande meraveie che Dio à fato. E da che nu' 'nde
fosemo, asè è de qua vegnudi e 'nd'è stadi tanto quanto Dio à voiudo, onde vui dové star XL dì e non
plu. Andé e vegnì o' che ve plase".
Et andando nui de qua e de là, nu' trovasemo do bele vale et altri luogi molti preziosi, e per le
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vie e per le strade e per li canpi nu' trovavemo plu spese le piere preziose e li monti de cuogoli d'oro
e d'argento e lazuro fin per sablon plu che no è per entro li nostri cuogoli sablon, e plu lazuro che no
è de nu' polvere de tera nì sablon. E lo procurador ne menà quasio per tuto. E nu' voiando andar per
veder l'alboro onde Adamo tolse lo pomo, ch'elo è legno de sienzia bona et è lo alboro de vita, e cusì
de altre cose, et elo ne dise queste cose s'iera oltra lo flume corente plu claro de cristalo e molte altre
gran cose plu de tute quele che nu' avemo trovade e vezude; e a Dio non plase che nu' vedesemo de
quele.
Onde li frari con tuti nu' fosemo sì consoladi et aliegri e confortadi, ch'eli non aveva fame nì
sede nì sono nì alguna cosa che li fose de desplaser. Vero è che uno so gran dileto per voler provar
che iera eli, et eli beveva a la fiada de l'aqua de quele bele fontane le qual eli trovava, mo no per sede
ch'eli avese: e quela aqua ch'eli beveva tosto se revertiva in sudor e non la spanse per altra via; e sì
tocava de quele cotal erbe e de tal ne toleva in man per deleto e de le foie e de li albori.
[40]
QUA SE PARTÌ LI FRARI DA LI PROFETI
E TROVÀ UNO BOSCO DE STRANIE ERBE ET ALBORI
E ALTRE COSE BELE
Et andando in qua e in là, eli vete uno bosco molto belo e in mezo sovra tuti li albori s'iera
uno grando alboro tuto cargado de pomi d'oro e le foie iera tute blanche como neve, et in zima s'iera
uno molto belo osielo dreto in piè X cotanto mazior che no è lo paon, (mo li) semeiava per la coda e
per la capela e per le pene so che iera belisime et asè plu bele e meio fate ca quele da lo paon. E
questo osielo comenzà a cantar sì altamente e sì ben, che quasio ne insiva lo spirito de lo corpo, e per
li so' dolze versi e' sonava a dir questo verso: Quis similiter tui, domine deus, quis similiter in virtute
est, qui faciat magna opera (virtutis)? Tu solus qui regnas in eternum. Et ultra: Beati qui (te)
viderunt et electi sunt in salutari tuo. E como elo ave dito questo verso, elo se mese a volar oltra lo
gran flume. Et adeso nu' andasemo apreso lo bosco, e là iera albori cargadi de piere preziose, con
foie d'arziento e con foie d'oro e de geme a li rami, e pareva ch'eli brasase da l'altro ladi e vegniva
'nde a lo naso uno odor sì soave, che quasio nu' strangusi(a)vemo, e parevano sì como (de) inzenso e
aloe e muscio e balsemo e de anbra e de 'osmarin e de savina e de ruose e como oldor de ziasemin; e
per questa cusì gran flama e non vedevemo fumo. Nu' andasemo da quelo ladi o' pareva la flama, e
nu' non trovasemo per zo altro se no li albori, e levando nu' lo cavo in su e vardando da l'oltro ladi
onde nu' ieremo vegnudi e nu' vedesemo flama asè mazor: e nu' tornasemo indriedo e non trovasemo
per zo altro fuogo.
[41]
DE COLUMNA IGNIS QUE TANGEBAT CELUM IN MODO SCALE
E vardando da l'altro ladi ancora, nu' vedesemo una mazior flama de fuogo molto clara e alta
et in mezo sì pareva (una colona che pareva) tocar lo zielo, molto dreta e grosa e (i) iera lavorado
una scala de gradi, li qual iera molto ben lavoradi de grose piere preziose como oro masenado e con
perle e con corniole. Et in picola ora parete vegnir uno agnolo tanto belo e plasevele, sì per la soa
persona e sì per le so vestimente, e iera sì como uno fante de xv ani, che boca de omo non lo poria
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contar. E quando elo fo per mezo la zima de lo alboro cargado de le pome d'oro, elo volà su e cantà
uno canto tanto ben e tanto plasevelementre con dolze versi e con soave bósie, che dir non se pò
ben; mo pur questo fo la veritade. E la canzon fo XXIIII coble ben longe de parole, e fo canto d'amor
fato sì como de femena donzela ad un so amador, e como lo ave conplido de cantar la canzon, sì
parlà e dise cusì: "Questo canto (è) de l'anema de iusto, ch'elo vol tuor per so sposo lo fiol de Dio,
che sé uno belo donzelo, zentil, savio, pro' e ardido, cortese, acorto, rico e plen de alegreza; e de
questo non può vegnir a men. Elo se conple li XL dì ancuò, onde bastave quelo che Dio ve à
consentido a veder e aldir e tocar. Andé mo' ananti et inpensé de tornar a casa. E Dio, lo nostro
signor, ve manda a dir ch'elo ve darà salude, zoè Paradiso a le aneme vostre quando ele paserà de
questo siegolo; or sté ancuomè seguramente".
E como elo ave cusì dito, elo tornà là donde elo vene. E como elo fo ben andado via e plu
non parse, da ogna parte de questa colona sì pareva insir fuora molte ave da miel e iera grande como
colonbi; e là da pruovo s'iera uno luogo con uno puoco de aqua, in la qual aqua s'iera una granda
multitudine de rane molto grande et a do a do; una vardava l'oltra, cantando plu soavementre che
non fase algun strimento de corde, quando ch'elo è meio per sonar. E là apreso iera vermi de queli
che va pur saltando entro per quele preziose erbe così oliose, e là da pruovo s'iera 'nde grii beli e
molti grandi entro per quela tera crevada e intra l'erba, che plu soavementre sonava cantar so' verseti
che non fa algun strimento che nu' avemo, quando elo meio sona, e sì andava volando arquanti vermi
su per le erbe, sì beli e de beli colori e ben lavoradi, che tropo iera gran zoia a veder.
E como nu' avesemo ben vezudo queste cose e volevemose partir, elo zonse una gran
conpagna de piegore grande como buò, e agneli e cavre e cavrioli e zervi et unicorni, bolpe, lievori,
cani, tuti pascolando e zugando; e driedo queste bestie sì vegniva tanti fenti pizioli, como iera queste
bestie. E iera tanto beli e sì bene aconzi de so bele veste, ch'elo (no) se poria ben contar, tuti infrisiadi
e ingirlandadi de flori e de frisi d'oro con piere preziose e con perle e con spechi, e tuti cantava plu
dolzementre e plu soavementre che nesun de nu', siando bon cantador, poria cantar per canto musico
e per terza e per quarta e per quinta e per otava: le suo bósie s'iera anzeliche a casion de la
zioventude, ond'el'è clare, soave, alte da oldir.
E per tute queste cose questi frari iera sì pleni d'alegreza e sì consoladi, ch'eli non se
recordava de alguna cosa che fose, se no stavase così, vardando e ascoltando tante preziose cose,
che quasio elo li insiva l'anima del cuor per gran dolzeza d'amor, ch'eli iera sì sazii e pleni, ch'eli non
curava de alguna cosa e steva cusì e non diseva niente.
[42]
DE SEPTEM FONTIBUS
E siando andado via le bestie e li fenti, sì como Dio volse, eli se recordà e comenzà andar plu
avanti per l'isola. Eli trovà sete fontane, l'una a pruovo l'altra e l'una tocava l'altra senza riva de tera
de mezo da l'una a l'altra. Ziascuna menava uno rielo ben grande: l'una s'iera d'aqua clarisima plu de
cristalo, la segonda de vin, la terza de late, la quarta de sague, la quinta de mana meza e l'altra mitade
de balsemo, la sesta de oio bon e claro, la setima de miel. E là da pruovo s'iera sete cavali molto
grandi e ben aprestadi de cavalcar e sete pavioni dreti in piè e sete gliesie de sete piere preziose: in
ziascuna s'iera intaiadi dentro tuti li sagramenti. Dentro l'una s'iera tuta de cristalo, la segonda iera de
granata, la terza de zafin, la quarta de stopazo, la quinta de robin, la sesta de smeraldo, la setima
meza de coralo e meza de corniola. E ziascuna de quele gliesie sì aveva sete altari e sete candele da
arder et in ziascuna s'iera balsemo per brusiar, e dananti queste sete gliesie s'iera una granda plaza e
ben fata per li delicadi lavorieri che 'nde iera de piere preziose.
E in cavo de la plaza s'iera una gran colona de claro cazadonio, oltra muodo ben lavorada de
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intai e tuto lo Veio Testamento e lo Nuovo, et in cavo de la colona s'iera una molto bela ruoda da
molin e iera tuta plena de canpanele e (i) iera sonaii pizioli e grandi et altre mazor, e dentro una
canpanela e l'oltra s'iera sonaii de tre maniere. E questa ruoda pareva (sonar) uno sì prezioso son, che
ognomo 'nde staria volentiera a oldir senza manzar e senza ber. E in so sonar sonava tal fiada sì como
zinbalo e arpa e chintara e tal fiada como reluogio e tal fiada como elo sonase ad un in concordia
viola, lauto e tinpana, ziamara, saltierio, canun, flabuoli e ogno altro strimento. E questo so dolze e
soave sonar tanto vegniva fato per ordene e ben, lo non se poria contar, e s'elo non fose mè oltro
canto de osieli nì de persone nì altro paradiso, elo seria sufiziente a tuto lo mondo.
(La colona) iera granda CCCLX cubiti, la plaza s'iera granda uno stadio, zoè l'otava parte de
uno miaro, e si è tuta la plaza lavorada de molte stranie cose con piere preziose e oro e arzento; e no
è bona cosa in tera e inn-aqua che no sia là fato. E 'n cavo de la gradada si è uno mar plu claro de
cristalo, e questo mar si è plen de pesi e de molte cose stranie e da oldir e da contar, e chi lo disese
pareria una sinplitade, mo pur cusì è la veritade; e de zo fa recordanza lo profeta Davit in un verso
che dise: Hoc mare magnum et spatiosum; reptilia illic, (quorum) non est numerus. Et andando su
per la riva de questo mar che molto zircondava questa preziosa isola, eli trovava uno gran flume
corente tal como de late, no tropo anplo, e sovra ne iera uno ponte belisimo e lavorado de piere
preziose con oro e con arzento e con corniole.
E ma' andasemo (oltra lo ponte e) su lo cavo de lo ponte s'iera una riviera molto bela e
delicada per le gran cose che 'nde iera, che tropo seria gran cosa a dir, e apena lo credesemo; e in
cavo de questa isola s'iera uno mar molto roso e la tera rosa. Tanto andasemo su per la riviera, nu'
catasemo uno gran ponte e iera sì grando e sì longo che nu' non podevemo veder l'oltro cavo nì la
riva da l'altra parte; e voiando nu' pasar oltra lo ponte, asè andasemo per su e trovasemo lo ponte
roto e levado da l'oltro ladi, onde vegando nu' che nu' non podevemo andar plu avanti, sì loldesemo
lo Signor grandementre e tornasemo indriedo. E andando per una altra via de questa isola, asè (cose)
trovasemo, sì como fontane bele e albori tuti cargadi de frute, e mè no 'nde vene note nì luse de sol,
mo molto plu claro tenpo e plu luzido l'aire che no è lo sol. E senpre podevemo veder le stele de lo
zielo da ogna parte e da ogna ora; e lo sol e la luna e li planeti ben se dizerne lo so movimento. E
molte fiade me pareva che lo sol ne fose su lo cavo e la fiada la luna. E de queste cose che nu'
trovavemo, sì como pome, pere, pigne, uve, naranzie, piere preziose e altre cose, ne podevemo tuor
a la nostra volontade. È plu in quele parte cotal cose che non è in le nostre de quele che 'nde nasie da
ogno tenpo: plu 'nde sé lazuro fin che no è da nu' sablon, e così è de le piere preziose e de li monti de
lo auro e de lo arzento, como è qua le montagne de tera e de marmori e de oltri sasi.
[43]
Et andando nu' per questa riviera in qua e in là, nu' trovasemo uno gran flume, lo qual pasava
questa isola e partivala dretamente per mezo nì non ne pareva algun ponte. E in quela fiada san
Brandan se volse inver li suo' frari e diseli cusì: "Frari mie', questo flume è sì grando per anpleza, che
nu' non lo posemo pasar. E perch'elo parte questa preziosa isola per mezo, nu' no posemo plu cercar
questi luogi e non podemo ben saver como è granda questa isola. E puo' sì 'nde sé una altra rasion,
che Dio non vol che nu' sapiemo nì che nu' invegnemo che sé da questa parte. Ben avemo tante cose
vezudo e sapudo e tocado che ne può ben bastar".
E como elo ave dito cusì, elo li vene incontra uno molto belo zovene ben vestido e molto
adorno, e iera molto plasevele criatura da veder, tuto frisiado de gran frisi d'oro, con piere preziose e
con asè man de àsiole e con splegeti e vegnando cantando dolzementre una plasevele canzon da oldir
e aveva uno sparvier in man. Elo li saludà molto cortesemente e puo' li abrazà e basiàli per la boca
con granda alegreza e menzonàli tuti per nome e si desmentegà niente, como s'elo fose stado senpre
con eli. E puo' dise questo verso de saltierio: Beati omnes qui habitant in domo tua, domine,
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quoniam in secula seculorum laudabunt te. Et: [Exulta] et lauda habitatio Sion, quia (magnus) in
medio tui sanctus Israel.
E como elo ave cusì dito, elo dise cusì a san Brandan: "Amigo mio e servo de Dio, questa si è
la preziosa isola e amorosa, la qual vui avé requerida per molto tenpo de dì e de note e per asè mesi e
ani e avé 'nde durado de gran fadige e con desasio e con molti gran pericoli. Mo benedeto sia Dio,
adeso che vui se' asè ben scanpadi e se' stadi pro' e valenti e fermi in la fe' de poder vegnir a
conplimento de lo vostro intendimento, e Dio ve ne à asè ben servido e fatove 'nde à a plaser. E
perziò non l'avé posuda trovar così tosto, perché Dio volse inprimamentre e mostrarve de diverse
cose e de le cose sacrete e meraveie ch'elo à fato in le parte de lo ponente per tera e per mar, de le
qual cose vui 'nde avé vezude arquante; mo niente è a le altre che vui non avé vezude e che 'nd'è al
postuto. Or ve ne torné ancuomè indriedo con la navesela vostra, e andéve 'nde in la vostra tera,
donde vui ve partise, o' che vui se' usadi a star longo tenpo, e là ve conplì la vostra penetenzia a
l'onor de lo salvador, che ve renderà bon incanbio. Sì che biadi vui quando vui nasiesi in questo
mondo! E de lo vostro tornar indriedo a la tera vostra, onde servì a Dio e a queli de lo monestiero et
anche ad oltri, seràlo gran consolazion et a lo corpo e a l'anema. E de queste cose, le qual è in questa
isola così bela, e cose così bone e cusì preziose tolé 'nde seguramentre quante vui volé e cargé 'nde
ben la nave vostra sì como ve plase. E se vui savé cognoser le plu preziose geme, de quele tolé 'nde
tante co' vui podé tegnir e dar a chi ben ve parerà, e seràve meio quelo che vui diré de quelo che vui
avé vezudo e trovado in questo vostro viazo. Or avé vezudo in vostra vita per gran grazia da Dio lo
che sé in la tera de promision de li santi e in quelo Paradiso prezioso in tera che Dio inplantà in lo
comenzamento de lo mondo, quando elo se mese a increar le cose, et in quelo orto de le dilizie, lo
qual lo de' in varda a lo primo omo che ave nome Adamo; e quando 'nde lo mese, elo li comandà
ch'elo goldese a soa voia de ogna cosa e rezese como elo vol e tuto fose so, 'zeto uno alboro molto
belo che portava pome; e in quelo li comese e comandàli che al postuto non lo diebia tocar nì de lo
pomo manzar, mo de ogna cosa golda a la soa volontade. E quelo (dì) ch'elo ne lo mese, elo pecà e
pasà lo so comandamento; e ananti volse obedir a lo priego che fe la muier, soa dona Eva, che lo
inganà malamentre, non li abiando ofendudo, ch'el non volse obedir lo comandamento de lo signor
Dio che lo avea fato e increado a la soa inmagine e a la soa similitudine et avevali dado tanti beni a
golder. Elo ave plu tema de ofender a la femena soa ch'a Dio che iera signor de intranbi do e de tuto
lo mondo; vero è che ela lo tradì molto vezadamentre, onde elo no 'nde stete se no mezo dì con quela
soa muier, zoè la doman per tenpo infina nona e non plu; e como elo fo pasado nona, lo Signor,
sapiando questo falo, andà da lu' e represelo de ziò ch'elo avea fato contra lo so comandamento. Et
elo, se scusiando, de' la colpa a la femena che i lo fe far, onde vegando lo signor ch'elo avea così
forte falido e non se 'nde clamà in colpa, mo sì la dava a la dona e diseva: 'Ela me lo fese far', et elo li
cazà fuora tuti do, siando nudi. E da ch'eli fo fuora, elo li vestì e de'-li indoso una peliza bela nuova a
ziascun e puo' li comandà ch'eli devese lavorar e viver de lo so sudor e de le suo fadige da mo' inanti.
Puo' comandà a uno anziolo ch'elo vardase ben lo luogo, ch'eli non tornase dentro nì altri 'nde posa
intrar senza parola, e cusì dapuò elo fo ben vardado tute fiade, e puo' lo defende uno gran coldo lo
qual non può nesun sofrir, s'elo non fose per divin miracolo. Ond'è per spizial grazia che Dio ve à fata
che vui 'nde se' posudi vegnir e lo agnolo non ve l'à vedado. Mo' ve digo cusì ch'elo è vegnudo lo dì
de la vostra partision e che vui ve parté de qua e debié tornar a lo vostro monestier, e là ve staré
infina tanto che Dio ve clamerà a si per via de morte. E dapuò ch'elo serà pasado molti tenpi e ani
driedo la vostra fin, diràse questo fato de vui e de questa tera (e questa tera) serà manifestada a li
vostri sozesori e spizialmentre quando elo comenzerà ad eser la persecuzion de li cristiani per lo
Ancicristo. E questo flume grando, lo qual vui vedé, parte questa isola per mezo e è 'nde senpre tal
luse e no note alguna fiada nì algun caligo nì nesuna perturbazion. E questo presente luogo, segondo
natura, si è senpre plen de ogno ben, et abonda li fruteri e li fruti aserbi e maduri e sta 'nde suso per
ogno tenpo; e la luse de questa isola si è luse de Cristo e no de sol nì de luna, e perziò no 'nde vien
note per nesun tenpo".
Puo' li dise cusì: "Io son uno de li donzeli de Dio e àme mandado qua da vui per vederve e
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perché vui vedé mi e ch'io ve parla. E da soa parte ve digo ch'elo ve plaqua de tornar in la vostra
patria, de la qual vui ve partise con intenzion de trovar e de veder quele cose che vui avé vezudo e
trovade per spizial grazia de Dio. E de ziò ve podé clamar contenti de queste cose che vui avé
vezudo. Vardéve dananti e da driedo e da ogna parte e vederé che tuta la tera de questa isola è de
ogna maniera de geme e tolé 'nde tanto como ve par. Ancora ve digo che questa isola si è plena de
geme preziose de ogno color; tolé 'nde, ché vui avé ben parola de tuor 'de, e se vui ne tolé, elo ve
porà zovar".
E como elo ave cusì dito, de presente elo se partì in tal muodo, ch'eli non lo vete plu, e san
Brandan comandà a li suo' frari ch'eli debia seguramentre tuor de li fruti de questa isola de ogna
maniera e toia de le geme de ogna maniera e toia 'nde quele ch'eli voi. Et eli cusì fe, et abiando
questo fato, eli domandà conbiado a lo procurador che iera là con eli e sì montà su la so nave con li
suo' frari et in lo nome de Iesù Cristo comenzà a navegar ver ponente, et in piziola ora eli azonse a lo
caligo così grando ch'eli trovà l'altra fiada et andà per mezo eso et andando per lo spazio de tre dì, eli
fo fuora de lo caligo: eli vete lo sol e ave la so luse e non vete plu l'altra sì gran luse et eli ave da mo'
inanti dì e note. E como eli fo fuora per lo spazio de una ora, eli vene a una isola la qual vien clamada
l'isola de le dilizie e là eli stete arquanti dì con molta consolazion, inperch'el (i) iera tante bele cose e
bone e stranie da le altre, che no se trovava inn-altre parte, che no à luogo dirlo, perch'elo non seria
ben crezude e seria tegnude sinplitade. Et in lo quarto dì, in nome de Dio e de bona ventura, eli se
partì de quelo luogo; e la nave abiando senpre bon tenpo, lo non zesà dapuò infin tanto ch'elo fo
retornado san e salvo in la soa patria onde elo iera partido con eli.
E così, abiando rezeudo la benedizion de lo (procurador, lo) biado san Brandan per dreta via
con li suo' munegi in quatro dì eli tornà in lo so luogo, e tuti quanti iera sani e salvi e beli e grasi e plu
zoveni ca quando eli se partì, stagando in lo dito de queli che li vete. Et eli così tosto como eli fo
zionti a la soa riva de lo so luogo, eli comenzà a cantar aliegramentre questi salmi: Te deum
laudamus; puo' dise salmizando: Ecce quam bonum et quam iocundum habitare fratres in unum;
puo' dise: Lauda Ierusalem dominum, lauda deum tuum Syon; puo' dise: Benedicite omnia opera;
puo' dise: Benedictus dominus deus Israel, quia visitavit et fecit redemptionem plebis sue. E sì tosto
como eli ave comenzado lo canto de Te deum laudamus, tuti queli de lo monestier se levà
prestamente et andà a veder questi cantadori e ben cognosè lo so abado e tuti li altri e rezevèli
graziosamentre e fazandoli devota reverenza. Et elo li de' la so benedizion a tuti e puo' li rendè pasie.
Et elo per la soa santitade ancuò eli priega Dio per mi e Dio me dia grazia de far bona fin de
l'anema e de lo corpo e puo' priega Dio per tuti queli che lege questa soa leienda e per chi l'olde
volentiera la soa istoria a l'onor de Dio e de lu' che fo bon omo, santo e onesto regilioso fina lo tenpo
de la soa fanzia defina lo dì de la soa morte. Amen.
Deo gratias amen.
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TEXTE LATIN
VITA SANCTISSIMI CONFESSORIS CHRISTI BRENDANI
Notes
CHAPITRE I
Edition SELMER, P. 3, Ch. 1/ (A.F° l°r)
Sanctus Brendanus filius Finloca nepotis Alti de genere Eogeni stagnili regione Mumenensium ortus
fuit. Erat vir magnae abstinentiae et in (l) virtutibus clarus trium milium fere monachorum pater. Cum
esset in suo certamine (2) in loco qui dicitur saltus virtutis Brendani contigit quidam patrum ad illum
quadam vespera venisset nomine Barinthus nepos illius. Cumque interrogatus esset multis
sermonibus a praedicto sancto patre cepit lacrimari et prostrare (3) se in terram et diutius permanere
in oratione. Sanctus Brendanus erexit illum de terra et osculatus est eum dicens : "Pater cur tristiciam
habemus in adventu tuo ? Nonne ad consolationem nostram venisti ? Magis laeticiam tu debes
fratribus preparare. Indica nobis verbum Dei et refice animas nostras de diversis miraculis quae vidisti
in Oceano". Tunc Sanctus Barintus expletis his sermonibus Brendani cepit narrare de quadam insula
dicens : 'Filiolus meus Mernocatus procurator (4) pauperum Christi cumfugit a facie mea et voluit se
esse solitarium. Invenitque insulam juxta montem lapidis, nomen ejus Insula Deliciosa. Post multum
vero temporis nuntiatum est mihi quod (5) plures monachos habuisset et Deus multa mirabilia (per
illum) ostendisset. Itaque perrexi visitare filiolum meum. Cumque appropinquassem (per) trium
dierum (iter) in occursum mihi festinavit cum fratribus suis. Revelavit enim Dominus sibi adventum
meum. Navigan (tibus nobis) in praedicta insulaoccurrerunt obviam sicut examen apium ex diversis
cellulis fratres.(Erat enim) habitacio eorum sparsa. Sed tamen unanimiter illorum conversatio in spe
et fide et caritate (una) refectione ad opus Dei semper fuit coadunata. Nihil aliud cibi monstratur nisi
poma et nuces at (que) radices et cetera genera herborum. At post completorium singuli in suis
cellulis usque ad gallorum cantum seu pulsum campanae permanserunt. Me autem pernoctante
insulamque totam perambulante meus filiolus duxit me ad litus maris contra occidentem ubi erat
navicula et dixit mihi : "Pater ascende in navim et navigemus contra occidentalem plagam ad insulam
quae dicitur terra repromissionis sanctorum quam daturus est(6) Deus successoribus nostris in
novissimo tempore". Ascendentibus nobis et navigantibus nebulae cooperuerunt(7) nos undique in
tantum ut(8) vix potuissemus puppim aut proram naviculae aspicere. Transacto vero spacia quasi
unius horae circumfulsit nos lux ingens et apparuit terra spaciosa et herbosa pomiferosaque valde(9).
Cum stetisset navis ad terram ascendimus nos et cepimus ire et perambulare per X\/ ut putavimus
dies insulam et non potuimus finem ipsius invenire. Nihil herbae vidimus nisi flores arborum sine
fructu. Lapides enim(10) ipsius preciosi genere sunt. Porro quintodecimo die invenimus fluvium
vergentem ab orientali parte ad occasum. (Cum consideremus) haec omnia dubium nobis erat quid
agere debuissemus. Placuitque nobis(transire) flumen. Sed expectavimus Dei consilium. Cum haec
exposuissemus intra nos subito apparuit quidam vir magno splendore coram nobis. Qui statim
propriis nominibus nos (appelavit) atque salutavit dicens : "Euge boni fratres. Dominus enim
revalavit vobis istam(11) terram (quam daturus est) suis sanctis. Est enim medietas insulae istius
usque ad istud flumen. (Non licet vobis transire) ulterius. Revertimini igitur unde existis." Cum haec
dixisset (statim illum interrogavi unde esset) aut quo nomine vocaretur, Qui ait : "Cur me interrogas
(unde sim aut quomodo vocer ?) Quare me non interrigas de ista insula ? Sicut illam vides (modo ita
ab inicio) mundi permansit. Indigesne aliquid cibi aut potus sive vestimenti ? (unum annum enim) in
hac insula fuisti et non indiguisti cibo aut potu. (Numquam) fuisti oppressus somno nec nox te
operuit. Dies namque est semper sine ulla cecitate (tenebrarum hic. Dominus noster Jhesus Christus)
Lux ipsius est. Confestim inchoavimus iter et ille vir praedictus (nobiscum pervenit usque ad...
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caliginem) (ad insulam deliciosam.) At ubi fratres nos viderunt exultabant exultatione magna de
ad(vehtu nostro et plorabant) de absencia nostra multum temporis dicentes : "Cur patres
dimisistis(12) (vestras oves sine pastore) in ista silva errantes ? Novimus abbatem nostrum frequenter
a nobis discedere (in aliquam partem sed) nescimus in quam et ibidem commemorari (13) aliqando
unum mensem aliquando duabus ebdomadibus (seu una ebdomada) vel plusminusve. " Cum haec
audissem cepi illos confortare dicens eis : " Nolite fratres (putare aliquid nisi bonum. Vestra
conversacio) procul dubio est ante portam Paradisi. Hic prope est insula quae vocatur (terra
repromissionis sanctorum) ubi nec nox imminet nec dies finitur. Et illuc frequentatur noster abbas
Mernocatus. (Angelus enim Domini custodit) illam. Nonne cognoscitis (14) in odore vestimentorum
nostrorum quod in Paradisio Dei Fuimus ? Tunc fratres: " A-1v " responderunt dicentes : "Abba
novimus quia fuistis in Paradiso Dei spatio maris sed ubi sit ille paradisus ignoravimus. Nam saepe
fragancia(m) vestimentorum abbatis nostri XL dierum spatio inde revertenti(s) probavimus
redolentem(15)". Illic vero mansi duas abdamadas cum filiolo meo sine cibo et potu. Ibi in tantum
habuimus de satietate corporali ut ab aliis videbamur(16) repleti musto. Post vero XL dies accepta
benedictione fratrum et abbatis reversus sum cum sociis ut redirem ad cellam meam ad quam iterus
ero(17) cras."
C H A P I T R E II
Selmer, p 8, 1 86./
HIS AUDITIS SANCTUS BRENDANUS
Cum omni congregatione sua prostraverunt se ad terram glorificantes Deum et dicentes : "Justus
Dominus in omnibus viis suis et sanctus in omnibus operibus suis qui revelavit servis suis tanta ac
talia mirabilia et benedictus in donis suis qui hodie nos refecit cum tali gustu spiritali." His finitis
sermonibus dixit sanctus Brendanus;" Eamus ad refectionem corporis et ad mandatum novum."
Transacta autem illa nocte accepta benedictione mane fratrum ad cellam suam sanctus Barinthus
perrexit.
C H A P I T R E III
Selmer p. 9, l.1
Igitur Sanctus.Brendanus de omni congregatione sua electis bis septem fratribus conclusit se in uno
oratorio cum illis et locutus est ad illos (18) dicens : "Combellatores mei amantissimi consilium atque
adjutorium a (19) vobis prestolor quia cor meum et omnes cogitationes meae conglutinatae sunt in
una voluntate. Tantum si Dei voluntas est terram de qua locutus est pater Barinthus repromissionis
sanctorum in corde meo proposui querere. Quomodo vobis videtur aut quod consilium mihi vultis
dare ?" Agnita vero voluntate sancti patris quasi uno ore dicunt omnes :"Abba voluntas tua ipsa est
et nostra. Nonne parentes nostros dimisimus(20)? Nonne hereditatem nostram despeximus et
corpora nostra tradidimus in manus tuas ? Itaque parati sumus sive ad mortem sive ad vitam ire.
Unam tantum queramus Dei voluntatem". Definivit (21) igitur Sanctus Brendanus et hi qui cum eo
erant jejunium XL dierum semper par triduanas et postea proficisci. Transactis jam XL diebus et
salutatis fratribus commendatisque omnibus preposito monasterii sui qui fuit postea ejus successor
(in eodem) loco profectus est contra occidentalem plagam cum quattuordecim fratribus ad insulam
cujusdam (sancti) patris nomine Ende (22) ibique demoratus est tribus diebus et tribus noctibus.
C H A P I T R E IV
81
Ed. Selmer p.l0 l. 4/
Post haec accepta benedictione sancti patris monachorumque omnium qui cum eo erant profectus est
in ultimam partem regionis suae ubi demorabantur (parentes) ejus. At tamen noluit illos videre sed in
cujusdam summitate montis extendentis se(23) longe in (oceanum) in loco qui dicitur sedes Brendani
fixit tentorium ubi erat (introitus) unius navis. Sanctus Brendanus (et qui) cum eo erant acceptis
ferramentis fecerunt unam naviculam (levissimam costatam et columnatam) ex silva sicut mos est in
illis partibus et cooperuerunt illam coriis bovinis (atque rubricatis in cortice) ruborino. Et linierunt
foras omnes juncturas pellium ex butyro(24) (et miserunt(25) duas alias) paraturas navis de aliis
coriis intus in navim et dispendia XL dierum et butyrum ad pelles preparandas ad cooperimentum
navis et cetera utensilia quae ad usum vitae humanae pertinent. Arborem quoque posuerunt in medio
navis fixum et(26) velum et cetera quae ad gubernationem navis pertinent. Sanctus autem Brendanus
fratribus suis precepit in nomine Patris et Filii et.Spiritus Sancti intrare in navim. Cumque ille solus
stetisset in litore et benedixisset portum ecce tres fratres supervenerant de suo monasterio post illum
(Qui statim ceciderunt ante)pedes sancti patris dicentes : "Pater dimitte nos ire tecum quo iturus es;
(alioquin moriemur)(F°R2) in isto loco fame et siti. Decrevimus enim peregrinari omnibus diebus
vitae nostrae." Cumque vir Dei vidisset illorum angustiam precepit illos intrare in navim dicens : "Fiat
voluntas vestra filioli". Et addidit : " Scio quomodo vos venistis. Iste frater bonum opus operatus est.
Nam Deus preparavit sibi(26) altissimum locum. " Ascendit vero Sanctus Brendanus in navim
extensisque velis ceperunt navigare contra solsticium esticunum (27)valde. Habebant autem
prosperum ventum. Nihil opus fuit eis navigare nisi tenere vela.
Notes
C H A P I T R E V
Ed. Selmer p. 12, 1. 4/
Post quindecim vero dies cessavit ventus et ceperunt navigare usque vires eorum defecerunt.
Confestim sanctus Bréndanus cepit illos confortare admonere dicens :" Fratres nolite formidare.
Deus enim noster adjutor est et nautor et gubernator atque gubernat. Mittite intus omnes remiges et
gubernamus. Tantum dimittite vela extensa et faciat Deus sicut vult de servis suis et de sua nave. "
Reficiebant autem semper ad vesperam dum aliquando(28)ventum habebant. Sed tamen ignorabant
ex qua parte veniebat(29) aut in quam partem ferebatur navis. Consummatis jam XL diebus et
omnibus dispendiis quae ad victum pertinebantur apparuit illis quaedam insula ex parte
septentrionalis valde saxosa et alta(30). Cum autem appropinquassent ad litus illius viderunt ripam
altissimam sicut murum et diversos rivulos descendentes de summitate insulae fluentes in mare.
Tamen minime poterant invenire portum ubi stetisset navis. Fratres enim vexati erant valde fame et
siti. Singuli vero acceperunt(31) vascula ut aliquid de aqua(32) potuissent sumere. Sanctus
Brendanus cum haec vidisset dixit : "Sic nolite facere. Stultum est enim quod agitis. Ad huc Deus
non vult nobis ostendere portum intrandi et vultis rapinam facere. Dominus Jhesus Christus post tres
dies ostendet portum et locum manendi et reficientur corpora vexatorum.
C H A P I T R E VI
Selmer p.13, 1.25
Cum autem circuissent per tres dies illam insulam tertia die circa horam nonam invenerunt portum
ubi erat aditus unius navis. (Et) statim surrexit sanctus Brendanus et benedixit introitum. Erat autem
82
(petra) incisa ex utraque parte mirae altitudinis sicut murus. Cum vero omnes ascendissent de navi et
stetissent foras ad terram precepit sanctus Brendanus (et) nihil de suppellectile tulissent de navi foras.
Porro ambulantibus (per) ripas maris occurit illis canis per quandam semitam et venit ad pedes sancti
Brendani sicut solent canes venire ad pedes dominorum suorum. Tunc Sanctus Brendanus cum suis
fratribus secuti sunt(l) canem usque ad oppidum. Intrantibus autem in (oppidum) viderunt aulam
magnam ac stratam lectulis et sedibus aquamque (ad) pedes lavandos. Cum autem resedissent
precepit sanctus Brendanus suis (sociis) dicens : "Cavete fratres ne Sathanas perducat vos in
temptationem. Video illum suadentem unum ex tribus fratribus qui post nos venerunt (de) nostro
monasterio de furto pessimo. Propterea orate pro anima (ejus). Nam caro ejus tradita est in
potestatem Sathane". Illa domus in qua residebant erat quasi inserta per parietes in circuitu de
appendentibus (vasculis diversi) generis metalli frenis et cornibus circumdatis argento. (Tunc sanctus)
Brendanus dixit ministro suo qui solebat panem apponere fratribus(verso2) : "Fer prandium quod
nobis Deus misit". Qui statim surrexit invenitque mensam positam et linteamina et panes singulos
miri candoris et pisces. Cum allata fuissent omnia benedixit sanctus Brendanus prandium et dixit
fratribus: "Qui dat escam omni carni confitemini Deo caeli." Residebant igitur fratres et
magnificabant Dominum. Similiter inveniebant et de potu quantum volebant. Finita jam cena et opere
Dei perfinito dixit predictus vir : "Requiescite; ecce singula lectura (34) et bene strata. Opus est vobis
ut repausetis membra vestra ex labore nimio fatigat(a)"(35). Cum autem obdormissent (36) fratres
vidit sanctus Brendanus opus diaboli scilicet infantem aethiopem habentem frenum in manu et
jocantem ante fratrem predictum. Statim sanctus Brendanus surrexit et cepit orare pernoctans usque
ad diem. Jam vero mane facto cum fratres ad opus Dei festinassent post peracta misteria divina dum
ut egissent ad navim ecce apparuit (37) mensa parata sicut et pridie. Ita et per tres dies et tres noctes
preparavit Deus prandium servis suis.
C H A P I T R E VII
Selmer p. 15, L. 1/
Post haec Sanctus Brendanus cum suis sociis iter agere et fratribus dicere "Videte ne(38) aliquis ex
vobis aliquid ex substancia istius insulae tollat secum". At illi omnes responderunt : "Absit pater ut
aliquid furti violet nostrum iter". Tunc Sanctus Brendanus dixit : "Ecce frater noster quem predixi
vobis heri habet frenum(39) argenteum in sinu suo quem hac nocte tradidit sibi diabolus". Cum haec
dixisset predictus frater jactavit illum frenum de sinu suo et cecidit ante pedes viri Dei dicens
:"Peccavi pater ignosce et ora pro anima mea ne pereat". Confestim omnes simul prosternebant
se(40) ad terram deprecantes Dominum pro anima fratris. Elevantes autem se a terra elevatoque
fratre a predicto sancto patre ecce viderunt aethiopem parvulum salire de sino suo et ululantem voce
magna ac dicentem : "Cur me vir Dei jactas de mea habitatione in qua habitavi septem annos et facis
me alienari ab hereditate mea ?" Sanctus Brendanus ad hanc vocem dixit : "Precipio tibi in nomine
Domini nostri Jhesu Christi ut nullum hominem laadas usque ad diem judicii". Iterum conversus vir
Dei ad predictum fratrem ait : "Sume corpus et sanguinem Domini quia anima tua modo agredietur
de corpore. Hic enim habebis locum sepulturae tuae, Et frater tuus qui venit tecum de monasterio
nostro in inferno habet locum sepulturae". Itaque accepta eucharistia anima fratris egressa est de
corpore suscepta ab angelis lucis videntibus fratribus (41). Corpus autem ejus conditum est (42) in
eodem loco a predicto sancto patre.
C H A P I T R E VIII
Selmer p. 17, L. 1/
83
Igitur fratres cum Brendano venerunt ad litus ejusdem insulae ubi erat illorum navis. Ascendentibus
autem illis navim occurrit illis juvenis portans cophinum plenum panibus et amphoram aquae. Qui
dixit illis : " Sumite benedictionem de manu fratris vestri. Restat enim longum iter usque dum
inveniatis consolationem. Tamen non deficiet vobis panis neque aqua ab isto die usque in Pascha".
Accepta autem benedictione ceperunt navigare in oceanum semper per biduanas reficientes. Itaque
per diversa loca oceani ferebatur navis.
C H A P I T R E IX
Selmer p.17, L.1 Ch. 9/
Quadam die viderunt insulam non longe ab illis. Cumque cepissent navigare ad illam subvenit illis
prosper ventus in adjutorium ut non laborassent plus quam vires poterant sustinere. Cum vero navis
stetisset in portum precepit vir Dei omnes exire foras. Ipse autem egressus est post illos. Cumque
cepissent circuire illam insulam viderunt aquas largissimas manare ex diversis fontibus plenas
piscibus. Dixitque Sanctus Brendanus fratribus(F°R3) suis : " Faciamus hic opus divinum.
Sacrificemus Deo immaculatam hostiam quia hodie est Cena Domini ". Et ibi manserunt usque in
sabbatum sanctum Paschae. Perambulantes autem illam insulam invenerunt diverses turmas ovium
(1) unius coloris id est albi ita ut non possent ultra videre terram prae multitudine ovium.
Convocatisque fratribus suis Sanctus Brendanus dixit illis : "Accipite quae necessaria ad diem festum
de grege". Fratres vero secundum mandatum viri Dei festinabant ad gregem. Qui statim acceperunt
de grege unam ovem. Et cum illam alligassent per cornua sequebatur illa quasi domestica illum qui
tenebat ligaturam in manu sua usque ad locum ubi stetit vir Dei. Iterum ait vir Dei uni ex fratribus :
"Accipite agnum immaculatum de grege". Qui festinavit et fecit sicut sibi injunctum fuerat (2). Cum
illi parassent omnia ad opus crastinae diei ecce apparuit illis vir habens in manu sportam plenam
panibus subcinericiis et cetera quae necessaria erant. Cum haec posuisset ante virum Dei cecidit
pronus super faciem suam tribus vicibus ad pedes sanctis patris dicens : " Unde mihi merito(45)
margarita Dei ut pascharis in istis sanctis diebus de labore manuum mearum ? " Sanctus Brendanus
elevato eo de terra et dato osculo dixit : "Fili Dominus noster Jhesus Christus proponit nobis locum
ubi celebrare possimus sanctam suam resurrectionem". Cui ait predictus vir : "Pater hic celebrabitis
istud sabbatum sanctum. Vigilias vero et missas cras in illa insula quam vos videtis proposuit Deus
celebrare suae resurrectionis(46). Dum (47) haec dixisset cepit obsequium famulorum Dei et omnia
quae necessaria erant in crastinum preparare. Finitis omnibus et illatis in navim dixit(48) ad Sanctum
Brendanum : "Vestra navicula non potest amplius portare(49). Ego vobis transmittam quae vobis
necessaria sunt de cibo et de potu usque in pentecostem". Sanctus Brendanus dixit: "Unde tu nosti
ubi erimus post octo dies ?" Cui ait : "Hac nocte eritis in illa insula quam vos videtis prope et cras
usque in sextam. Postea navigabitis ad aliam insulam quae est non longe ab ista insula contra
occidentalem plagam quae vocatur paradysus avium. Ibique manebitis usque in octavas Pentecostes".
"Interrogabat quoque Sanctus Brendanus illum quomodo potuissent oves esse tam magnae sicut ibi
visae sunt. Erant enim majores quam boves. Cui ille dixit : " Nemo colligit lac de ovibus in hac insula
nec hiemps (50) distringit illas sed in pascuis semper commorantur die noctuque. Ideoque majores
sunt hic quam in vestris regionibus ".
Notes
CHAPITRE X
Selmer p. 20, 1. 45, Ch. 9/
84
Profectique sunt ad navim et ceperunt navigare data benedictione vicissim (51). Cum autem venissent
ad aliam insulam, cepit illa navis stare antequam portum illius potuissent tenere. Sanctus Brendanus
precepit fratribus exire de navi et ita fecerunt. Tenebantque navim ex utraque parte cum funibus
usque dum ad portum venit. Erat autem illa insula petrosa sine ulla herba. Silva rara erat ibi et in
litore illius nihil de arena fuit. Porro pernoctantibus in orationibus et in vigiliis fratribus foras (de)
navi vir Dei sedebat intus.
CHAPITRE XI
Selmer p. 20, l. 7, Ch. 10/
Sanctus vero Brendanus sciebat qualis erat illa insula sed tamen noluit illis indicare ne fuissent
perterriti.(52) Mane autem facto precepit sacerdotibus ut singuli missas cantasset(53) et ita fecerunt.
Cum ergo sanctus Brendanus et ipse cantasset missam in navim ceperunt fratres crudas carnes
portera (54) foras de navi ut condidissent sale et etiam pisces quos secum tulerunt de alia insula.
Cum haec fecissent posuerunt cacabum super ignem. Cum autem ministrassent lignis ignem et
fervere cepisset cacabus cepit illa insula se movere sicut unda. Fratres vero ceperunt (55) currere ad
navim deprecantes patrocinium sancti patris.
At ille singulos per manus trahebat intus. Relictisque omnibus quae portabant(F°V.3) in illam insulam
ceperunt navigare. Porro illa insula ferebatur in oceanum. Tunc poterant videre ignem ardentem
super duo miliaria. Sanctus Brendanus narravit fratribus quod (56) hoc esset dicens : Fratres
admiramini (57) quod fecit haec insula ?" Aiunt : "Admiramur valde nec non (58) et ingens pavor
penetravit nos. "Qui dixit illis : "Filioli mei nolite expavescere. Deus enim revelavit mihi hac nocte
per visionem sscramentum hujus rei. Insula non est ubi fuimus sed piscis. Prior omnium natancium in
oceano querit semper suam caudam ut simul jungat capiti et non potest pro longitudine quam habet
nomine Jasconius.(59)(60)
CHAPITRE XII
Selmer p. 22, l.-l, Ch. ll/
Cum autem navigassent juxta illam insulam per triduum antea et venissent ad summitatem illius
contra occidentalem plagam viderunt aliam insulam prope sibi junctam interveniente freto magno
herbosam et memorososam plenamque floribus et ceperunt querere portum per circuitum insulae.
Porro navigantibus(61)contra meridianam plagam eiusdem insulae invenerunt rivulum vergentem in
mare ibique navim ad terram miserunt(62).Ascendentibus autem illis de navi precepit Sanctus
Brendanus ut navim per funes contra alveum fluminis traxissent quantum plus potuissent. Erat autem
illud flumen tam latum sicut(63) et latitudo illius navis. Predictus vero pater sedebat in navi et ita
fecerunt per spacium unius miliarii usque dum ad fontem venerant eiusdem fluminis(64). Dixit
Sanctus Brendanus : "Ecce Dominus, noster Jhesus Christus nobis dedit locum ad manendum
(usque)in suam sanctam resurrectionem". Et addidit : "Si non habuissemus alia dispendia excepto isto
fonte sufficeret credo nobis ad victum et ad potum ille."Erat autem super illum arbor mirae latitudinis
in girum non nimiae altitudinis cooperta avibus candidissimis. In tantum cooperverunt illam ut folia et
rami eius vix viderentur. Ergo cum vidisset vir Dei cepit intra se cogitare et tractare quidnam esset
aut quae causa fuisset quod tante multitudo avium potuisset esse in una collectione. Ad hoc in
tantum sibi erat taedium ut effunderet lacrimas provolutis genibus atque deprecasset(65) Deum
dicens : "Deus cognitor incognitorum et revelator absconditorum omnium tu scis angustiam cordis
mei. Deprecor tuam majestatem ut mihi peccatori digneris per tuam magnam misericordiam revelare
85
tuum secretum quod modo prae oculis meis est. Non dignitatis aut meriti(66) presumo sed
clementiae tuae". Cum haec dixisset intra se atque resedisset ecce una ex illis avibus volabat de(67)
arbore et sonabant alae eius quasi tintinnabulum contra navim ubi vir Dei sedebat. Quae sedit in
summitate prorae et cepit extendere alas quasi signum laetitiae et placido vultu aspicere sanctum
patrem. Statim agnovit vir Dei quia Deus recordatus esset deprecationem Cordis eius. Et ait ad
avem: "Si nuntius Dei es narra mihi unde sunt aves istae aut pro qua re illarum est collectio hic ?"
Quae statim ait: "Nos sumus de illa magna ruina antiqui hostis. Namque mox ut simul(68) creati
sumus peccando illius omnino non contradiximus labente illo(69) cum suis satellibus contigit et
nostra ruina. Deus autem noster justus et verax per suum magum judicium misit nos in istum
mundum ubi penas non sustinemus nisi quod presentiam Dei videre non possumus. Sicque
misericorder alienavit nos a consortio aliorum qui fuerunt superbi. Pervagamur quoque per diverses
partes aeris et firmamenti et terrarum sicut alii (s)piritus qui mittuntur. Sed in sanctis diebus atque
dominicis accipimus corpora talia qualia tu nunc vides et commoramur hic laudamusque nostrum
creatorem. Tu autem cum tuis fratribis habes unum annum in tuo itinere. Adhuc restant sex. Ubi
hodie celebrasti pascha ibi omni anno celebrabis et postea invenies quae posuisti in corde tuo id est
terra repromissionis sanctorum".
CHAPITRE XIII
Selmer p. 25, 1. 47, Ch. Ll/
Cum haec dixisset levavit se de prora illa avis et cepit volare ad alias. Cum autem vespertina hora
appropinquasset ceperunt omnes qui (70) in arbore erant quasi una voce cantare percucientes latera
sua atque dicentes : "Te decet hymnus Deus in Sion et tibi reddetur(F°R4) votum in Jerusalem". Et
semper reciprocabant predictum versiculum quasi per spatium unius horae et videbatur viro Dei et
illis qui cum eo erant illa modulatio et sonus alarum quasi canticum planctus pro suavitate. Tunc
sanctus Brendanus ait fratribus "Reficite corpora vestra quia hodie animae nostrae divina refectione
satiatae sunt". Finita jam cena ceperunt opus Dei peragere. His omnibus finitis vir Dei et qui cum eo
erant dederunt corporibus quietem usque ad terciam vigiliam noctis. Evigilans vero Dei cepit
suscitare fratres suos ad vigilias sanctae noctis incipiens illum versiculum : "Domine labia mea
aperies". Finita jam oratione viri Dei omnes aves alis et ore resonabant dicentes : "Laudate Dominum
omnes angeli ejus laudate eum omnes virtutes ejus". Similiter et ad vesperas per spatium horae
semper cantabant. Cum aurora refulsisset (71) ceperunt cantare : "Et sit splendor" et cetera equali
modulatione et longitudine psallendi sicut et in matutinis (72)laudibus, Similiter ad tertiam horam
istum versiculum : "Psallite Deo nostro psallite" et cetera. Ad sextam: "illumina Domine vultum tuum
super nos et miserere nostri". Ad nonam psallebant : " Ecce quam bonum et quam jucundum habitare
fratres in unum. " Ita die et nocte aves reddebant Domino laudes. Igitur Sanctus Brendanus usque in
octavum diem reficiebat fratres suos festivitate Paschali. Consummatis itaque diebus festis dixit :
"Accipite de isto fonte stipendia quia usque modo non fuit nobis opus nisi aut manus aut pedes
lavare". His dictis ecce predictus vir cum quo antea fuerunt tribuum ante Pascha qui tribuit illis
alimonia paschalia (73) venit ad illos cum sua navi plena victu et potu. Allatisque omnibus de navi
coram sancto patre locutus est dicens : "Viri fratres hic habetis sufficienter usque ad diem sanctum
Pentecostem et nolite bibere de hoc fonte. Fortis namque est bibendum (74). Dicam vobis naturam
illius. Quisquis ex eo biberit irruet super eum sopor et non evigilat usque dum compleantur XXIIII
horae. Dum emanat de fonte habet soporem aquas et naturam". Acceptaque benedictione patris
reversus est in locum suum. Sanctus autem Brendanus mansit in eodem loco usque in octavas
Pentecostem. Nam illorum erat refocilatio (75) avium cantus. Dis vero pentecostem cum sanctus vir
cum suis familis cantasset venit illorum procurator portans omnia quae ad opus diei festi necessaria
erant. Cum autem simul discubuissent (76) ad prandium locutus est illis idem vir Dei dicens : " Restat
86
vobis magnum iter. Accipite de isto fonte vestra vascula plena et panes siccos quos potestis
observare in alium annum. Ego quidem vobis tribuam quantum vestra navis potest portare. "
CHAPITRE XIV
Selmer p. 27, 1. 94; Ch. 1l/
Cum autem hoc perfinitum esset accepta benedictione reversus est in locum suum. Sanctus vero
Brendanus post octo dies fecit navim onerari de omnibus quae sibi tribuit predictus vir et de illo fonte
omnia vascula impleri fecit (77). Ductis autem omnibus ad litus ecce predicta avis cito volatu venit et
resedit super proram navis. Et vero vir Dei agnovit quod aliquid sibi voluisset indicare. Tunc humana
voce ait predicta avis : "Nobiscum celabrabitis diem sanctum Paschae et istud tempus preteritum in
futuro anno. Et ubi fuistis in isto anno in cena Domini ibi eritis (in anno) futuro in praesenti die .
Similiter noctem dominicam paschae celebrabitis ubi prius celebrastis super dorsum Jasconii.
Invenietis quoque insulam et post octo menses quae vocatur insula familiae Albei et ibi celebrabitis
Nativitatem Domini". Et cum haec narrasset reversa est in locum suum. Fratres vero ceperunt
extendere vela et navigare in oceanum et aves cantabant quasi voce : " Exaudi nos Deus salutaris
noster spes omnium finium terrae et in mari longe". Igitur sanctus pater cum sua familia per equora
oceani (78) huc atque illuc agitabatur per tres menses et nihil poterant videre nisi caelum et mare.
Reficienbantur autem semper per biduum aut triduum.
Notes
CHAPITRE XV (79 )
Selmer p. 29, 1. 4, Ch.-12/ (F° V.4)
Quadam vero die apparuit illis insula non longe. Et cum appropinquassent ad litus, traxit illos ventus
in parte (80). Qui ita per XL dies per insulae circuitum navigabant nec poterant portum invenire .
Fratres vero qui in navi erant, ceperunt Dominum deprecare (81) cum fletu et illis adjutorium
prestaret. Vires enim illorum prae nimia lassitudine paene defecerant. Cum autem permansissent in
crebris orationibus par triduum et in abstinentia, apparuit illis portus angustus, tantum unius
receptionis et apparuerunt illis ibidem duo fontes, unus turbidus et alter clarus. Porro fratres
festinabant cum vasculis ad hauriendam aquam. Intuens vir dei illos dixit : "Filioli, nolite peragere
illicitam rem sine licentia seniorum qui in hac insula commorantur. Tribuent namque vobis has aquas
spontanee(82) quas modo vultis furtim bibere".
CHAPITRE XVI
Selmer p. 29, 1. 17, Ch. 12/
Igitur descendentibus illis de navi (83) et considerantibus qua parte ituri essent, occurit eis senex
niniae gravitatis capillis niveo candore et facie clarus qui tribus vicibus se ad terram prostravit
antequam oscularetur virum dei. At vero Sanctus Brendanus et qui cum eo erant elevaverunt eum de
terra. Osculantibus autem se invicem, tenuit manum sancti patris idem senex et ibat cum illo iter
unius stadii usque ad monasterium.
CHAPITRE XVII
87
Selmer p. 30, 1. 23, Ch 12/
Tunc Sanctus Brend anus cum fratribus suis stetit ante portum monasterii et dixit seni : "Cujus est
istud monasterium aut (quis) praeest illi vel unde sunt qui commorantur ibi ?" Itaque sanctus pater
diversis sermonibus interrogabat et numquam poterat ab illo unum responsum suscipere, sed tantum
incredibili mansuetudine insinuabat. Statim ut agnovit sanctus pater illius loci decretum, fratres suos
admonebat dicens : "Custodite ora a locutionibus ne pol-luantur isti fratres per nostram
scurrilitatem"(84). His interdictis verbis ecce XI fratres occurerant obviam cum capsis et crucibus et
hymnis, dicentes istud capitulum : "Surgite sancti de mansionibus vestris et proficiscimini obviam
cum capsis (85) veritati. Locum sanctificate, plebem benedicite, et nos famulos vestros in pace
custodire dignemini". Finito jam praedicto versiculo, pater monasterii osculatus est Sanctum
Brendanum et suos socios per ordinem. Similiter et sui famuli osculabantur familiam sancti viri. Data
pace vicissim, duxerunt illos in monasterium, sicut mos est in occidentalibus partibus fratres ducere
per orationes. Post haec abba monasterii cum monachis ceperunt lavare pedes hospitum et cantare
istam aritiphonam "Mandatum novum do vobis".
CHAPITRE XVIII
Selmer p. 31, 1. 42, Ch. 12/
His finitis cum magno silentio duxit illos ad refectorium et pulsato signo lavatisque manibus fecit
omnes residere. Iterum pulsato secundo signo surrexit unus ex fratribus patris monasterii et cepit
ministrare mensam panibus miri candoris et quibusdam radicibus incredibilis senoris(86). Sedebant
autem mixti (fratres) cum hospitibus per ordinem.Et inter duos fratres semper panis integer
ponebatur. Idem minister pulsato signo ministrabat potum fratribus. Abbas quoque hortabatur cum
magna hilaritate fratribus dicens : "Ex hoc fonte quem hodie furtim bibere voluistis, ex eo modo
facite caritatem cum jocundidate et timore Domini. Ex alio fonte turbido quem vidistis lavantur pedes
fratrum cotidie, quia omni tempore calidus est. Panes vero quos modo videtis ubi preparantur
ignotum nobis est aut quis portat ad nostrum cellarium. Sed tamen notum est nobis quod ex Dei
magna elemosina(87) ministrantur servis suis par aliquam creaturam subjectam. Nos sumus hie
XXIIII fratres. Omnie die nabemus XII panes. In festivitatibus et in dominicis diebus integros panes
singulis fratribus addidit Deus ut cenam habeant ex fragmentis. Modo in adventu vestro dupplicem
annonam habemus et ita donavit nobis Christus/a tempore sancti Patricii et sancti Albei, patris nostri
usque modo post octoginta annos. Attamen senectus aut languor in membris nostris minime
amplificatur. In hac insula nihil ad comedendum indigemus quod igni paratur. Neque frigus neque
aestus superat nos unquam. Sed cum tempus missarum venit aut vigiliarum incenduntur luminaria in
nostra ecclasia quae duxinus nobiscum de terra nostra, divina praedestinatione, et ardent usque ad
diem, et non imminuitur ullum ex illis luminaribus"
CHAPITRE XIX
Selmer p. 32, 1. 70, Ch. 12/
Postquam autem biberunt.tribus vicibus, abbas solito more pulsavit signum et fratres unanimiter cum
magno silentio et gravi labore levaverunt se (88) a mensa, antecedentes patres ad ecclesiam.
Gradiebantur vero post illos sanctus Brendanus et praedictus pater monasterii. Cum ergo entrassent
in ecclesiam, ecce alii XII fratres obviam illis, flectentes genua cum alacritate. Sanctus vero
Brendanus cum illos vidisset, dixit :"Abba, cur isti nobiscum non manducaverunt ?" Cui ait : "Propter
vos, quia non potuit nostra mensa nos omnes capere in unum. Modo reficientur et nihil illis deerit.
88
Nos autem in ecclesiam et centemus vesperas ut fratres nostri qui modo reficientur possint ad tempus
cantare post nos". Dum autem perfinissent debitum vespertinale, cepit Sanctus Brendanus
considerare quomodo illa ecclesia erat aedificata. Erat enim quadrata quam longitudinis tam
latitudinis et habebat septies tria luminaria tria vero ante altare quod erat in medio, et bina ente alia
altaria. Erant autem altaria de cristallo quadrata facta et eorum vascula similiter ex cristallo, id est
patenae et calices et urceoli et cetera vasa quae pertinebant ad cultum divinum et sedilia XXIIII per
circuitum ecclesiae. Locus vero erat ubi abbas sedebat inter duos choros. Incipiebat enim ab illo una
turma et in illum finiebat et alia turma similiter. Nullus ex utraque parte erat ausus inchoare verbum
nisi praedictus abbas. Non in monasterio ulla vox aut ullus strepitus. Nihil ibi quisque praesumebat.
Si aliquod opus necesse fuisset alicui fratri, ibat ante abbatem et genuflectebat coram illo postulans in
corde suo quae fieri necesse fuerat. Statim sanctus pater accepta tabula et grafio per revalationem
Dei scribebat et dabat fratri qui ab illo consilium postulabat. Cum autem Sanctus Brendanus haec
omnia intra se consideraret, dixit ei abbas : "Pater, jam tempus est ut revertamur ad refectorium, ut
omnia fiant cum luce". Et ita facerunt ad hunc modum in cena sicut ad prandii refectionem fecerant.
Finitis omnibus secundum ordinem cursus diei, omnes cum magna alacritate festinabant ad
completorium. At vero abbas inchoabat predictum versiculum, id est" Deus in adjutorium meum
intende " et dabant simul honorem Trinitati : "Injuste egimus, iniquitatem fecimus. Tu qui pius es
pater parce nobis Domine. In pace in id ipsum dormiam et requiescam, quoniam tu Domine
singulariter in spe constituisti me". Post haec cantabant quod pertinet ad hanc horam. Jam
consummato ordine psallendi, omnes egrediebantur foras fratres ad illorum singulas cellules,
accipientes secum hospites. Abbas vero cum Sancto Brendano residebat in ecclesia expectantes
adventum luminis. Interrogavit vero beatus Brendanus sanctum patrem de illorum silentio et de
conversione, quomodo ita potuissent in humania carne. Tunc predictus pater cum immensa reverentia
et humilitate respondit - "Abba coram christo meo fateor; octoginta anni sunt postquam venimus in
hanc insulam. Nullam vocem audimus humanam excepto quando(89) cantamus Deo laudes. Inter nos
XXIIII vox non excitatur nisi per signum digiti aut oculo rem tantum a majoribus natu. Nullus ex
nobis sustinuit infirmitatem carnis aut spirituum qui vagantur circa humanum genus postquam
veninus in istum locum". Sanctus Brendanus ait : " Licet nobis nunc hic esse annon ? " Qui ait : "Non
licet quia non est Dei voluntas./ Cur me interrogas pater ? Nonne revelavit tibi Deus quae te oportet
facere antequam hunc venisses ad nos ? Te enim oportet reverti ad locum tuum cum XIIII fratribus
tuis. Ibi enim preparavit Deus locum sepultuae Duo vero qui supersunt, unus peregrinabitur in insula
anachoritarum. Porro alter morte turpissima condemnabitur apud inferos. "Cum haec inter se
loquerentur ecce illis videntibus sagitta ignea dimissa per fenestram incendit omnes lampades quae
erant positae ante altaria. Confestimque, reversa est foras predicta sagitta. Tamen lumen pretiosum
remansit in lampadibus. Iterum interrogavit beatus Brendanus : "A quo extinguentur(90) mane
luminaria ?" Cui ait sanctus pater : "Veni et vide sacramentum hujusrei. Ecce tu vides candelas
ardentes in medio vasculorum. Tamen nihil de eis exuritur ut minus sint aut decrescant neque
remanebit mane ulla favilla quia spiritale lumen est" Sanctus Brendanus ait : "Quomodo potest in
corporali creatura lumen incorporale corporaliter ardere ?" Respondit senex : "Nonne legisti rubum
ardentem in monte Sinaï? Et tamen remansit ipse rubus illesus ab igne". Et vigilantibus totam noctem
usque ad mane, Sanctus Brendanus petivit licentiam proficiscendi in suum iter. Cui ait senex : "Non
pater. Tu debes nobiscum celebrare nativitatem Domini usque ad octabas Epiphaniae". Mansit igitur
sanctus pater cum sua familia per predictum tempus cum XXIIII patribus in insulam quae vocatur
insula familiae Albei. Transactis autem festivitatibus, accepta annona et benedictione sanctorum
virorum beatus Brendanus cum suis sequacibus tetendit vela in oceanum naviculae suae quantocius et
sive per navigium sive per vela ferebatur navis per diversa loca usque (in) initium Quadragesimae.
Notes
C H A P I T R E XX
89
Selmer p. 38, 1. 5, Ch. 13/
Quadam autem die viderunt insulam a regione non longe ab illis. Cum fratres illam vidissent ceperunt
acriter navigare quia jam valde vexati erant fame et siti. Ante triduum enim deficit victus et potus. At
vero cum sanctus pater benedixisset portum et omnes exissent de navi invenerunt fontem
lucidissimum et herbas diversas ac radices in circuitu fontis diversaque genera piscium discurrentes
(91) per alveum in mare. Sanctus vero Brendanus fratribus suis ait : "Deus dedit nobis hic
consolationem post laborem. Accipite pisces quantum sufficit ad nostram cenam atque assate eos
igni. Colligite herbas et radices quas Dominus servis suis preparavit". Et ita fecerunt. Cum autem
effudissent aquam ad bibendum, dixit vir dei : "Fratres cavete ne supra modum utamini his aquis, ne
gravius vexentur corpora vestra". At vero fratres inequaliter diffinitionem viri dei considerabant et
alii singulos calices bibebant, alii binos ceteri vero ternos in quos irruit sopor trium dierum et
noctium, in alios quoque duorum dierum in reliquos vero unius diei et noctis. At sanctus pater sine
intermissione deprecabatur Dominum pro fratribus suis quod per ignorantiam contigerit illis tale
periculum. Transactis his tribus diebus dixit fratribus suis sanctus pater : "Fratres fugiamus istam
mortem ne deterius nobis contingat. Dominus enim dedit nobis pastum et vos fecistis inde
detrimentum. Egredimini igitur foras de hac insula et accipite dispendia de istis piscibus atque
preparate quantum necesse est per triduum usque in Cenam (92) Domini. Similiter de aqua singulos
calices fratribus per singulos dies et ex radicibus equaliter".Onerantibus autem navim de omnibus
quae (93) vir Dei preceperat, tetenderunt vela et ceperunt navigare in oceanum contra
septentrionalem plagam. Porro post tres dies et noctes, cessavit ventus et cepit mare esse quasi
coagulatum prae nimia tranquillitate (94). Sanctus pater dixit : "Mittite remiges in navin, et laxate
vela. Ubicumque vult (F° 5.6) Deus enim gubernare illam, faciat". Ferebatur itaque navis per diversa
loca oceani circiter per XX dies. Post haec igitur ventum Deus illis suscitavit prosperum ab occidente
contra orientem. Tunc ceperunt simul tendere vela in altum et navigare. Reficiebant autem semper
post triduum.
CHAPITRE XXI
Selmer p. 40, 1. 1, Ch. 15/
Quadam vero die apparuit illis insula a longe quasi nubes dixitque Sanctus Brendanus : "Filioli
cognoscitis vos illam insulam ?" At illi dixerunt : "Minime". At ille ait : "Ego autem cognosco. Ipsa
est enim illa insula in qua fuimus altero anno in Cena Domini ubi noster bonus procurator
commoratur (95)". Tunc fratres ceperunt navigare acriter prae gaudio, quantum vires eorum poterant
sustinere. Cum haec vidisset vir Dei dixit : "Nolite pueri stulte fatigare membra vestra. Nonne Deus
omnipotens est gubernator et nautor nostrae naviculae ? Dimittite sibi quia ipse dirigit nostrum iter
sicut vult". Cum autem appropinquassent ad litus praedictae insulae occurit illis obviam in navicula
idem procurator et duxit illos ad portum ubi preterito anno descenderunt de (96) navi magnificans
Deum et osculans pedes singulorum incipiens a sancto patre usque ad novissimum dicens (97) :
"Mirabilis Deus in sanctis suis", usque "benedictus Deus". Finito jam versiculo et omnibus ablatis de
navi extendit tentorium et preparavit balneum. Erat enim cena Domini et induit omnes fratres novis
vestimentis et fecit illorum obsequium per triduum. Fratres quoque Passsionem Domini celebrantes
cum magna diligentia usque in Sabbatum morabantur sanctum (98). Finitis ordinibus diei sabbati
immolatisque victimis spiritalibus Deo atque cena consummata dixit idem procurator ad sanctum
Brendanum (99) et ad illos qui cum eo erant : " Proficiscimini et ascendite navim ut celebretis
sanctam dominicam noctem resurrectionis ubi celebrastis altero anno et diem similiter usque
in,sextam horam.Postea navigate ad insulam quae vocatur paradisus avium ubi fuistis praeterito anno
a Pasca usque ad octabas pentecosten et asportate vobiscum omnia quae necessaria sunt de cibo et
90
potu (100). Ego vero visitabo vos die dominica altera ". Et ita fecerunt. Oneravit autem ipse navim
panibus et potu ac carnibus et ceteris deliciis quantum poterant capere. Sanctus Brendanus data
bemedictione ascendit in navim et ceperunt statim navigare ad aliam insulam. Cumque
appropinquassent ad locum ubi ascendere debuissent de navi apparuit illis cacabus quem altero anno
dimiserunt. Tunc Sanctus Brendanus ascendens de navi cum suis fratribus cepit cantare (h)ymnum
trium puerorum usque in finem. Finito autem predicto (h)ymno vir dei admonebat suos fratres dicens:
"O Filioli vigilate et orate ut non intretis in temptationem. Considerate quomodo Deus subjugat
immanissimam bestiam subtus nos sine ullo impedimento". Fratres vero vigilabant sparsim per illam
insulam ad vigilias matutinas. Postea omnes sacerdotes singulas missas Deo offerebant usque ad
tertiam horam. Tunc Sanctus Brendanus immolavit agnum immaculatum Deo et dicabat fratribus :
"In altero anno hic celebravi resurrexionem Domini. Similiter ita volo et hoc anno". Ac inde profecti
sunt ad insulam avium. Appropinquantibus autem ad portum destinatum ipsius insulae omnes aves
cantabant quasi une voce dicentes : "Salus Deo nostro sedenti super thronum et agno". Et iterum
"Dominus Deus illuxit nobis. Constituite diem solem in condensis usque ad cornu altaris". Tam
vocibus quam alis resonabant diu quasi dimidium horae usque dum sanctus pater cum sua sancta
familia et omnibus quae erant in navi egressus fuisset et resedisset in tentorio suo. Cumque ibi cum
suis famulis celabrasset festa Paschalia praedictus jam procurator venit ad illos sicut praedixerat in
die dominica in octabas Paschae portans secum omnia alimonia quae ad usum vitae humanae
pertinent.
Cum autem resedissent ad mensam ecce predicta avis resedit (101) in prora naviculae extensis alis
strepitum faciens sicut sonitum organi magni. Agnovit igitur sanctus quia volebat ei aliquid indicare.
Ait namque eadem avis "Deus omnipotens et clemens praedestinavit vobis IIII loca per IIII tempora
dum finiantur VII anni peregrinationis vestrae id est cenam Domini cum vestro procuratore qui
praesens est omni anno. In dorso beluae Pascha celebrabitis; nobiscum festa paschalia usque in
octabas Pentecosten. Apud familiam Albei nativitatem Domini celebrabitis. Post VII Vero annos
antecedenbibus magnis ac diversis periclitationibus invenietis terram Repromissionis sanctorum quam
quaeritis et ibi habitabitis XL diebus et postea reducet vos Deus ad terram nativitatis vestrae".
Sanctus pater ut audivit prostravit se ad terram coram fratribus suis referens gratias et laudes suo
salvatori.
CHAPITRE XXII
Selmer p. 44, 1. 70, Ch. 15/
Cum haec perfinisset venerabilis senex avis reversa est in locum suum. Porro praedictus procurator
finita refectione dixit : "Deo adjuvante revertar ad vos in die adventus sancti spiritus super apostolos
cum dispendiis vestris". Accepta benedictione sancti patris et omnium qui cum eo erant reversus est
in locum suum. Porro venerabilis pater mansit ibidem praedictos dies. Consummatis itaque diebus
festis Sanctus Brendanus fratribus suis praecepit preparare navigium et implere vascula de fonte.
Ducta jam navis ad mare ecce praedictus socius cum navi onerata escis ad fratres venit. Cum haec
posuisset in naviculam sancti viri osculatis omnibus (102) reversus est unde venerat. Venerabilis
autem pater cum suis sodalibus navigavit in océanum et ferebatur per XL dies navis.
CHAPITRE XXIII
Selmer p. 45, 1.2, Ch. l6/
91
Quadam vero die apparuit illis bestia immensae magnitudinis post illos a longe quae jactabat de
naribus spumas et sulcabat undas velocissime cursu quasi ad illos devorandos. Cum hoc fratres
vidissent ad Dominum clamabant dicentes : "Libera nos Domine ne nos devoret ista belua". Sanctus
vero Brendanus confortabat illos dicens : "Nolite expavescere minime fidei Deus qui est semper
noster defensor ipse nos liberabit de ore istius bestiae et de ceteris periculis". At vero cum
appropinquasset illis antecedebant undae mirae altitudinis usque ad navim. Quare fratres magis ac
magis timebant. Venerabilis quoque senex extensis manibus in caelum dixit : "Domine libera servos
tuos sicut liberasti David de manu Goliae gigantis; Domine libera nos sicut liberasti Danielem de lacu
leonum; Domine libera nos sicut liberasti Jonam de ventre ceti magni". His finitis tribus versibus ecce
ingens belua ab occidente juxta illos transibat obviam alterius bestiae. Quae statim inivit bellum
contra illam ita ut ignem emisisset ex ore suo. At vero senex fratribus suis ait : " Videte filioli
magnalia Redemptoris nostri (103). Videte obedientiam bestiarum creatori suo. Tantum modo
expectate finem rei. Nihil enim ingerit nobis haec pugna mali sed pro gloria Dei reputabitur ". His
dictis misera belua quae persequebatur famulos Christi interfecta est in tres partes coram illis et altera
post victoriam unde venerat redibat. Altera vero die viderunt insulam procul arbustam valde et
speciosam (104). Appropinquantibus autem eis ad illius litus atque ascendentibus (F° R7) de navi
viderunt posteriorem partem illius beluae quae erat interfecta. Ait Sanctus Brendanus :"Ecce quae
voluit nos devorare. Ipsam devorabitis quia nos expectabimus multum tempus in hac insula. Levate
ergo naviculam vestram altius in terram et quaerite locum in ista insula ubi tentorium vestrum possit
stare". Ipse sanctus pater predestinavit locum illis ad habitandum. Cum autem fecissent secundum
preceptum viri Dei ac misissent(105) omnia utensilia in tentorium dixit Sanctus Brendanus fratribus
suis : "Accipite dispendia vestra de ista belua ut sufficiat nobis per tres menses. Hac enim nocte illud
cadaver devoratum erit (106) a bestiis". Illi vero usque ad vesperas asportabant carnes quantum eis
opus erat secundum mandatum sancti patris. At vero fratres cum haec omnia perfecissent dixerunt :
"Abba quomodo possumus hic vivere sine aqua ?" Quibus ipse ait : "Numquid difficilius est Deo
vobis tribuere aquam quam victum ? Ite igitur contra meridianam plagam insulae istius et invenietis
fontem lucidissimum et herbes multas ac radices et inde mihi dispendia sumite secundum mensuram".
Et invenerunt omnia sicut vir Dei predestinavit. Mansit ergo ibi Sanctus Brendanus tres menses quia
erat tempestas in mari et ventus fortissimus et inequalitas aeris de pluvia et grandine. Fratres vero
ibant videre de illa belua(107 ). Cum autem venissent ad locum ubi cadaver erat antea nihil
invenerunt nisi tantum ossa. Reversique sunt confestim ad virum Dei dicentes : "Abba sicut dixisti ita
est". Quibus ille ait : "Scio filioli quia voluistis me probare si verum dixissem annon. Aliud signum
dicam vobis.(Portio cuiusdam piscis hac nocte venit illuc, et cras reficiemini inde)(108). Sequenti
vero die exierunt fratres ad locu et invenarunt sicut vir Dei praedixerat. Et attulerant quantum
poterant portare. Ait autem illis venerabilis pater : "Istud vero diligenter observate conditum inde
habebitis necessitatem. Faciet enim Dominus serenum tempus hodie et cras et post cras et cessabit
impetus maris ac fluctuum. Postea proficiscemini de loco isto".
CHAPITRE XXIV
Selmer p. 48, l. 58, Ch. 16/
Transactis autem diebus praedictis precepit Sanctus Brendanus suis fratribus onerare navim et utres
implere atque alia vascula herbes ac radices ad suum opus colligere quia praedictus pater postquam
fuit sacerdos nihil gustavit in qua spiritus vitae esset de carne. Oneratisque omnibus in navim velisque
extensis.profecti sunt contra septentrionalem plagam. Quadam vero die videntes(l09) insulam longe
ab illis dixit illis Sanctus Brendanus : "Videtis illam insulam ?" Aiunt illi : "Videmus". Dixitque illis:
92
"Tres populi sunt in illa insula unus puerorum et alius juvenum tertius vero seniorum. Porro unus ex
fratribus nostri illic peregrinabitur". Fratres autem interrogabant quisnam esset ex eis. Cum autem
perseverassent in illa sententia, et videsset illos tristes ait : " Iste est ille frater qui permahsurus est ibi
" Fuit autem praedictus frater unus ex tribus fratribus qui subsecuti sunt sanctum Brendanum de isto
monasterio. De quibus praedixerat fratribus antea quando ascenderunt navim in patria sua.
Appropinquabant ergo fratres ad praedictam insulam usque dum navis stetit in litore. Erat autem illa
insula mirae planitiae in tantum ut illis videretur equalis mari sine arboribus aut aliquo quod a vento
moveretur .Valde enim erat speciosa cooperta scaltis (110) albis et purpureis. Ibique viderunt tren
turmas sicut vir Dei praedixerat. Nam inter turmam et turmam spacium erat quasi jactus lapidis de
funda et semper ibant huc atque illuc et una turma cantabat stando in uno loco dicens "Ibunt sancti
de virtute in virtutem et videbunt Deum Deorum in Sion". Dum una turma perfiniebat illum
versiculum altera turma stabat et incipiebat cantare carmen praedictum et ita faciebant sine
cessacione.(Verso 7)/Erat autem prima turma puerorum in vestibus candidissimis et secunda in
jacinctinis et tertia turma in purpureis dalmaticis. Erat autem hora quarta quando tenuerunt portum
insulae. Cum autem VI venisset ceperunt cantare turmae simul dicentes(111) : "Deus misereatur
nostri" usque in finem et "Deus in adjutorium meum intende". Similiter et tercium psalmum "Credidi"
et orationem ut supra. Similiter ad horam nonam alios tres psalmos : "De profundis" "Ecce quam
bonum" et "lauda Jerusalem Dominum". Et cantabant ad vesperas "Te decet hymnus" "Benedic
anima . Et tertium psalmum : "Laudate pueri Dominum". Et quindecim graduum cantabant sedendo.
Cum autem perfinissent illum cantum statim obumbravit insulam nubes mirae claritatis (112) sed non
poterant videre quae antea viderant prae spissitudine nubis. At tamen audiebant voces canentium
praedictum carmen sine intermissione usque ad vigilias matutinas, Tune ceperunt turmae cantare
dicentes : "Laudate Dominum de caelis""Cantate Domino novum"(cantum); "Laudate Dominum in
sanctis ejus". Post haec cantabant XII psalmos per ordinem psalterii. At vero dum dies illuscesceret
discooperta est (113) insula de nube et confestim cantabant VI psalmos . "Miserere mei Deus" "Deus
Deus meus ad te" Et "Domine refugium" " Omnes gentes " "Deus in nomine tuo" "Dilexi quoniam"
sub Alleluia. Deinde immolabant agnum immaculatum et omnes ad communionem veniebant dicentes
: "Hoc sacrum corpus Domini et salvatoris sanguinem sumite vobis in vitam aeternam ". Itaque finita
immolatione duo ex turma juvenum portabant cophinum plenum de scaltis purpureis et miserunt
(114) in navim dicentes : "Sumite de fructu insulae virorum fortium (115) et reddite nobis fratrem
nostrum ac proficiscimini in pace. " Tunc Sanctus Brendanus vocavit praedictum fratrem ad se et ait
: "Osculare fratres tuos et vade cum illis qui te invocant. Bona hora concepit te mater tua quia
meruisti habitare cum tali congregatione". Osculatisque omnibus (116) et sancto patre ait illi Sanctus
Brendanus : "Fili recordare quanta benaficia proposuit tibi Deus in hoc seculo. Vade et ora pro
nobis". Protinus secutus est duos juvenes ad eorum scolam. Venerabilis pater cum suis sodalibus
cepit navigare. Cum autem hora nona venisset precepit suis fratribus reficere corpora de scaltis
insulae virorum fortium. Cum haec dixisset vir dei accapit unam de illis. Ut autem vidit magnitudinem
ejus et illam plenam esse succo admiratus est et ait : "Nunquam vidi nec legi de scaltis tantae
magnitudinis". Erant enim equalis staturae in modum pilae magnae. Tunc cepit vir Dei vasculum sibi
afferri expressitque unam ex illis et attulit de suo succo unam libram quam sanctus pater dividens in
duodecim uncias dedit unicuique singulam unciam. Ita per XII dies fratres reficiebantur de singulis
scaltis tenentes semper in ore saporem mellis.
Notes
CHAPITRE XXV
Selmer p. 53, 1. 1, Ch. 18/
93
Finitis jam aliquantis diebus sanctus pater precepit triduanum jejunium. Porro transacto triduo ecce
una avis grandissima volabat a regione navis tene(n)s (117) ramum cujusdam arboris ignotae
habentem in summo bhotrum magnum mirae rubicunditatis. Quem ramum misit de (118) ore suo in
sinum sancti viri. Tunc Sanctus Brendanus vocavit fratres suos ad se et ait : " Videte et sumite
prandium quod Deus misit nobis. " Erant enim uvae illius sicut poma. Quas divisit vir Dei par
singulas uvas et habebant victum usque ad XII dies . Iterum vir Dei cepit predictum jejunium cum
(Recto 8) fratribus suis./Tertia namque die viderunt insulam non longe ab illis totam coopertam
arboribus densissimis habentibus (119) fructum in mensura praedictarum uvarum incredibili fertilitate
ita ut omnes arbores incurvatae fuissent ad terram unius fructus uniusque coloris (120). Nulla erat
sterilis arbor nullaque erat alterius generis in eadem insula. Tunc fratres tenuerunt portum. Vir Dei
vero ascendit de navi et cepit circuire illam insulam. Erat odor illius sicut odor domus plena malis
punicis (121). Fratres adhuc expectabant in navi donec vir Dei ad eos rediret. Interim flabat illis
ventus odorem suavissimum ita ut ad odorem (122) illius aorum conarentur animi. At venarabilis
pater invenit sex fontes irriguos herbis virentibus ac diversis radicibus. Post haec reversus ad fratres
suos portans secum_de primitiis insulae dixit illis : "Ascendite de navi et fingite tentorium et
confortamini de fructibus terrae istius quos Dominus ostendit nobis"'. Ita per XL dies reficiebantur de
uvis et herbis seu radicibus fontium.
CHAPITRE XXVI
Selmer p. 55, 1. 24, Ch. 18/
Beatus vero Brendanus atque sui dilecti post predictum tempus ascenderunt navim portantes secum
de fructibus quantum poterat naevis (eorum) portare. Ascendentibus illos porro tendebatur velum in
classi quo ventus direxisset(l23)(Et) cum navigassent apparuit illis avis quae vocatur griffa a longe
volans obviam illis. Cum haec vidissent fratres dicebant ad Sanctum Brendanum (124) : "Ad
devorandum nos venit illa avis". quibus ait : "Nolite timere. Deus noster adjutor est qui nos defendet
etiam hac vice". Illa extendebat ungulas ad servos Dei capiendos. Ecce subito avis quae illis altera
vice portavit (125) ramum cum fructibus venit obviam griffae rapidissimo volatu quam statim voluit
devorare illa. At vero defendebat se usque dum superasset ac abstulisset oculos griffae praedicta
avis. Porro griffa volabat in altum ut vix fratres potuissent illam videre. At tamen interfectrix non
dimissit illam donec eam interemisset. Nam cadaver ejus coram fratribus juxta navim cecidit in mare.
Altera vero avis reversa est in locum suum. Sanctus vero Brendanus cum suis nautis non post multos
dies viderunt insulam predictae familiae Albei. Ibique Natalem celebravit Domini cum suis fratribus.
His perfinitis diebus festis venerabilis pater accepta benedictione abbatis et famulorum suorum
circuibat (126) oceanum per multum tempus nisi in predictis festivitatibus id est Paschae et Natalis
Domini. Nam in illis habebat requiem in praedictis locis.
CHAPITRE XXVII
Selmer p. 56.1.1, Ch.21/
Quodam vero tempore cum Sanctus Brendanus celebrasset sancti Petri Apostoli festivitatem in sua
navi invenerunt clarum mare ita ut possent videre quidquid subtus erat. Cum autem aspexissent intus
viderunt diversa genera bestiarum jacentia super arenam. Videbatur quoque illis quod potuissent
manu tangere illas prae nimia claritate (127) illius maris. Erant enim sicut jacentes greges in pascuis.
Et prae multitudine tales videbantur sicut civitas in girum applicantes capita ad posteriora jacendo.
Rogabant vero fratres venerabilem patrem ut celebraret cum silentio suam missam ne bestiae
94
audissent ac levassent se ad persequendos eos. Sanctus pater subrisit atque dicebat illis : "Miror
valde vestram stultitiam. Cur timetis istas bestias et non timuistis omnium bestiarum maris
devoratorem et magistrum sedentes atque psallentes multis vicibus in dorso ejus ? Immo et silvam
scindistis (128) carnemque coxistis . Ergo cur timetis istas ? Nonne Deus omnium bestiarum est
Dominus noster Jhesus Christus qui potest humiliare omnie animancia ?" Cum haec dixisset cepit
cantare/in quantum potuit altius.(V.8) Ceteri namque ex fratribus aspiciebant (129) semper bestias.
Cum autem audissent bestiae vocem canentis levaverunt se a terra et natabant in circuitu navis ita ut
non potuissent fratres ultra videre in omni parte prae multitudine diversarum natantium. Tamen non
appropinquabant naviculae se(d)(130) longe lateque natabaht et ita huc atque illuc donec vir Dei
finisset missam se retinebant. Post haec quasi fugiendo omnes bestiae per diversas semitas oceani a
facie servi Dei natabant. Sanctus vero Brendanus per octo dies prospero vento et velis extensis vix
potuit mare clarum transmeare.
CHAPITRE XXVIII
Selmer p. 58, 1. 1, Ch. 22/
Quadam vero die cum celebrassent missas apparuit illis columna in mare et non longe ab illis
vidébatur sed tamen non poterant ante tres dies appropinquare. Cum autem appropinquasset vir Dei
aspiciebat summitatem illius tamen minime videre potuit prae altitudine illius. Namque altior erat
aere. Porro cooperta fuit ex raro conopeo qui in tantum rarus erat ut navis posset transire par
foramina illius. Ignorabant autem de (131) qua creatura factus esset ipse conopeus. Habebat enim
colorem argenti sed tamen durior illius videbatur quam marmor. Columna vero erat de cristallo
clarissima. Tunc dixit Sanctus Brendanus fratribus suis : "Mittite remiges intus in navim et arborem
atque vela et alii tenebunt (132) ex vobis interim fibulas conopei". Spatium namque magnum tenebat
in omnem partem predictus sagus a columna quasi unius milarii et ita extendebatur in profundum.
Cum haec fecissent ait ad (133) illos vir Dei : "Mittite(134) navim intus per aliquod foramen ut
videamus diligenter magnalia creatoris nostri". Cum autem intus intrasset huc atque illuc mare
apparuit illis vitreum prae claritate ita ut omnia quae subtus erant possent videre. Nam bases
columnae poterant considerare et summittatem chonopei similiter jacentem in terra. Lux solis non
minor erat intus quam foris. Tunc Sanctus Brendanus mensurabat foramen unum in quatuor per
chonopeos (135) quatuor cubitis in omnem (partem).
CHAPITRE XXIX
Selmer p. 60, l.16, Ch.22/
Igitur navigabant per totum diem juxta latus unum illius columnae et per umbram solis calorem
poterant sentira ultra. Ita usque horam nonam. Ipse vir dei semper mensurabat latus unum mille
quadringentis cubitis. Mensura una per quatuor latera illius columnae erat. Sic et per quatriduanum
operabatur venerabilis pater inter quatuor angulos pradictae turris. Quatuor autem die invenerunt
calicem de genere conopei et patenam de colore columnae erat jacentem in quadam fenestra in latere
columnae contre austrum. Quae statim vascula Sanctus Brendanus appréhendit dicens : "Dominus
noster Jhésus Christus ostendit hoc miraculum et(136) ut ostendatur multis ad credendum mihique
dedit ista bina munera". Statim precepit vir Dei fratribus divinum officium peragere et postea corpora
reficere quia nullum taedium habebat de cibo sumere aut potu postquam viderent (137) illam
columnam.
Notes
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CHAP1TRE XXX
Selmer p. 61, 1. 37, Ch. L2/
Transacta vero illa nocte ceperunt fratres navigare contra septentrionalem plagam. Cum autem
transissent quoddam foramen posuerunt arborem et vela in altum et alii tenebant ex fratribus fibulas
chonopei quo usque omnia preparassent in navi. Extensis omnibus cepit prosper ventus post illos
flare ita ut nihil illis opus (fuisset) navigare nisi tantum tenere funiculos et gubernaculum.
CHAPITRE XXXI
Selmer p. 61, 1. 42, Ch. 22/ R° 9
Sic ferebantur per octo dies. Jam autem viderunt insulam non longe ab illis valde rostam et saxosam
atque scoriosam sine arboribus et herbis plenam officinis fabrorum. Venarabis pater ait fratribus suis :
"Videte fratres; angustia est mihi de hac insula quia nolo in illam ire aut etiam sibi (138)
appropinquare. Sed ventus illuc subtrahit nos recto cursu". Ergo illis praetereuntibus parumper
quantum jactus est lapidis audierunt sonitum follium sufflantium quasi tonitruum atque malleorum
collisiones. His auditis venarabilis pater armavit se dominico tropheo in quattuor partes dicens :
"Domine Jhesu Christe libera nos de hac insula". Finito autem sermone viri Domini ecce unus ex
habitatoribus ejusdem insulae egressus est foras quasi ad aliquod opus peragendum et erat ille
hispidus valde et ingens atque tenebrosus. Cum vero vidisset famulos Christi transire juxta illam
insulam reversus est in suam officinam. Vir Dei iterum se armavit et ait fratribus : "Filioli tendite vela
in altum et simul navigate quantotius atque fugiamus istam insulam". Citius dicto ecce predictus
barbarus occurrit ad litus illis e regione portans forcipem in manibus cum massa ignea de scoreo
immensae magnitudinis atque fervoris. Qui statim super famulos Christi jactavit predictam massam.
Sed illis non nocuit. Transivit enim illos quasi spatium unius stadii ultra. Nam ubi cecidit in mare
cepit fervere quasi ruina (139) montis ignei fuisset ibi et ascendebat fumus de mari sicut de clibano
ignis. At vero vir Dei cum transisset quasi unius miliarii ultra locum ubi cecidit massa omnes qui illa
insula erant occurrerunt ad litus portantes singuli singulas massas. Alii jactabant post famulos Christi
massa in mare alter super alterum jactabat suam massam semper revertentes in illorum officinas et
incenderunt eas et simul apparuit quasi tota arderet illa insula sicut unus clibanus et mare estuabat
sicut cacabus plenus carnibus plenus estuans quando ministratur ab igne et audiebant , par totum
diem ingentem ululatum ab illa insula et etiam quando non poterant illam videre et ad aures eorum
attingebat ad huc ululatus habitantium in illa atque ad nares ingens fetor. Tunc sanctus pater suos
monachos confortabat dicens: "O milites Christi robaramini in fide non ficta et in armis spiritalibus
quia sumus in confinibus infernorum; propter ea vigilate et agite viriliter". Altera vero die apparuit
illis mons altus in oceano contra plagam septemtrionalem non longe quasi par tenues nubilas. Sed
valde fumosus erat in summitate et statim rapidissimo cursu ventus traxit illas litus insulae ejusdam
usque dum navis resedit non longe a terra. Erat namque ripa illius tantae altitudinis ut summitatem
ejus vix potuissent videre; et coloris carbonis et mirae magnitudinisrectitudinis sicut murus.
Unusquidam qui remansit ex tribus fratribus qui secuti sunt Sanctum Brendahum ( ) de sua
monasterio in exilium foras de navi cepit ambulare usque ad fundamentum ripae cepitque clamare
dicens : "Vae mihi perdor a vobis et non habeo potestatem venire ad vos." Fratres confestim navim
retro a terra ducebant et clamaverunt dicentes : "Miserere nobis Domine miserere nobis". At vero
venerabilis pater cum suis sociis aspiciebant(140) quomodo ducebatur infelix ille a multitudine
demonum ad tormenta et quomodo incendebatur inter illos atque dicebat : "Vae tibi fili quia
repperisti in vita tua meriti (141) talem finem". Iterum arripuit illos ( ) prosper ventus ad australem
plagam.(Verso 9)/Cum autem aspexissent a longe retro insulam viderunt montem discoopertum a
96
fumo et a se spumantem flammas usque ad aethera et iterum ad se easdem flammas respirantem ita ut
totus mons usque in mare unus rognus apparuisset.
CHAPITRE XXXII
Selmer p. 65, 1. 1, Ch. 25/
Igitur Sanctus Brendanus cum navigasset contra meridiem apparuit illis in mare quadam formula
quasi hominis sedentis supra petram et velum ante illum a longe quasi mensura unius sagi pendens
inter duas furcellas ferreas et sic agitabatur fluctibus sicut navicula solet quando periclitatur a turbine.
Alii ex fratribus dicebant quod avis esset alii navim putabant. Vir Dei cum audisset eos inter eos
conferentes talia ait : "Sinite contendere; dirigite cursum navis usque ad locum illum". Cum vero vir
Dei illuc appropinquasset restiterunt inde in circuitu quasi coagulati. Et invenerunt hominem
sedentem supra petram hispidum ac deformem et undae ex omni parte quando defluebant ad illum
percutiebant.eum usque ad verticem et quando nudebant apparabat illa petra nuda in qua sedebat
infelix ille. Pannus quoque qui ante illum pendebat aliquando percutiebat eum per oculos (142) et
frontem. Beatus Brendanus cepit interrogare illum quis esset aut pro qua culpa missus esset ibi seu
quid habuisset talem penitentiam sustinere. Cui ait : "Ego sum infelicissimus Judas atque negociator
pessimus; non pro meo merito habeo istum locum sed pro misericortia ineffabili Jhesu Christi. Non
mihi computatur penalis iste locus sed pro indulgentia redemptoris propter honorem dominicae
resurrectionis". Nam dies dominicus erat tunc." Mihi enim videtur quando sedeo hic quasi fuissem in
paradiso delitiarum propter timorem tormentorum quae futura sunt mihi in hac vespera. Nam ardeo
sicut massa plumbi liquefacta in olla die ac nocte in medio montis quem vidistis. Ibi est Leviathan
cum suis satellibus. Ibi fui quando deglutivit fratrem vestrum et ideo erat infernus laetus ut emissiset
foras flammas ingentes et sic facit semper quando animas impiorum devorat. Meum vero refrigerium
habeo hic omni die dominico a vespera usque ad vesperam et in Nativitate Domini usque (in)
Theophaniam et a Pascha usque in Pentecostem et in purificatione Dei genetricis atque Assumptione.
Postea et antea crucior in profundum inferni cum Herode et Pilato et Anna et Caïpha. Idcirco adjuro
vos per Redemptorem mundi intercedere dignemini ad Dominum Jhesum Christum ut habeam hic
potestatem esse usque ad ortum solis cras ne (me) daemones in adventu vestro crucient atque ducant
ad malam hereditatem quam comparavi malo precio". Cui Sanctus Brendanus ait : "Fiat voluntas
Domini. Hac nocte non eris morsus(143) daemonum usque mane". Iterum vir Dei interrogabat illum
dicens :" Quid sibi vult iste pannus ? " Cui ait : "Istum pannum dedi cuidam leproso quando fui
camerarius (144) Domini. Sed tamen non fuit meus quem dedi. Nam Domini et fratrum suorum erat.
Ideoque ab illo non habeo ullum refrigerium sed magis impedimentum. Nam furcas ferreas in quibus
pannus pendet illas (145) dedi sacerdotibus templi ad cacabos sustinendos. Petram in qua sedeo illam
misi in fossam in publica via sub pedibus transeuntium antequam fuissem discipulus Domini". Cum
autem vespera hora obumbrasset Téthin ecce innumerabilis multitudo daemonum cooperuit faciem
Tethidis (146) in circuitu vociferantium atque dicentium(147) : "Recede vir Dei a nobis quia non
possumus appropinquare ad socium nostrum usque dum ab illo recedas. Nec faciem principis nostri
ausi sumus videre donec sibi reddamus suum amicum. Tu vero abstulisti nobis nostrum cursum . Noli
istum hac nocte defendere"./Quibus ait vir Dei : "Non ego defendo sed Dominus Jhesus Christus
concessit sibi istam noctem hic esse usque mane". Cui aiunt daemones : "Quomodo invocas nomem
Dei super illum cum sit ipse traditor Domini ?" Quibus ait vir Dei : "Precipio vobis in nomine Domini
nostri Jhesu Christi ut nihil sibi mali faciatis (148) usque mane". Transacta itaque nocte illa cum Dei
cepisset iter agere ecce infinita multitudo daemonum cooperuit faciem abyssi (149) emitientes (150)
diras voces atque dicentes : "O vir Dei maledictus ingressus tuus atque exitus tuus quia princeps
noster hac nocte flagellavit nos verberibus pessimis propter quod non presentavimus maladictum sibi
(148)captivum". Quibus ait vir Dei :"Non nobis pertinet vestra maledictio sed vobismet ipsis. Cui
97
autem maledicitis ille est benedictus et cui benedicitis ille est maledictus". Cui daemones
responderunt : "Duplices penas sustinebit in istis sex diebus infelix Judas propter quod illum
defendistis in ista praeterita nocte". Quibus venerabilis pater dixit "non habetis potestatem inde neque
princeps vester sed potestas Dei erit". Iterum subjunxit : "Precipio uobis in nomine Domini nostri
Jhesus Christi et principi vestro ne istum extollatis amplius cruciatibus quam antea". Cui
responderunt : "Numquid Dominus es omnium ut tuis sermonibus obediamus ?" Quibus ait vir Dei :
"Servus suus sum et quicquid in suo nomine precipiam (jude fiet) (151).Habeo ministerium de quibus
ille mihi concedit". Et ita secuti sunt eum usque dum non poterant Judam videre. Reversi autem
daemones levaverunt infelicem animam inter illos cum magno impetu et ululatu.
CHAPITRE XXXIII
Selmer p. 70. 1. 1. Ch. 26/
Sanctus vero Brendanus cum suis commilitonibus navigavit contra meridianam plagam glorificans
Dominum in omnibus. Tertia vero die apparuit illis quaedam insula parva contra meridiem procul.
Cum autem cepissent navigare acrius et appropinquassent praedictae insulae ait illis Sanctus
Brendanus : "Viri fratres nolite corpora fatigare. Satis enim habetis laborem. Septem jam anni sunt
postquam egressi sumus de nostra patria usque in hoc pascha quod venturum erit (152) cito.
Namque modo videbitis Paulum heremitam spiritualem in hac insula sine ullo victu corporali
commorantem per LX (153) annos. Nam XXX°( (triginta) annos antea sumpsit cibum a quadam
bestia ". Cum autem appropinquassent ad litus minime poterant aditum invenire prae altitudine ripae
illius. Erat autem parva nimis et rotunda illa insula quasi unius stadii. De terra vero nichil(154) habuit
de super sed petra nuda in modum silicis apparuit. Quantum latitudinis et longitudinis tantum erat et
altitudinis. Cum autem circuissent navigando illam insulam invenerunt portum strictum ita ut proram
naviculae vix capere potuissent et ascensum difficillimum ad ascendendum, Tunc Sanctus Brendanus
dixit fratribus suis : "Expectate hic donec revertamur ad vos. Non licet enim vobis transire sine viri
Dei licentia qui commoratur in hoc loco". Cum autem venerabilis pater pervenisset ad summitatem
illius insulae vidit duas speluncas hostium contra hostium (4) in latere insulae contra ortum solis
habentes fontem parvissimum rotundum in modum patulae surgentem de petra de quo sumebat vir
Dei. Sanctus vero Brendanus cum appropinquasset ad hostium speluncae unius de altera egressus est
senex foras obviam sibi dicens : "Ecce quam bonum et quam jocundum habitare fratres in unum".
Cum haec dixisset precepit Sancto Brendano ut omnes fratres suos jussisset venire de navi.
Osculantibus autem(V.10)/se invicem ac residentibus propriis nominibus singulos appellabat. At ubi
audierunt fratres (admirati) sunt valde non solum de sua prophetia verum etiam de suo habitu.Erat
autem coopertus totus capillis suis et barba et ceteris pilis usque ad pedes et erant candidi sicut nix
prae nimia senectute. Tantum facies et oculi videbantur illius. Nihil aliud erat sibi indutum exceptis
pilis qui egrediebantur de suo corpore.
CHAPITRE XXXIV
Selmer p. 72, l.- 38, Ch. 26/
At vero Sanctus Brendanus cum haec vidisset constritatus est intra se dicens : "Vae mihi quia porto
habitum monachi et sub me constituti sunt multi sub nomine illius ordinis cum videamus in angelico
statu hominem in carne adhuc sedentem illaesum a viciis corporis". Cui ait vir Dei : "O venerabilis
pater quanta et qualia mirabilia ostendit tibi Deus quae nulli sanctorum patrum manifestavit. Et tu
dicis in corde tuo non esse te dignum monachi portare habitum cum sis major quam monachus.
98
Monachus namque labore manuum suarum utitur et vestitur. Deus autem de suis secretis per VII
annos pascit te tum tua familia. Ego vero miser sedeo sicut avis in ista petra nudus exceptis pilis
meis". Tunc Sanctus Brendanus interrogabat illum de suo adventu aut unde esset aut quanto tempore
(156) sustinuisset ibi talem vitam. Cui ille respondit:"Fui nutritus in monasterio sancti Patricii per
quinquaginta annos(157) et custodiebam cimiterium fratrum. Quadam vero die cum locum sepulturae
designasset mihi meus decanus ut ibi quemdam defunctum sepelissem apparuit mihi quidam senex qui
dixit mihi : "Noli frater fossam ibi facere quia alterius est". Cui dixi : "Pater quis es tu ?" At ille
respondit :"Cur me non cognoscitis ? Nonne vester abbas sum ? "Cui dixi : "Sanctus Patricius fuit
meus abbas". At ille respondit : "Ego sum. Ego enim heri migravi de sasculo. Ipse vero est locus
meae sepulturae. Hic facies sepulchrum fratris nostris et nulli dicas quid ego dixi tibi. Cras autem
proficiscere ad litus maris et invenies navim ibi in quam intrabis quae te ducet ad locum ubi
expectabis diem mortis tuae". Mane vero secundum praeceptum sancti patris veni ad predictum litus
et inveni naviculam sicut praedixit ipse mihi. Cum autem ascendissem in naviculam cepi navigare per
tres dies et tres noctes. Quibus transactis dimisi navim ubicumque ventus voluisset illam jactare.
Porro septimo die apparuit ista petra in quam statim intravi dimissa navicula atque percussa pede
meo ut iret unde venerat. Confestim vidi illam cursu velocissimo sulcatam undas per aequora ut
rediret in patriam suam. Ego vero mansi hic. Circa horam nonam luter portavit mihi prandium de
mari id est piscem unum in ore suo et fasciculum de sarmentis ad focum faciendum inter suos
anteriores pedes ambulans super duobus posterioribus. Cum autem posuisset ante me piscem et
crementa reversus est unde venerat . Ego vero accepto ferro silicem percussi fecique ignem de
sarmentis(R.11)/et paravi mihi cibos de illo pisce. Ita per XXX° annos semper tertia die idem
minister easdem escas (id est) unum piscem attulit ad tres dies. Tertiam partem piscis manducavi
omni die et nihil erat sitis gratia. Sed in die dominico egrediebatur foras pauxillum aquae de ista petra
et habebam unde potuissem sumere potum et vasculum meum implere ad opus manuum. Post
quoque XXX° annos inveni istas duas speluncas et istum fontem. Ab ipso vivo et postea vixi
per(LX) annos sine nutrimento alterius cibi nisi de hoc fonte. Nonagenarius enim sum in ista insula
tringinta annos in victu piscium et sexaginta annos in pastu istius fontis. L annos fui in patria mea.
Omnes anni vitae meae CXL sunt. Et hic debeo modo sicut fuit mihi promissum expectare diem
judicii in ista carne. Pergite igitur ad patriam vestram et vobiscum asportate vascula plena de(158)
isto fonte. Necesse enim erit vobis quia adhuc restat iter vestrum per XL dies (id est) usque in
sabbatum Paschae. Celebrabitis vero Sabbatum Sanctum Paschae ubi celebrastis per sex annos et
postea accepta benedictione procuratoris vestri proficiscemini ad terram repromissionis sanctorum et
ibi manebitis XL dies et post haec Deus patrum vestrorum ducet vos sanos atque incolumes in terram
nativitatis vestrae".
Notes
CHAPITRE XXXV
Selmer p. 76, 1. 1, Ch.27/
Igitur Sanctus Brendanus cum suis fratribus accepta viri Dei benedictione ceperunt navigare contra
meridiem per totum XL (quadragesime) tempus et ferebatur huc atque illuc illorum navicula et erat
illis tantum cibus aqua quam acceperunt ab insula viri Dei per triduum reficiendo sine ulla esurie et
siti permanentes laeti omnes (159). Tunc sicut praedixerat vir Dei venerunt ad insulam procuratoris
in Sabbato Sancto. Ut pervenerunt ad portum occurit illis obviam cum gaudio magno omnesque de
navi levavit propriis brachiis. Peracto divino officio diei sancti apposuit coram eis cenam. Facto, jam
vespere ascenderunt naviculam et idem vir cum illis. Cum autem navigassent invenerunt statim
beluam in solito loco et ibi laudes Deo cantaverunt tota nocte et missas mane. Finita jam missa cepit
99
Jasconius ire in viam suam et omnes fratres qui cum Sancto Brendano erant ceperunt clamare ad
Dominumdicentes : "Exaudi nos Deus salutaris noster spes omnium finium terrae et in mari longe".
CHAPITRE XXXVI
Selmer P. 77, 1. 17, Ch.27/
Sanctus Brendanus confortabat suos fratres dicens : "Nolite formidare. Nihil enim vobis erit mali sed
adjutorium imminet itineris". Recto cursu belua pervenit usque ad litus insulae avium. Ibique
demorati sunt usque ad octabas Pentecosten. Transacto jam tempore solemnitatum procurator qui
cum illis erat dixit sancto Brendano : "Ascendite in naviculam et implete utres ex isto fonte. Ero
namque socius itineris vestri ista vice atque ductor. Sine me non poteritis invenire terram
Repromissionis sanctorum". Ascendentibus autem navim omnes quae in illa insula erant quasi una
voce dicebant : "Prosperum iter faciet nobis Deus salutarium nostrorum". Sanctus Brendanus et qui
cum illo erant nevigaverunt ad insulam procuratoris et ipse cum illis ibique sumpserunt dispendia XL
dierum. Erat autem navigium illorum contra orientalem plagam XL dierum. Porro ipse procurator
illorum antecedebat illos . Transactis vero diebus XL vespere imminente cepit eos caligo grandis ita
ut vix alter alterum potuisset videre. Procurator autem ait Sancto Brendano :"Scitis quae est ista
caligo ?" Sanctus Brendanus ait : "Quae est ?" Tunc ait ille "Ista caligo circuit illam insulam quam
queritis per septem annos". Post spacium unius horae iterum circumfulsit eos lux ingens et navis
stetit ad litus. Porro ascendentibus de navi viderunt terram speciosam ac plenam arboribus pomiferis
sicut in tempore autumnali. Cum autem circuissent illam terram nulla affuit illis nox.
CHAPITRE XXXVII
Selmer p. 79, 1. 14, Ch 28/
Accipiebant tantum de pomis et de fontibus bibebant. Et ita per XL dies perlustrabant terram et non
poterant invenire (finem illius). Quadam vero die invenerunt flumen magnum vergentem per medium
insulae. Tunc Sanctus Brendanus conversus fratribus suis ait : "Istud flumen non possumus transire
et ignoramus magnitudinem illius terrae". Cum haec intra se voluissent statim juvenis occurit/obviam
illis-(Vll.) osculans eos cum magna laetitia et singulos nominatim appellabat atque dicebat : "Beati
qui habitant in domo t(ua) in s(aeculum) s(aeculi) 1(audabunt)te". Cum haec dixisset ait ad (160)
Sanctum Brendanum : "Ecce terra quam quesisti per multum tempus. Ideo statim non potuisti
invenire quia Deus voluit tibi ostendere diversa sua secreta in oceano magno. Revertere itaque ad
terram nativitatis tuae portans tecum de fructibus istius insulae et de gemmis quantum potest tua
navicula capere. Appropinquant enim dies peregrinationis tuae ut dormias cum patribus tuis. Post
multa vero curricula annorum(161) declarabitur ista terra successoribus vestris quando
Christianorum supervenerit persecutio. Istud flumen quod videtis dividit istam insulam. Sicut modo
apparet vobis matura fructibus ita omni tempore permanet sine ulla unbra mortis. Lux enim illius
Christus est". Tunc vero acceptis de (162) fructibus terrae et omnibus generibus gemmarum
dimissoque benedicto procuratore et juvene Sanctus Brendanus cum suis fratribus naviculam ascendit
et cepit navigare per medium caliginis. Cum autem pertransissent venerunt ad insulam quae vocatur
Deliciarum. Ibique trium dierum hospicium peregerunt atque accepta benedictione Sanctus
Brendanus recto itinere ad locum suum reversus est.
100
CHAPITRE XXXVIII
Selmer p. 8l,.l. 1, Ch.29/
Fratres autem illum gratulatissime susceperunt glorificantes Deum qui tam amabilis illos noluit
(patris) (163) aspectibus deprivari (164) cujus absentia tam diu fuerant orbati. Tunc beatus vir
praedictus caritati eorum congratulans narravit omnia quae accidissent (165) et recordatus est in via
et quanta ei Dominus dignatus est miraculorum ostendere portenta. Postremo etiam velocitatem
obitus illius certa attestatione notavit secundum juvenis praedictum et terram repromissionis
sanctorum. Quod etiam rei probavit eventus quia cunctis post se bene dispositis parvo interjacente
temporis intervallo sacramentis munitus divinis inter manus discipulorum gloriose migravit ad
Dominum cui est honor et gloria in saecula saeculorum. Amen.
retour
NOTES:
(1)"in" : a le sens de " pour ", " au moyende "Ce sens instrumental provient des traductions latines de
la Bible où "in" prend la valeur du "en " grec. (Cf. Dag Norberg Manuel pratique de latin médiéval -
Ed. Picard 1968 P. 17
(2)"in suo certamine" : "certamen" signifie "combat"; s'agit-il ici d'un lieu élevé (propre à un combat)
ou sanctuaire ? S'agit-il d'un état de méditation ou combat spirituel ?
(3)"et prostrare" : l'infinitif présent est formé sur le parfait "prostravi" (l'infinitif classique est "
prosternere "). Phénomène mérovingien : voir Orlandi Navigatio Sancti Brendani in Testi et
documenti per lo studio dell'Antichita - XXXVIII - Milan-1968 p. 141 § 49.
(4)"procurator" : "celui qui se soucie par avance"; "l'hôte"; l'intendant".
(5) "nuntiatum est quod" noter l'usage de "quod" après les verbes déclaratifs (Cf. Dag Norberg o.c.
p. 25); en latin classique "nuntiare" est suivi de " ut " + subjonctif.
(6)"quam daturus est Deus" : ce futur proche(propre au latin tardif) remplace visiblement
dans le manuscrit, de plus en plus, la forme du futur simple ("dabit"). Cf. Orlandi o.c. p. 152-153.
(7)" cooperuerunt... ut vix potuissemus " : le plus que parfait se substitue à l'imparfait du subjonctif,
selon un usage du latin tardif. La Navigatio scti Brendani en porte souvent la trace. Cf. Ernout et
Thomas Syntaxe latine Ed. KLINCKSIECK Paris 1972 P. 420 : "En bas latin, le subjonctif plus que
parfait tendait à devenir une sorte de subjonctif-prétérit général, substitué au parfait comme à
l'imparfait", Cf. Orlandi o.c. p. 152. "Ascendentibus nobis... nebulae cooperuerunt nos" : noter, en
outre, que l'usage très fréquent dans la Nav de l'ablatif absolu implique souvent la répétition, du
pronom personnel(nobis-nos) dans la principale, à un autre cas (ce qui va à l'encontre même de la
notion d'abl. absolu, en latin classique) Cf. Orlandi o.c. p. 154-155 § 53.
(8)" in tantum ut " : "à tel point que" (latin classique ita ut); Sénèque et Pline le Jeune (Nat 3-24)
utilisent toutefois la tournure.
(9)"terra pomiferosaque valde" : la place de l'adverbe en fin de phrase pourrait correspondre à un
usage de Vieil-Irlandais; de façon classique l'adverbe précède le mot qu'il modifie, tandis que
l'adjectif est d'ordinaire placé avant le nom qu'il qualifie. Dans la Nav., adverbes et adjectifs sont
placés de telle manière qu'il y a lieu de penser à une influence du Vieil-Irlandais. Cf. R. Thurneysen A
Grammar of Old Irish -Dublin Institute for Advanced Studies -1975- 5ème éd. p-. 229 § 361-362/P-
101
238 § 379-384. Citons pour exemple de la place de l'adverbe et de l'adjectif ce passage de l'Imram
Maelduin(Revue Celtique N°9 p.492-CH XVII):"insi n-aird sliabdai lan d'énaib
dubaid7odraib7alathaib(une île haute montagneuse pleine d'oiseaux noirs et gris et mouchetés) oc
nuall7oc labra mor". (criant et hurlant fortement).
(10) "lapides enim" : "enim" perd son sens de "car, en effet", au profit de " d'autre part,or "(valeur de
"de "en grec). Cf. Orlandi o.c. p. l50-151 §51.
(11)"istam terram" : iste, ista, istud (pronom démonstratif) n'a pas de sens péjoratifs dans tout le
texte (il désigne ici la Terre de Promission). Iste tend à s'identifier, dans le latin tardif, à Hic. Cf.
Orlandi o.c. p. 149 §51.
(12) "dimisistis" : "dimittere" a le sens de " permittere "(" abandonner ") dans la Nav., et non son
sens classique de "renvoyer, renoncer disperser". Phénomène de l'époque mérovingienne; cf. Orlandi
o.c. p. 156 § 53.
(13)" commorari ":signifie "habiter, demeurer" selon le contexte; en latin classique " s'arrêter,
s'attarder".Ce nouveau sens apparaît dans la Vulgate(JOB 38-36,). Cf. Orlandi o.c. p. 156 § 53.
(l4) "cognoscitis... quod fuimus" : "cognoscere" est en latin class. suivi de " ut "; l'emploi de quod
après les verbes déclaratifs et de pensée (" novimus quia " dit aussi la Nav) est constant dans le latin
tardif. Voir supra note 5.
(15)"probavimus redolentem" : "probare" est, en latin class., suivi de la proposition infinitive. D'où
provient ce participe présent, quelle en est l'origine ? Le phénomène est dans la Nav isolé et ne
permet aucune conclusion sûre.
(16)"in tantum ut... videbamur" : "videremur" (subjonctif) serait plus conforme aux usages
classiques; le texte, par ailleurs, oublie rarement le subjonctif après les subordonnants de
conséquence, ce qui laisse penser que cette erreur peut provenir d'un état antérieur du texte (d'autant
que les premières pages du ms. conservent le plus grand nombre de lettres pré-carolingiennes ou
carolingiennes, phénomène s'estompant ensuite).
(17)" reversus sum ut redirem... iterus ero " : ces trois verbes à des temps différents donnent une
succession serrée : un fait passé, une intention passée et présente, une intention future. L'effet de
style est de rendre l'idée d'achèvement, de mission accomplie.
"iterus ero" : la forme périphrastique du futur remplace le futur simple : voir supra note 6.
(18)"locutus est ad illos" : la construction "dicere, loqui ad" + accusatif, est fréquente dans le latin
tardif (latin class. Dicere + datif); Cf. Orlandi o.c. p. 153 § 52.
(19)"a vobis" : le ms. porte "advobis". L'hésitation entre "ab" et "ad" est courante dans les mss. du
Haut Moyen-Age; cf. Dag Norberg o.c. p. 25.
(20)"dimisimus" : voir supra note13 - CH 1.
(21)"Definivit igitur Sanctus Brendanus et hi qui..." : le verbe (placé en tête de phrase, selon l'usage
du V. Irl. - cf. Thurneysen o.c.p. 327 § 513), s'accorde avec le sujet le plus proche, et commande un
nom ("jejujium") et un verbe ("proficisci"). Effet de style; rapidité de l'exécution.
(22)"nomine Ende" : "Aende" est en V. Irl. un nominatif; le texte multiplie ses " nominatifs de
citation ", propres au latin tardif; Orlandi cite à cet égard la Vulgate (Marc 3-16 : " omposuit nomen
Petrus ") o.c.p. 144.
102
(23) :"montis extendentis se" : la place de "se" après "extendentis" est à rapprocher du Vieil-Irl. (cf.
Thurneysen o.c. p. 270 § 429)
(24) :"ex butyro" : le mot vient du grec "boùturon"; déplacement de l'accent cf. Dag Norberg o.c. p.
20.
(25) :"miserunt" : mis pour "posuerunt" ("ponere", placer); "mittere" (latin class.) signifie "envoyer".
Ce changement du sens du verbe appartient à l'époque mérovingienne; cf. Orlandi o.c. p. 156 § 53.
(26) :"arborem ... fixum" : "arbor" est du genre féminin; "fixam" serait donc la forme correcte.
Toutefois, dès le VIème s. "arbor" est utilisé comme masculin (Souter A Glossary of Latin Médieval
- Oxford -); d'autre part, "arbre" est en Vieil-Irl. de genre neutre ( " irann ") cf. Thurneysen o.c. p.
178.
(26)" Deus preparabit sibi " :" sibi " renvoie à "iste frater"; le pronom personnel "se, sibi" perd sa
valeur réfléchie pour renvoyer à la dernière personne nommée, dans la Nav, selon l'usage du latin
médévial.
(27)" esticunum " : ce mot n'existe pas en latin class.; il est formé à partir de " aestivus ", ou "
aestivale ", ou " aestivanus ". La désinence en "cunum" parait intervenir en raison des allitérations en
"c" de la phrase : " ceperunt navigare contra solsticium esticunum ".
retour ch.5
(28)"dum aliquando" : association originale {création de style ? maladresse ?) correspondant à
"quotiens" en latin class.
(29)" ignorabant ex qua parte veniebat " : le ms. de Gand préfère "veniret", subjonctif plus conforme
à une interrogative indirecte; cet oubli dans le ms. d'Alençon permettrait de prouver une ancienneté
plus grande. Mais rien n'est certain à ce sujet.
(30) " insula ... valde saxosa et alta " : postposition des adjectifs; voir supra note 9 ch. I.
(31)"acceperunt" : "accipere" (latin class. "recevoir") est mis pour "capere, sumere" (se saisir de,
prendre) dans le texte. cf. Orlandi o.c. p.156 § 53.
(32)"aliquid de aqua" : l'usage de l'adjectif indéfini + de (cf. supra "nihil de suppelectile") se substitue
à celui du génitif partitif; cf. Orlandi o.c. p. 147 § 51.
"De" sert de plus en plus en latin tardif à introduire un complément d'objet indirect: phénomène que
l'on peut observer dans la Nav.
(33)"Sanctus Brendanus cum suis fratribus secuti sunt" : accord du verbe selon le sens et non avec le
sujet grammatical; trait de style fréquent dans la Nav et qui parait bien s'accommoder du caractère
collectif de l'aventure.
(34)"Singula lectula" : "lectulus" de genre masculin devient ici neutre; phénomène mérovingien - cf.
Orlandi o.c. p. 141 § 49.
(35)"fatigata ": le ms. porte "fatigatis", que nous corrigeons en "fatigata" pour l'accorder à "membra
vestra"; mais "fatigatis" pourrait s'accorder à "vobis", si la proposition finale n'intervenait pas.
Tournure du Vieil Irlandais ?
103
(36)"obdormissent" : renforcement du verbe par "ob"; la plupart des verbes du texte subissent ce
type de renforcement ("intrare intus", "exire foras", etc.). Cf. Dag Norberg o.c. p. 25; Orlandi o.c. p.
157 § 53.
(37)"cum fratres ad opus Dei festinassent, post peracta misteria divina dum ut egissent... ecce
apparuit" : la succession des verbes relie les différentes actions de façon à les emboîter sans
discontinuité et selon un principe d'économie réduisant l'action racontée au strict minimum.
(38): "videte ne aliquis" : après "ne", "qui" serait préféré en latin class.
(39): "frenum...quem" : "frenum" est de genre neutre et devient ici masculin.Cf. Orlandi o.c. p. 141 §
49.
(40): "Prosternebant se" : place peu conforme au latin class. de "se" ; conforme à l'usage du Vieil-Irl.
de mettre certains pronoms après le verbe; Voir infra "elevantes se"; cf. note I Ch. IV.
(41)"videntibus fratribus" : l'ablatif absolu est placé en fin de phrase, ce qui est rare dans le texte.
Effet de style ?
(42)"conditüm est" : le ms. porte "conditum erat"; nous le corrigeons afin de préserver la
concordance du temps avec les verbes précédents
(43):"turmas ovium" : "turma" donne une idée d'abondance ("foule, multitude") mais "grex" apparait
aussi ci-dessous.
(44) :"injuctum fuerat" : forme verbale tardive : le plus que parfait passif est construit avec"fuerat"
(au lieu de "injuctum erat"); exemple de conjugaison analytique développée dans le latin tardif. Cf.
Orlandi o.c.p.151 § 52. Bieler (in Irish Penitentials-Dublin pp. 33-34) souligne les correspondances
de ces formes verbales avec la syntaxe du Vieil-Irl.
(45)"Unde mihi merito" : "merito" est soit un verbe construit sur "meritus" (latin class. "merso"), soit
un adjectif s'accordant à " mihi "(datif) nécessitant un verbe "est' (sous-entendu). Le ms. de Gand
(Ed. Selmer p.146 § 50) ou verbe mis à la place de " merui " ? Faut-il même l'éliminer ?(avis de
P.Grosjean Anal.Boll.78.) A deux autres reprises, la Nav (ms d'Alençon, ms de.Gand), le terme
"meriti" est employé avec une valeur finale, et causale : Ch. XI; Ch. 31. En effet, le génitif se charge
de cette valeur (causale ou finale) dans nombre de textes mérovingiens.
(46)"Vigilias et missas... proposuit Deus celebrare suae resurrectionis" : l'ordre des mots mérite
réflexion : l'accusatif est placé en début de phrase, et le génitif s'y rapportant en fin de phrase; le
verbe est au centre, suivi de son sujet. Selmer (o.c. p. 95 note L) estime que "suae resurrectionis" est
une note marginale mal placée, que l'on tenterait d'insérer à la ligne suivante sur le ms.
(47)"dum dixisset" : "dum" + sub. au sens de "pendant que" est d'usage post classique.
(48)"dixit ad Sanctum Brendanum" : ad + acc remplace le datif; voir note I Ch. III.
(49)"portare" : a le sens de "ferre" (latin class., "portare" signifie "transporter") cf. Orlandi o.c. p.
156 § 53.
(50)"hiemps"D.Norberg signale que cette orthographe est antérieure à la Réforme
Carolingienne.(o.c. p, 52); "Alcuin (730 - 781) recommande "hiems sine p scribi debet". Mais
l'habitude ancienne demeura souvent.
retour chapitre 10
104
(51)"data benedictione" la phrase de l'ablatif absolu pourrait provenir d'un souci de rythme
syllabique; en effet le passage nous parait versifié, de façon irrégulière certes, comme il suit :
"Profectique sunt ad navim (8 syllabes) /
et ceperunt navigare (8) data benedictione (8) vicissim.
Cum autem venissent (8) ad aliam insulam cepit (8) illa navis stare antequam (8) portum illius
potuissent (8) tenere. Sanctus Brendanus (8) Precepit fratribus exire (9) de navi et ita fecerunt (8)
Tenebantque navim ex utraque (9) parte cum funibus usque (8) / dum ad portum venit. Erat aùtem
(9) illa insula petrosa (7) sine ulla herba. Silva rara (9) erat ibi et in litore (8) illius nihil de arena (8) /
fuit. Porro pernoctantibus (9) in orationibus et (8) / in vigiliis fratribus (8) foras de navi vir Dei (8)
sedebat intus (5).
Il est évident qu'il est extrêmement difficile d'être certain quant au découpage proposé, en dépit d'un
ordre des mots digne de la poésie.
(52)"ne fuissent perterriti" : autre exemple de conjugaison anlytique (latin class. "ne essent
perterriti"); voir note 2 Ch IX.
(53)"cum Sanctus Brendanus cantasset" : le ms. porte "cantavit"; si nous corrigeons par "cantasset",
c'est en fonction du reste du texte qui préfère faire suivre "cum" du subjonctif. De même ci-dessous
"cum ministrassent et. cepisset" (alors que le ms. porte "ministrabant"). Voir note 16 CH I.
(54)"Portare" : voir note 7 Ch. IX.
(55)"ceperunt ... cepisset,..cepit ... ceperunt" : Ces répétitions sont elles un effet de style ou une
maladresse ? Il faut noter que le ms. porte "cecipit" (que nous corrigeons en "cepit") : ce
redoublement au parfait est à rapprocher de la grammaire du Vieil-Irl. (verbes à redoublement au
parfait; cf. Thurneysen o.c. p. 424-428).
De nombreuses allitérations en " c ", " p ", " t ", suggèrent aussi une versification, du texte (ex.
"Fratres vero ceperunt currere ad navim deprecantes patrocinium sancti patris") "Sanctus vero
Brendanus(7) sciebat qualis erat(7) illa insula sed tamen (7) noluit illis indicare (8 ou 9) ne fuissent
perterriti (7-8) /mana autem facto precepit (8) sacerdotibus ut singuli (9) missas cantassent et ita (8)
fecerunt. Cum ergo sanctus (7) Brendanus et ipse cantasset (9) missam in navim ceperunt (7) fratres
crudas carnes portare (9) foras de navi condidissent (9) sale et etiam pisces (7) quos secum tulerunt
de alia (9) insula. Cum haec fecissent (7)posuerunt cacabum super (9) ignem. Cum autem
ministrassent (8) / lignis ignem et fervere (8) / cepisset cacabus cepit (8)/insula se movere sicut(9) /
unda, Fratres vero ceperunt (9) currere ad navim deprecantes (9) patrocinium sanctis patris (9).
(56)"narravit quod" : voir note 5. Ch. I (latin class. narrare + prop. infinitive).
(57)"admiramini" : le verbe sert à l'interrogation (absence de " ne " particule interrogative). Le texte
n'utilise que "nonne".
(58) "nec non et" : double négation (tournure intellectuelle; et il n'est pas vrai que ne pas").
(59) " Jasconius " : "iasc" en Vieil-Irl. signifie "poisson".
(60) Versification (suite) :
"At ille singulos per manus (9)/ trahebat intus. Relictisque(9)/ omnibus quae portabant (7) in illam
insulam ceperunt (8)/ navigare. Porro illa (7) / insula ferebatur (7) in oceanum. Tunc poterant (9)/
videre ignem ardentem (7) super duo miliaria(9) Sanctus Brendanus narravit(8) fratribus quod hoc
105
esset (7)/dicens : fratres admiramini (9) quod fecit haec insula (7)/ Aiunt :admiramur valde (8) nec
non et ingens pavor (7) penetravit nos. Qui dixit (8) / illis : filioli mei (8) /nolite expavescere
(7)/Deus enim revelavit (8)/ mihi hac nocte per visionem (9)/ sacramentum hujus rei (8)/ Insula non
est ubi(7)/ fuimus sed piscis. Prior (8)/ omnium natancium (7)/ in oceano querit (7)/ semper suam
caudam ut simul (8) / jungat capiti et non potest(8)/ pro longitudine quam habet , (8)/ nomine
Jasconius (7)/.
(61):"porro navigantibus ... invenerunt" : l'ablatif absolu est préféré à un participe présent s'accordant
avec le verbe principal. Usage du latin tardif; cf. Orlandi o.c. p. 155 § 53.
(62) :"miserunt" ': "mittere" (latin class. "envoyer") prend ici le sens de " ponere " ("Placer") ;
influence du latin de la Vulgate (Exod."-3-1). cf Orlandi o.c. p. 156 § 53.
(63):"tam latum sicut et" : "tam" associé à "sicut" montre l'hésitation de l'auteur devant les corrélatifs
de comparaison (ita, tam,... ut/sicut, velut, ut suffiraient).
(64)"ad fontem.venerant ejusdem fluminis" : nouvel exemple de postposition du génitif séparé du
déterminé. Voir note 5 Ch. IX.
(65) :"deprecasset" : oubli du caractère déponent du verbe "deprecor" (la forme correcte en latin
class, serait "deprecaretur"); "deprecasset" est formé sur la forme "deprecare". Confusion des modes
en latin médiéval : cf. Orlandi a.c. p. 141 § 41.
Ce qui est étrange, c'est que le verbe "deprecor" apparaît, quelques lignes plus bas.
(66) : "aut meriti presumo" valeur causale du génitif. Voir note 3 Ch. IX.
(67) : "volabat de arbore" "de" introduit le plus souvent en latin tardif un complément d'objet indirect
(Latin class. "de" signifie " hors de ").cf. Orlandi o.c.p.148 §51. Ici , " de " correspondrait à un " ex,
e " classique.
(68) :"mox ut simul" : pléonasme relevé dès le IIIème s. (SOuter Glossary of Latin Médiéval -
Oxford).
(69) :"peccando illius... labente illo" : Le passage est de compréhension difficile et semble indiquer
que les oiseaux pêchent "par manque" (ne se révoltant pas contre Lucifer le révolté). Le ms. de Gand
a un autre texte (et sens) : "sed non peccando in eorum consensu fuimus. Sed ubi fuimus creati, per
lapsum illius..." (Ed. Selmer, o.c. p. 24); Les oiseaux subissent une fatalité ; leur chute est due à leur
place dans la création.
(70) "omnes qui" : "avis" est du féminin (le relatif correct serait donc "quae" ; le Vieil-Irl. a un mot
masculin pour "oiseau" ( " en/eoin " gen .); toutefois la Nav utilise souvent "avis" comme féminin
("predicta avis"). Noter les nombreuses allitérations en "c" de cette phrase.
(71): "cum Aurora refulsisset" : Souvenir de Virgile (Enéide 8 v. 623 " qualis cum caerula nubes /
solis inardescit radiis longeque refulget ").
(72)"in matutinis laudibus" : le ms. porte "matutinibus", ce qui conviendrait à un adjectif "matutinis"
inexistant en latin class. Voir infra note I Ch. 38.
(73)"antea...ante/ Pascha ... paschalia" : la phrase est de tournure empruntée (correspondant à
l'arrivée énigmatique de leur intendant ?)
106
(74)"fortis est bibendum" : le sens de " fortis " est à rapprocher de la "geis" irlandaise (interdit
religieux); "il est interdit d'en boire" ; mais un autre problème de compréhension se pose plus loin,
avec l'expression "insulae virorum fortium" (note 7 ch. 24) dont on voit mal le sens : " île des
hommes forts " ? Etymologiquement, "fortis" est rattaché à deux Racines (Cf. Hofman Lateinisches
Etymologishes Wostebuch) :1) Bhr idée de force 2) Dhar idée de fermeté, d'arrêt(All. alten, Latin,
firmus). La seconde racine conviendrait : île des hommes sans changement (arrêt du temps); boire de
cette eau immobilise.
(75)"refocillatio" : construction médiévale à partir de "focilare" latin class."foveo"). "Refocilare" est
attesté dès le IVème s. (Souter o.c.)
(76)"discumbuissent" "discumbere" signifie "se coucher pour manger", selon les coutumes romaines.
(77)"fecit navim onerari... vascula impleri fecit" : construction symétrique de la phrase (le même
verbe commence et finit) mettant sur le même plan " navim " et " vascula " (symbolique ?).
(78)"per equora oceani" : tournure virgilienne.
(79 )Les chiffres romains des titre précédents correspondent aux majuscules du ms. Les chiffres
arabes aux vides laissés à cet effet sur le ms.
retour chapitre 15
(80)"in parte"; terme de navigation (le vent de terre les repousse du rivage); d'autres mss. ont "a
portu" (loin du port),L'écriture en est très proche.
(81)"deprecare" : confusion des formes verbales (Orlandi o.c. p. 141 ) Voir note 2 Ch. I. "deprecari"
(verbe déponent) est la forme du latin class.
(82) " spontanee " : l'adverbe est construit sur l'adjectif" spontaneus" (au lieu de "sponte", latin
class.)
(83)"descendentibus illis de navi" d'ordinaire, dans le texte, " ascendentibus de navi ". Preuve d'un
état antérieur du texte qui serait corrigé (mais avec des oublis).
(84)"'scurrilitatem" bouffonnerie, distraction, attitude ridicule. Le mot prend ici un sens religieux :
vanité de la parole.
(85)"cum capsis" : "capsa" signifie " boite à livre, coffret. " " Capsula ", c'est-à-dire chasse,
conviendrait mieux.
(86 ) " panibus candoris/radicibus ... saporis " : postposition du génitif. (cf. Vieil-Irl. : Thurneysen
o.c. p. 158 § 250.)
(87) "elemosina" : mot d'origine grecque ( " eleèmosùnè ") Influence des Ecritures sur le latin
médiéval.
(88) " levaverunt se " : Voir note I Ch. IV.
(89)"excepto quando" : le participe à l'ablatif remplace la conjonction " nisi " ; phénomène du latin
tardif; cf. Orlandi o.c. p. 155 §53.
(90)"extinguentur : le ms. porte "extinguebantur", ce qui est fautif mais s'expliquerait par une
maladroite volonté de concordance des temps (verbe principal au passé) .
107
retour chapitre 20
(91 )"diversa genera piscium discurrentes" : absence d'accord entre le participe (acc. pluriel masc.) et
"piscium" auquel il se rapporte (lat. Class. discurrentium).
"discurrentes... diffinitionem" : renforcement des expressions par un préfixe; voir note 4 Ch. VI.
(92)"per triduum usque in Cenam" : tournure elliptique et concise, comme le texte en a le souci.
(93)"de omnibus quae" : le ms. porte "quos" (masc. plur.) au lieu du neutre plus général "quae";
certes ce masc. "quos" sous-entend "calices, pisces, radices".
(94)"prae nimia tranquillitate" : voir infra note 1 Ch. 27.
(95)"commoratur" : voir note 13 Ch. I.
(96) "descenderunt de navi" : voir note I Ch. 16.
(97) "magnificans ... osculans ... incipiens... dicans": Effet de style à relever.
(98) "in Sabbatum morabantur sanctum" : il est rare dans la Nav de voir l'adjectif séparé de son nom;
cf. supra "ventum suscitavit prosperum". Influence du Vieil-Irl. ?
(99)"dixit idem procuratar ad Sanctum Br.": voir note I Ch. III.
(100)"asportate ... omnia quae necessaria de cibo et potu" : le génitif paritif est remplacé par "de"+
abl.; influence des Ecritures (Vulgate : " Génèse -3-22/Exod. 17-5 "), Cf. Orlandi o.c. P. 148 51.
(101)"resedissent...resedit" le même verbe répété insiste peut-être sur le recueillement des acteurs
(Etre assis suggère la sagesse dans de nombreuses cultures).
(102)"osculatis omnibus" : "osculor" verbe déponent en latin class; est employé ici comme un verbe
de sens passif (" osculatus " signifie " ayant embrassé " et non " ayant été embrassé "). Voir note 5
Ch. XII. Cf. Orlandi o,c.; p. 141 § 49.
(103)"Magnalia Redemptoris Nostri" Cf. Tertullien (Uxor 2-7). Expression plusieurs fois reprise
dans le texte.
(104)" insujam ... speciosam " : postposition de " l'adjectif ", le ms. de Gand écrit " spatiosam " ("
vaste "); en fait l'île peut avoir un aspect luxuriant, coloré ("speciosam").
(105)"misissent" : voir note I Ch. XII.
(106)"devoratum erit" : futur periphrasique remplaçant le futur simple("devorabitur"). Voir note 6
Ch. I.
(107)"videre de illa belua" : "de" + abl. marquant le complément d'objet indirect. Voir note 5 Ch. 5.
(108)" portio cujusdam piscis ... inde " : le ms. de Gand nous permet de combler une lacune de notre
ms. En effet, par trois fois, Saint Brendan fait une prédiction (dévoration du monstre, découverte de
l'eau, échouage d'un poisson) dont le sens est d'ordre symbolique; ainsi la dernière prédiction (omise
par le ms d'Alençon) s'intègre bien dans ce contexte chrétien.
(109)"videntes ... dixit Sanctus Br." : le participe présent est indépendant par rapport au verbe
principal; " illis " sert de jonction pour le sens.
108
(110)"scaltis" : le mot est inconnu; cf. Selmer o.c. p. 89 note 63.
(111)"cum autem sexta venisset ceperunt cantare turmae dicentes" : noter les nombreuses
allitérations de cette phrase en " c " et " t "; les textes latins irlandais sont célèbres pour ces
recherches de sons (cf. Dag Norberg o.c. p. 45).
(112)"obumbravit ... nubes mirae claritatis" : antéposition du verbe; association de contraires (nubes
/ claritas).
(113) "discooperta est" : influence des Ecritures (Vulg. Levit 18-7).
(114)"miserunt" : voir note I Ch. XII.
(115)"Virorum fortium" : voir note 5 Ch. XIII. Dans le Voyage de Mael Duin (Ch. XXI), l'île est
appelée "île des rieurs" (l'épisode est identique à celui-ci de la Nav : perte d'un compagnon aussi,
etc.) et le verbe, " rire " est " gaire "(Racine GA se réjouir, latin gaudere, grec " gèthô "). Y-a-t-il un
rapport entre "gaire" et "fortis" ?
(116)"osculatis omnibus" voir note I Ch. 22.
retour chapitre 25
(117)" avis ... volabat...tenens " : l'influence du Vieil-Irl. se note à l'emploi en apposition du participe
présent; Cf. Thurneysen o.c. p. 444-445 § 720.De même sa place après le verbe.
(118)"misit de ore" : correspond au latin class" trahere de" ou "mittere ex, ab".
(119)"arboribus .... habentibus" : la plupart des mss. adoptent une autre version
"arboribus...habentes", ce qui, selon Orlandi (o.c. p. 142 § 49) correspondrait à des faits de langue
antérieurs à la Réforme Carolingienne (l'accusatif remplaçant tous les autres cas). Mais la forme
correcte d'accord a bien pu survivre en même temps.
(120)"fertilitate ... unius fructus uniusque coloris" construction difficile.
(121)" mala punica " : pomme punique, C'est-à-dire grenade.
(122)"ad odorem" : Selmer (o.c. p. 96 note "t") pense que "ad odoram" est une mauvaise rédaction
mise pour "oblivium" et propose le texte suivant corrigé : "ut oblivium illorum jejunium conaretur"
("si bien que l'oubli de leur jeûne se saisissait d'eux"). Mais le jeûne est-il conçu comme une punition
? Leurs sens ne sont-ils pas ouverts aux dons de Dieu ?
(123)"direxisset" : le ms. de Gand a "dirigisset"(Conjugaison analytique : le parfait est formé sur le
présent). Le ms. d'Alençon ne commet pas cette forme, ici, mais écrit "direxsisset", ajoutant un " s "
au radical du parfait.
(124) "dicabant ad sanctum Br." : Voir note I Ch. III.
(125)"Portare" : a le sens de "ferre" (latin class.)
(126) "circuibat oceanum" le ms. à " circuibant " (accord ad sensum et non grammatical.) L'image
d'un cercle contenu dans le verbe est à noter (croyance en un fleuve autour du monde ? Notion
cyclique du Temps ?).
109
(127)"prae nimia claritate" "prae" sert à exprimer la cause, même si la phrase n'est pas négative; cf.
Orlandi o.c. p. 149 § 51; en latin class. "prae" est employé dans les phrases négatives ou de sens
négatif.
(128)"scindistis" : parfait formé sur le présent "scindo" (latin class. " scidi ").
(129)"aspiciebant ... videre " :"aspicere " désigne un regard qui délimite; "videre" un regard qui
unifie.
(130)"sed" le ms. a "se", le "d" n'étant plus entendu et prononcé dès l'époque impériale; cf. Dag
Norberg o.c. p. 23.
(131)"de qua creatura" : de + abl. sert à désigner l'instrument, la cause, la matière; cf. Orlandi o.c. p.
149 § 51.
(132)"et alii tenebunt" : "alius" a ici la sens du Vieil-Irl. "alaile" c'est-à-dire quelqu'un, un certain, un
autre (latin class. "aliquis, quidam, alius); cf. Orlandi o.c. p.133-4; Thurneysen o.c. p. 307-308
(133)"ait ad illos" : voir note I Ch. III.
(134)"mittite navim" :voir note I Ch. XII. Cf. Supra "mittite reminges".
(135)"mensurabat foramem unum in quatuor per chonopeos" le texte avance visuellement (l'entrée -
sa forme carrée- le filet) et non conceptuellement (les quatre côtés de l'entrée sont mesurés).
(136)"ostendit hoc miraculum et ut"; la place de "et" lui donne un sens adverbial.
(137)" postquam... Viderent " : cum + subj. conviendrait mieux (Latin Class. postquam+ ind).
retour chapitre 30
(138)"sibi appropinqaare" : "sibi" représente l'île et n'a donc aucun sens réfléchi. Voir note 5 Ch. IV.
(139)"ruina montis igneis" Selmer (o.c. p. 97, note "W") pense que "ruina" est mis à la place de
"pruna" (braise). N'est-ce pas réduire l'image ?
(140) "pater cum suis sociis aspiciebant": accord ad sensum. Voir note I Ch. VI.
(141) "meriti talem finem" :génitif à valeur finale; voir note 3 Ch. IX.
(142)"Pannus quoque ... per oculos" la phrase multiplie les sonorités en "p" et q. Parmi tous les mss.,
c'est la version la plus brève(elle évite une rupture de construction propre au langage parlé - cf.
Orlandi o.c. p.144 § 50 ainsi : "pannum quoque qui ante illum pendebat aliquando ventus minabat a
se aliquando percutiebat eum..."; "pannum" est alors complément de "minabat" et sujet de
"percutiebat"). Nous croyons plutôt en un style plus soutenu.
(143)"morsus non eris" : conjugaison analytique (latin class. "morberis"); Voir note 2 Ch. IX.
(144)"Camerarius " : officier de chambre. Anachronisme par rapport à la vie du Christ.
(145)"illas dedi" construction du langage parlé où "illas" reprend "furcas", après peu d'intervalle.
(146)"Thetin" : image empruntée à l'Antiquité pour désigner la Mer.
(147)"multitudo daemonum ... vociferantium atque dicentium" : influence du Vieil-Irl.(le participe
séparé du déterminant; voir note 4 Ch. 21). Tous les autres mss. recensés par Selmer ont cette
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version :"multitudo daemonum... vociferantes et dicentes" où le participe au nominatif "pend"
(Orlandi o.c.p.143 § 49), est opposé de façon assez lâche à "multitudo". Phénomène du latin tardif.
(148)"sibi ... faciatis/ Sibi presentavimus" : "sibi" représente Judas;Voir note 5 Ch. IV.
(149)"faciem abyssi" : autre image désignant la Mer (rarement nommée).
(150)"multitudo daemonum...emittentes" : accord ad sensum; voir note 5 Ch. 32.
(151)"jude fiet" le ms. a "inde"; Selmer(o.c. p. 96 note X) propose cette correction. Nous l'adoptons
aussi.
(152)"ventum erit" conjugaison analytique (latin class "venietur").
(153)"videbitis ... commorantem per LX annos" : le ms écrit L; erreur manifeste en raison de ce qui a
été dit.
(154)"nichil " : cette forme est condamnée lors de la Réforme Carolingienne et daterait donc de
l'époque mérovingienne; cf. Dag Norberg o.c. p. 52.
(155)"hostium contra hostium" : forme mérovingienne (au lieu de "ostium"); Dag Norberg o.c. p. 22,
(156)"quanto tempore" : "a quo tempore".
(157)"quinquaginta annos" : le ms. a "quinquaginta quinque" ; "quinque" est erroné, en raison du
contexte (" L annos fui in patrie mea ").
(158) vascula plena de isto fonte" emploi de "de" + abl., voir note I Ch. 28 (latin class. plenus +
génitif).
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(159)"Igitur...permanentes laeti omnes" : la phrase vise un maximum d'informations comme pour un
rappel ou un résumé. Noter la place en fin de phrase du participe présent.
(160)"ait ad Sanctum Brendanum" : voir note I, Ch. III.
(161)"curricula annorum" : voir note 4, Ch. 26.
(162)"acceptis de fructibus" : De + abl est introduit à l'intérieur d'un Abl. Absolu pour marquer la
partie. "De" + Abl. se substitue au génitif partitif. Voir note 5 Ch. V.
(163)"patris aspectibus" : le ms. a "patribus "; voir note 3 Ch. XIII.
(164)"deprivari ": le verbe "privari" existe seul en latin class. ; il est ici renforcé par "de" (latin tardif;
voir note 4 Ch. VI).
(165)"quae accidissent" : Le subjonctif n'est pas nécessaire. Le texte est à cet endroit incertain.
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